«Mi hanno scritto con la vernice sull'auto "sporco negro infame" la scorsa estate. Un anno fa mi hanno spaccato la porta d'ingresso del locale. A gennaio mi hanno minacciato dicendomi "ammazziamo tuo figlio e tuo fratello". Adesso mi hanno distrutto il bar. Sono sicuro che sono razzisti...». È terrorizzato Mohamed Masumia, bengalese di 51 anni, a Roma dal 1986 e cittadino italiano dal 2006. Suo fratello, Mia Maabub, 38 anni, è finito al pronto soccorso del San Camillo con la testa rotta da qualche randellata, insieme a due clienti del locale che prepara cibo asiatico in via Murlo, alla Magliana. Gli aggressori, una quindicina tra i 20 e i 30 anni, hanno risparmiato una donna bengalese incinta che aspettava di cenare. «Sono razzisti - ripete Masumia -, sennò perché tutta questa violenza? Io sono una persona onesta, lavoro. E, come me, lavorano qui a Roma tanti bengalesi, che fanno molti sacrifici per mandare i soldi alle famiglie in Asia». (Il Corriere)

