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lunedì 20 settembre 2010

Specchio delle mie brame

Dietro le affermazioni e le prese di posizione del sottoscritto c'è solo la fame di visibilità, denaro e carriera politica. Non te ne sei accorto, Specchio servo delle mie brame? Se ne sono accorti invece alcuni miei intelligentissimi lettori: "Lo so che come molti altri qui in Italia vorresti essere candidato di un qualsiasi partito e fare carriera politica, non ci vuole la palla di cristallo, dopodichè finirai col vivere con i nostri soldi e NON risponderai mai alle nostre domande. Mi sembra logico che una persona normale, sottoposta a queste sevizie quotidiane, prefererirebbe andarsene in paesi in cui può condividere e in fratellanza e in comunanza di idee. Solo una ragione lo costringerebbe a rimanere. Azzardo ipotesi: denaro? visibilità? politica?". Ed ecco quindi svelato il segreto: non si possono intraprendere certe battaglie senza ottenere qualcosa in cambio, mica si campa di soli ideali. Mica si fanno certe affermazioni solo per passione o spinti dalla preoccupazione per il futuro. E' in effetti noto a tutti che di questi tempi a finire sulle prime pagine dei quotidiani, a pubblicare libri con le più importanti case editrici, ad essere candidati e ricevere valanghe di voti sono quelli che difendono il diritto dei musulmani a costruire moschee, quelli che auspicano il voto e la cittadinanza agli immigrati, quelli che tifano per una società multietnica, tipo il sottoscritto. Basta leggere gli editoriali del Corriere della Sera, ascoltare gli interventi dei politici nazionali e locali, guardare i risultati delle elezioni in giro per l'Europa per rendersene conto: ho la strada spianata. D'altronde i musulmani controllano tutto ormai: i negozi di kebab, le pizzerie, le macellerie. Se decidessero di scioperare gli italiani morirebbero tutti di fame. Non mi meraviglia quindi il fatto che in una grande città del nord - come afferma una mia informatissima lettrice - un assessore si sia persino "segretamente convertito all'Islam per non perdere la poltrona". E' noto a tutti, infatti, che c'è un Gran Muftì, nascosto in qualche caverna nei dintorni di Kabul, che stila le liste dei candidati politici nelle varie città italiane (Roccacannuccia inclusa) e che decide il posto in lista o in giunta in base alla loro fedeltà alla causa islamica. E' ovvio che ad un musulmano doc - anche se sprovvisto di cittadinanza e diritti politici - sarà invece riservato un posto di riguardo, tipo la presidenza del Senato o della Camera... Poveretti, quelli che vogliono chiudere le moschee ed espellere gli immigrati. Loro non possono ambire alle poltrone all'Europarlamento e al parlamento. Non possono diventare firme importanti dei quotidiani nazionali e ospiti fissi nelle trasmissioni di maggiore ascolto. Non possono pubblicare libri e incassare gettoni di presenza, diritti editoriali e finanziamenti pubblici oltre ai pingui stipendi. Non c'è nemmeno speranza che ottengano una piccola scorta da esibire come status symbol. Io invece tutte ste cose le ho già: non appena ho capito che i musulmani piacevano all'opinione pubblica, mi sono messo al lavoro. Invece loro sono degli sfigati, rosi dall'invidia nei confronti di chi si fa paladino dell'imbastardimento della società italiana. Eppure la soluzione sarebbe cosi semplice, basterebbe cambiare casacca e fare il salto della quaglia. Non è poi cosi difficile, in un paese dalla memoria corta. Basterebbe che si accodassero a noi e alle nostre popolarissime posizioni, che ci raggiungessero nelle affollatissime manifestazioni pro-moschee, che ci applaudissero insieme alle folle oceaniche che vanno in visibilio non appena ne annunciamo la costruzione, che dessero i loro contributi ai nostri best-seller a favore del multiculturalismo, della cittadinanza breve e del diritto di voto agli immigrati. Io non capisco proprio perché non ci arrivano, questi qua. Perché non capiscono che se il clima generale è pro-immigrazione e pro-musulmani basta davvero poco per fare tanti soldini e gran carrieroni? Sono proprio tonti. O forse degli idealisti. Io, invece, si che sono un gran furbetto. Tiè!