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sabato 27 marzo 2010

Un Arabo impertinente in Italia (III)

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Leggi la seconda puntata


Un recente commento che afferma che "Sherif è ospite - ben poco gradito - in CASA NOSTRA, ma invece di dimostrarci la sua gratitudine sta dalla mattina alla sera a lamentarsi, ad alzare la voce e ad insultarci. Ci vorrebbe proprio una legge che consentisse di rispedire soggetti del genere A CASA LORO", seguito da un ottimista "Brucerà molto di più il giorno in cui ti si potrà finalmente rispedire a casa tua a calci in culo!" mi sollecita a riprendere la "serie" che ho cominciato più di dieci giorni fa e che ho sospeso in quanto impegnato in un soggiorno di formazione professionale in un altro paese europeo. Nell'ultima "puntata" di questa serie parlavo della mia insofferenza per i cosiddetti "italioti", di cui il signore sopra citato è un più che soddisfacente esemplare. Un'insofferenza ricambiata, ovviamente, dagli stessi, motivo per cui non mi turbano affatto simili commenti. Ma mentre io non riesco a reggere la loro insopportabile convinzione di essere "superiori" solo perché casualmente nati in Italia, ogni giorno mi convinco che a rendermi insopportabile ai loro occhi è proprio il mio essere "cosmopolita" sia di origine che di formazione e quindi - non giriamoci intorno - infinitamente più "preparato" ad affrontare determinate sfide.

Più passano i giorni e più mi rendo conto che a costoro l'immigrato può anche risultare simpatico a patto che si trovi comunque in una posizione di eterna subalternità e sottomissione. Risulta simpatico, per esempio, anzi - con "dignità da vendere" - l'immigrato ghanese che lavora duramente in una fabbrica, a cui "non interessano" le leggi sull'immigrazione e che si illude di poter vedere il figlio - che difficilmente diventerà cittadino italiano - "presidente dell'Italia". L'idea di un immigrato non costretto ai lavori manuali possibilmente forzati, mal retribuiti e considerati "degradanti" dagli italiani (e quindi, come nel mio caso, "produce solo prosopopea e chiacchiere"), che è informato sui meccanismi e le leggi del paese in cui vive quindi difficilmente può essere raggirato dalle migliaia di italioti che sullo sfruttamento dell'immigrazione campano, che critica e persino rivendica diritti è ovviamente del tutto inconcepibile. Per gli italioti, "integrato" è colui che lavora silente o mostrando la giusta dose di servilismo. Forse proprio per questo alcune persone perdono totalmente il controllo di sé quando leggono i miei scritti. Perché se l'immigrato ideale è quello del "Tutto va bene Madama la Marchesa", l'Arabo impertinente - cioè io - deve per forza avere "un'agenda politica" che potrebbe, seppur lontanamente, scalfire lo status quo.

Siccome siamo in periodo elettorale e so che molti immigrati sono stati inclusi nelle varie liste candidate, val la pena fare un discorsetto su come intendo io la politica. Sono per metà greco (eggià) e quindi mi piace partire dall'etimologia del termine: deriva dal greco πόλις, "città". Secondo Aristotele, "Politica" significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano. Pur non avendo la cittadinanza formale, ritengo - e a ragione - di essere un cittadino a tutti gli effetti. Vivo la città e l'intero paese con tutti i suoi pregi e difetti ormai da anni. E, in quanto cittadino straniero, sono anche soggetto a ulteriori doveri (tipo giustificare la mia presenza) e meno diritti (poiché non posso eleggere i miei amministratori quantomeno locali). Parlo quindi di politica in una condizione di assoluta scomodità. Già parlare di diritti di immigrati non è esattamente "popolare" in Italia, tant'è vero che persino i partiti della Sinistra lo fanno sottovoce. Figuriamoci farlo senza diritti politici. Eppure io trovo assolutamente normale parlare di politici, aspiranti politici, leggi e disegni di legge, dal momento che tutto questo influenza direttamente la mia vita quotidiana. Oppure in questo paese "civile e democratico" c'è chi vorrebbe togliermi anche il diritto alla parola?(Leggi la quarta puntata)