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domenica 17 gennaio 2010

L'immigrato da cortile e quello dei campi

A Detroit, il 10 novembre 1963, in un suo celebre discorso, Malcolm X pronunciò una delle sue più famosi parabole, quella sul negro da cortile (house Negro) e il negro dei campi (field Negro). Il negro da cor­tile, affermava Malcolm X, "viveva insieme col padrone, lo vestivano bene, e gli davano da mangiare del cibo buono, quello che restava nel piatto del padrone. Dormiva in soffitta o in cantina, ma e­ra sempre vicino al padrone e lo amava molto di più di quanto il padrone amasse se stesso. Questi negri da corti­le avrebbero dato la vita per salvare la casa del padrone, prima ancora di quanto non lo avrebbe fatto lui stesso. Se il padrone diceva: «Abbiamo proprio una bella casa», il negro da cortile rispondeva subito: «Sicuro, abbiamo proprio una bella casa». Ogni volta che il padrone diceva «noi», anche lui diceva «noi». Da ciò si riconosce il negro da cortile. Se la casa del padrone andava in fiamme, quel negro si dava da fare più dello stesso proprietario per spengere l’in­cendio e se quello si ammalava, lui gli diceva: «Cosa c’è, padrone, siamo malati? » Figuratevi un po’! Siamo mala­ti! Si identificava col suo padrone più di quanto questi non s’identificasse con se stesso; e se qualcuno fosse an­dato da lui a dirgli: «Andiamo via! Scappiamo! Separia­moci! », il negro da cortile lo avrebbe guardato in faccia e avrebbe detto: «Amico, ma tu sei pazzo! Ma che vuol dire separarsi? Ma dov’è una casa meglio di questa? Ma dove li trovo dei vestiti migliori di questi e del cibo me­glio di questo?». Ecco com’era il negro da cortile. A quei tempi era chia­mato house nigger. Del resto li chiamiamo cosi anche og­gi, visto che abbiamo ancora fra i piedi parecchi di questi niggers da cortile. La versione moderna di questo servo ama il suo padro­ne e vuole vivere vicino a lui. Pur di fare ciò è disposto a pagare affitti tre volte superiori per poi andare in giro a vantarsi: «Sono l’unico negro qui!» «Sono l’unico negro in questo settore». «Sono l’unico negro in questa scuola». Ma se non sei altro che un negro da cortile!"

Questa parabola mi è venuta in mente leggendo alcuni comunicati diramati da soggetti non meglio identificati (si parla di associazioni che raccolgono alcuni immigrati del Maghreb e di cui, sinceramente, non ho mai sentito parlare prima) come commento alla condanna egiziana delle violenze e della campagna di aggressione contro gli immigrati a Rosarno, nonché dei numerosi atti di discriminazione commessi contro gli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia. I comunicati in questione affermano infatti che "In Italia non vi è alcuna discriminazione contro le minoranze arabe musulmane", ricordando che nel bel paese ci sono "oltre 800 moschee" nonché "professionisti e perfino deputati di origine straniera di prima generazione che siedono in Parlamento”. A differenza dei suddetti soggetti, che ci tengono tanto a ricordare che in Parlamento siede un'unica parlamentare di origine araba costantemente impegnata nel presentare disegni di legge sempre più restrittivi nei confronti delle minoranze che sostiene di rappresentare, vorrei tranquillizarli: il Ministero egiziano - e anche quello marocchino - sono indubbiamente perfettamente informati sul fatto che esistono 800 sottoscala e garage adibiti a luoghi di culto dietro la denominazione "Centro Culturale", poiché non è possibile - anche se tutti lo sanno - affermare che sono moschee. Sono sicuro anche che sappiano perfettamente che questi luoghi sono soggetti a chiusure arbitrarie, a seconda del vento elettorale, spesso giustificate da una rigidissima applicazione dei dettagli delle leggi urbanistiche (un vetro rotto, un tappeto che potrebbe prendere fuoco) a cui, miracolosamente, sfuggono persino le abitazioni e le scuole dell'Acquila, dove pur ce ne sarebbe bisogno. Cosi come sono certo che sappiano che ogni volta che i musulmani pensano di costruire una moschea presentabile, con soldi propri, si scatena il finimondo fino a bloccarne il progetto. E che, spesso e volentieri, in prima fila contro queste moschee troviamo purtroppo - la suddetta parlamentare.