Notizie

Loading...

domenica 24 gennaio 2010

Allam. Ci mancava solo il (finto) italiano.

Magdi "Exmusulmano" Allam potrebbe essere - il condizionale è d'obbligo - il candidato ufficiale del Pdl per la presidenza della Regione Basilicata. Da "indipendente", ovviamente, poiché il nostro ci tiene molto a trasmettere questa immagine di sé. La probabile candidatura l'ha già portato ad uscire dal gruppo dell'UDC con il quale, sempre da indipendente ovviamente, era stato eletto nel Parlamento Europeo. Ma ha anche scatenato molte polemiche, soprattutto - pensate un po' - a destra. Esemplare il commento di Annalisa Terranova su Il Secolo, quotidiano vicino ad Alleanza Nazionale, che mi ha letteralmente rubato le parole di penna. Al di là del titolo, «Ci mancava soltanto l’egiziano...», che dimostra che Allam è e rimarrà un "extracomunitario" nonostante tutto quello che ha fatto per prendere le distanze dalle sue origini, l'editoriale argomenta con acume:

"Magdi Allam, egiziano trapiantato in Italia, è diventato un simbolo di un certo modo di intendere la politica: il suo è uno stile che induce al conflitto, alla diffidenza, alla difesa di identità sclerotizzate". "La candidatura di Magdi Allam in Basilicata (ammesso e non concesso che l'uomo conosca qualcosa del territorio che si candida ad amministrare, mentre siamo certi che gli abitanti della Basilicata non sanno nemmeno della sua esistenza) rappresenterebbe un errore politico e una leggerezza che, sommati insieme, costituiscono per un partito politico quello che classicamente si definisce come 'passo falso'". "L'eurodeputato incarna velleita' di intransigenza che nulla hanno a che spartire con la vocazione intimamente mediterranea e dialogante (basata su secoli di storia, oltre che sul buon senso) del nostro Mezzogiorno".

La sua eventuale candidatura, insiste il quotidiano, "converrebbe solo a lui e non al Pdl, e avrebbe come conseguenza immediata quella di riportare il centrodestra, in tema di immigrazione, integrazione e diritti, su posizioni piu' retrive di quelle leghiste, che almeno si ammantano solo di slogan propagandistici e non della pericolosa aureola fideistica da neoconvertito con cui Allam circonda le sue interessate antipatie per l'Islam e il mondo arabo. E poi, come si fa a fare fuoco e fulmini contro l'Udc in nome del valore della coerenza politica, e poi andare a ripescare uno che con l'Udc si e' fatto eleggere". Credo che quanto sopra riportato sia il segno tangibile della sfiducia che questo personaggio ispira nientepopodimeno che all'interno del partito con cui si intende candidare, al punto che Il Giornale conferma: "Per dirne una, sia Berlusconi che Fini hanno manifestato qualche dubbio sulla candidatura di Magdi Allam in Basilicata".

Detto questo, però, non posso che rimanere positivamente colpito dalla piega che sta prendendo la carriera di Magdi Allam, specie se la candidatura verrà confermata. Quando aveva abbandonato il Corriere, ero molto perplesso sulla sua riuscita nelle elezioni europee, anche se avevo profeticamente annunciato che "L'Italia è un paese davvero singolare. Cose che nel resto d'Europa e persino in alcuni paesi del Terzo Mondo sarebbero inconcepibili, qui non sono solamente plausibili, ma del tutto normali". Infatti Allam ha vinto con quasi 50.000 preferenze. Prima di conoscere questo risultato, avevo anche osservato che "Solo l'esito delle elezioni potrà darci un'indicazione precisa e affidabile circa il peso che questo sedicente partito e il suo fondatore potranno rivendicare in seguito sulla scena politica italiana, che poi è quella che ci interessa". Ed ora, probabilmente, pur saltellando, da indipendente ovviamente, tra un partito e l'altro, egli diventerà candidato ufficiale per la regione Basilicata. E il guaio è che potrebbe anche essere eletto.

La conclusione, mi sembra, è evidente: Magdi Allam si è perfettamente integrato nella società italiana. Nel senso che è riuscito ad assimilare fino al midollo il tipico opportunismo politico italiota, ad orientarsi nei meandri neanche tanto limpidi della politica italiana fino a guadagnarsi la candidatura in una regione del profondo sud. Un'integrazione che mi lascia perplesso, ma pur sempre un'integrazione. Ampiamente apprezzata, a quanto pare, sia dalla classe politica che dall'uomo di strada in Italia. Altrimenti non si spiegherebbero candidature e voti. Qualcuno afferma che questi miei commenti sono dettati dall'invidia. E invece io sono contentissimo che Magdi Allam riesca a scalare i gradini del potere, dimostrando di aver saputo interpretare perfettamente gli istinti e le pulsioni italiote dove per "integrato" si intende l'extracomunitario che canta le lodi incondizionate dei "padroni di casa". Cosa che avrei potuto fare tanto tempo fa ma che non ho la minima intenzione di fare.

Non mi meraviglia la profonda fede ostentata da Magdi o il fatto che si senta sostenuto dallo Spirito Santo in persona: converrete con me che il fatto che un extracomunitario egiziano, giunto in Italia per proseguire gli studi universitari, venga candidato come Presidente di Regione in un paese che licenzia gli insegnanti di origine marocchina giunti in Italia all'età di dieci anni solo perché stranieri ha un che di miracoloso. Ma se non mi sorprende il fatto che ci siano migliaia di italiani pronti a votare Magdi Allam, quello che mi sorprende è che i fratelli copti egiziani l'abbiano invitato a intervenire nella loro manifestazione romana di protesta dopo la strage dei loro correligionari in Egitto. Capisco la rabbia e la frustrazione, ma non riesco a credere che non siano giunti alle stesse conclusioni a cui sono arrivati nel Pdl e al Secolo d'Italia, ovvero i presunti alleati di Magdi. E la cosa mi preoccupa sinceramente: se i copti non riescono a capire che la presenza di questo discusso personaggio alla loro manifestazione rappresenta un errore politico, una leggerezza e un passo falso per la loro stessa causa, nulla può vietare a Magdi di candidarsi in Egitto. Ci mancava solo il (finto) italiano.