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sabato 18 settembre 2010

Avvenne domani

Ogni tanto, qualche deficiente (nel senso di colui a cui manca qualcosa) mi rivolge la seguente domanda: "Se questo paese è razzista e xenofobo, che ci fai qui? Perché non ti togli dalle balle e vai, chenessò, in Afghanistan?". La domanda presuppone che si risponda negando categoricamente che questo sia un paese razzista e xenofobo, dando quindi manforte al deficiente in questione nel minimizzare e ridimensionare l'entità del problema e permettendogli di croggiolarsi nella sua supposta superiorità oppure che si risponda affermando invece che questo è un paese razzista e xenofobo, prestando il fianco ad accuse di alto tradimento e mancata integrazione. La risposta a questa domanda, invece, è molto più semplice e al contempo preoccupante: questo non è un paese razzista, ma rischia fortemente di diventarlo. Lo dimostra la domanda stessa che sottintende "se non ti piace come gira qui, vattene" o - in altre parole - o ti adegui e accetti tutto in nome di ciò che "la gente" pensa sia giusto, oppure te ne vai. Non ti è permesso di dire come la pensi, se non è in linea con ciò che pensa "la massa". Poi questi custodi della Democrazia liberale hanno anche la faccia tosta di rinfacciarti che tu, invece, provieni da un paese dove questi diritti (non si capisce quali) "non sono garantiti".

L'altro giorno proprio uno di questi deficienti riportava le parole di un tal Sarazzin che afferma che: "Gli immigrati musulmani, sempre più numerosi in Germania e nel resto d´Europa, hanno ben meno capacità e volontà d´integrarsi di altri gruppi, sono meno istruiti e meno operosi, costano al welfare alle cui spese spesso vivono, portano una mentalità retrograda. Tra qualche decennio, visto che si moltiplicano veloci, saranno più numerosi dei tedeschi e degli altri europei doc, e sarà la fine. Intanto con questo processo la Germania sta già diventando più povera e più stupida". Conclusione (del deficiente): "I fighetti del politicamente corretto si stanno stracciando le vesti e stanno gridando al crucifige, ma la GENTE ritiene le parole di Sarrazin vere dalla prima all'ultima". Quando ho umilmente fatto notare che la GENTE, sempre in Germania, riteneva vere - dalla prima all'ultima - anche le parole di Hitler che affermava che gli ebrei, in aumento come i ratti, avevano meno volontà d'integrarsi, campavano succhiando il sangue tedesco e rischiavano di imbastardire la società del Reich rendendola più povera e stupida, apriti cielo!

Un altro commentatore infatti, non meno deficiente, ha aggiunto che, ecco qui "la profonda differenza fra europei e arabi: l'impermeabilità alla nostra storia, l'averla letta e basta. E' un abisso che non si può colmare con letture. Eì parte integrante dell'essere europeo" perché lui sì che non può "sentire o leggere il nome di Hilter senza provare un brivido". E grazie. Vale poco, il brivido, se non si smette di far passare come pagliacciate e buffonate folcloristiche i pericolosissimi segnali di disprezzo per la patria e la bandiera, i tentativi di inculcare persino nei più piccini la fedeltà a simboli e colori che sono sinonimo di razzismo e odio per l'altro. Era divertente e faceva ridere persino gli ebrei, Hitler. Poi si è visto come è finita. Io preferirei che invece di provare un brivido nel leggere il nome di Hitler, quel deficiente provasse vergogna per le dichiarazioni e le azioni di molti suoi connazionali, inclusi quelli che rivestono posizioni di responsabilità e prestigio che da Hitler non hanno imparato nulla. O forse troppo. Perché il brivido sentito nel leggere il nome di Hitler vale come un due di picche, se non si è in grado di attualizzarlo e scorgere - in mille segnali - la direzione nazionalsocialista già imboccata dalla "gente" guidata da alcuni personaggi senza scrupoli che continuano a buttare benzina e soffiare sul fuoco incuranti delle conseguenze.

Eggià, le conseguenze. Quante volte alcuni commentatori - deficienti pure loro - mi hanno ricordato, come se non lo sapessi, che cosa succederà il giorno in cui "gli italiani si sveglieranno". E invece lo so benissimo, quello che succederà. Succederà come è successo in Etiopia, dopo l'attentato del 1937 a Graziani. La più forsennata caccia al negro che l'Etiopia avesse mai visto. E uno dei testimoni, A. Dordoni, raccontò: "Molti di questi forsennati li conoscevo personalmente. Erano commercianti, autisti, funzionari, gente che ritenevo serena e del tutto rispettabile. Gente che non aveva mai sparato un colpo in tutta la guerra e che ora rivelava rancori e una carica di violenza insospettabili". Figuriamoci, quindi, cosa farebbero oggi, questi rispettabili commercianti, autisti e funzionari. Dopo oltre un decennio di manifesto rancore e violenza nei confronti degli immigrati: quelli che rubano il lavoro, le donne, le case popolari, i posti all'asilo e chi più ne ha più ne metta. No, l'Italia non è un paese razzista. Ma ha tutte le carte in regola, a cominciare da quelle storiche, affinché diventi il prossimo teatro di un pogrom o di un genocidio europeo nel XXI secolo, dopo la Bosnia. E siccome "l'unico modo perché il male trionfi è che le persone di buona volontà stiano in silenzio", io non ho la minima intenzione di stare zitto. Nè tanto meno di andarmene.