Magdi "Exmusulmano" Allam si candida alla presidenza della giunta regionale di Basilicata con la lista "Io amo la Lucania", sfidando da solo PD, PDL e UDC (che sostiene il PD).
Magdi "Exmusulmano" Allam si candida alla presidenza della giunta regionale di Basilicata con la lista "Io amo la Lucania", sfidando da solo PD, PDL e UDC (che sostiene il PD).
Il gup deò Tribunale dei Minorenni di Catanzaro ha prosciolto otto giovanissimi che erano stati arrestati dai carabinieri per aver pestato un immigrato a Santa Caterina Albanese, nella valle dell’Esaro cosentina. La motivazione della decisione nell’udienza preliminare che è stata celebrata questa mattina è che «il fatto non è rilevante». L’episodio risale al gennaio 2008. Il gruppo di otto ragazzi, tutti minorenni, aveva aggredito davanti a un bar un cittadino marocchino di 34 anni e poi, secondo l’accusa, lo avevano seguito fino alla sua abitazione per finire di picchiarlo. La vittima del pestaggio era riuscito a chiedere aiuto al parroco inviandogli un sms. L'uomo si era presentato ai medici dell'ospedale di San marco Argentano che gli avevano riscontrato ferite giudicate guaribili in sette giorni. Successivamente i carabinieri della Compagnia di San Marco Argentano hanno avviato indagini risalendo all’identità dei presunti responsabili. Dopo qualche udienza di rinvio, oggi è giunta la decisione, inaspettata per gli stessi avvocati che, hanno confessato, si aspettavano quanto meno l’affidamento ai servizi sociali. Invece il colpo di scena con la motivazione del fatto non rilevante per il gup. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Giulio Tarsitano, Roberto Loscerbo, Emilio Servidio. La formula ''per irrilevanza del fatto'', e' stato evidenziato in ambienti giudiziari, e' prevista dalla legge 448 del 1988 che ''in caso di comportamenti di particolare tenuita' che appaiano assolutamente occasionali il pubblico ministero puo' chiedere che sia emessa sentenza di non luogo a procedere''. Il giudice, che ha basato la sua decisione anche sulle relazioni degli assistenti sociali, non ha pero' dimenticato di fare una sonora reprimenda agli otto ragazzi, tutti studenti. (Il Sole)
Magdi "Exmusulmano" Allam potrebbe essere - il condizionale è d'obbligo - il candidato ufficiale del Pdl per la presidenza della Regione Basilicata. Da "indipendente", ovviamente, poiché il nostro ci tiene molto a trasmettere questa immagine di sé. La probabile candidatura l'ha già portato ad uscire dal gruppo dell'UDC con il quale, sempre da indipendente ovviamente, era stato eletto nel Parlamento Europeo. Ma ha anche scatenato molte polemiche, soprattutto - pensate un po' - a destra. Esemplare il commento di Annalisa Terranova su Il Secolo, quotidiano vicino ad Alleanza Nazionale, che mi ha letteralmente rubato le parole di penna. Al di là del titolo, «Ci mancava soltanto l’egiziano...», che dimostra che Allam è e rimarrà un "extracomunitario" nonostante tutto quello che ha fatto per prendere le distanze dalle sue origini, l'editoriale argomenta con acume:
Licenziato due anni fa dalla scuola media Volta-Gramsci di Cornigliano perché straniero, un giovane insegnante di origine marocchina si è rivolto al Tribunale del Lavoro di Genova. Il giovane marocchino, Si Mohamed Kaabour, 28 anni, nel frattempo diventato cittadino italiano, avrebbe comunque acquisito il diritto ad insegnare. «Ma ho continuato a chiedere giustizia per una questione di principio. E perché altri stranieri come me abbiano la possibilità di insegnare nelle scuole italiane, contribuendo alla crescita culturale di tutti». Simohamed Kaabour lavora attualmente come mediatore culturale. E´ un italiano di seconda generazione, cresciuto in Italia – dove ha raggiunto i genitori quando aveva solo dieci anni – e laureatosi all´Università di Genova in lingua araba e francese. Ma come i seicentomila figli di immigrati, dopo tanti anni e il raggiungimento della maggiore età non gli sono stati riconosciuti i diritti dei coetanei italiani. Ieri mattina i giudici gli hanno dato ragione: la scuola – e di conseguenza il ministero della Pubblica Istruzione – lo hanno «discriminato», il professore nordafricano ha diritto ad insegnare, e a tornare in graduatoria. Il ministero gli deve un risarcimento materiale – per il periodo in cui è stato messo alla porta – ed uno morale. Per un curioso gioco di omonimie, il giudice che ha pronunciato l´ordinanza si chiama Bossi. Margherita Bossi. (Leggi su Repubblica)
«Vietato ai cinesi se non parlano italiano». No, non è uno scherzo. È il messaggio scritto con un pennarello nero su un cartoncino bianco, affisso alla porta di un negozio di abbigliamento di Empoli. (...) Ecco qual è la “razza” che Pacilli non vuole più nel suo negozio: «i maleducati cinesi: entrano senza neanche chiudere la porta e dare il buongiorno. Fanno il giro del negozio, provano molti capi e non comprano niente. Se provi ad avvicinarli ti dicono che non parlano italiano. “non palale italiano”. Ma non è vero». Allora cosa ci vanno a fare? «Copiano. Ne contiamo una decina al giorno. Vengono qui per guardare le rifiniture e le cuciture dei capi d’abbigliamento: fanno soltanto perdere tempo». (Leggi su Reppublica)
A Detroit, il 10 novembre 1963, in un suo celebre discorso, Malcolm X pronunciò una delle sue più famosi parabole, quella sul negro da cortile (house Negro) e il negro dei campi (field Negro). Il negro da cortile, affermava Malcolm X, "viveva insieme col padrone, lo vestivano bene, e gli davano da mangiare del cibo buono, quello che restava nel piatto del padrone. Dormiva in soffitta o in cantina, ma era sempre vicino al padrone e lo amava molto di più di quanto il padrone amasse se stesso. Questi negri da cortile avrebbero dato la vita per salvare la casa del padrone, prima ancora di quanto non lo avrebbe fatto lui stesso. Se il padrone diceva: «Abbiamo proprio una bella casa», il negro da cortile rispondeva subito: «Sicuro, abbiamo proprio una bella casa». Ogni volta che il padrone diceva «noi», anche lui diceva «noi». Da ciò si riconosce il negro da cortile. Se la casa del padrone andava in fiamme, quel negro si dava da fare più dello stesso proprietario per spengere l’incendio e se quello si ammalava, lui gli diceva: «Cosa c’è, padrone, siamo malati? » Figuratevi un po’! Siamo malati! Si identificava col suo padrone più di quanto questi non s’identificasse con se stesso; e se qualcuno fosse andato da lui a dirgli: «Andiamo via! Scappiamo! Separiamoci! », il negro da cortile lo avrebbe guardato in faccia e avrebbe detto: «Amico, ma tu sei pazzo! Ma che vuol dire separarsi? Ma dov’è una casa meglio di questa? Ma dove li trovo dei vestiti migliori di questi e del cibo meglio di questo?». Ecco com’era il negro da cortile. A quei tempi era chiamato house nigger. Del resto li chiamiamo cosi anche oggi, visto che abbiamo ancora fra i piedi parecchi di questi niggers da cortile. La versione moderna di questo servo ama il suo padrone e vuole vivere vicino a lui. Pur di fare ciò è disposto a pagare affitti tre volte superiori per poi andare in giro a vantarsi: «Sono l’unico negro qui!» «Sono l’unico negro in questo settore». «Sono l’unico negro in questa scuola». Ma se non sei altro che un negro da cortile!"
La condanna egiziana delle violenze e della campagna di aggressione contro gli immigrati a Rosarno, nonché dei numerosi atti di discriminazione commessi contro gli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia ha suscitato reazioni alquanto scomposte e controproducenti. Chiariamo subito un aspetto che potrebbe destare perplessità: cosa c'entrano i fatti di Rosarno, che hanno coinvolto prevalentemente immigrati africani di fede cristiana con le minoranze arabe e musulmane? Nulla. E infatti il portavoce del ministero degli esteri egiziano, Hossam Zaki, ha sottolineato che si deve distinguere tra la condanna dei fatti di Rosarno e l'ultima parte del comunicato, in cui si chiede alla comunità internazionale di porre rimedio alla «discriminazione sulla base della religione e della razza e all'odio contro gli stranieri», in un contesto più generale.
IMMIGRATI: EL-SEBAIE, EGIZIANI IN ITALIA SODDISFATTI PER INTERESSAMENTO DEL CAIRO.
Che in Italia ci sia un clima a dir poco malsano intorno al fenomeno migratorio e alle tematiche correlate è indubbio. Politicamente, mediaticamente e socialmente parlando. Altrimenti non si spiega il motivo per cui il Presidente della Repubblica, cioè la massima autorità politica del paese e il Papa, ovvero la massima autorità spirituale, hanno ritenuto indispensabile fare riferimento, nei loro discorsi di capodanno, al fenomeno del razzismo collegandolo al fenomeno dell'immigrazione. Se lo hanno fatto, un motivo evidentemente c'è. Ma non ci sono solo il Presidente della Repubblica e il Papa, ovvero un esponente che è espressione della Sinistra e uno della Chiesa, indicati dalla vulgata come "filo-immigrati", a prescindere e senza se e senza ma, ad affermare che esiste un clima alquanto preoccupante in Italia. Anche un uomo di destra, come Gianfranco Fini, l'ha sostenuto. Persino il Giornale diretto da Feltri ha titolato, in caratteri cubitali, riferendosi ai fatti di Rosarno: "Ma stavolta hanno ragione i negri". Questo cosa vuol dire? Vuol dire che, da più parti (per non parlare dell'estero) si ha la percezione che in Italia sia in atto un processo di deterioramento che sta spingendo masse sempre crescenti di italiani verso l'intolleranza e la xenofobia. E questo, puntualmente, viene confermato dai fatti: episodi di razzismo in aumento, rivolte violente che scoppiano, e via discorrendo.
Dopo aver litigato ed essersi azzuffato con un marocchino, ha cercato di dargli fuoco, gettandogli addosso della benzina. È successo stamani a Firenze, davanti a un albergo popolare. L’uomo, un italiano, è stato però bloccato dai dipendenti della struttura, che si trova in via della Chiesa. In base a quanto ricostruito dai carabinieri, fra i due ci sarebbe stato un litigio per motivi banali: sembra che l’italiano, ora ricercato, abbia protestato perchè l’extracomunitario stava dando da mangiare ai piccioni. (Il Corriere)
Qualcuno dovrà pur incominciare a chiedersi per quale motivo, ciclicamente, migliaia di immigrati si sollevano violentemente in questo paese. Stavolta era il turno degli africani di Rosarno ma appena tre anni fa erano i cinesi di Milano a sfasciare macchine, rovesciare cassonetti e prendersele di santa ragione da agenti anti-sommossa. In qualsiasi altro paese del mondo civile, il fatto che migliaia di persone (indipendentemente da colore della pelle, confessione o status giuridico) facciano cose simili per chiedere, semplicemente, "rispetto" dovrebbe suonare come un campanello d'allarme. Quello che è successo a Rosarno era pienamente prevedibile, quindi. Cosi come era previdibile ciò che è capitato a Milano prima. Dopottutto è solo un assaggio di ciò che succederà molto più spesso in futuro, possibilmente in forme ancora più partecipate e massicce e quindi decisamente più preoccupanti. A più riprese ho preannunciato il momento in cui la situazione sarebbe precipitata e, ve lo assicuro, non è ancora precipitata. Eppure, ogni volta che lo faccio, vengo tacciato con le accuse più strambe e i commenti più fantasiosi.
"In tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un'immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall'altra ha generato situazione di forte degrado".
Per la terza volta, il politologo Giovanni Sartori si è espresso sull' (impossibile) integrabilità degli islamici e sull'opportunità di (non) concedere loro la cittadinanza. Curioso (ma neanche tanto) che il Corriere abbia elargito all'esimio professore lo spazio per esprimersi per ben tre volte contro lo striminzito spazio concesso ad una replica alquanto fiacca da parte di un economista (e non di orientalista). A questo punto non sono più interessato a rispondere alle considerazioni che un individuo nato nell'anno in cui veniva esiliato l'ultimo Sultano di Istanbul può avere sulla società globale e multiculturale del 2010. Innanzittutto perché è evidente, ormai, che Sartori è in difficoltà. Altrimenti non si sarebbe barcamenato - per la terza volta consecutiva - con repliche sempre più contuse e complicate. L'atteggiamento - arrogante, stizzito e incline al misticismo - è tipico del professorone universitario messo alle strette dagli studenti seduti nell'ultima fila dell'aula ma molto più competenti di lui. Non è il caso infierire, quindi. Dopotutto Sartori è vittima di un quotidiano che, di volta in volta, rispolvera anziani scrittori in vena di esprimersi senza freni inibitori sul loro quotidiano nazionale preferito. Non è il primo, non sarà l'ultimo. E' accaduto con Oriana Fallaci, che - per ammissione del direttore del Corriere di allora (che è anche il direttore di oggi) - era ridotta ad affacciarsi dalle finestre della sua casa newyorkese per insultare, in maniera scomposta, i tassisti in attesa per strada. Al Corriere hanno pensato di darle lo spazio per fare la stessa cosa dalle prime pagine del principale quotidiano italiano. Elementare, no? Perché prendersela con Sartori, allora? Perché un accademico e un professore universitario degno di questo nome non dovrebbe compiacere gli istinti primordiali delle masse? Non dovrebbe appiattirsi sulle politiche governative (anche se munito del patentino anti-berlusconiano che apre tutte le porte a sinistra)? E dove dovrebbe accadere questo? Nel paese in cui solo una dozzina di personalità su oltre milleduecento docenti ha rifiutato di giurare fedeltà al Fascismo? Ma per favore...
La Lega Nord del Trentino non vuole che gli uffici del suo gruppo in Consiglio provinciale siano spazzati da un'impresa di pulizie «composta da lavoratori islamici». Una richiesta in tal senso - scrive oggi il quotidiano Trentino - è stata inviata dal capogruppo leghista Alessandro Savoi al presidente del Consiglio provinciale di Trento Gianni Kessler. «Siamo un partito che ha una posizione chiara nei confronti dell'Islam - sottolinea Savoi - così non ci pare opportuno, né sicuro, che dei lavoratori di quella religione possano muoversi indisturbati nei nostri uffici, avere accesso al computer: ci sono dati e documenti sensibili». (Il Messaggero)
Giovanni Sartori, l'ultimo (si fa per dire) dei Vecchi Saggi regolarmente rispolverati dal Corriere per scrivere fregnacce sull'Islam, si è un po' risentito per essere stato ridicolizzato da una caterva di studiosi ed esperti molto più competenti di lui in materia. Al suo editoriale (sic) sull'"integrabilità degli islamici" hanno risposto infatti un po' tutti, in rete e non, e il bilancio era decisamente negativo per il vecchio professorone: non ne ha azzeccata neanche una, poveraccio. Marco Restelli, indianista e Lorenzo Declich, islamologo, gli hanno fatto letteralmente le pulci sui rispettivi blog, in particolare sui fatti storici da lui indicati come fondamenta del proprio ragionamento. Anche un brillante studente in relazioni internazionali, "nato in India, acculturato in Italia e soggiornante con cedolino" (come scrive lui), lo ha sbugiardato.
Poche settimane fa, un murale che correva lungo la parete antistante la banchina della fermata della metropolitana di Porta Nuova, la centralissima stazione ferroviaria di Torino, è stato cancellato. Neanche un mese dopo che era stato dipinto. Il motivo? Il murale riportava 160 concetti collegati attraverso degli spinotti, e fra questi compariva anche la parola «Berlusca» immersa tra altre parole di attualità come «consenso», «politics», «mafia», «crime», «business» e «corruption» (vedi foto a fianco). Il consigliere comunale di An-Pdl Ferdinando Ventriglia ha puntato il dito contro l’opera chiedendo che venisse al più presto cancellata: «Tanto vale mettere sui pullman cartelloni pubblicitari con scritto “Berlusconi è mafioso”. Gtt è un’azienda controllata completamente dal Comune e quindi chiederò spiegazioni al sindaco e agli amministratori della società - che sono certo fossero all’oscuro della vicenda - per capire come abbiano potuto permettere la realizzazione di un murales del genere. Lunedì chiederò al prefetto di far rimuovere immediatamente il murales e di perseguire penalmente i responsabili di quello che è un reato di calunnia e di diffamazione». Non c'è stato bisogno: Gtt si è difesa sostenendo di non aver finanziato né tantomeno commissionato il murale, ma di aver solamente messo a disposizione degli organizzatori di una manifestazione artistica lo steccato utilizzato dai writers. «Gli organizzatori ci avevano garantito che non sarebbero comparse scritte offensive. Provvederemo al più presto a rimuovere l’opera». E così è stato.
Il prossimo Primo Marzo immigrati e francesi, stanchi del razzismo e delle politiche che esso produce, organizzeranno una grande manifestazione di protesta, la Journée sans immigrants, che prevede astensione dal lavoro, sciopero degli acquisti e molto altro ancora, per far capire all'opinione pubblica quanto importanti siano i migranti per l'equilibrio sociale ed economico del Paese, nonché per il suo arricchimento culturale. L'iniziativa è nata su FaceBook. L'amica Stefania Ragusa assieme a Daimarely Quintero e Cristina Seynabou Sebastiani si sono messe in contatto con i francesi e hanno pensato di organizzare in Italia qualcosa di analogo, nella convinzione che sia arrivato il momento di lanciare un segnale forte anche qui. In poche settimane il gruppo italiano è cresciuto enormemente (quasi 7000 adesioni), sono nati i primi comitati locali e i media hanno cominciato a parlarne. L'iniziativa ha carattere spontaneo, è espressione della società civile e, per riuscire, ha bisogno dell'aiuto e del contributo di tutti. Per contribuire, quindi vi invito a: iscrivervi al gruppo su FaceBook, iscrivervi alla mailing list inviando una mail all'indirizzo: primomarzo2010@gmail.com, visitare il blog e riprendere questa notizia e il manifesto sui vostri siti e nelle vostre mailing list. Mi auguro con tutto il cuore che funzioni: non vorrei che si riveli un flop controproducente. Difficile coinvolgere gli irregolari, i domestici, figuriamoci avere il sostegno di media, sindacati e partiti. Sarebbe stato meglio, secondo me, una grande manifestazione che coinvolga stranieri e italiani ma visto che l'iniziativa è comunque avviata, proviamoci lo stesso...
Un proverbio arabo recita: "Non è riuscito a domare l'asino, quindi si è sfogato sulla sella." Secondo la stessa logica, quattrocento manifestanti internazionali incapaci di condizionare i propri governi sulla questione palestinese si sono recati in Egitto con l'intenzione dichiarata di oltrepassare il confine con Israele e recarsi a Gaza, violando le sanzioni imposte dalla comunità internazionale e cioè dai loro stessi paesi. Dopo che è stato loro - come era prevedibile d'altronde - vietato di farlo, questi manifestanti hanno deciso di riunirsi, senza essere autorizzati dalle autorità locali, nella centralissima piazza Al-Tahrir, di fronte al museo egizio, per manifestare contro il divieto. Come era comprensibile, i manifestanti sono stati isolati dalle forze dell'ordine e pare che nel corso delle manovre ci sia stata una breve collutazione con la conseguente lieve contusione di due manifestanti italiani.
"Solidarietà significa anche comprensione e accoglienza verso gli stranieri che vengono in Italia, nei modi e nei limiti stabiliti, per svolgere un onesto lavoro o per trovare rifugio da guerre e da persecuzioni: le politiche volte ad affermare la legalità, e a garantire la sicurezza, pur nella loro severità, non possono far abbassare la guardia contro razzismo e xenofobia, non possono essere fraintese e prese a pretesto da chi nega ogni spirito di accoglienza con odiose preclusioni. Anche su questo versante va tutelata la coesione, e la qualità civile, della società italiana".