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venerdì 8 gennaio 2010

Sartori, il Corriere e l'Agenda anti-immigrati.

Per la terza volta, il politologo Giovanni Sartori si è espresso sull' (impossibile) integrabilità degli islamici e sull'opportunità di (non) concedere loro la cittadinanza. Curioso (ma neanche tanto) che il Corriere abbia elargito all'esimio professore lo spazio per esprimersi per ben tre volte contro lo striminzito spazio concesso ad una replica alquanto fiacca da parte di un economista (e non di orientalista). A questo punto non sono più interessato a rispondere alle considerazioni che un individuo nato nell'anno in cui veniva esiliato l'ultimo Sultano di Istanbul può avere sulla società globale e multiculturale del 2010. Innanzittutto perché è evidente, ormai, che Sartori è in difficoltà. Altrimenti non si sarebbe barcamenato - per la terza volta consecutiva - con repliche sempre più contuse e complicate. L'atteggiamento - arrogante, stizzito e incline al misticismo - è tipico del professorone universitario messo alle strette dagli studenti seduti nell'ultima fila dell'aula ma molto più competenti di lui. Non è il caso infierire, quindi. Dopotutto Sartori è vittima di un quotidiano che, di volta in volta, rispolvera anziani scrittori in vena di esprimersi senza freni inibitori sul loro quotidiano nazionale preferito. Non è il primo, non sarà l'ultimo. E' accaduto con Oriana Fallaci, che - per ammissione del direttore del Corriere di allora (che è anche il direttore di oggi) - era ridotta ad affacciarsi dalle finestre della sua casa newyorkese per insultare, in maniera scomposta, i tassisti in attesa per strada. Al Corriere hanno pensato di darle lo spazio per fare la stessa cosa dalle prime pagine del principale quotidiano italiano. Elementare, no? Perché prendersela con Sartori, allora? Perché un accademico e un professore universitario degno di questo nome non dovrebbe compiacere gli istinti primordiali delle masse? Non dovrebbe appiattirsi sulle politiche governative (anche se munito del patentino anti-berlusconiano che apre tutte le porte a sinistra)? E dove dovrebbe accadere questo? Nel paese in cui solo una dozzina di personalità su oltre milleduecento docenti ha rifiutato di giurare fedeltà al Fascismo? Ma per favore...

Riflettiamo piuttosto sul fatto che il principale quotidiano italiano sta, da anni, conducendo una feroce campagna anti-immigrati. Badate bene: ho scritto "anti-immigrati," e non solo "anti-islamica". Perché se è vero che gli editoriali dei vari Allam, Fallaci, Sartori, sono anti-islamici, è altrettanto vero che essi puntano a minare alla base qualsiasi prospettiva di una società multietnica e interculturale funzionante. Il fatto che gli opinionisti del Corriere abbiano affilato le loro penne contro gli immigrati islamici è dovuto solo al momento storico propizio: tra uccisioni di copti in Egitto, attentati falliti e riusciti in America, provocazioni gratuite come le vignette danesi e relative reazioni e le guerre in Medio oriente, gli islamici hanno volontariamente indossato il costumino di lepri e si sono messi a correre muovendo i pon pon posteriore come fa ogni bersaglio degno di questo nome, il che facilita molto le cose per il Corriere e rende molto più immediate le reazioni negative presso i suoi lettori. Ma la caccia grossa è agli immigrati in generale: cinesi, peruviani, rumeni, filippini ecc. E sbagliano costoro a credersi al riparo dalla gioisa macchina di guerra mediatica che ora sta letteralmente stritolando gli islamici. Se negheranno i diritti di cittadinanza agli islamici, per non fare la figura dei razzisti incivili, li negheranno a tutti. E se il precedente degli islamici passa, niente e nessuno potrà fermare l'applicazione degli stessi principi a tutti gli altri, inclusi gli italiani che non si adeguano.

Il Corriere non è un quotidiano. E' l'espressione di precisi interessi politici e soprattutto economici. Da qualche parte è stata evidentemente stilata un'agenda molto chiara sulla condizione in cui devono permanere gli immigrati (non solo islamici) residenti in questo paese e il Corriere fa solo da megafono. Gli stranieri devono rimanere senza diritti e senza certezze, in modo da poterli ricattare in maniera continuativa e senza essere disturbati. Ora che Gianfranco Fini e altri politici lungimiranti si sono messi in testa l'idea di cominciare a concedere alcuni dei diritti che spettano agli immigrati in cambio di decenni di permanenza legale e leale in questo paese, c'è chi vuole fare fallire questo progetto. E ci riusciranno. L'hanno già detto e annunziato in tutte le salse che il testo attualmente all'esame della Camera è addirittura peggiore di quello che c'è già. Interventi come quello di Sartori hanno la stessa funzione delle spezie nel medioevo: servono a rendere digeribili pietanze già pronte (o almeno cosi credevano i medici di quel periodo).

Sartori per giustificare le sue panzane scrive che «una volta conseguita la massa critica necessaria, [il musulmano] crea e vota il suo partito islamico che rivendica diritti islamici se così istruito nelle moschee». In realtà nessuno ha paura dei "diritti islamici". E' una favoletta funzionale a spaventare le masse, esattamente come la favola dell'orco è funzionale a spaventare i bambini. Qui si ha paura dei diritti e basta. I diritti sono emancipazione e l'emancipazione è il contrario della schiavitù. E la schiavitù, si sa, genera un enorme profitto per chi la gestisce. Imprenditori che ricorrono alla manodopera in nero, proprietari di stamberghe affitate con tariffe da hotel di lusso, mafiosi in cerca di spacciatori che piazzino le droghe e via di questo passo. Il guaio è che chi si presta, consapevolmente o meno, a giustificare i negrieri contemporanei non si rende conto del fatto che sta accendendo la miccia di una reazione a catena che potrà deflagrare in qualsiasi momento. Come volete che reagiscano centinaia, migliaia, milioni di persone - di cui non si può farne a meno checché ne dicano - che oltre ad essere letteralmente ridotte in schiavitù vengono anche trasformate in bersagli per il tiro a segno (mediatico e non)? Leggo su Repubblica che ieri centinaia di immigrati africani "hanno invaso la strada statale che attraversa Rosarno mettendo a ferro e fuoco alcune delle vie principali: dalle auto - in qualche caso anche con persone a bordo - alle abitazioni, ai cassonetti dell'immondizia. A nulla è valso l'intervento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa". Prima di loro hanno reagito cosi i cinesi a Milano. E cosi reagiranno in futuro tutti coloro che si riterranno oppressi.

I complottisti che vogliono vedere in ogni immigrato un disturbatore, interpretano questo mio monito come una minaccia. Dicono che queste affermazioni "controproducenti" sono la dimostrazione del fatto che loro hanno ragione. Che si dovrebbe "fare piazza pulita" al più presto per non correre "rischi da sprovveduti". E allora niente cittadinanza agli immigrati, niente lavoro agli islamici e via di questo passo. Non si rendono conto, costoro, che con questo comportamento sono loro stessi a scandire il conto alla rovescia. Ciò che succederà in futuro - e succederà - è solo ed unicamente la matematica conseguenza della loro politica attuale, il frutto del seme che piantano adesso, la tempesta annunciata dal vento da loro seminato negli stessi istanti in cui io scrivo queste righe, con un sorriso stampato sulle labbra. Il sorriso di chi ha già capito chi ha vinto e chi ha perso. Perché la storia non la può fermare nessuno. Neanche il Corriere e coloro che si nascondono dietro di esso.