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sabato 11 settembre 2010

Nessuno tocchi il Corano

Vivere in armonia, Ed. San Paolo, di Paola Rinaldi

“Per i musulmani il Corano è la parola diretta di Dio – spiega Sherif El Sebaie, studioso di storia e cultura del Medio Oriente e del mondo islamico – che è stata ‘dettata’ a Maometto attraverso l’arcangelo Gabriele. Non si tratta dunque di uno scritto, ma della Sua parola testuale. Un po’ come dire, in parole molto semplici, che mentre per i cristiani Dio si è fatto uomo, per i musulmani Dio si è fatto libro, nel senso che il Corano rappresenta la principale fonte per conoscerlo”. In più, "si è appena concluso il mese del digiuno, che quest’anno ha coinciso con il capodanno del calendario ebraico, e questa conclusione non è certo gradita".

“I musulmani vivono con maggiore intensità il proprio credo religioso rispetto ad altre confessioni – riprende El Sebaie – per cui qualsiasi cosa tocchi questa sfera è vissuta come una grande umiliazione e provoca rabbia. Rabbia che viene alimentata anche dalle scene di violenza che si perpetra continuamente in Medio Oriente. Basti pensare alla recente notizia dei cinque soldati americani incriminati perché in Afghanistan uccidevano civili per divertirsi‎”. Per cui, "sommando le provocazioni teologico-mediatiche alla realtà che si vive sul campo in numerosi Paesi tutt’oggi scenari di guerra, ne deriva un risultato critico".

Eppure i punti di incontro ci sono. “Le fedi monoteiste hanno il terreno comune del riconoscere un unico Dio – sottolinea El Sebaie – In più, nell’Islam c’è profondo rispetto sia per la figura di Maria sia per quella di Cristo. E’ vero che per la teologia musulmana Cristo è ritenuto un grande profeta ma non il figlio di Dio, però entriamo nel merito della teologia più profonda, mentre la regola dovrebbe essere quella di cercare ciò che ci unisce e non ciò che divide”.

Eppure in occidente continua a prevalere l’idea del Corano come mezzo di incitazione alla violenza. “Ci sono versetti riferiti a determinati contesti storici e geografici che possono essere interpretati in vari modi – specifica El Sebaie – Questo vale anche per la Bibbia, che contiene numerosi episodi di battaglie e massacri, ma questo non significa che si tratta di un libro per schiavisti. Gli inviti alla violenza arrivano sempre dagli esseri umani e non dai libri, tanto meno da un testo che è stato quello fondante di una fede”