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martedì 3 agosto 2010

Astenersi perditempo e immigrati



Appartamento affittasi: “astenersi perditempo e immigrati”. Luminosa casa con balcone e terrazza, in affitto: “No animali, no stranieri, no bambini”. Annunci come questi si susseguono a decine, sulla Rete. Riempiono siti di annunci, pagine di riviste specializzate, bacheche di tutta Italia. E mostrano il volto di un Paese che ha paura degli immigrati: anche se (o forse proprio perché) il loro numero non è più trascurabile. Secondo L’Istat i residenti sono almeno 3,9 milioni è il loro contrbuto al Pil (i dati sono del 2007) è del 9,1%. Un dato percentualmente più alto di quello degli italiani. La paura dello straniero degli italiani non trova riscontri neanche nei dati del ministero dell’Interno e della Banca d’Italia. Lo studio “Mandiamoli a casa – razzismo e pregiudizi, istruzioni per l’uso”, mostra che non esiste nessun parallelismo tra aumento dell’immigrazione con quello del tasso di criminalità.

Ciò nonostante molti italiani continuano ad avere paura degli immigrati, o quantomeno a non volerli quando cercano qualcuno a cui affittare una casa. A fornire una prospettiva scientifica all’esperienza quotidiana di centinaia di stranieri che tentano – tra umilianti “no, mi scusi” o “abbiamo già trovato”– di trovare un appartamento in affitto, sono per ora gli studiosi del Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Modena e Reggio. In una ricerca appena pubblicata, dal titolo Ethnic discrimination in the Italian rental housing market, Massimo Baldini e Marta Federici mostrano come gli atteggiamenti discriminatori nel mercato delle case non siano affatto finiti negli anni ’60, quando i cartelli “non si affitta ai meridionali” affollavano le strade delle città del Nord. Al posto del “terrone” oggi c’è l’immigrato. Una forma di razzismo che, secondo lo studio, è più presente nell’Italia settentrionale, colpisce soprattutto gli uomini, maggiormente gli arabi rispetto a chi proviene dall’Europa dell’Est. Un atteggiamento che non viene scalfito nemmeno dalla crisi economica: “piuttosto che affittare casa a un immigrato, la lascio sfitta”.

Per compiere la ricerca, gli studiosi hanno creato 12 identità fittizie: sei maschi e sei femmine, 4 con nomi italiani, quattro arabi, quattro con nomi che suonavano come tipici dell’Europa dell’Est. In tutto sono state spedite circa tremila email in risposta ad annunci di case in affitto: e nel 50% delle lettere veniva dettagliata anche la vita lavorativa e familiare dello scrivente. Per tutta risposta i ricercatori si sono trovati di fronte a “un muro di gomma” anti immigrati: se alle email con nomi italiani si rispondeva positivamente nel 62% dei casi, a quelle provenienti dagli aspiranti inquilini dell’Est europeo, la percentuale scendeva al 49,5% che per gli arabi era il 44%. In altre parole: un proprietario di casa su 5 ha risposto in maniera opposta se la proposta di affitto arrivava da un italiano o da un arabo.

Nelle regioni settentrionali poi, solo uno su quattro rispondeva positivamente a un nome maschile arabo, mentre il 70% con un nome maschile italiano. Questa differenza di trattamento (il 25% di rifiuti per migranti nord africani) cala al 12% al Centro e al 14% al Sud dello Stivale. Forse perchè, scrivono i ricercatori, al Nord i migranti sono di più producendo nei residenti fenomeni di rigetto più forti. O forse dipende dalla vitalità economica di queste regioni rispetto al Mezzogiorno: un padrone di casa del Nord sa che riceverà altre offerte, se dice no a uno straniero.

Quel che è certo è che la discriminazione avviene in due diversi modi. Il più delle volte è implicita: basta chiamare e rivelare poi che a voler affittare non è un italiano, ma uno straniero, per vedere molte agenzie immobiliari e molti privati ritrarsi immediatamente (come testimonia anche un video postato su YouTube dall’attore Saverio Tommasi). Altre volte è esplicita, come nei casi degli annunci “no stranieri” apparsi in Rete. In quest’ultimo caso ad essere responsabile della discriminazione è non solo chi scrive l’annuncio (che comunque non rischia conseguenze penali), ma anche chi lo pubblica (e rischia sanzioni in base al decreto legislativo 215 del 2003). A tale riguardo esiste l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali (Unar), che ha creato un numero verde (800.90.10.10). Finora la gran parte delle segnalazioni riguardano le difficoltà nella ricerca di una casa. Ma a farle sono soprattutto italiani. Segno che quei cartelli – “affittasi – non a persone di colore” – seminano non solo rabbia, ma anche paura.