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venerdì 29 ottobre 2010

Integrazione alla Bunga Bunga

Sono rimasto allibito e costernato nell'apprendere dai mezzi di informazione italiani che il nome del presidente egiziano sarebbe stato utilizzato - con grande disinvoltura e senza nessun riguardo per l'importanza strategica di un paese come l'Egitto - in circostanze non particolarmente edificanti, e ancora non meglio chiarite, per permettere ad una minorenne marocchina alquanto disinibita, nonché accusata di furto, di lasciare i locali di una questura italiana con le "modalità più soft possibili".

Come cittadino egiziano, che ha ben presente che la moralità di un capo di governo è un bene collettivo e irrinunciabile, ritengo che il fatto che il nome del presidente sia stato eventualmente associato al profilo di una ragazza come quella che viene descritta e mostrata in queste ore dai media, un'offesa rivolta al popolo egiziano nel suo insieme. Mi auguro quindi vivamente che gli inquirenti facciano luce al più presto su questa vicenda, appurando in particolare se è vero che il nome del Presidente sia stato usato e da chi.

Ringrazio l'Ambasciata egiziana che ha immediatamente smentito queste farneticazioni e spero vivamente che l'ambasciatore italiano venga immediatamente convocato dal governo del Cairo per fornire una spiegazione plausibile a questa vicenda. Mi auguro anche che alla luce delle sue dichiarazioni, vengano assunte le misure conseguenti e adeguate a livello diplomatico e politico.

Al sig. Gramellini de La Stampa, invece, che per ironizzare sul proprio governo afferma che "forse solo in Egitto, dove la democrazia affonda nei millenni (i Faraoni della Libertà), il presidente telefonerebbe alla polizia per far rilasciare una minorenne arrestata per furto" che se voleva essere divertente, non lo è stato affatto. Evidentemente il sig. Gramellini in quanto a gaffe non ha niente da invidiare agli esponenti politici che lo rappresentano, visto che ha già definito l'Islam, in un'altra occasione, "la religione dell'undici settembre".

Detto questo, mi fa un po' ridere (e piangere) il fatto che i poliziotti che hanno gestito il caso, stando ai media, non si siano chiesti come faceva il Presidente egiziano ad avere una nipote marocchina bensi che abbiano addirittura chiesto alla funzionaria che diceva loro che era nipote di Mubarak: "E chi è Mubarak?".

Rilevo, infine, che i Bingo Bongo hanno qualche speranza di reale integrazione a patto che istruiscano le loro figlie sui vantaggi derivanti dal Bunga Bunga. Anche se non ho ancora capito bene in che cosa consiste, la foto allegata a questo articolo me lo lascia intuire. Evidentemente se i Bingo Bongo non vanno bene, il Bunga Bunga con le loro figlie in discoteca va alla grande. Noto inoltre che nessuna pasionaria battagliera si è fatta avanti per difendere una ragazza che - per usare un'espressione cara ai media - "viveva all'occidentale", integrandosi perfettamente (forse anche esagerando) nella società ospitante.