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mercoledì 3 febbraio 2010

L'Italia. Un caso da studiare

«Negri di merda, tornatevene al vostro paese». Ismael, Susi e tutti gli altri al loro paese, gli Stati Uniti, ci torneranno presto. Difficile che lo possano fare con un bel ricordo di Genova e dell’Italia, però. Perché mai e poi mai, probabilmente, avrebbero immaginato di finire col diventare bersaglio, in una normale trasferta di studio sulle dinamiche di massa e le manifestazioni di dissenso, di un gruppo di manifestanti contrari alla costruzione di un luogo di culto islamico. Tutto succede nella popolarissima via Bari, quartiere del Lagaccio, negli anni Sessanta e Settanta tra i principali serbatoi di case per chi, dal Sud, veniva a Genova per lavorare. È un giorno di tensione: c’è la manifestazione contro la costruzione della prima moschea di Genova, che sorgerà su un’area vicina al ponte intitolato a don Antonio Acciai, indimenticata anima dell’integrazione e della riscossa di un quartiere che non ha mai avuto nulla. C’è anche la contro-manifestazione organizzata dai centri sociali e altre associazioni che gravitano attorno alla sinistra. Un caso interessante, per i ragazzi americani ospiti dell’Università di Genova. I dieci ragazzi apostrofati in via Bari mentre tentano di raggiungere il centro della manifestazione vengono dalla scuola di giornalismo del John J. College, ramo dell’Università di New York. Accompagnati dal docente di Criminologia, sono in Italia perché hanno presentato un progetto dedicato al razzismo e ai problemi di integrazione. Il lavoro si articola in Toscana, ma saputo del corteo contro la moschea, i ragazzi hanno optato per questa visita, accompagnati da Luca Queirolo Palmas, docente dell’Università di Genova. «Abbiamo scelto il vostro Paese perché è un luogo dove il problema dell’integrazione è molto caldo», spiega Cesarina, 26 anni, di origine peruviana dal colore della pelle mulatta. Ha seguito le vicende di Rosarno alla televisione e le politiche sull’immigrazione clandestina, ma di certo non si sarebbe aspettata di finire al centro di un episodio di razzismo durante questa manifestazione. Mentre risaliva la manifestazione, diretta alla confluenza tra via Bianco e via Napoli, si è sentita urlare «negra di merda». «Ci sono rimasta molto male - confessa la ragazza, dal colore della pelle mulatto –Non pensavo di poter finire a essere un bersaglio, negli Stati Uniti non mi è mai successo nulla di simile». Aggiunge l’amica Susi Vel, 23 anni, mulatta anche lei, peruviana da anni stabilitasi nella Grande Mela: «Quando ci siamo voltate a guardare quella signora ha aggiunto: tornatevene a casa vostra, non vogliamo musulmani. Sono allibita. Non siamo nemmeno musulmane. Il clima qui da voi è davvero rovente». «La questione razziale - continua - è molto sentita negli Usa, ma il razzismo è più sotterraneo. Qui invece è diverso, certe abitudini sono più accettate». Riprende Cesarina: «Ho l’impressione che questo clima di odio contro gli stranieri non sia del tutto spontaneo, ma sia alimentato dai media e da forze politiche come la Lega». È musulmano invece Ismael Baptist, ragazzone di colore che non la finisce mai di annotare voci e particolari sul suo taccuino. (Il Secolo XIX)