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lunedì 21 giugno 2010

Un Arabo impertinente in Padania (Ultima)

Ho il brutto vizio di iniziare serie di articoli, come quella che state leggendo, poi interrompere causa impegni inderogabili e riprendere un bel po' di tempo dopo, quando ormai si è perso il filo conduttore. Ma alcuni commenti mi sollecitano comunque a riprendere un discorso che è rimasto sospeso dal 1 aprile scorso. In particolare il commento di un lettore che afferma che "Sherif è persona con cui sono in disaccordo su quasi tutto, che non sopporto per il suo vittimismo e godrei veder rispedito a domicilio". Della serie "Mi batterò fino alla morte affinché tu possa dire il contrario di ciò che penso". Questo ci riporta alla domanda con cui ho concluso la penultima puntata di questa serie: può un immigrato spingersi in controtendenza alla vulgata popolare autoctona? A leggere alcuni commenti di questo blog sembrerebbe proprio di no. Con quale diritto tu, immigrato - per di più proveniente da un paese arabo ed islamico - parli di democrazia e diritti, e che ne sai? Come può succedere che uno straniero giudichi e critichi le leggi, i provvedimenti e la stessa classe politica votata dalla maggioranza dei cittadini di questo paese? E' evidente che si tratta di un immigrato che non serba gratitudine per il paese che lo "ospita", che si comporta da padrone nella "casa altrui".

Sono fermamente convinto che c'è un malinteso di fondo: l'immigrato davvero "integrato", quello che vuole il bene del paese in cui vive è proprio quello che dovrebbe essere pienamente partecipe dell'ambiente che lo circonda e non quello che assiste passivamente, magari covando rancore. Perché "la Democrazia", come scrive Umberto Eco, "non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare. Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia". E dal momento che è sotto gli occhi di tutti che l'attuale minoranza non reagisce (neanche quando è al potere) su una materia delicata come lo è quella dell'immigrazione, è evidente che tale compito è stata delegato ad altre forze politiche e quindi, a maggior ragione, anche ai diretti interessati - gli immigrati - di cui il sottoscritto fa parte.

Credo che si possa tracciare un parallelo tra quello che ho affermato pocanzi e le posizioni assunte dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso dei lavori della direzione del PDL. Diceva Fini: "È una dimostrazione di lealtà, a mio modo di vedere, uscire dal coro di quelli che dicono che tutto va bene. (...) Credo che sia uno stimolo con spirito costruttivo quello di chi dice che su alcune questioni si può fare di più, che su alcune questioni ci può essere anche una linea che non è al cento per cento quella che fin qui è stata seguita. È, credo, un contributo di doverosa chiarezza e lealtà che parte dal presupposto che non sono opinioni personali. Possono essere opinioni minoritarie, certamente sì, possono essere opinioni condivise da una quota non maggioritaria della nostra classe dirigente e quindi dell’elettorato". Allo stesso modo - ideologicamente parlando - io credo che un immigrato leale nei confronti di questo paese abbia il dovere e la responsabilità di dire cose non gradite all'elettorato italiano. Che abbia il coraggio di dire che la linea fin qui seguita in materia di immigrazione è completamente sbagliata e che questa non è un'opinione personale ma l'opinione di una minoranza che è ormai molto consistente in questo paese: quella degli immigrati e dei loro figli, ma anche di coloro che con l'immigrazione hanno a che fare quotidianamente: gli imprenditori che hanno bisogno di mano d'opera, gli anziani che necessitano di badanti, le coppie miste etc etc.

Non a caso la prima questione strettamente politica affrontata da Fini in quel suo discorso è stata quella relativa all'immigrazione: "si dà corso a ipotesi di intervento in materia di immigrazione per le quali un bambino che è figlio di un immigrato che perde il lavoro e quindi il permesso di soggiorno è cacciato dalle scuole come se si trattasse di un bambino serie b. Il rispetto della dignità umana! Non potete dire che non è vero, perché chiudere gli occhi di fronte alla verità non è saggio. E anche qui, chi c’era nell’altro governo ricorderà che ne discutemmo. Ci sarà stata una ragione per la quale all’epoca non passò l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, perché la considerazione non poteva che essere quella che c’è stata. È eretico dire che io non mi ci ritrovo nei valori del Ppe, del rispetto della dignità umana quando sento dire che i medici devono fare la spia, che quando un immigrato clandestino va in ospedale deve essere segnalato ai carabinieri. Amici ve lo dico col cuor in mano, non fate interesse né del Pdl né di Berlusconi dicendo che sono bugie. Perché sono i problemi con i quali si confrontano in tanti casi i nostri amministratori, sono problemi drammaticamente presenti, discutiamone, cerchiamo di correggerli. Alcune questioni sono state poste in modo incauto o se volete senza prevedere tutte le conseguenze".

Il punto è proprio questo: le conseguenze. E non mi riferisco solo alle conseguenze di breve termine, ma quello di medio e lungo termine. I provvedimenti presi in materia di immigrazione in questo paese sono delle vere e proprie mine sapientemente piazzate sotto le fondamenta della società e dell'intero paese. Prima o poi esploderanno senza preavviso, come e peggio di quanto è accaduto in Francia. E' stato uno spettacolo davvero deprimente vedere le facce compunte dei partecipanti ai lavori della Direzione del PDL mentre Fini parlava. In quel momento ho avuto la conferma che la classe politica è dannatamente ostinata a non guardare al di là del proprio naso e cioè al di là delle prossime elezioni. E siccome in questo paese le elezioni ci sono ogni 6 mesi, nessuno vuole assumersi la responsabilità morale di dire e fare cose che possano far perdere le elezioni. Un mio commentatore, l'altro giorno, mi ha sconvolto con le seguenti parole: "Allam è infinitamente meno pericoloso di te. Tu con la tua faccia da bravo ragazzo tenti, e fra le anime belle appollaiate sul pero ci riesci egregiamente, di contrabbandare l'islam per quello che non è. Lui è un peso antipatico, tu sei un simpatico Ulisse, che però tiene per le briglie il cavallo di Troia". Per questo lettore, io sarei "un mistero" che dà adito a tante ipotesi: forse voglio "indorare la pillola dell'infiltrazione islamica, forse ha degli sponsor come Ramadan o come alcuni "islamisti" che operano negli USA, o magari sta lavorando (ed infatti ha sempre pesato accuratamente le sue parole e non si è MAI sputtanato, neanche per sbaglio) per proporsi come futuro leader politico della comunità islamica (votante) in Italia, chi lo sa? Certo è che il primo è un peso inutile, il secondo una presenza che non si sa bene cosa potrebbe nascondere. Tornassero entrambi in Egitto non farebbero una lira di danno". Leggendo queste affermazioni, mi è venuto in mente un altro commentatore, già citato nella prima puntata, che mi scrisse che "c'è bisogno di persone come te. Contro la fuga di cervelli italiani verso l'estero è piacevole pensare che qualcuno venga in Italia nonostante tutto". Evidentemente non tutti sono d'accordo. Dopotutto, chi pensa fa paura. (FINE)