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sabato 8 maggio 2010

Se in questo paese si studiasse...

Certo non aver fatto i conti col proprio passato significa molto. L'Inghilterra ha fatto i conti con il suo passato coloniale, la Germania ha fatto i conti con il suo passato nazista e lo stesso hanno fatto la Francia e altri paesi. In questi paesi è impensabile che un ministro chiami "bingo bongo" i neri. Impensabile. Se un ministro inglese, francese o tedesco lo facesse verrebbe fatto a pezzi dai suoi elettori, sarebbero loro stessi a non accettarlo. Il che dimostra che occorre fare i conti con il nostro passato proprio per non ripeterne gli errori. Se continuiamo a ripetere a noi stessi che gli italiani non sono razzisti ci rifiutiamo di vedere la malattia che poi va in cancrena. Come è già andato in cancrena in passato. (...) Se in questo Paese si studiasse un po' di più e si parlasse un po' meno, vedremmo che la storia è sempre quella. Non c'è niente di sorprendente: se diventa una guerra tra poveri il povero si difende. E se viene spiegato al povero che il suo problema è la concorrenza del marocchino e del cinese che gli porta via il lavoro, lui reagisce in un certo modo. Se invece si spiegasse alle persone che non è così, perché non è così, e che i problemi sono strutturali… Ad esempio che noi abbiamo un problema enorme di portualità: tra due anni il porto di Tangeri movimenterà tanti container come tutti i porti italiani messi insieme: cosa c'entrano gli immigrati? Eppure nessuno parla dei porti, come mai? Perché l'immigrazione è una tigre da cavalcare per fare politica e in questo la Lega gioca sporco. Non mi stupisce per niente che gli operai veneti votino Lega: un po' perché pensano che sia un modo di difendersi dal declino, di arginare il più possibile il declino. Inoltre perché, secondo me, la sinistra non fa il suo mestiere. E poi ultima cosa: se tu fossi disoccupato preferiresti avere al governo Pecoraro Scanio? O si offre un'alternativa oppure meglio i messaggi semplici della Lega: fuori il marocchino, lotta alla criminalità e no a nuove tasse.

(Da un'intervista a Gian Antonio Stella,
su L'Espresso)