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venerdì 29 gennaio 2010

Aperte le scommesse

Magdi "Exmusulmano" Allam si candida alla presidenza della giunta regionale di Basilicata con la lista "Io amo la Lucania", sfidando da solo PD, PDL e UDC (che sostiene il PD).

mercoledì 27 gennaio 2010

Islamofobia, Italia.

In questi giorni è andato in onda il documentario di Aljazeera sull'islamofobia in Italia. Quando è stato realizzato, c'era la sinistra al governo. Eppure, a risentire le mie parole, tutto sembra maledettamente attualissimo.

martedì 26 gennaio 2010

Marocchino non rilevante

Il gup deò Tribunale dei Minorenni di Catanzaro ha prosciolto otto giovanissimi che erano stati arrestati dai carabinieri per aver pestato un immigrato a Santa Caterina Albanese, nella valle dell’Esaro cosentina. La motivazione della decisione nell’udienza preliminare che è stata celebrata questa mattina è che «il fatto non è rilevante». L’episodio risale al gennaio 2008. Il gruppo di otto ragazzi, tutti minorenni, aveva aggredito davanti a un bar un cittadino marocchino di 34 anni e poi, secondo l’accusa, lo avevano seguito fino alla sua abitazione per finire di picchiarlo. La vittima del pestaggio era riuscito a chiedere aiuto al parroco inviandogli un sms. L'uomo si era presentato ai medici dell'ospedale di San marco Argentano che gli avevano riscontrato ferite giudicate guaribili in sette giorni. Successivamente i carabinieri della Compagnia di San Marco Argentano hanno avviato indagini risalendo all’identità dei presunti responsabili. Dopo qualche udienza di rinvio, oggi è giunta la decisione, inaspettata per gli stessi avvocati che, hanno confessato, si aspettavano quanto meno l’affidamento ai servizi sociali. Invece il colpo di scena con la motivazione del fatto non rilevante per il gup. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Giulio Tarsitano, Roberto Loscerbo, Emilio Servidio. La formula ''per irrilevanza del fatto'', e' stato evidenziato in ambienti giudiziari, e' prevista dalla legge 448 del 1988 che ''in caso di comportamenti di particolare tenuita' che appaiano assolutamente occasionali il pubblico ministero puo' chiedere che sia emessa sentenza di non luogo a procedere''. Il giudice, che ha basato la sua decisione anche sulle relazioni degli assistenti sociali, non ha pero' dimenticato di fare una sonora reprimenda agli otto ragazzi, tutti studenti. (Il Sole)

domenica 24 gennaio 2010

Allam. Ci mancava solo il (finto) italiano.

Magdi "Exmusulmano" Allam potrebbe essere - il condizionale è d'obbligo - il candidato ufficiale del Pdl per la presidenza della Regione Basilicata. Da "indipendente", ovviamente, poiché il nostro ci tiene molto a trasmettere questa immagine di sé. La probabile candidatura l'ha già portato ad uscire dal gruppo dell'UDC con il quale, sempre da indipendente ovviamente, era stato eletto nel Parlamento Europeo. Ma ha anche scatenato molte polemiche, soprattutto - pensate un po' - a destra. Esemplare il commento di Annalisa Terranova su Il Secolo, quotidiano vicino ad Alleanza Nazionale, che mi ha letteralmente rubato le parole di penna. Al di là del titolo, «Ci mancava soltanto l’egiziano...», che dimostra che Allam è e rimarrà un "extracomunitario" nonostante tutto quello che ha fatto per prendere le distanze dalle sue origini, l'editoriale argomenta con acume:

"Magdi Allam, egiziano trapiantato in Italia, è diventato un simbolo di un certo modo di intendere la politica: il suo è uno stile che induce al conflitto, alla diffidenza, alla difesa di identità sclerotizzate". "La candidatura di Magdi Allam in Basilicata (ammesso e non concesso che l'uomo conosca qualcosa del territorio che si candida ad amministrare, mentre siamo certi che gli abitanti della Basilicata non sanno nemmeno della sua esistenza) rappresenterebbe un errore politico e una leggerezza che, sommati insieme, costituiscono per un partito politico quello che classicamente si definisce come 'passo falso'". "L'eurodeputato incarna velleita' di intransigenza che nulla hanno a che spartire con la vocazione intimamente mediterranea e dialogante (basata su secoli di storia, oltre che sul buon senso) del nostro Mezzogiorno".

La sua eventuale candidatura, insiste il quotidiano, "converrebbe solo a lui e non al Pdl, e avrebbe come conseguenza immediata quella di riportare il centrodestra, in tema di immigrazione, integrazione e diritti, su posizioni piu' retrive di quelle leghiste, che almeno si ammantano solo di slogan propagandistici e non della pericolosa aureola fideistica da neoconvertito con cui Allam circonda le sue interessate antipatie per l'Islam e il mondo arabo. E poi, come si fa a fare fuoco e fulmini contro l'Udc in nome del valore della coerenza politica, e poi andare a ripescare uno che con l'Udc si e' fatto eleggere". Credo che quanto sopra riportato sia il segno tangibile della sfiducia che questo personaggio ispira nientepopodimeno che all'interno del partito con cui si intende candidare, al punto che Il Giornale conferma: "Per dirne una, sia Berlusconi che Fini hanno manifestato qualche dubbio sulla candidatura di Magdi Allam in Basilicata".

Detto questo, però, non posso che rimanere positivamente colpito dalla piega che sta prendendo la carriera di Magdi Allam, specie se la candidatura verrà confermata. Quando aveva abbandonato il Corriere, ero molto perplesso sulla sua riuscita nelle elezioni europee, anche se avevo profeticamente annunciato che "L'Italia è un paese davvero singolare. Cose che nel resto d'Europa e persino in alcuni paesi del Terzo Mondo sarebbero inconcepibili, qui non sono solamente plausibili, ma del tutto normali". Infatti Allam ha vinto con quasi 50.000 preferenze. Prima di conoscere questo risultato, avevo anche osservato che "Solo l'esito delle elezioni potrà darci un'indicazione precisa e affidabile circa il peso che questo sedicente partito e il suo fondatore potranno rivendicare in seguito sulla scena politica italiana, che poi è quella che ci interessa". Ed ora, probabilmente, pur saltellando, da indipendente ovviamente, tra un partito e l'altro, egli diventerà candidato ufficiale per la regione Basilicata. E il guaio è che potrebbe anche essere eletto.

La conclusione, mi sembra, è evidente: Magdi Allam si è perfettamente integrato nella società italiana. Nel senso che è riuscito ad assimilare fino al midollo il tipico opportunismo politico italiota, ad orientarsi nei meandri neanche tanto limpidi della politica italiana fino a guadagnarsi la candidatura in una regione del profondo sud. Un'integrazione che mi lascia perplesso, ma pur sempre un'integrazione. Ampiamente apprezzata, a quanto pare, sia dalla classe politica che dall'uomo di strada in Italia. Altrimenti non si spiegherebbero candidature e voti. Qualcuno afferma che questi miei commenti sono dettati dall'invidia. E invece io sono contentissimo che Magdi Allam riesca a scalare i gradini del potere, dimostrando di aver saputo interpretare perfettamente gli istinti e le pulsioni italiote dove per "integrato" si intende l'extracomunitario che canta le lodi incondizionate dei "padroni di casa". Cosa che avrei potuto fare tanto tempo fa ma che non ho la minima intenzione di fare.

Non mi meraviglia la profonda fede ostentata da Magdi o il fatto che si senta sostenuto dallo Spirito Santo in persona: converrete con me che il fatto che un extracomunitario egiziano, giunto in Italia per proseguire gli studi universitari, venga candidato come Presidente di Regione in un paese che licenzia gli insegnanti di origine marocchina giunti in Italia all'età di dieci anni solo perché stranieri ha un che di miracoloso. Ma se non mi sorprende il fatto che ci siano migliaia di italiani pronti a votare Magdi Allam, quello che mi sorprende è che i fratelli copti egiziani l'abbiano invitato a intervenire nella loro manifestazione romana di protesta dopo la strage dei loro correligionari in Egitto. Capisco la rabbia e la frustrazione, ma non riesco a credere che non siano giunti alle stesse conclusioni a cui sono arrivati nel Pdl e al Secolo d'Italia, ovvero i presunti alleati di Magdi. E la cosa mi preoccupa sinceramente: se i copti non riescono a capire che la presenza di questo discusso personaggio alla loro manifestazione rappresenta un errore politico, una leggerezza e un passo falso per la loro stessa causa, nulla può vietare a Magdi di candidarsi in Egitto. Ci mancava solo il (finto) italiano.

venerdì 22 gennaio 2010

Bossi dà ragione al marocchino

Licenziato due anni fa dalla scuola media Volta-Gramsci di Cornigliano perché straniero, un giovane insegnante di origine marocchina si è rivolto al Tribunale del Lavoro di Genova. Il giovane marocchino, Si Mohamed Kaabour, 28 anni, nel frattempo diventato cittadino italiano, avrebbe comunque acquisito il diritto ad insegnare. «Ma ho continuato a chiedere giustizia per una questione di principio. E perché altri stranieri come me abbiano la possibilità di insegnare nelle scuole italiane, contribuendo alla crescita culturale di tutti». Simohamed Kaabour lavora attualmente come mediatore culturale. E´ un italiano di seconda generazione, cresciuto in Italia – dove ha raggiunto i genitori quando aveva solo dieci anni – e laureatosi all´Università di Genova in lingua araba e francese. Ma come i seicentomila figli di immigrati, dopo tanti anni e il raggiungimento della maggiore età non gli sono stati riconosciuti i diritti dei coetanei italiani. Ieri mattina i giudici gli hanno dato ragione: la scuola – e di conseguenza il ministero della Pubblica Istruzione – lo hanno «discriminato», il professore nordafricano ha diritto ad insegnare, e a tornare in graduatoria. Il ministero gli deve un risarcimento materiale – per il periodo in cui è stato messo alla porta – ed uno morale. Per un curioso gioco di omonimie, il giudice che ha pronunciato l´ordinanza si chiama Bossi. Margherita Bossi. (Leggi su Repubblica)

giovedì 21 gennaio 2010

Kit Immigrazione

Una mappa utile

Il Nord Italia, e la Lombardia in particolare, sono le regioni che hanno più bisogno degli immigrati per il lavoro in fabbrica, nelle campagne o per l’assistenza agli anziani. Eppure gli immigrati sono accettati solo fino a quando sono dentro il posto di lavoro e producono ricchezza. Poi, finito il loro turno, si vorrebbe che scomparissero. Tra ordinanze delle amministrazioni locali o semplici proposte ecco qualche esempio di come, con timbri e carta da bollo, si sta legalizzando la segregazione razziale (Mappa opera di Gino Selva).


Un prontuario

Sfatiamo i luoghi comuni sugli immigrati. Un Prontuario per i candidati del centrosinistra alle prossime regionali per smontare e respingere gli argomenti dei partiti della paura sull'immigrazione. Quanti sono, da dove vengono, che religione professano, che lavoro fanno, quanti sono i clandestini? Su questi interrogativi si registra troppo spesso la speculazione politica sull’immigrazione dei partiti della paura. Ma le risposte vere, fornite sulla base di studi autorevoli e inattaccabili, descrivono una realtà molto diversa. Il Prontuario redatto da esponenti del Pd vuole essere uno strumento da utilizzare in campagna elettorale, per dare modo ai candidati del centrosinistra di smontare punto per punto i luoghi comuni branditi dalla destra sul problema dell’immigrazione.

Scarica il prontuario

martedì 19 gennaio 2010

Non palale italiano. Palola di Titolale.

«Vietato ai cinesi se non parlano italiano». No, non è uno scherzo. È il messaggio scritto con un pennarello nero su un cartoncino bianco, affisso alla porta di un negozio di abbigliamento di Empoli. (...) Ecco qual è la “razza” che Pacilli non vuole più nel suo negozio: «i maleducati cinesi: entrano senza neanche chiudere la porta e dare il buongiorno. Fanno il giro del negozio, provano molti capi e non comprano niente. Se provi ad avvicinarli ti dicono che non parlano italiano. “non palale italiano”. Ma non è vero». Allora cosa ci vanno a fare? «Copiano. Ne contiamo una decina al giorno. Vengono qui per guardare le rifiniture e le cuciture dei capi d’abbigliamento: fanno soltanto perdere tempo». (Leggi su Reppublica)

domenica 17 gennaio 2010

L'immigrato da cortile e quello dei campi

A Detroit, il 10 novembre 1963, in un suo celebre discorso, Malcolm X pronunciò una delle sue più famosi parabole, quella sul negro da cortile (house Negro) e il negro dei campi (field Negro). Il negro da cor­tile, affermava Malcolm X, "viveva insieme col padrone, lo vestivano bene, e gli davano da mangiare del cibo buono, quello che restava nel piatto del padrone. Dormiva in soffitta o in cantina, ma e­ra sempre vicino al padrone e lo amava molto di più di quanto il padrone amasse se stesso. Questi negri da corti­le avrebbero dato la vita per salvare la casa del padrone, prima ancora di quanto non lo avrebbe fatto lui stesso. Se il padrone diceva: «Abbiamo proprio una bella casa», il negro da cortile rispondeva subito: «Sicuro, abbiamo proprio una bella casa». Ogni volta che il padrone diceva «noi», anche lui diceva «noi». Da ciò si riconosce il negro da cortile. Se la casa del padrone andava in fiamme, quel negro si dava da fare più dello stesso proprietario per spengere l’in­cendio e se quello si ammalava, lui gli diceva: «Cosa c’è, padrone, siamo malati? » Figuratevi un po’! Siamo mala­ti! Si identificava col suo padrone più di quanto questi non s’identificasse con se stesso; e se qualcuno fosse an­dato da lui a dirgli: «Andiamo via! Scappiamo! Separia­moci! », il negro da cortile lo avrebbe guardato in faccia e avrebbe detto: «Amico, ma tu sei pazzo! Ma che vuol dire separarsi? Ma dov’è una casa meglio di questa? Ma dove li trovo dei vestiti migliori di questi e del cibo me­glio di questo?». Ecco com’era il negro da cortile. A quei tempi era chia­mato house nigger. Del resto li chiamiamo cosi anche og­gi, visto che abbiamo ancora fra i piedi parecchi di questi niggers da cortile. La versione moderna di questo servo ama il suo padro­ne e vuole vivere vicino a lui. Pur di fare ciò è disposto a pagare affitti tre volte superiori per poi andare in giro a vantarsi: «Sono l’unico negro qui!» «Sono l’unico negro in questo settore». «Sono l’unico negro in questa scuola». Ma se non sei altro che un negro da cortile!"

Questa parabola mi è venuta in mente leggendo alcuni comunicati diramati da soggetti non meglio identificati (si parla di associazioni che raccolgono alcuni immigrati del Maghreb e di cui, sinceramente, non ho mai sentito parlare prima) come commento alla condanna egiziana delle violenze e della campagna di aggressione contro gli immigrati a Rosarno, nonché dei numerosi atti di discriminazione commessi contro gli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia. I comunicati in questione affermano infatti che "In Italia non vi è alcuna discriminazione contro le minoranze arabe musulmane", ricordando che nel bel paese ci sono "oltre 800 moschee" nonché "professionisti e perfino deputati di origine straniera di prima generazione che siedono in Parlamento”. A differenza dei suddetti soggetti, che ci tengono tanto a ricordare che in Parlamento siede un'unica parlamentare di origine araba costantemente impegnata nel presentare disegni di legge sempre più restrittivi nei confronti delle minoranze che sostiene di rappresentare, vorrei tranquillizarli: il Ministero egiziano - e anche quello marocchino - sono indubbiamente perfettamente informati sul fatto che esistono 800 sottoscala e garage adibiti a luoghi di culto dietro la denominazione "Centro Culturale", poiché non è possibile - anche se tutti lo sanno - affermare che sono moschee. Sono sicuro anche che sappiano perfettamente che questi luoghi sono soggetti a chiusure arbitrarie, a seconda del vento elettorale, spesso giustificate da una rigidissima applicazione dei dettagli delle leggi urbanistiche (un vetro rotto, un tappeto che potrebbe prendere fuoco) a cui, miracolosamente, sfuggono persino le abitazioni e le scuole dell'Acquila, dove pur ce ne sarebbe bisogno. Cosi come sono certo che sappiano che ogni volta che i musulmani pensano di costruire una moschea presentabile, con soldi propri, si scatena il finimondo fino a bloccarne il progetto. E che, spesso e volentieri, in prima fila contro queste moschee troviamo purtroppo - la suddetta parlamentare.

giovedì 14 gennaio 2010

Lezioni (italiane) di tolleranza

La condanna egiziana delle violenze e della campagna di aggressione contro gli immigrati a Rosarno, nonché dei numerosi atti di discriminazione commessi contro gli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia ha suscitato reazioni alquanto scomposte e controproducenti. Chiariamo subito un aspetto che potrebbe destare perplessità: cosa c'entrano i fatti di Rosarno, che hanno coinvolto prevalentemente immigrati africani di fede cristiana con le minoranze arabe e musulmane? Nulla. E infatti il portavoce del ministero degli esteri egiziano, Hossam Zaki, ha sottolineato che si deve distinguere tra la condanna dei fatti di Rosarno e l'ultima parte del comunicato, in cui si chiede alla comunità internazionale di porre rimedio alla «discriminazione sulla base della religione e della razza e all'odio contro gli stranieri», in un contesto più generale.

Torniamo quindi alle reazioni italiane sopra citate. Due erano quelle prevalenti: quella secondo cui quanto accaduto a Rosarno sarebbe un "fatto interno" (e quindi l'Egitto non dovrebbe interferire) e l'altra che ricorda al Cairo la recente strage dei copti, negando ogni accusa di "razzismo religioso" in Italia. Nessuna delle due giustificazioni sta in piedi. Quello che è accaduto a Rosarno sarebbe stato davvero "un fatto interno" se gli immigrati, oggetto di attacchi o discriminazioni fossero cittadini italiani. Ma non lo sono, quindi nessuno può dire che ciò che è accaduto a Rosarno è un "fatto interno". Fino a prova contraria, i governi dei paesi di origine degli immigrati ne dovrebbero tutelare la rispettabilità e l'incolumità. Finora nessun paese esportatore di immigrazione l'ha fatto: non si è mai visto, infatti, un paese del sud del mondo bacchettare uno del nord. L'Egitto, che è il paese africano, arabo ed islamico più importante, è stato il primo a prendere posizione in merito. Esso riconosce - con questo comunicato - nient'altro che le sue naturali responsabilità storiche, politiche e geografiche. Non si vuole che paesi terzi interferiscano? Basta concedere ai lavoratori stranieri il loro diritto alla cittadinanza.

"Fatto interno", invece, sono le vicende legate ai copti. I copti sono cittadini egiziani, con tanto di nazionalità riconosciuta. Non sono nemmeno cattolici. Non hanno nessun legame con l'Italia e non mi risulta che abbiano chiesto l'intervento dello Stivale a loro sostegno. Anche perché il Papa Shenuda, Papa dei Copti, ha sempre cortesemente respinto ogni interferenza esterna. Viene quindi spontaneo chiedersi come sia passato in mente al governo italiano, unico fra i governi occidentali, a "condannare" la strage dei copti in Egitto. E poi condannare cosa, esattamente? Condannare i fondamentalisti che l'hanno perpetrata? Il governo egiziano ha fermamente condannato la strage sin dal primo istante. Il grande imam di Al Azhar, Sheikh Sayyed Al Tantawi, ed il ministro per gli affari religiosi islamici, Mohamoud Hamdi Zaqzouq, si recheranno venerdì prossimo a Nagaa Hamadi, la città dell'Alto Egitto dove vi è stata la strage, per portare le loro condoglianze. I responsabili sono stati arrestati in meno di 24 ore e sono già a giudizio.

L'Egitto non ha bisogno che qualcuno in Italia si scomodi per "condannare". Cosa se ne fa, l'Egitto, della sua condanna? Analizziamo invece cosa è accaduto in Italia dopo i fatti di Rosarno. Mentre gli africani schiavizzati venivano manganellati, trasferiti in centri di concentramento ed espulsi, abbiamo sentito dichiarazioni politiche e mediatiche di "troppa tolleranza", accuse di "buonismo", che di fatto hanno incoraggiato i Rosarnesi a dare il via alla "caccia al negro". Negare poi il contesto generale di discriminazione razziale e religiosa è francamente ridicolo. Basterebbe portare un copioso dossier con ritagli dei quotidiani italiani e qualche registrazione televisiva contenenti dichiarazioni di politici ed opinionisti per dimostrare, inequivocabilmente, il clima vigente in Italia. Immaginate cosa sarebbe accaduto se, dopo la strage dei copti, esponenti politici egiziani avessero parlato di "buonismo" e "troppa tolleranza". Credo sia chiaro, adesso, perché il Cairo non voglia lezioni italiane in materia di tolleranza. Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi del pilastro di cemento che è nel tuo?

martedì 12 gennaio 2010

Grazie, Egitto!

IMMIGRATI: EL-SEBAIE, EGIZIANI IN ITALIA SODDISFATTI PER INTERESSAMENTO DEL CAIRO.

Torino, 12 gen. - (Aki) - "Da anni ormai ci appellavamo ai governi arabi affinché prendessero le misure politiche ed economiche adeguate a difesa dell'onorabilità ed incolumità dei propri cittadini in Italia". E' con queste parole che Sherif El Sebaie, intellettuale egiziano, esponente della comunità islamica torinese, spiega ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL come i suoi connazionali immigrati in Italia abbiano accolto le critiche rivolte al nostro governo dal ministero degli Esteri del suo paese per i fatti di Rosarno. "Come cittadino egiziano, il fatto che il mio paese, che è un paese chiave del Medio Oriente e governo amico dell'Italia, sia stato il primo a pronunciarsi contro le violenze subite dagli immigrati non può che tranquillizzarmi - spiega - come credo tranquillizzi gran parte degli immigrati arabi, africani e musulmani residenti in Italia". El-Sebaie si dice contento e ringrazia il governo del Cairo "per l'attenzione prestata alle segnalazioni inerenti la condizione degli immigrati musulmani che ben traspare dal contenuto del comunicato di protesta diramato oggi dal ministero degli Esteri egiziano. Ringrazio in modo particolare il ministro per l'Immigrazione egiziano, Aisha Abdel Hadi, con cui ho avuto l'opportunità di dialogare a Torino in merito alla condizione degli immigrati musulmani residenti in Italia".

ROSARNO: INTELLETTUALE EGIZIANO,POLITICI ITALIANI RIFLETTANO

(ANSA) - ROMA, 12 GEN - "Da anni ormai ci si appella ai governi arabi affinché prendano le misure politiche ed economiche adeguate a difesa dell'onorabilità e incolumità dei propri cittadini in Italia. Come cittadino egiziano, il fatto che il mio paese sia stato il primo a pronunciarsi contro la campagna di aggressione e le violenze subite dagli immigrati non può che tranquillizzarmi, come credo tranquillizzi gran parte degli immigrati arabi, africani e musulmani residenti in Italia". Così Sherif El Sebaie, intellettuale egiziano ed esponente della comunità islamica torinese, a proposito delle accuse dell'Egitto all'Italia dopo i fatti di Rosarno. "Desidero ringraziare il Presidente Hosni Mubarak, il Ministro degli Esteri della Repubblica Araba d'Egitto e l'Ambasciata egiziana in Italia - afferma El Sebaie - per l'attenzione prestata alle segnalazioni inerenti la condizione degli immigrati musulmani, che ben traspare dal contenuto del comunicato di protesta recentemente diramato dal Ministero degli Esteri Egiziano. Un ringraziamento particolare va rivolto al Ministro per l'immigrazione egiziano, Aisha Abdel Hadi, con cui ho avuto l'opportunità di dialogare proficuamente a Torino in merito alla condizione degli immigrati musulmani residenti in Italia". "Mi auguro che la netta presa di posizione espressa in tale comunicato sia oggetto di riflessione da parte del mondo politico italiano, nonché di un civile dibattito e un confronto democratico al fine di migliorare i rapporti tra immigrati e autoctoni in Italia" conclude.

Di tutta l'erba un Fascio

Che in Italia ci sia un clima a dir poco malsano intorno al fenomeno migratorio e alle tematiche correlate è indubbio. Politicamente, mediaticamente e socialmente parlando. Altrimenti non si spiega il motivo per cui il Presidente della Repubblica, cioè la massima autorità politica del paese e il Papa, ovvero la massima autorità spirituale, hanno ritenuto indispensabile fare riferimento, nei loro discorsi di capodanno, al fenomeno del razzismo collegandolo al fenomeno dell'immigrazione. Se lo hanno fatto, un motivo evidentemente c'è. Ma non ci sono solo il Presidente della Repubblica e il Papa, ovvero un esponente che è espressione della Sinistra e uno della Chiesa, indicati dalla vulgata come "filo-immigrati", a prescindere e senza se e senza ma, ad affermare che esiste un clima alquanto preoccupante in Italia. Anche un uomo di destra, come Gianfranco Fini, l'ha sostenuto. Persino il Giornale diretto da Feltri ha titolato, in caratteri cubitali, riferendosi ai fatti di Rosarno: "Ma stavolta hanno ragione i negri". Questo cosa vuol dire? Vuol dire che, da più parti (per non parlare dell'estero) si ha la percezione che in Italia sia in atto un processo di deterioramento che sta spingendo masse sempre crescenti di italiani verso l'intolleranza e la xenofobia. E questo, puntualmente, viene confermato dai fatti: episodi di razzismo in aumento, rivolte violente che scoppiano, e via discorrendo.

Ciononostante, tra una condanna e una presa di distanze, sembra che la volontà di cambiare lo status quo non ci sia proprio. Non ancora. La reazione dello Stato ai fatti di Rosarno è alquanto preoccupante e diseducativa. Per anni si è chiuso un occhio sulle condizioni in cui gli immigrati vivevano e lavoravano, addebitandola ad una situazione "ereditata" (per quanti decenni si può ereditare una situazione?). Quando la goccia ha fatto traboccare il vaso, e gli immigrati si sono sollevati, quali sono state le contromisure? Manganellate, trasferimenti in pullman in altre zone o in centri di concentramento e infine ruspe per assicurarsi che gli immigrati non potranno più tornare. Il tutto tra gli applausi dei Rosarnesi che, fino agli ultimi istanti, rincorrevano gli africani per pestarli o investirli, non sia mai che qualcuno di loro pensi di rimanere nei dintorni. Se queste sono le soluzioni prospettate a situazioni esplosive come quella di Rosarno, stiamo freschi. Qui ci sono tutti i presupposti affinché accada ben di peggio, in futuro. Gli esponenti politici e i media hanno - e stanno ancora - soffiando sul fuoco dell'intolleranza, poi - quando la benzina prende fuoco - si tirano tutti indietro o danno risposte fuorvianti. Intanto, però, il fuoco chi lo spegne?

Cosa dovrebbe pensare, un ipotetico osservatore esterno, quando sente politici votati dalla maggioranza degli italiani fare certe affermazioni sugli immigrati o prendere determinati provvedimenti dal sapore vagamente discriminatorio nei loro confronti? O quando il più importante quotidiano nazionale sforna un editoriale dopo l'altro per giustificare la non concessione di diritti agli immigrati che da decenni vivono in questo paese, rispettandone le leggi e le regole? Con gli autori dei suddetti editoriali che fanno addirittura la conta dei commenti razzisti a loro favorevoli, sbandierandoli come medaglie? L'ipotetico osservatore dovrebbe forse pensare che la maggioranza degli italiani non è d'accordo con costoro? E allora da chi, come e quando sono stati votati? Chi compra quei quotidiani, chi scrive quei commenti? Perché gli italiani non si pronunciano in maniera forte e chiara contro questo andazzo? Sono sicuro che esiste un'Italia alternativa e migliore di quella rappresentata dai suoi politici e dai suoi media. Ma vorrei sentirne la voce, vederla in piazza, rendermi conto che sta facendo qualcosa di concreto. Il 1 marzo è una buona occasione per farlo. Solidarizzare con lo sciopero degli immigrati indossando almeno il colore giallo scelto dagli organizzatori è un modo facile e non impegnativo di dimostrare che qualcosa si sta muovendo. Che è ancora viva e vegeta una coscienza collettiva. Un'accusa ricorrente al sottoscritto è quella secondo cui farei di tutta l'erba un fascio, accusando gli italiani in toto di razzismo. Sfido chiunque a tirare fuori, dai miei articoli, foss'anche una mezza parola che possa essere anche solo interpretata in quel senso. Ma se gli italiani non reagiranno, saranno i loro politici e i loro media a farne un fascio. Anzi, un Fascio. E non sarebbe la prima volta.

lunedì 11 gennaio 2010

La storia non insegna nulla.

Segnalo, innanzitutto, la risposta di Tito Boeri a Giovanni Sartori sull' "integrabilità degli islamici" Sembra (ma è anche molto probabile) che Boeri abbia letto quanto scritto su questo ed altri blog che hanno analizzato la diatriba con Sartori. Infatti stavolta la risposta è molto più incisiva ed efficace.

Segnalo anche l'editoriale di Gian Antonio Stella che ricorda il passato che gran parte dell'Italia ha dimenticato: la povertà, la clandestinità in altri paesi per lavoro, i linciaggi a cui erano sottoposti gli italiani. A dimostrazione del fatto che la storia non insegna nulla. Sicuramente non all'Italia.

Due piccioni con una tanica.

Dopo aver litigato ed essersi azzuffato con un marocchino, ha cercato di dargli fuoco, gettandogli addosso della benzina. È successo stamani a Firenze, davanti a un albergo popolare. L’uomo, un italiano, è stato però bloccato dai dipendenti della struttura, che si trova in via della Chiesa. In base a quanto ricostruito dai carabinieri, fra i due ci sarebbe stato un litigio per motivi banali: sembra che l’italiano, ora ricercato, abbia protestato perchè l’extracomunitario stava dando da mangiare ai piccioni. (Il Corriere)

domenica 10 gennaio 2010

Dente per dente. Cittadino-controcittadino.

Qualcuno dovrà pur incominciare a chiedersi per quale motivo, ciclicamente, migliaia di immigrati si sollevano violentemente in questo paese. Stavolta era il turno degli africani di Rosarno ma appena tre anni fa erano i cinesi di Milano a sfasciare macchine, rovesciare cassonetti e prendersele di santa ragione da agenti anti-sommossa. In qualsiasi altro paese del mondo civile, il fatto che migliaia di persone (indipendentemente da colore della pelle, confessione o status giuridico) facciano cose simili per chiedere, semplicemente, "rispetto" dovrebbe suonare come un campanello d'allarme. Quello che è successo a Rosarno era pienamente prevedibile, quindi. Cosi come era previdibile ciò che è capitato a Milano prima. Dopottutto è solo un assaggio di ciò che succederà molto più spesso in futuro, possibilmente in forme ancora più partecipate e massicce e quindi decisamente più preoccupanti. A più riprese ho preannunciato il momento in cui la situazione sarebbe precipitata e, ve lo assicuro, non è ancora precipitata. Eppure, ogni volta che lo faccio, vengo tacciato con le accuse più strambe e i commenti più fantasiosi.

L'Italia non è più un paese di "recente immigrazione". Quelli che non se ne sono resi ancora conto dovrebbero metterselo nella zucca. Tanto per incominciare, ci sono già milioni di immigrati regolari: hanno messo radici, partorito figli e ora i loro figli stanno mettendo al mondo altri figli. Siamo alla terza generazione, ormai. Passa veloce il tempo, neh? E non ho intenzione di ripetere la tiritera degli "immigrati che fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare". I lettori onesti sanno benissimo che, anche se pagati il giusto, la generazione che ha come massima aspirazione il velinismo e il Grande Fratello non si metterà mai a raccogliere arance e pomodori. L'ha scritto benissimo un mio commentatore qui. I giovani più bravi, invece, prima o poi fanno le valigie e approdano in paesi che finanziano la ricerca e la creatività. Mi limito solo a dire che gli immigrati sono un dato di fatto, clandestini inclusi. Piaccia o meno. Se ci sono è perché servono. Altrimenti non ci sarebbero. Ed è curioso che il governo si ostini ancora a centellinare i posti nel decreto flussi quando i dati imprenditoriali dimostrano inequivocabilmente che senza un numero crescente di immigrati regolari interi settori dell'economia italiana crollerebbero.

Ciò che sorprende veramente, però, è che gli altri paesi di immigrazione - nel bene o nel male - abbiano escogitato qualche tipo di modello, qualche straccio di soluzione, seppur manchevole o migliorabile. In Italia sembra invece che la volontà premeditata sia proprio quella di non fare niente non solo per non assumersi la responsabilità dell'azione ma per accolarsi il merito dell'inazione. Se quindi la situazione è esplosa in Francia, immaginate cosa può accadere in un paese come l'Italia che non riconosce praticamente nessun diritto in cambio dei doveri che pretende e che - anche se a qualcuno non risulta - ottiene. Cosa potrebbe succedere in uno stato in cui non si riesce neanche a consegnare un permesso di soggiorno in tempi ragionevoli, tanto da costringere gli immigrati a fare uno sciopero della fame? E basta con le balle: "la burocrazia", "i fannulloni", "anche gli italiani patiscono i disguidi". Non è vero: è cosi facile ottenere o quantomeno pretendere (giustamente) i propri diritti "cammuffandosi" da italiani (ove possibile) quanto è difficile farlo dichiarando nome, cognome e cittadinanza non-italiana.

E' alquanto significativo, poi, che i cittadini di Rosarno che ora stanno incassando la condanna della "violenza dei negri" da parte di tutti, siano gli stessi che hanno votato un comune sciolto per infiltrazioni mafiose, quelli che hanno sparato agli immigrati con i fucili a pallettoni provocando la loro reazione nonché gli stessi che - in una frenetica caccia allo straniero - hanno percosso, gambizzato, tentato di investire con le loro macchine gli africani che erano letteralmente ridotti in schiavitù e trattati come bestie sotto i loro occhi e nei loro campi. Ed ora hanno pure la faccia tosta di protestare contro la presenza degli stranieri, chiedendo "il rispetto della legge". E non sapevano chiederla prima, l'applicazione della legge? E cioè prima di votare una giunta in odor di mafia e di tollerare questa situazione incivile sulla loro terra? E poi quale legge? La Bossi-Fini? Tanto per incominciare la maggioranza degli immigrati africani coinvolti erano regolari. E poi la Bossi-Fini è in vigore dal 2002. Eppure lo stesso ministro dell'interno ha affermato che "In tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un'immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall'altra ha generato situazione di forte degrado". Qualcosa non quadra. O sbaglio?

C'è chi chiede ai politici di non concedere diritti di cittadinanza o di voto agli immigrati, almeno non a quelli islamici. Ora, se tanto mi dà tanto, quelli che hanno messo Rosarno a ferro e a fuoco erano cristiani o animisti. E infatti nessuno ha sottolineato la loro fede. Concedere la cittadinanza o il voto, secondo questi signori, sarebbe un rischio "da sprovveduti" perché potrebbe creare un "cittadino «contro-cittadino»". E quello che è successo a Rosarno cos'era? Un immigrato - regolare o clandestino che sia - «contro-cittadino»? Le botte erano le stesse, per quanto mi risulta. La verità è chi ha paura di concedere diritti agli immigrati (la cittadinanza, il permesso di soggiorno o il voto amministrativo) ha in realtà paura che, concedendo il voto a gente che lavora onestamente e si spacca la schiena per pochi euro, ci sia il rischio concreto di ritrovarsi con dei cittadini che non votano giunte mafiose. E sai che disastro, per l'immagine dell'Italia nel mondo?

sabato 9 gennaio 2010

Francese, italianofilo, preoccupato

Caro Sherif El Sebaie,

Non La conosco e Lei non mi conosce. La seguo dalla Francia da parecchi anni (sono francese) ed apprezzo molto il suo blog, che mi dà informazioni su certi aspetti poco conosciuti dell'Italia odierna, specialmente se li si vedono da Parigi, ove risiedo. Si dà poi il fatto che da alcuni mesi sia cresciuto in me un durevole interesse per gli sviluppi recenti della politica italiana — sono, come Lei avrà capito, molto italianofilo, e recenti eventi politici mi hanno spinto a seguire attentamente quanto avviene oggi nella penisola.

Questa mia recente concentrazione sui quotidiani eventi sociali, politici ed economici ha destato molte preoccupazioni per un paese di cui amo particolarmente la cultura. E certamente la prima mia preoccupazione è quella che riguarda l'ondata di xenofobia che mi sembra divampare vomitevolmente dalle vostre parti. Qui in Francia non siamo purtroppo immunizzati da questo sentimento abietto, ed il nostro governo non esita ad incitare all'odio verso gli immigati; anzi, con le sue ultime proposte incoraggia subdolamente un'espressione chiaramente razzista, od almeno anti-immigrazione.

Nondimeno ho l'impressione che la situazione italiana sia ancora molto più pericolosa ed inquietante di quella francese, in quanto ormai su ogni giornale (Corriere, Repubblica, ecc: il Suo blog ha elencato numerosi pesanti esempi), in ogni partito, in ogni regione viene concessa la cittadinanza a parole, penseri e idee che dovrebbero venire respinte d'instinto da ogni singolo cittadino se la società italiana fosse chiaramente sicura delle sue fondamenta democratiche, repubblicane e illuministiche.

Non voglio qui apparire come uno che dà lezioni di civiltà, soprattutto perché anche qui in Francia ci sono vari aspetti che destano ribrezzo sui termi riguardanti gli stranieri. Ma penso sinceramente che quel che sta avvenendo oggi in moltissimi discorsi pubblici italiani è assolutamente agghiacciante, molto di più di quanto non esista nei discorsi odierni francesi. Questo mio paragone parrà forse esagerato, ma, da xenofilo e da amico della cultura italiana, volevo soltanto testimoniare della mia forte paura per quanto sta avvenendo oggi nel cosiddetto Bel Paese. Ed incoragiarla a continuare nel suo nobile compito di raccontare come si evolvino i rapporti fra autoctoni e non in Italia. Le tramando i miei complimenti per il Suo blog.

Cordialmente,
Un lettore francese

PS: avrei molto da dire sul modo in cui viene strumentalizzato il tema dell'immigrazione anche qui in Fancia. Vi ho solo accennato, perché mi sembra che sarei stato off topic rispetto al tema del Suo blog, chiaramente incentrato sulla situazione italiana.

Risposta: Ringrazio il lettore per la sua bellissima lettera che trasmette, in maniera diretta e profonda, la preoccupazione che la situazione italiana sta destando nel resto del mondo. Purtroppo, non tutti in Italia riescono a capire che anche il sottoscritto - quando scrive, critica e denuncia - non lo fa perché "odia" l'Italia ma proprio perché la ama e vorrebbe vederla migliore. Spero che la lettera di un italianofilo francese, amante della cultura italiana, che non risparmia critiche al suo paese di origine, li aiuti a capire che le critiche possono anche essere costruttive e utili.

venerdì 8 gennaio 2010

In tutti questi anni...

"In tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un'immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall'altra ha generato situazione di forte degrado".


Roberto Maroni, ministro dell'interno, commenta la rivolta degli immigrati a Rosarno (8 gennaio 2010)

Curiosità del giorno:

La Legge Bossi Fini è l'espressione d'uso comune che indica la legge della Repubblica italiana, 30 luglio 2002, n.189, varata dal parlamento italiano nel corso della XIV legislatura (Governo Berlusconi, 2001-2006), di modifica del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, ovvero il D. Lgs. 25 luglio 1998, n. 286. La legge sostituisce ed integra la precedente modifica, la c.d. Legge Turco-Napolitano, ovvero la legge 6 marzo 1998, n. 40, confluita poi nel predetto Testo Unico. La legge è tuttora in vigore, poiché il governo Prodi (rimasto in carica per 722 giorni prima del ritorno del Presidente Berlusconi al governo) non ha potuto (o voluto) metterci mano.

Sartori, il Corriere e l'Agenda anti-immigrati.

Per la terza volta, il politologo Giovanni Sartori si è espresso sull' (impossibile) integrabilità degli islamici e sull'opportunità di (non) concedere loro la cittadinanza. Curioso (ma neanche tanto) che il Corriere abbia elargito all'esimio professore lo spazio per esprimersi per ben tre volte contro lo striminzito spazio concesso ad una replica alquanto fiacca da parte di un economista (e non di orientalista). A questo punto non sono più interessato a rispondere alle considerazioni che un individuo nato nell'anno in cui veniva esiliato l'ultimo Sultano di Istanbul può avere sulla società globale e multiculturale del 2010. Innanzittutto perché è evidente, ormai, che Sartori è in difficoltà. Altrimenti non si sarebbe barcamenato - per la terza volta consecutiva - con repliche sempre più contuse e complicate. L'atteggiamento - arrogante, stizzito e incline al misticismo - è tipico del professorone universitario messo alle strette dagli studenti seduti nell'ultima fila dell'aula ma molto più competenti di lui. Non è il caso infierire, quindi. Dopotutto Sartori è vittima di un quotidiano che, di volta in volta, rispolvera anziani scrittori in vena di esprimersi senza freni inibitori sul loro quotidiano nazionale preferito. Non è il primo, non sarà l'ultimo. E' accaduto con Oriana Fallaci, che - per ammissione del direttore del Corriere di allora (che è anche il direttore di oggi) - era ridotta ad affacciarsi dalle finestre della sua casa newyorkese per insultare, in maniera scomposta, i tassisti in attesa per strada. Al Corriere hanno pensato di darle lo spazio per fare la stessa cosa dalle prime pagine del principale quotidiano italiano. Elementare, no? Perché prendersela con Sartori, allora? Perché un accademico e un professore universitario degno di questo nome non dovrebbe compiacere gli istinti primordiali delle masse? Non dovrebbe appiattirsi sulle politiche governative (anche se munito del patentino anti-berlusconiano che apre tutte le porte a sinistra)? E dove dovrebbe accadere questo? Nel paese in cui solo una dozzina di personalità su oltre milleduecento docenti ha rifiutato di giurare fedeltà al Fascismo? Ma per favore...

Riflettiamo piuttosto sul fatto che il principale quotidiano italiano sta, da anni, conducendo una feroce campagna anti-immigrati. Badate bene: ho scritto "anti-immigrati," e non solo "anti-islamica". Perché se è vero che gli editoriali dei vari Allam, Fallaci, Sartori, sono anti-islamici, è altrettanto vero che essi puntano a minare alla base qualsiasi prospettiva di una società multietnica e interculturale funzionante. Il fatto che gli opinionisti del Corriere abbiano affilato le loro penne contro gli immigrati islamici è dovuto solo al momento storico propizio: tra uccisioni di copti in Egitto, attentati falliti e riusciti in America, provocazioni gratuite come le vignette danesi e relative reazioni e le guerre in Medio oriente, gli islamici hanno volontariamente indossato il costumino di lepri e si sono messi a correre muovendo i pon pon posteriore come fa ogni bersaglio degno di questo nome, il che facilita molto le cose per il Corriere e rende molto più immediate le reazioni negative presso i suoi lettori. Ma la caccia grossa è agli immigrati in generale: cinesi, peruviani, rumeni, filippini ecc. E sbagliano costoro a credersi al riparo dalla gioisa macchina di guerra mediatica che ora sta letteralmente stritolando gli islamici. Se negheranno i diritti di cittadinanza agli islamici, per non fare la figura dei razzisti incivili, li negheranno a tutti. E se il precedente degli islamici passa, niente e nessuno potrà fermare l'applicazione degli stessi principi a tutti gli altri, inclusi gli italiani che non si adeguano.

Il Corriere non è un quotidiano. E' l'espressione di precisi interessi politici e soprattutto economici. Da qualche parte è stata evidentemente stilata un'agenda molto chiara sulla condizione in cui devono permanere gli immigrati (non solo islamici) residenti in questo paese e il Corriere fa solo da megafono. Gli stranieri devono rimanere senza diritti e senza certezze, in modo da poterli ricattare in maniera continuativa e senza essere disturbati. Ora che Gianfranco Fini e altri politici lungimiranti si sono messi in testa l'idea di cominciare a concedere alcuni dei diritti che spettano agli immigrati in cambio di decenni di permanenza legale e leale in questo paese, c'è chi vuole fare fallire questo progetto. E ci riusciranno. L'hanno già detto e annunziato in tutte le salse che il testo attualmente all'esame della Camera è addirittura peggiore di quello che c'è già. Interventi come quello di Sartori hanno la stessa funzione delle spezie nel medioevo: servono a rendere digeribili pietanze già pronte (o almeno cosi credevano i medici di quel periodo).

Sartori per giustificare le sue panzane scrive che «una volta conseguita la massa critica necessaria, [il musulmano] crea e vota il suo partito islamico che rivendica diritti islamici se così istruito nelle moschee». In realtà nessuno ha paura dei "diritti islamici". E' una favoletta funzionale a spaventare le masse, esattamente come la favola dell'orco è funzionale a spaventare i bambini. Qui si ha paura dei diritti e basta. I diritti sono emancipazione e l'emancipazione è il contrario della schiavitù. E la schiavitù, si sa, genera un enorme profitto per chi la gestisce. Imprenditori che ricorrono alla manodopera in nero, proprietari di stamberghe affitate con tariffe da hotel di lusso, mafiosi in cerca di spacciatori che piazzino le droghe e via di questo passo. Il guaio è che chi si presta, consapevolmente o meno, a giustificare i negrieri contemporanei non si rende conto del fatto che sta accendendo la miccia di una reazione a catena che potrà deflagrare in qualsiasi momento. Come volete che reagiscano centinaia, migliaia, milioni di persone - di cui non si può farne a meno checché ne dicano - che oltre ad essere letteralmente ridotte in schiavitù vengono anche trasformate in bersagli per il tiro a segno (mediatico e non)? Leggo su Repubblica che ieri centinaia di immigrati africani "hanno invaso la strada statale che attraversa Rosarno mettendo a ferro e fuoco alcune delle vie principali: dalle auto - in qualche caso anche con persone a bordo - alle abitazioni, ai cassonetti dell'immondizia. A nulla è valso l'intervento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa". Prima di loro hanno reagito cosi i cinesi a Milano. E cosi reagiranno in futuro tutti coloro che si riterranno oppressi.

I complottisti che vogliono vedere in ogni immigrato un disturbatore, interpretano questo mio monito come una minaccia. Dicono che queste affermazioni "controproducenti" sono la dimostrazione del fatto che loro hanno ragione. Che si dovrebbe "fare piazza pulita" al più presto per non correre "rischi da sprovveduti". E allora niente cittadinanza agli immigrati, niente lavoro agli islamici e via di questo passo. Non si rendono conto, costoro, che con questo comportamento sono loro stessi a scandire il conto alla rovescia. Ciò che succederà in futuro - e succederà - è solo ed unicamente la matematica conseguenza della loro politica attuale, il frutto del seme che piantano adesso, la tempesta annunciata dal vento da loro seminato negli stessi istanti in cui io scrivo queste righe, con un sorriso stampato sulle labbra. Il sorriso di chi ha già capito chi ha vinto e chi ha perso. Perché la storia non la può fermare nessuno. Neanche il Corriere e coloro che si nascondono dietro di esso.

giovedì 7 gennaio 2010

Razzismo? Ma quando mai...

La Lega Nord del Trentino non vuole che gli uffici del suo gruppo in Consiglio provinciale siano spazzati da un'impresa di pulizie «composta da lavoratori islamici». Una richiesta in tal senso - scrive oggi il quotidiano Trentino - è stata inviata dal capogruppo leghista Alessandro Savoi al presidente del Consiglio provinciale di Trento Gianni Kessler. «Siamo un partito che ha una posizione chiara nei confronti dell'Islam - sottolinea Savoi - così non ci pare opportuno, né sicuro, che dei lavoratori di quella religione possano muoversi indisturbati nei nostri uffici, avere accesso al computer: ci sono dati e documenti sensibili». (Il Messaggero)

Il sindaco Andrea Bianchi ha bandito l'uso delle lingue straniere durante i raduni di circoli e associazioni locali. Una misura che molti hanno già bollato come «ad personam» per un centro culturale islamico, gestito da una piccola comunità marocchina e attivo da qualche settimana a Trenzano. (...) Poche settimane dopo l'inaugurazione del circolo, la Giunta di centrodestra ha sentito il bisogno di «di disciplinare le riunioni pubbliche o in luoghi aperti al pubblico da parte di associazioni, comitati o enti che perseguano scopi culturali, religiosi o politici». Il regolamento impone l'obbligo tassativo di tenere le riunioni esclusivamente in lingua italiana. (Bresciaoggi)

mercoledì 6 gennaio 2010

Sartori. Il pedigree di un vecchio professorone.

Giovanni Sartori, l'ultimo (si fa per dire) dei Vecchi Saggi regolarmente rispolverati dal Corriere per scrivere fregnacce sull'Islam, si è un po' risentito per essere stato ridicolizzato da una caterva di studiosi ed esperti molto più competenti di lui in materia. Al suo editoriale (sic) sull'"integrabilità degli islamici" hanno risposto infatti un po' tutti, in rete e non, e il bilancio era decisamente negativo per il vecchio professorone: non ne ha azzeccata neanche una, poveraccio. Marco Restelli, indianista e Lorenzo Declich, islamologo, gli hanno fatto letteralmente le pulci sui rispettivi blog, in particolare sui fatti storici da lui indicati come fondamenta del proprio ragionamento. Anche un brillante studente in relazioni internazionali, "nato in India, acculturato in Italia e soggiornante con cedolino" (come scrive lui), lo ha sbugiardato.

Sul Corriere, invece, Tito Boeri lo ha smentito sull'attualità, ricordandogli che "Il 77 per cento dei maghrebini di seconda generazione immigrati in Francia ha sposato una persona di cittadinanza francese" e che milioni di turchi vivono in Germania senza creare problemi. Purtroppo, Boeri ha replicato a Sartori secondo le modalità da me stigmatizzate a caldo quando scrissi: "Il guaio, in questo paese, è che quando questi espertoni "sbroccano" - perché di questo si tratta - nessuno osa gridare "l'espertone è sbroccato". Diventa tutta una gara a chi risponderà il "più pacatamente" possibile alle panzane propinate, col risultato che non si riesce mai a qualificarle per quello che effettivamente sono". Boeri non ha messo in luce gli strafalcioni del Sartori e non li ha argomentati. Si è solo limitato a porre domande generali, seppur di buon senso, lasciando al Sartori il compito di citare - a vanvera e persino sbagliando di nuovo - opere ed autori. Il che ha permesso a Sartori di fare la figura del dotto accademico e a Boeri quella del "«pensabenista», un ripetitore rituale del politicamente corretto, che perciò sa già tutto", come lo ha apostrofato Sartori stesso.

Questo tipo di risposta, con personaggi come Sartori, abituati a gridare slogan e a fare i capi-popolo, normalmente non funziona. Boeri è stato infatti ferocemente attaccato dal Sartori, che replica: "Il mio pedigree di studioso è in ordine. È quello del mio assaltatore che non lo è", "Se Boeri, che è professore di Economia del lavoro alla Bocconi e autorevole collaboratore di Repubblica, non è in grado di capire quel che scrivo, e dimostra di non sapere nulla del tema nel quale si spericola, figurarsi gli altri, figurarsi i politici." Quindi Sartori si arrampica sugli specchi, e si trincera dietro le scienze sociali per evitare di riflettere sulle "moltissime variabili che sono in gioco, ai loro molteplici contesti, e pertanto alla straordinaria complessità del problema. D’accordo. Ma nelle scienze sociali lo studioso deve procedere diversamente, deve isolare la variabile a più alto potere esplicativo, che spiega più delle altre. Nel nostro caso la variabile islamica (il suo monoteismo teocratico) risulta essere la più potente".

Ma pensa te...Ma uno studioso "con pedigree" non dovrebbe studiare appunto le variabili e rendere manifesta ai profani la complessità dei problemi che tratta? Oppure si deve limitare a cavalcare la vox populi e accontentare i lettori de La Padania? Che brutto modo di buttare alle ortiche un'onorata carriera accademica...Come ha giustamente scritto sul Messaggero Corrado Giustiniani: "Stiamo freschi se anche le intelligenze più lucide di questo paese perdono improvvisamente la brocca e, invece di proporre soluzioni, preferiscono sparare giudizi di pancia e diffondere veleni ai quattro venti". Il problema è che io dubito fortemente che Sartori, nato nell'anno in cui è stato esiliato l'ultimo Sultano di Istanbul, sia lucido. Cosa dire della chiusa della sua replica, per esempio? "Alla sua intensità massima (L'Islam monoteista, ndr) produce l’uomo-bomba, il martire della fede che si fa esplodere, che si uccide per uccidere (e che nessuna altra cultura ha mai prodotto)". Ma Kamikaze non era un termine giapponese, caro studioso dall'impeccabile pedigree?

Il problema, però, non è Sartori, la sua arroganza e la sua isteria di vecchio professorone. Il problema è che uno come Sartori si è ben guardato dal rispondere agli studiosi di orientalistica che hanno scoperto errori ed orrori persino nella sua replica, a partire dai titoli e dagli autori dei saggi da lui citati. Questo dovrebbe far riflettere sulla condizione in cui sono costretti fior fior di orientalisti e islamologhi italiani. Studi, lauree, dottorati e specializzazioni in materia e alla fine chi chiamano a parlare di "cose islamiche" sul più importante quotidiano del paese? Un politologo, un professore di economia del lavoro, una romanziera latitante, un Magdi Allam...Che tristezza. Cari orientalisti, sveglia. Avete perso quasi dieci anni di tempo, da quando l'Islam è diventato di moda, nel 2001. Quanto tempo avete ancora intenzione di perdere prima di occupare il posto che vi spetta in questo paese?

lunedì 4 gennaio 2010

Il murale, Berlusconi e l'Islam

Poche settimane fa, un murale che correva lungo la parete antistante la banchina della fermata della metropolitana di Porta Nuova, la centralissima stazione ferroviaria di Torino, è stato cancellato. Neanche un mese dopo che era stato dipinto. Il motivo? Il murale riportava 160 concetti collegati attraverso degli spinotti, e fra questi compariva anche la parola «Berlusca» immersa tra altre parole di attualità come «consenso», «politics», «mafia», «crime», «business» e «corruption» (vedi foto a fianco). Il consigliere comunale di An-Pdl Ferdinando Ventriglia ha puntato il dito contro l’opera chiedendo che venisse al più presto cancellata: «Tanto vale mettere sui pullman cartelloni pubblicitari con scritto “Berlusconi è mafioso”. Gtt è un’azienda controllata completamente dal Comune e quindi chiederò spiegazioni al sindaco e agli amministratori della società - che sono certo fossero all’oscuro della vicenda - per capire come abbiano potuto permettere la realizzazione di un murales del genere. Lunedì chiederò al prefetto di far rimuovere immediatamente il murales e di perseguire penalmente i responsabili di quello che è un reato di calunnia e di diffamazione». Non c'è stato bisogno: Gtt si è difesa sostenendo di non aver finanziato né tantomeno commissionato il murale, ma di aver solamente messo a disposizione degli organizzatori di una manifestazione artistica lo steccato utilizzato dai writers. «Gli organizzatori ci avevano garantito che non sarebbero comparse scritte offensive. Provvederemo al più presto a rimuovere l’opera». E così è stato.

Perché scrivo di questo episodio? Perché su questo stesso murale compariva anche la parola "Islam". In un riquadro sormontato da un piccolo minareto. E - secondo voi - quali erano i concetti a cui questa parola era collegata? Non me li ricordo proprio tutti, ma vi posso assicurare che erano tutti con connotazioni negative: terrorismo, fondamentalismo ecc. La cosa ovviamente non mi ha fatto molto piacere: che messaggio può trasmettere quest'opera alle decine di migliaia di persone che transitano da quella stazione? Tanto valeva mettere sui pullman cartelloni con la scritta "I musulmani sono terroristi". Avevo quindi intenzione anch'io di scrivere - in maniera riservata e senza tanta pubblicità - per chiedere un piccolo aggiustamento educativo. L’autore del murale, Paolo Gillone, in arte Jins, ha dichiarato infatti che l’opera va interpretata: "Non ho mai accostato Berlusconi alla mafia. Se qualcuno guardasse l’intera opera vedrebbe che ho inserito 160 concetti, con cui ogni giorno i media ci bombardano, e li ho collegati tra loro secondo associazioni di idee". Ma non dovrebbe essere compito dell'artista rielaborare e reinterpretare i concetti dell'attualità? Oppure si deve limitare a rirpoporli a caratteri cubitali, secondo le stesse associazioni di idee, all'interno della principale stazione ferroviaria della città? In ogni caso, il consigliere Ventriglia mi ha autorevolemente preceduto, seppur per altri motivi, e così ha risolto il problema platealmente e radicalmente: ottenendo la cancellazione dell'intera opera. Ora, non posso che fantasticare e chiedermi: se un islamico qualsiasi si fosse rivolto ai media, chiedendo l'intervento di Prefetto, magistratura ecc ecc, chiedendo la cancellazione dell'opera perché - obiettivamente - diffama e offende decine di migliaia di musulmani che in questa città lavorano e pagano le tasse, secondo voi come sarebbe finita? Ve lo dico io: avrebbero gridato alla fatwa islamica, all'intolleranza musulmana nei confronti dell'arte e della libertà, avrebbero messo l'artista sotto scorta e gli avrebbero commissionato un'opera simile in ogni stazione della metropolitana. Probabilmente l'islamico in questione sarebbe stato anche espulso. Tutto "In difesa della libertà di espressione", ovviamente. Ci mancherebbe altro.

domenica 3 gennaio 2010

I Marzo. Sciopero dei migranti.

Il prossimo Primo Marzo immigrati e francesi, stanchi del razzismo e delle politiche che esso produce, organizzeranno una grande manifestazione di protesta, la Journée sans immigrants, che prevede astensione dal lavoro, sciopero degli acquisti e molto altro ancora, per far capire all'opinione pubblica quanto importanti siano i migranti per l'equilibrio sociale ed economico del Paese, nonché per il suo arricchimento culturale. L'iniziativa è nata su FaceBook. L'amica Stefania Ragusa assieme a Daimarely Quintero e Cristina Seynabou Sebastiani si sono messe in contatto con i francesi e hanno pensato di organizzare in Italia qualcosa di analogo, nella convinzione che sia arrivato il momento di lanciare un segnale forte anche qui. In poche settimane il gruppo italiano è cresciuto enormemente (quasi 7000 adesioni), sono nati i primi comitati locali e i media hanno cominciato a parlarne. L'iniziativa ha carattere spontaneo, è espressione della società civile e, per riuscire, ha bisogno dell'aiuto e del contributo di tutti. Per contribuire, quindi vi invito a: iscrivervi al gruppo su FaceBook, iscrivervi alla mailing list inviando una mail all'indirizzo: primomarzo2010@gmail.com, visitare il blog e riprendere questa notizia e il manifesto sui vostri siti e nelle vostre mailing list. Mi auguro con tutto il cuore che funzioni: non vorrei che si riveli un flop controproducente. Difficile coinvolgere gli irregolari, i domestici, figuriamoci avere il sostegno di media, sindacati e partiti. Sarebbe stato meglio, secondo me, una grande manifestazione che coinvolga stranieri e italiani ma visto che l'iniziativa è comunque avviata, proviamoci lo stesso...

sabato 2 gennaio 2010

Gaza, l'asino e la sella

Un proverbio arabo recita: "Non è riuscito a domare l'asino, quindi si è sfogato sulla sella." Secondo la stessa logica, quattrocento manifestanti internazionali incapaci di condizionare i propri governi sulla questione palestinese si sono recati in Egitto con l'intenzione dichiarata di oltrepassare il confine con Israele e recarsi a Gaza, violando le sanzioni imposte dalla comunità internazionale e cioè dai loro stessi paesi. Dopo che è stato loro - come era prevedibile d'altronde - vietato di farlo, questi manifestanti hanno deciso di riunirsi, senza essere autorizzati dalle autorità locali, nella centralissima piazza Al-Tahrir, di fronte al museo egizio, per manifestare contro il divieto. Come era comprensibile, i manifestanti sono stati isolati dalle forze dell'ordine e pare che nel corso delle manovre ci sia stata una breve collutazione con la conseguente lieve contusione di due manifestanti italiani.

Non discuto le nobilissime ragioni che hanno portato questi manifestanti al Cairo, ovvero portare generi di prima necessità e medicinali ai palestinesi assediati a Gaza. Ciò che metto in discussione, però, sono le modalità con cui intendono perseguirle. Recarsi in un paese mediorientale con una sensibilissima posizione geopolitica con l'intenzione di violare sanzioni imposte dalla comunità internazionale e quindi - ripeto - dai loro stessi paesi, non risolverà nulla, anzi semmai rischia di aggravare la situazione provocando danni irremediabili. Io mi aspettavo che, di fronte al divieto, questi manifestanti tornassero per esprimere, ancora più energicamente, la loro indignazione nei confronti dei propri governi: se vogliono essere incisivi, devono manifestare nei loro paesi, nelle piazze delle loro capitali, di fronte alle proprie democratiche istituzioni. Mi sono ritrovato, invece, con alcuni sostenitori dei manifestanti radunati non di fronte alla Farnesina ma di fronte...all'ambasciata egiziana a Roma!!!

Qui si sta abusando dell'ospitalità egiziana. L'Egitto, attento fino ai limiti del servilismo ai bisogni dei turisti stranieri, viene ora ripagato una folla di cittadini occidentali che desidera manifestare senza autorizzazioni in un paese in cui non sono nemmeno residenti e che tenta di danneggiare l'immagine dello stesso invitando addirittura l'opinione pubblica internazionale a boicottare le mete turistiche egiziane. Pochi giorni fa, un attore comico italiano - di cui mi sfugge il nome - ha impersonato un agente di frontiera egiziano mentre interroga, con domande a dir poco surreali, un turista italiano in viaggio per il Mar Rosso. Lo scopo era quello di fare ridere i telespettatori. Peccato che nessun italiano viene "interrogato" al suo ingresso in Egitto, anche perché agli italiani è permesso di entrare con la sola carta d'identità (sic). Quando penso a ciò a cui devono sottostare gli egiziani per poter entrare in Italia, mi viene voglia di sputare in un occhio all'attore in questione. Voglio vedere se a quattrocento cittadini egiziani giunti direttamente dall'Egitto sarebbe stato concesso di manifestare, in una pubblica piazza e senza autorizzazioni, contro il governo italiano e le sue politiche estere o interne (leggi sull'immigrazione, respingimenti ecc). Ammesso che venga loro concesso un visto d'ingresso, naturalmente.

venerdì 1 gennaio 2010

Ci sarà pure un motivo...

"Solidarietà significa anche comprensione e accoglienza verso gli stranieri che vengono in Italia, nei modi e nei limiti stabiliti, per svolgere un onesto lavoro o per trovare rifugio da guerre e da persecuzioni: le politiche volte ad affermare la legalità, e a garantire la sicurezza, pur nella loro severità, non possono far abbassare la guardia contro razzismo e xenofobia, non possono essere fraintese e prese a pretesto da chi nega ogni spirito di accoglienza con odiose preclusioni. Anche su questo versante va tutelata la coesione, e la qualità civile, della società italiana".

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica

"La pace incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell'altro una persona, qualunque sia il colore della pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione".

Benedetto XVI, Pontefice