Notizie

Loading...

mercoledì 31 marzo 2010

Un Arabo impertinente in Padania (V)

Leggi la prima puntata
Leggi la seconda puntata
Leggi la terza puntata
Leggi la quarta puntata

Parlare di un Presidente di origine straniera, magari anche nero, in un' Italia dove spadroneggia la Lega è ovviamente una provocazione. Qualcuno, giustamente, ribatte "io mi accontenterei di un bravo presidente, indipendentemente dalle sue origini". Giusto, sacrosanto, siamo d'accordo: infatti ho scritto "l'uomo giusto al posto giusto". Ma non mi risulta che nessuno abbia risposto allo stesso modo al leader della Lega che ha affermato che "Non ci sarà mai un presidente nero in Italia. Finché c'è la Lega, il voto sarà concesso solo agli italiani, che non sceglieranno un nero". Si badi bene: gli italiani non sceglieranno un nero per il solo fatto che è nero. La cui elezione sarebbe quindi possibile solo se lo votassero i suoi simili. Se è condivisibile il discorso di Bossi (e evidentemente, alla luce dei risultati elettorali, viene ritenuto tale), io non riesco a capire perché non lo possa essere il mio, il cui succo è che "a differenza degli italiani di cui parla Bossi, io non avrei nessun problema a scegliere un nero solo perché è nero". E' chiaro che non si elegge un Presidente per il solo colore della pelle o per le origini "esotiche." Ed è altrettanto chiaro che prima che ci sia un Presidente di origine non autoctona, ci dovranno essere ministri, senatori, deputati, sindaci etc di origine straniera che hanno dimostrato le loro capacità sul campo. Il punto è dare loro l'opportunità di dimostrarlo, e fare in modo che l'opinione pubblica contempli l'idea di eleggerli senza pregiudizi "razziali" perché, al giorno d'oggi, ciò non è né amministrativamente né tantomeno psicologicamente possibile, come ha detto lo stesso Bossi. Comincio ad avere il vago sospetto che non si concede il diritto di voto agli immigrati e in particolare ai loro figli (decisamente più preparati dei figli di altri) proprio per evitare che il "sangue nuovo" faccia emergere il tanfo di quello vecchio.

Deve essere altrettanto chiaro che escludo dalla su citata categoria chi, negli ultimi anni, si è fregiato del titolo di primo esponente politico di questa o quella origine straniera. Sia perché sono stati scelti dalle segreterie dei partiti e quindi non legittimati dal voto (né italiano né tantomeno straniero) sia perché nessuno di loro si è distinto per idee e propositività, anzi direi che tutti loro si sono distinti o per essere dei "Yes-man" fatti con lo stampino del "tutto va bene Madama la Marchesa" oppure per essere addirittura feroci nemici del multiculturalismo e dei diritti degli immigrati. Cosi come credo sia chiaro che dalla categoria "uomo giusto al posto giusto" escludo definitivamente il personaggio che risponde al nome di Magdi "Cristiano" Allam. Colgo l'occasione per spiegare quella che sembra un' "ossessione" personale, ma che in realtà risponde alla percezione profetica di un pericolo incombente. Innanzittutto sono convinto che se dobbiamo a qualcuno il clima di pregiudizi e paura che circonda la comunità islamica, lo dobbiamo molto più ad Allam che alla Lega. E persino una laica come Afef l'ha scritto: "Non c’è stato alcun esponente della destra, anche la più estrema, che abbia fatto un lavoro tanto negativo". Quando lo storico Angelo D'Orsi si chiese: "Come, un tale mediocrissimo scriba che intinge la penna nell’odio, i cui argomenti sono ingiurie criminalizzanti e banalità stupefacenti, all’insegna di un manicheismo penoso, ha potuto crearsi uno spazio simile di manovra?" risposi che ciò è stato possibile nel silenzio di chi avrebbe dovuto parlare prima, Angelo D'Orsi - che stimo e ammiro - incluso. Motivo per cui non sono stato e non ho intenzione di stare zitto. Il fatto che Allam si sia convertito al Cristianesimo in mondovisione, che i suoi commenti sull'Islam non siano più all'ordine del giorno o che abbia preso, nelle ultime elezioni regionali, le stesse preferenze che prenderebbe un rappresentante degli studenti nelle elezioni universitarie, non si traduce automaticamente in una sottovalutazione del personaggio. Perché a preoccuparmi non è tanto lui quanto il paese in cui vive (viviamo). Il nome di Allam, per esempio, è stato effettivamente preso in considerazione come candidato presidente del PDL, seppure per un istante e per una regione data per persa. Ma quando è sfumata questa possibilità, è riuscito - in appena due mesi - a creare un partitino in una regione che non lo conosceva né lo riconosceva, a racimolare l'8% dei voti e a permettere la rielezione di un esponente politico sotratto al PDL. Quanto basta affinché, la prossima volta, sia incoraggiato a ripetere il gioco altrove, magari in qualche altra regione politicamente più sensibile e pretendere in cambio una nomina ministeriale diretta. Io temo che con Magdi si ripeta la stessa sottovalutazione che ha accompagnato il percorso politico di Bossi e del suo movimento, descritto fino a non molto tempo fa come puro "folclore". Abbiamo visto come è finita. (Leggi la sesta puntata)