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sabato 2 gennaio 2010

Gaza, l'asino e la sella

Un proverbio arabo recita: "Non è riuscito a domare l'asino, quindi si è sfogato sulla sella." Secondo la stessa logica, quattrocento manifestanti internazionali incapaci di condizionare i propri governi sulla questione palestinese si sono recati in Egitto con l'intenzione dichiarata di oltrepassare il confine con Israele e recarsi a Gaza, violando le sanzioni imposte dalla comunità internazionale e cioè dai loro stessi paesi. Dopo che è stato loro - come era prevedibile d'altronde - vietato di farlo, questi manifestanti hanno deciso di riunirsi, senza essere autorizzati dalle autorità locali, nella centralissima piazza Al-Tahrir, di fronte al museo egizio, per manifestare contro il divieto. Come era comprensibile, i manifestanti sono stati isolati dalle forze dell'ordine e pare che nel corso delle manovre ci sia stata una breve collutazione con la conseguente lieve contusione di due manifestanti italiani.

Non discuto le nobilissime ragioni che hanno portato questi manifestanti al Cairo, ovvero portare generi di prima necessità e medicinali ai palestinesi assediati a Gaza. Ciò che metto in discussione, però, sono le modalità con cui intendono perseguirle. Recarsi in un paese mediorientale con una sensibilissima posizione geopolitica con l'intenzione di violare sanzioni imposte dalla comunità internazionale e quindi - ripeto - dai loro stessi paesi, non risolverà nulla, anzi semmai rischia di aggravare la situazione provocando danni irremediabili. Io mi aspettavo che, di fronte al divieto, questi manifestanti tornassero per esprimere, ancora più energicamente, la loro indignazione nei confronti dei propri governi: se vogliono essere incisivi, devono manifestare nei loro paesi, nelle piazze delle loro capitali, di fronte alle proprie democratiche istituzioni. Mi sono ritrovato, invece, con alcuni sostenitori dei manifestanti radunati non di fronte alla Farnesina ma di fronte...all'ambasciata egiziana a Roma!!!

Qui si sta abusando dell'ospitalità egiziana. L'Egitto, attento fino ai limiti del servilismo ai bisogni dei turisti stranieri, viene ora ripagato una folla di cittadini occidentali che desidera manifestare senza autorizzazioni in un paese in cui non sono nemmeno residenti e che tenta di danneggiare l'immagine dello stesso invitando addirittura l'opinione pubblica internazionale a boicottare le mete turistiche egiziane. Pochi giorni fa, un attore comico italiano - di cui mi sfugge il nome - ha impersonato un agente di frontiera egiziano mentre interroga, con domande a dir poco surreali, un turista italiano in viaggio per il Mar Rosso. Lo scopo era quello di fare ridere i telespettatori. Peccato che nessun italiano viene "interrogato" al suo ingresso in Egitto, anche perché agli italiani è permesso di entrare con la sola carta d'identità (sic). Quando penso a ciò a cui devono sottostare gli egiziani per poter entrare in Italia, mi viene voglia di sputare in un occhio all'attore in questione. Voglio vedere se a quattrocento cittadini egiziani giunti direttamente dall'Egitto sarebbe stato concesso di manifestare, in una pubblica piazza e senza autorizzazioni, contro il governo italiano e le sue politiche estere o interne (leggi sull'immigrazione, respingimenti ecc). Ammesso che venga loro concesso un visto d'ingresso, naturalmente.