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venerdì 15 ottobre 2010

Sarà sicuramente valutato dai giudici...

Commentando la situazione della signora romena aggredita nel metrò di Roma, i medici parlano ormai di "coma irreversibile" e di "nessuna attività celebrale". "Non c'è nulla da fare": stanno per staccare i macchinari e dichiarare la morte. All'avvocato chiedono già di donazione degli organi mentre il Comune parla di contribuire alle spese del funerale. Il colpevole - con precedenti di violenza dello stesso tipo - è ancora a casa. Il Corriere riferisce che il marito della donna, Adrien, non riesce a non pensare al responsabile dell'accaduto: «Perchè lui è a casa e non in carcere?». Ma che domanda: tanto l'aggressore ha chiesto "scusa". E come afferma il Sindaco di Roma: "Chiedere scusa è sempre un fatto positivo. Questo sarà sicuramente valutato dai giudici. Però purtroppo quello che gioca contro l'aggressore è il fatto che anche in altre occasioni abbia dato luogo a gesti del genere". Purtroppo, già. Fortunatamente anche il sindaco si pone la stessa domanda che si pone il marito della vittima e il sottoscritto: perché l'aggressore è ancora a casa? Per il Ministro Maroni quello di Roma "è stato un banalissimo litigio". Non lo mettiamo in dubbio, anche se i toni mediatici all'epoca in cui una ventenne romena ha ucciso una coetanea romana con l'ombrello avevano trasformato un similare "banalissimo litigio" in un vero e proprio scontro di civiltà. Stavolta i giornali hanno velocemente provveduto ad affossare gli aggiornamenti sul caso nel punto più basso delle loro homepage (forse il caso guadagnerà quotazione a morte annunciata), e tutti si affrettano a specificare che l'intolleranza non c'entra. Anche questo non lo mettiamo - per ora - in dubbio: ma la domanda è, sempre in riferimento al famoso litigio dell'ombrello, come mai all'epoca nessuno si è affrettato a specificare che non era il caso rimarcare la nazionalità della colpevole? Nelle testimonianze riportate dalla stampa si fa intuire con parole velate che se la signora romena "si fosse limitata ai ceffoni all'interno del bar..." forse non sarebbe finita cosi. Certo, come no? E' evidente che la signora se l'è un po' meritata. E d'altronde questo sostengono molti commentatori sui siti dei quotidiani che per l'occasione si sono trasformati in esperti del cinema muto e delle liti in metrò (con riferimento al video delle telecamere, ndr). Repubblica ci tiene a farci sapere che nel quartiere Cinecittà dove abita l'assassino, vicini di casa, amici e conoscenti hanno una sola voce: "Alessio non è un assassino, lui e la sua famiglia sono brave persone. Non lo ha fatto apposta". Scusate tanto e alla prossima. Ho l'impressione, come scrive d'altronde una lettrice del blog che "Nessuno si stia strappando i capelli per questa infermiera madre di famiglia (non l'ultima tossichetta, non una ballerina di lap-dance: la classica casalinga di Voghera non dovrebbe dunque avere ostacoli all'immedesimazione, e invece...). E allora un po' ti viene il sospetto che si tratti di antipatia a sfondo xenofobo. Anzi, indifferenza, che è ben peggiore"