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venerdì 18 giugno 2010

Non è un problema di mise

Aisha Mesrar, originaria di Casablanca, mediatrice culturale al commissariato di Rovereto - città dove vive da vent'anni - è stata eletta consigliere comunale. Ha rilasciato un'intervista al Corriere del Trentino che vi propongo qui. Il giornalisa che la intervista osserva: "Molto diversa da Souad Sbai, parlamentare del Pdl, pure marocchina ma con mise occidentali". Senza nulla togliere alla sacrosanta battaglia per l'emancipazione femminile condotta dall' On. Sbai, fa piacere vedere finalmente una musulmana, per di pù velata, che si candida e vince senza ricorrere alla solita tiritera sulla donna musulmana sottomessa e soggetta alle bizze del marito-padre-padrone.

Una donna araba entra per la prima volta in Consiglio. Emozionata?

Sono tranquilla. Mi piace però pensare che la mia elezione possa essere un segnale per le seconde generazioni. Un segnale per chi è deluso, per chi fa fatica e per i ragazzi, perché non mollino e possano sperare in un futuro migliore rispetto a quello dei genitori. Quanto a me, vorrei solo che in Consiglio non mi vedessero diversa.

Si riferisce al leghista Willy Angeli? In campagna elettorale ha annunciato di parlare dialetto in caso di sua elezione.

Non mi ha toccato quello che ha detto. E lo saluterò cordialmente: non lo giudico, perché non lo conosco. Vorrei però che neanche gli altri giudicassero me. Da noi c’è un detto: «Chi frequenta un popolo per 40 giorni, diventa come lui». Io sono qui da vent’anni. Rovereto mi ha dato tante cose, ma tante credo di averle date anch’io.

Però la diffidenza verso gli immigrati permane. Soprattutto musulmani. La Lega dice che voi non volete integrarvi, apprendere la lingua e gli usi locali.

L’integrazione non è assimilazione. Io conosco l’italiano e capisco il dialetto, ma la mia identità è arabo musulmana. È su questo che poggia la mia stabilità. Integrazione è interscambio tra due culture, convivenza e rispetto dell’altro».

Ci sono margini difficile da colmare. Le donne islamiche, ad esempio, sottomesse al maschio padrone.

Le donne, nell’Islam, sono compagne degli uomini cui devono rispetto, ma devono essere trattate come il cristallo. Non usate per il corpo, ma per la mente.

Ci sono figlie sgozzate dal padre e donne massacrate perché senza velo.

E in Italia non ci sono padri che ammazzano i figli? Solo che i casi di immigrati finiscono per avere più risalto.

Se capitasse che suo figlio un giorno si fidanzasse con una trentina e diventasse cattolico, come reagirebbe?

Tutto è possibile. Ma dedicando tempo ai figli, per trasmettere loro la cultura di origine, si evitano sorprese e conflitti generazionali.

In molti Comuni c’è conflitto per le moschee. Voi ne vorreste una?

Noi abbiamo un luogo di preghiera alle Cartiere. Credo che sarebbe bello avere un posto più grande, dove creare un centro culturale in cui insegnare l’arabo e far conoscere le tradizioni nostre anche ai roveretani.

Tanti hanno pensato che le venisse data la delega all’integrazione.

Non la vorrei. A lungo ho rifiutato di candidarmi perché non volevo diventare una specie di “quota rosa”, da tutelare. Io in Consiglio voglio rappresentare le donne che hanno famiglia, che lavorano, che hanno fatto sacrifici per cambiare e migliorare. Voglio parlare di città, della mia città