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sabato 16 ottobre 2010

Al tuo paese la fila non la fai?

Maricica Hahaianu, l'infermiera romena assassinata con un pugno da pugile da Alessio Burtone, un ventenne pregiudicato con precedenti di violenza, è morta ieri dopo un lungo coma irreversibile. E il mio sospetto iniziale sul fatto che l'intolleranza e il razzismo c'entrassero non solo con il modo con cui questo delitto è stato affrontato dai media ma anche con il fatto che sia proprio accaduto è confermato. Oggi, finalmente, dopo giorni e giorni in cui è andato in onda una specie di "excusatio non petita accusatio manifesta", con esponenti politici che si sbracciavano per assicurarci che "l'intolleranza non c'entra", si viene a sapere che a scatenare la lite era proprio quel "Ma al tuo paese la fila non la fai?" rivolto da Alessio Burtone alla vittima. Eppure - a leggere le testimonianze dei primi giorni riportate dai quotidiani - sembra che sia stato proprio lui, a non rispettarla la fila. Posso solo immaginare quali insulti e quali provocazioni siano seguite a questa frase. E d'altronde lo sputo che il Burtone indirizza alla donna dopo che questa si è allontanata illustra sufficientemente il suo disprezzo e il suo odio, culminato in quel pugno tanto violento da mandarla incontro alla morte. Chi, come il sottoscritto, monitora costantemente gli episodi razzisti sempre più frequenti che accadono in questo paese, sa che spesso e volentieri le "banalissime liti" degenerano non solo quando si ha a che fare con dei violenti, ma spesso e volentieri perché questi violenti si sentono autorizzati ad eccellere in violenza proprio perché di fronte a loro si trova un cittadino straniero. Chissà per quale motivo, ma questi violenti sono convinti che possono fare di tutto ad uno straniero perché tanto l'opinione pubblica capirà e assolverà, anche inconsciamente, la tua violenza nei confronti di questi stranieri arroganti e prepotenti. Non ci sarà bisogno di andare a minacciare i testimoni, bruciare loro la macchina come è accaduto a Milano. Perché l'omertà scatterà volontariamente. I tuoi vicini saranno in prima fila a descriverti "con una sola voce" - come scrive Repubblica - come un bravo ragazzo che non farebbe male ad una mosca (anche se hai precedenti di violenza). Quelli che hanno assistito al litigio daranno la colpa a lei, che si sà che gli stranieri non devono sbottare di fronte all'ennesima provocazione discriminatoria. Tu dirai che hai avuto paura "perché ha messo le mani nella borsa" e - lo sanno tutti - le donne romene girano armate e per difendersi uno non scappa: sputa e poi si avvicina per sganciare un pugno. I media daranno ampio risalto alla tua lettera di scuse indirizzata alla signor Hahaianu Maricica, con il cognome che rigorosamente precede il nome, come se la signora fosse in Questura e non in un ospedale tra la vita e la morte. E questa patetica lettera che hai scritto sicuramente tu e non l'avvocato, "sarà sicuramente valutata dai giudici" perché chiedere scusa "è sempre un fatto positivo". Sindaco, procuratore, marito e fratello della vittima (ma non l'opinione pubblica) chiederanno per giorni la misura cautelare, perché tutto questo sta succedendo mentre te ne stai comodamente a casa, a discutere dell'omicidio su facebook con gli amici (no, non scherzo: è successo davvero). E se qualche "professionista dell'antirazzismo che sfrutta il dolore di una famiglia" come il sottoscritto è stato descritto da qualche lettore (che implicitamente simpatizza con te anche se non osa dirlo) chiederà per te l'aggravante del razzismo, non ci sarà da preoccuparsi, perché nessuno lo prenderà sul serio. Perché adesso - solo adesso, solo ora che è un cittadino italiano il colpevole - sentiremo il Sindaco di Roma affermare "che ci sono tantissimi immigrati che lavorano seriamente e con grande impegno a favore della comunità italiana. Dobbiamo quindi superare ogni pregiudizio perchè la violenza e le buone azioni possono arrivare da qualsiasi parte". Speriamo almeno che se ne ricordino tutti, la prossima volta che un balordo romeno commetterà qualche reato.