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giovedì 14 gennaio 2010

Lezioni (italiane) di tolleranza

La condanna egiziana delle violenze e della campagna di aggressione contro gli immigrati a Rosarno, nonché dei numerosi atti di discriminazione commessi contro gli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia ha suscitato reazioni alquanto scomposte e controproducenti. Chiariamo subito un aspetto che potrebbe destare perplessità: cosa c'entrano i fatti di Rosarno, che hanno coinvolto prevalentemente immigrati africani di fede cristiana con le minoranze arabe e musulmane? Nulla. E infatti il portavoce del ministero degli esteri egiziano, Hossam Zaki, ha sottolineato che si deve distinguere tra la condanna dei fatti di Rosarno e l'ultima parte del comunicato, in cui si chiede alla comunità internazionale di porre rimedio alla «discriminazione sulla base della religione e della razza e all'odio contro gli stranieri», in un contesto più generale.

Torniamo quindi alle reazioni italiane sopra citate. Due erano quelle prevalenti: quella secondo cui quanto accaduto a Rosarno sarebbe un "fatto interno" (e quindi l'Egitto non dovrebbe interferire) e l'altra che ricorda al Cairo la recente strage dei copti, negando ogni accusa di "razzismo religioso" in Italia. Nessuna delle due giustificazioni sta in piedi. Quello che è accaduto a Rosarno sarebbe stato davvero "un fatto interno" se gli immigrati, oggetto di attacchi o discriminazioni fossero cittadini italiani. Ma non lo sono, quindi nessuno può dire che ciò che è accaduto a Rosarno è un "fatto interno". Fino a prova contraria, i governi dei paesi di origine degli immigrati ne dovrebbero tutelare la rispettabilità e l'incolumità. Finora nessun paese esportatore di immigrazione l'ha fatto: non si è mai visto, infatti, un paese del sud del mondo bacchettare uno del nord. L'Egitto, che è il paese africano, arabo ed islamico più importante, è stato il primo a prendere posizione in merito. Esso riconosce - con questo comunicato - nient'altro che le sue naturali responsabilità storiche, politiche e geografiche. Non si vuole che paesi terzi interferiscano? Basta concedere ai lavoratori stranieri il loro diritto alla cittadinanza.

"Fatto interno", invece, sono le vicende legate ai copti. I copti sono cittadini egiziani, con tanto di nazionalità riconosciuta. Non sono nemmeno cattolici. Non hanno nessun legame con l'Italia e non mi risulta che abbiano chiesto l'intervento dello Stivale a loro sostegno. Anche perché il Papa Shenuda, Papa dei Copti, ha sempre cortesemente respinto ogni interferenza esterna. Viene quindi spontaneo chiedersi come sia passato in mente al governo italiano, unico fra i governi occidentali, a "condannare" la strage dei copti in Egitto. E poi condannare cosa, esattamente? Condannare i fondamentalisti che l'hanno perpetrata? Il governo egiziano ha fermamente condannato la strage sin dal primo istante. Il grande imam di Al Azhar, Sheikh Sayyed Al Tantawi, ed il ministro per gli affari religiosi islamici, Mohamoud Hamdi Zaqzouq, si recheranno venerdì prossimo a Nagaa Hamadi, la città dell'Alto Egitto dove vi è stata la strage, per portare le loro condoglianze. I responsabili sono stati arrestati in meno di 24 ore e sono già a giudizio.

L'Egitto non ha bisogno che qualcuno in Italia si scomodi per "condannare". Cosa se ne fa, l'Egitto, della sua condanna? Analizziamo invece cosa è accaduto in Italia dopo i fatti di Rosarno. Mentre gli africani schiavizzati venivano manganellati, trasferiti in centri di concentramento ed espulsi, abbiamo sentito dichiarazioni politiche e mediatiche di "troppa tolleranza", accuse di "buonismo", che di fatto hanno incoraggiato i Rosarnesi a dare il via alla "caccia al negro". Negare poi il contesto generale di discriminazione razziale e religiosa è francamente ridicolo. Basterebbe portare un copioso dossier con ritagli dei quotidiani italiani e qualche registrazione televisiva contenenti dichiarazioni di politici ed opinionisti per dimostrare, inequivocabilmente, il clima vigente in Italia. Immaginate cosa sarebbe accaduto se, dopo la strage dei copti, esponenti politici egiziani avessero parlato di "buonismo" e "troppa tolleranza". Credo sia chiaro, adesso, perché il Cairo non voglia lezioni italiane in materia di tolleranza. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi del pilastro di cemento che è nel tuo?