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domenica 28 febbraio 2010

Niente sciopero ma un Pride.

Il 1 Marzo niente sciopero ma un pride antirazzista
12 febbraio 2010, La Stampa

Lo sciopero degli immigrati del primo marzo a Torino non sara' uno sciopero. Ispirata alla mobilitazione francese, l'iniziativa nata come provocazione su facebook (cosa succederebbe se gli stranieri incrociassero le braccia?) e' diventata realta' mediatica prima ancora di avere un programma. Sono quindi nati i comitati locali per definire i modi della protesta. Se in molte altre citta' lo sciopero sara' realta', a Torino questo non succedera'. Per il comitato torinese, coordinato da Diego Castagno e Sherif El Sebaie, e' la composizione socioeconomica degli stranieri a non consentirlo: gli immigratu sono per lo piu' commercianti, colf e badanti, categorie per le quali e' molto difficile organizzare uno sciopero. Il primo marzo sara' quindi declinato come «giornata dell'orgoglio antirazzista», un pride contro xenofobia e permesso di soggiorno a punti all'insegna del giallo. Una cinquantina i gruppi che hanno gia' aderito. Si iniziera' con un concerto il 27 febbraio in largo Saluzzo. Il primo marzo saranno distribuiti palloncini gialli nelle scuole con piu' del 30% di immigrati, gialle le fasce al braccio degli ambulanti del mercato della Crocetta (all'iniziativa ha aderito anche l'Anva, associazione venditori ambulanti), le locandine esposte nei negozi di corso Orbassano e i drappi che sventoleranno su due palazzi popolari. E ancora: cinque convegni sul tema razzismo e un presidio sotto la Prefettura. Non sara' uno sciopero, ma la Cgil - contraria a uno sciopero etnico- ha aderito invitando gli iscritti a indossare una coccarda gialla. Sara' invece uno sciopero della fame quello dell'associazione radicale Adelaide Aglietta. Ancora da definire in dettaglio, invece, le iniziative del coordinamento antirazzista torinese che si e' riunito ieri sera in assemblea alla casa valdese.

giovedì 25 febbraio 2010

E bevvero dallo stesso calice

Quando Magdi Allam si è convertito al Cristianesimo con la sua tipica riservatezza spirituale (e cioè in mondovisione) scrissi che i musulmani non erano affatto arrabbiati e scontenti, come sostenevano i corifei dell'islamofobia italiota. Anzi, il sollievo dei musulmani era tale che persino loro hanno festeggiato brindando con champagne e bruschette al lardo. Io stesso rivolsi ad Allam, tramite le agenzie - riprese anche dal Corriere - un accorato appello che in parte ha accolto: "mi auguro si comporti secondo i preziosi dettami di Gesù Cristo che ha amato il diverso, il ladro, l'assassino, la prostituta, il corrotto e quindi lasci, finalmente, sia il 'Corriere' che i musulmani cattivi in pace".

Magdi lasciò il Corriere, il suo interesse per i musulmani si è notevolmente affievolito e, finalmente - come scrissi ancora una volta - "era diventato un problema della Chiesa, mica dei musulmani (che hanno anzi accolto la sua conversione con sollievo e preghiere di ringraziamento). Non passa giorno infatti senza che il suo sito dedichi attacchi allucinanti a rispettabili cardinali ed ecclesiastici "ammalati di relativisimo" e a dirsi "preoccupato per la grave deriva religiosa ed etica presente in seno al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso presieduto dal cardinale Jean-Louis Tauran". La Chiesa per ora non reagisce (mica sono sprovveduti come quelli che avevano definito il personaggio "nemico dell'Islam") e infatti lui si lamenta: "Nessun esponente della Chiesa ha risposto a questa Lettera aperta. Ed anche tra le risposte elaborate da parte degli iscritti alla mia Associazione, taluni si sono sentiti in dovere di difendere i musulmani e persino l’islam". Segno che alcuni di loro continuano a ragionare con la propria capuzella".

Ora che è candidato in Basilicata - pardon, Lucania - Magdi ha cambiato bersaglio, e non riuncia al suo hobby preferito: scassare gli zebedei al prossimo. Però anche li hanno sbottato. Il deputato del PDL Vincenzo Taddei l'altro giorno è esploso: «Siamo stanchi di sopportare le bugie di questo signore. (...) Allam fa solo demagogia e populismo non conoscendo la storia politica della nostra regione (...) Ma di cosa parla Allam che conosce la nostra realtà da soli trenta giorni. Quale contributo ha dato ai nostri territori tale da ergersi a giudice accusatore? A queste domande dovrebbe rispondere il leader di “Io amo la Lucania” piuttosto che dire infondatezze e distribuire offese (...) lui e la sua compagine, lo ribadisco, non hanno l’autorevolezza morale e politica per giudicare ciò che neanche conoscono».

Ma che Magdi parlasse di cose che non conosce era ampiamente risaputo.
A suo tempo, Massimo Campanini, affermato accademico e islamologo dell'Università di Milano, si era meravigliato a tal proposito: "stupisce notare come Magdi Allam sembri del tutto ignorare la letteratura scientifica sulle questioni mediorientali". Persino i suoi colleghi giornalisti dicevano che non sapeva fare il giornalista. Fonti pro-israeliane avevano infatti riferito che "Il Corriere della Sera ha ricevuto una lettera firmata da molte personalità, tra le quali anche alcuni giornalisti israeliani" che stigmatizzavano il suo modo di fare giornalismo. Recentemente è andato a partecipare ad una manifestazione indetta dagli egiziani copti a Roma. E dire che neanche tre anni fa dichiarava, su Il giornale: "Non so nulla dei copti e non ho mai messo piede in una loro chiesa".

Evidentemente, però, l'On. Taddei non era al corrente di tutto questo:
«Ho sempre stimato il giornalista Magdi Allam e il suo lavoro così come ho molto apprezzato tempo fa la sua conversione al cattolicesimo di cui condivido profondamente i valori. Ma da quando ha deciso di scendere in politica sembra aver dimenticato proprio i principi che lo caratterizzavano. Oggi dimostra di non avere rispetto per il lavoro altrui e di distribuire giudizi sferzanti senza alcun fondamento. Abbiamo ascoltato ogni tipo di accusa da parte di Allam, ora siamo sinceramente stanchi. Non è possibile continuare ad accettare le provocazioni continue e gravi che questo signore ogni giorno va diffondendo sui mass media». Ah, che sollievo. Come recita il detto arabo: "E ruotarono i giorni e bevvero dallo stesso calice".

lunedì 22 febbraio 2010

Hina. L'Islam non c'entra.

"La motivazione dell'agire dell'imputato (il padre di Hina, che ha ucciso la figlia, ndr) è scaturita da un patologico e distorto rapporto di possesso parentale, essendosi la riprovazione furiosa del comportamento negativo della propria figlia fondata non già su ragioni o consuentudine religiose o culturali, bensì sulla rabbia per la sottrazione al proprio reiterato divieto paterno».

Sentenza n.6587 della Prima sezione penale (Il Corriere)

"Non esiste nessun nesso tra il Corano, le idee religiose e quanto è accaduto alla piccola Hina, sgozzata con barbarie dal padre per la sua relazione. Anche ammettendo che tra i due fidanzatini ci fosse un rapporto più che "platonico", il padre non aveva nessuna scusa "religiosa" per compiere un crimine efferrato come quello".


Il sottoscritto, qui

“E Hina è solo il caso più noto. Ce ne sono stati anche altri che magari non sono finiti in tragedia per poco (...)”. Un dramma derivato da una cultura arretrata o dall’estremismo? (chiede il giornalista dopo l'uccisione di Sanaa, ndr) Guardi, il paradosso è che in Marocco una cosa così non succederebbe più! La popolazione è più secolarizzata, negli ultimi dieci - quindici anni si sono fatti passi da gigante grazie a tante associazioni di donne. Molti immigrati che stanno qui da anni, magari analfabeti, non hanno vissuto questo passaggio e anzi, si sono chiusi nel tradizionalismo e sono stati influenzati da un Islam che non ha niente a che vedere con la cultura marocchina”

Intervista a Souad Sbai, Panorama, Mercoledi 16 settembre 2009

Sulla sentenza, consiglio vivamente la lettura dell'articolo di Lorenzo Declich. Tra l'altro proprio Lorenzo segnala la presenza di un gruppo facebook - che rischia la chiusura - intitolato: "Souad Sbai, non voglio che mi rappresenti", a cui si sono aggregate più di 1450 persone. (E pensare che la Sbai, su Facebook, ha appena 841 fan.) Il gruppo si descrive cosi:

"Gruppo creato per unire tutti i Marocchini, in particolare, ed i Musulmani, in generale, che non vogliono essere rappresentati da lei o che non si identificano nell'immagine dell'Islam rispecchiata dalle sue diverse vergognose (non tutte!) dichiarazioni sui Musulmani nei vari mass media italiani. Il gruppo è aperto a tutte le Persone che hanno a cuore questa nostra causa, a prescindere dal loro crede religioso e dalla loro cittadinanza; basta che siano Cittadini del mondo. Il gruppo condanna ogni tipo di violenza o oppressione contro le donne, senza distinzione di appartenenza di genere. Ricordiamo che lo scopo qui non è affatto andare contro tale o tale Organo politico o religioso, ma soltanto far capire a tutti che l'essere musulmani praticanti non significa implicitamente essere dei presunti terroristi come viene spesso sottinteso dall'On. Sbai. Inoltre, come abbiamo sempre affermato, condanniamo con forza e senza riserva qualunque tipo di terrorismo o di estremismo che mira a fomentare l'odio verso il diverso.Non saranno tollerati minacce, insulti o volgarità nei confronti della persona di Souad Sbai, per il semplice motivo che tali comportamenti non fanno parte né della cultura islamica né dei dettami della nostra amata religione che è l'Islam. Quindi, i commenti offensivi saranno prontamente cancellati ed i loro autori categoricamente "bannati" dal gruppo".

Non mi sembra che ci sia nulla di "estremista", come invece lamentato da movimenti vicini alla Sbai. O sbaglio?

domenica 21 febbraio 2010

Mameli in pensione. Trionfa l'Italietta.

C’era una volta l'Italietta. C'era il Re, la Patria, la Famiglia e Dio. Oggi c'è ancora l'Italietta. Ma c'è il Principino, la Repubblica e le Escort. Vuoi mettere? Non c'era bisogno di essere dei veggenti per anticipare l'esito del Festival di San Remo, specchio dell'Italietta, reale e televisiva, con i suoi strumenti fatti di sms del pubblico che si collega a "o' sistema" e camionate di monnezza musicale. Viene eliminata Malika Ayane, nata da padre marocchino e madre italiana mentre trionfa la canzonetta italiota e calcistica del poligamo (vero o presunto) accompagnato dal rampollo principeso trombato alle elezioni europee da Magdi Allam (E per essere trombati da uno come Allam ce ne vuole). Gli altri vincitori, invece, escono dritti dritti dalle scuderie di Maria De Filippi e dal mondo dell'effimero targato Mediaset. Non è forse questa l'Italietta in cui viviamo?

Una "marocchina" che vince il festival della canzone "italiana" era del tutto inconcepibile in un paese in cui un giovane su due ha pregiudizi razzisti e in cui i tifosi della Juventus esibiscono uno striscione che recita "non esistono negri italiani". Molto più coerente, quindi, che a vincere questa edizione sia lo stornello che recita "l'orgoglio di essere italiani" mentre sullo sfondo scorrono le immagini dei calciatori. Poi, come in ogni farsa che si rispetti, ecco che salta fuori anche il Ct Marcello Lippi - definito dal direttore artistico Gianmarco Mazzi nientepopodimeno che "un'icona italiana" - che loda "la sostanza" della canzone, indipendentemente "da come il brano viene cantato". Ma non era il festival della canzone? Ancora una volta è andata in onda l'Italietta in cui i politici vanno a parlare nei festival canori, le showgirl parlano di politica e i trombati si riciclano in televisione per essere riabilitati e guadagnare consensi.

Il festival di San Remo è la chiave per capire come funzionano molte cose in Italia ed è proprio studiandolo che sono riuscito a stilare un prontuario per permettere agli immigrati di superare gli eventuali esami per il "permesso a punti" prossimo venturo: 1) Rispondendo alle domande dell'operatore dello sportello unico usare frequentemente parole come "Patria", "Religione", "Tradizioni", "Identità" e "Famiglia". Non importa conoscerne il significato 2) Pronunciare il tutto in un italiano approssimativo, preferibilmente con accento francese 3) Alla domanda sulla costituzione, esibire un album di figurine calcistiche 4) Se sei donna è auspicabile presentarsi con una bandiera italiana intorno alla vita (e nient'altro) 5) Se ti viene chiesto l'inno, canta "Italia Amore Mio". Il brano è reperibile nelle migliori balere. Se vi chiedono di Mameli, rispondete prontamente: "E' andato in pensione".

sabato 20 febbraio 2010

Era straniero. Nessuno l'ha soccorso

Ha scosso la coscienza della città il grande necrologio pubblicato sulla prima pagina della "Nuova Ferrara" dedicato a Sahid Belamel, straniero e clandestino, morto per il freddo la mattina di San Valentino dopo essere stato per molte ore nudo e ferito ai bordi di una strada senza che nessuno lo soccorresse. (...) Il necrologio provocatorio è stato apprezato anche da Roberto Natale, presidente della Fnsi che ha inviato alla redazione una lettera in cui «ringraziazia il direttore Boldrini e tutta la redazione de "La Nuova Ferrara" per la scelta di ricordare, in maniera giornalisticamente così incisiva, il giovane nordafricano. La nostra informazione - prosegue Natale - sui temi dell'immigrazione è troppo spesso un moltiplicatore dei germi di razzismo e xenofobia: quasi sempre senza rendercene conto, diffondiamo paure, stereotipi, pregiudizi. (La nuova Ferrara)

giovedì 18 febbraio 2010

Aumentano gli immigrati, aumenta il Razzismo.

Nel corso del 2009 la popolazione in Italia ha continuato a crescere, raggiungendo i 60 milioni 387mila residenti al primo gennaio 2010, con un tasso di incremento del 5,7 per mille. (...) I cittadini stranieri sono in costante aumento, e costituiscono il 7,1% del totale. Questi sono alcuni dei dati contenuti nelle stime anciticipate dell'Istat, diffuse oggi, sui principali indicatori demografici per l'anno 2009. E tra le cifre più interessanti, ci sono quelle sull'immigrazione: gli stranieri residenti in Italia ammontano a circa 4 milioni 279 mila al primo gennaio 2010, facendo così registrare un incremento di 388 mila unità rispetto al primo gennaio 2009. (Repubblica)

Il razzismo è un fenomeno tutt'altro che sradicato tra i giovani: quasi la metà dichiara verso gli stranieri atteggiamenti di chiusura, che per un 20% sfociano in vera e propria xenofobia, mentre l'asticella di quanti manifestano apertura si ferma al 40%. E' quanto emerge dall'indagine 'Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti'. Presentato oggi alla Camera, lo studio è promosso dalla Conferenza delle Assemblee delle Regioni nell'ambito delle iniziative dell'Osservatorio della Camera sui fenomeni di xenofobia e razzismo ed è stato realizzato da Swg su 2.000 giovani. (Repubblica)

domenica 14 febbraio 2010

Gli Egiziani di Via Padova

"Il problema delle minoranze arabe non è mai stato evocato. Si trattava di casi di violenza normale a cui le forze di polizia hanno dovuto reagire: violenze inaccettabili che non hanno niente a che fare con l'Egitto e con gli egiziani che, come comunità, rispettano abitualmente le leggi italiane".

Franco Frattini, Ministro degli Esteri, rispondendo alla protesta ufficiale dell'Egitto dopo i fatti di Rosarno.

Ieri centinaia di egiziani e - pare - alcuni marocchini hanno dato vita a disordini e aggressioni dopo l'uccisione di un giovane connazionale che il prossimo luglio avrebbe compiuto 20 anni e venerdì scorso era finalmente riuscito ad ottenere il permesso di soggiorno, dopo quattro anni di clandestinità. Una banale discussione fra tre ragazzi africani e cinque loro coetanei latinoamericani: sono volati prima sfottò, poi insulti e offese, fino a quando, una volta scesi dal mezzo uno dei ragazzi latinoamericani ha estratto un coltello e sferrato fendenti contro gli "avversari". Nel giro di una decina di minuti sono accorsi decine di immigrati arabi che volevano capire l'accaduto, conoscere l'identità della vittima e, sembra, portare con loro la salma. La rabbia è cresciuta e nel tentativo di contenerla gli agenti hanno iniziato ad agitare gli sfollagente. A questo punto la strada si è trasformata nel teatro di una guerriglia: auto ribaltate, vetrine sfondate, motorini rovesciati e cartelli divelti al grido di "italiani bastardi vi ammazziamo". Gli italiani, invece, bersagliavano gli egiziani dalle finestre con oggetti accompagnati dal grido "tornatevene a casa".

Che volete che vi dica? Come al solito, era già tutto scritto e preannunciato su questo blog. Stavolta era il turno degli egiziani, semplicemente. E se non verranno presi provvedimenti intelligenti a livello politico, seguiranno i peruviani, i rumeni, i filippini e tutte le altre nazionalità di stranieri che abitano in Italia. Perché, come scrissi neanche un mese fa, "qualcuno dovrà pur incominciare a chiedersi per quale motivo, ciclicamente, migliaia di immigrati si sollevano violentemente in questo paese. Stavolta era il turno degli africani di Rosarno ma appena tre anni fa erano i cinesi di Milano a sfasciare macchine, rovesciare cassonetti e prendersele di santa ragione da agenti anti-sommossa. In qualsiasi altro paese del mondo civile, il fatto che migliaia di persone (indipendentemente da colore della pelle, confessione o status giuridico) facciano cose simili dovrebbe suonare come un campanello d'allarme". Stavolta, proprio perché una rissa interetnica si è trasformata in guerriglia anti-italiana, il campanello non dovrebbe solo suonare, ma rimbombare. C'è nessunooooo?

sabato 13 febbraio 2010

Orgoglio Antirazzista a Torino

di Mauro Pautasso, Leggo

Che cosa succederebbe se gli immigrati scioperassero per un giorno? I primi a chiederselo sono stati i francesi, che stanno organizzando una vasta mobilitazione per il primo marzo. Poi, ci sono stati i fatti di Rosarno e il caso Balotelli: e allora se lo sono chiesto anche gli italiani indignati per i gesti razzisti. Ed è così che è nato su Facebook un gruppo per organizzare il primo marzo anche in Italia. In breve, le adesioni sono state migliaia e si è messa in moto una macchina che ha portato alla nascita di coordinamenti locali per organizzare l’iniziativa. Quello torinese ha presentato ieri il suo programma, ma bando agli equivoci: il primo marzo, a Torino, non ci sarà alcuno sciopero. Ci saranno convegni, un concerto (in largo Saluzzo, il 27 febbraio, darà il via alla mobilitazione) e un presidio sotto la prefettura. Ma chiedere agli immigrati torinesi di scioperare sarebbe “intellettualmente disonesto”, come affermato dai coordinatori del comitato del capoluogo piemontese, Diego Castagno e Sherif El Sebaie. Perché qui, gli immigrati sono soprattutto commercianti, piccoli imprenditori, badanti, cioè categorie di lavoratori che difficilmente aderirebbero a uno sciopero, così come accade anche per i loro colleghi italiani. La Cgil ha comunque aderito all’iniziativa invitando i suoi iscritti a indossare in quel giorno una coccarda gialla. Il giallo è infatti il colore scelto per quella che è stata definita “una giornata dell’orgoglio antirazzista”. Indosseranno fasce gialle anche gli ambulanti della Crocetta, esporranno una locandina gialla i negozi di corso Orbassano, palloncini gialli saranno distribuiti ai bambini delle scuole torinesi in cui gli immigrati superano la soglia del 30%. A scioperare veramente ci saranno i radicali dell’associazione Adelaide Aglietta, ma, come nella migliore tradizione radicale, si tratterà di uno sciopero della fame. Per aderire o avere ulteriori informazioni, l’indirizzo del blog ufficiale dell’evento è www.primomarzo2010.it.

venerdì 12 febbraio 2010

A contatto con i lucani...

Nel caso non sia evidente, in questi giorni sono impegnato. Per questo motivo vi allieto ogni tanto con qualche barzelletta meridionale.

Sherif

Il Csail sostiene la candidatura di Magdi Cristiano Allam alla Presidenza della Regione Basilicata considerandolo “punto di riferimento” della società civile lucana. (Valdagri.net)

Nella tarda serata di ieri la segreteria di Magdi Allam ha comunicato al Csail l’impossibilità “per motivi di sicurezza” di partecipare alla manifestazione promossa dal Csail per oggi pomeriggio (ore 18) (...) “Pur rispettando la decisione - comunica il presidente del Csail - non ne comprendiamo le ragioni, in quanto non mi pare proprio che sussistano a Corleto, cittadina di grande civiltà democratica, “problemi di sicurezza” a meno che non ci siano altre motivazioni a noi, evidentemente, sconosciute. Di qui il profondo rammarico del Csail e delle comunità del Sauro che avevano preparato ogni aspetto della manifestazione che pertanto è stata annullata senza possibilità di ripetersi”. (Lucania News)

martedì 9 febbraio 2010

Lettera da Gaetano Salvemini

Per lanciare la sua “proposta politica qualitativamente nuova e autenticamente innovativa”, Allam ha comunicato il suo primo punto programmatico: “in caso di vittoria, mi impegnerò a cambiare il nome della regione da Basilicata a Lucania”. E con questo l’ex vice direttore del Corriere si è guadagnato a pieno titolo la patente di meridionalista, che, fosse stato in vita, Gaetano Salvemini in persona avrebbe avuto il piacere di consegnargli. Ecco cosa scriveva, in un articolo del 1912 sulla “piccola borghesia intellettuale meridionale”, trasformista e ignorante, il deputato molfettese: “Sapete di che cosa discutono oggi, per che cosa si agitano, parecchi intellettuali della Basilicata, della regione più infelice e più dimenticata d’Italia, dopo la Sardegna? di rimboschimenti? di bonifiche? di sistemi tributari e doganali? di scuole? Oibò! Questi animali si agitano, affinché il nome della Basilicata sia sostituito con quello di Lucania”.

Magdi Cristiano Allam e Gaetano Salvemini, di Mack the Knife

venerdì 5 febbraio 2010

Magdi, il Messia d'importazione

Magdi Allam verso il popolo
di Mario Aiello, Ultimenotizie.tv

(...) Nel movimento «Io amo la Lucania» sono in due: Magdi e Cristiano. Anzi, in tre: Magdi, Cristiano e Allam. E tutti e tre, una trinità in cui il nostro è insieme padre, figlio e spirito santo di se stesso che s’è paracadutato dall’europarlamento di Strasburgo al Sud più desolato che lui farà risorgere, governeranno addirittura la Basilicata. Un trio di governatori per una regione così piccola? Sì. E che trio! Intanto, ai tre, andrebbe dato un tom tom che li aiuti a capire dove si trova la Basilicata, a cui si vorrebbe dare un nuovo nome: «Torneremo a chiamarla Lucania». Quindi diamogli due tom tom, uno per capire dov’è la Basilicata e l’altro per scoprire in quale angolo della Penisola si trova la Lucania. Due tom tom, tre governatori, ma un popolo solo: «Io mi appello al popolo della Lucania….». Così è partita la campagna elettorale dell’ex giornalista del «Corsera». Il quale doveva avere la benedizione di Berlusconi ma poi è saltato «l’accordo politico» fra il Cavaliere e l’egiziano – «Ci mancava solo l’egiziano», ha titolato il «Secolo d’Italia» subito accusato di «razzismo» – e il nostro, transfuga dall’Udc, s’è lanciato nella corsa solitaria. Berlusconi l’avrà scartato perchè – come ha fatto con il sindaco di Assisi – ha trovato le orecchie di Magdi, di Cristiano e di Allam troppo a sventola, e soprattutto troppe: visto che sono sei? Macchè. E’ stato tutto un complotto: «Il premier – ecco la denuncia – ha ceduto alle pressioni dei finiani, che non mi amano». Oppure ha resistito, almeno per una volta, al senso del ridicolo? Amore dei finiani a parte, l’aspirante governatore è il vero titolare ad honorem del Partito dell’Amore. «Io amo la Lucania», e vabbè. Ma anche «Io amo l’Italia», questo il nome del partito-madre che ha dato alla luce il movimento figlio, e vabbè un’altra volta. Ma soprattutto, «Io amo Gesù», così s’intitola un suo libro. Mentre «Io amo Israele» ancora non è sugli scaffali, ma ci si può consolare con «Viva Israele». Dopo la Lucania, il nostro diventerà governatore di Galilea, per poi avviarsi come Napoleone alla conquista del natio Egitto e così avrà un regno (dei cieli) che assomma i Sassi di Matera (più Rionero in Vulture) e le Piramidi con dentro i faraoni, cioè i suoi immeritevoli predecessori? Intanto i suoi appelli ai «cari amici e care amiche del popolo lucano….», e i suoi proclami alle «persone di buona volontà» che lo stanno supplicando a diventare il loro statista locale, stanno facendo breccia nei duri cuori degli indigeni. Ai quali, ma non a tutti e solo a quelli «credenti nella verità e amanti della libertà», il nuovo Messia d’importazione promette che, «a prescindere dalla vittoria, comprerò casa quaggiù», perchè «la Lucania è la mia terra! E voi siete il mio popolo!». Un popolo geloso della propria dignità, a cui Magdi sta attentando insieme ai suoi elettori Cristiano e Allam.

giovedì 4 febbraio 2010

Magdi Allam ha sbroccato

Magdi Allam ha sbroccato
di Alessandro D'Amato, Giornalettismo

Magdi Cristiano
Allam
parte a mani nude all’assalto della Basilicata. L’ex giornalista e vicedirettore del Corriere della Sera non ha evidentemente digerito la boutade della settimana scorsa, quando durante un vertice del PdL si era fatto il suo nome come candidato alla Regione, così come quello di Attilio Romita del Tg1 per la Puglia: una chiara boutade, alla quale però Allam ha creduto davvero: ha subito lasciato l’Udc, che lo aveva portato al parlamento europeo, e si è messo a disposizione di Berlusconi. Il quale però ha cambiato idea qualche ora dopo, decidendo di puntare su Nicola Pagliuca, capogruppo del partito in regione; nel frattempo, persino il Secolo d’Italia aveva ironizzato con un titolo – “Ci mancava l’egiziano in Basilicata” – che Magdi Cristiano aveva bollato come razzista. A quel punto, Allam ha sbroccato, come si dice a Roma. Si è messo in testa che quella regione doveva essere sua, costi quel che costi. Ha scritto una “Lettera al popolo lucano” nel quale ha annunciato la sua candidatura: correrà da solo, perché glielo chiede la Storia, “assumendo la missione di riscatto del popolo lucano da una profonda ingiustizia che lo costringe a vivere povero e umiliato in casa propria, voglio innanzitutto chiarire la ragione per cui oggi sono qui insieme a voi, determinato a mettermi al servizio della vostra causa che ormai mi appartiene totalmente al punto da considerarla la mia causa, che diventa la nostra causa comune“. Non solo: ha affiancato al suo movimento-sito “Io amo l’Italia” un’altra creazione, “Io amo la Lucania”, dal quale ha fatto partire un appello ai lucani “credenti nella Verità e amanti della Libertà” (manca solo la Bellezza e siamo in pieno Moulin Rouge), farcito di vignette orribili e di articoli di giornali locali tra cui troneggia quello che racconta il suo sfigatissimo esordio nella ormai “sua” Potenza (i microfoni non funzionavano) e parla di Allam come “il Barack Obama della Basilicata". "Cari Lucani credenti nella Verità e amanti della Libertà, inizio questa missione insieme a tutti voi sentendomi pienamente a casa mia. Il vostro affetto e la vostra fraternità mi hanno subito conquistato. Prenderò casa qui in mezzo a voi e condividerò con voi tutto il percorso che prima o dopo ci donerà la Verità e la Libertà, consentendoci finalmente di essere pienamente noi stessi a casa nostra“, delira in pieno assalto mistico mentre – ce lo immaginiamo – gira il Metaponto e tenta di aprire le acque del mar Ionio. E nel frattempo nel suo sito ospita commenti incensatori e qualche critica. Uno spettacolo nello spettacolo. Ma il massimo è rappresentato dall’immagine che Allam usa per il sito: “Ho deciso che la Lucania è la mia terra, e voi siete il mio popolo", promette Magdi Cristiano ieratico, biblico e anche minaccioso nella foto. I lucani sono avvertiti: mo’ so’ cazzi vostri.

mercoledì 3 febbraio 2010

L'Italia. Un caso da studiare

«Negri di merda, tornatevene al vostro paese». Ismael, Susi e tutti gli altri al loro paese, gli Stati Uniti, ci torneranno presto. Difficile che lo possano fare con un bel ricordo di Genova e dell’Italia, però. Perché mai e poi mai, probabilmente, avrebbero immaginato di finire col diventare bersaglio, in una normale trasferta di studio sulle dinamiche di massa e le manifestazioni di dissenso, di un gruppo di manifestanti contrari alla costruzione di un luogo di culto islamico. Tutto succede nella popolarissima via Bari, quartiere del Lagaccio, negli anni Sessanta e Settanta tra i principali serbatoi di case per chi, dal Sud, veniva a Genova per lavorare. È un giorno di tensione: c’è la manifestazione contro la costruzione della prima moschea di Genova, che sorgerà su un’area vicina al ponte intitolato a don Antonio Acciai, indimenticata anima dell’integrazione e della riscossa di un quartiere che non ha mai avuto nulla. C’è anche la contro-manifestazione organizzata dai centri sociali e altre associazioni che gravitano attorno alla sinistra. Un caso interessante, per i ragazzi americani ospiti dell’Università di Genova. I dieci ragazzi apostrofati in via Bari mentre tentano di raggiungere il centro della manifestazione vengono dalla scuola di giornalismo del John J. College, ramo dell’Università di New York. Accompagnati dal docente di Criminologia, sono in Italia perché hanno presentato un progetto dedicato al razzismo e ai problemi di integrazione. Il lavoro si articola in Toscana, ma saputo del corteo contro la moschea, i ragazzi hanno optato per questa visita, accompagnati da Luca Queirolo Palmas, docente dell’Università di Genova. «Abbiamo scelto il vostro Paese perché è un luogo dove il problema dell’integrazione è molto caldo», spiega Cesarina, 26 anni, di origine peruviana dal colore della pelle mulatta. Ha seguito le vicende di Rosarno alla televisione e le politiche sull’immigrazione clandestina, ma di certo non si sarebbe aspettata di finire al centro di un episodio di razzismo durante questa manifestazione. Mentre risaliva la manifestazione, diretta alla confluenza tra via Bianco e via Napoli, si è sentita urlare «negra di merda». «Ci sono rimasta molto male - confessa la ragazza, dal colore della pelle mulatto –Non pensavo di poter finire a essere un bersaglio, negli Stati Uniti non mi è mai successo nulla di simile». Aggiunge l’amica Susi Vel, 23 anni, mulatta anche lei, peruviana da anni stabilitasi nella Grande Mela: «Quando ci siamo voltate a guardare quella signora ha aggiunto: tornatevene a casa vostra, non vogliamo musulmani. Sono allibita. Non siamo nemmeno musulmane. Il clima qui da voi è davvero rovente». «La questione razziale - continua - è molto sentita negli Usa, ma il razzismo è più sotterraneo. Qui invece è diverso, certe abitudini sono più accettate». Riprende Cesarina: «Ho l’impressione che questo clima di odio contro gli stranieri non sia del tutto spontaneo, ma sia alimentato dai media e da forze politiche come la Lega». È musulmano invece Ismael Baptist, ragazzone di colore che non la finisce mai di annotare voci e particolari sul suo taccuino. (Il Secolo XIX)

lunedì 1 febbraio 2010

Lettera al Popolo Lucano

Cari amici e care amiche del popolo lucano,

Proprio oggi e in queste ore, il mio (ex) connazionale Magdi Exmusulmano Allam si sta ufficialmente candidando alla guida della vostra Regione, da indipendente, sfidando PDL, UDC e PD con una lista propria denominata "Io amo la Lucania".

Ho letto su Il Secolo d'Italia che probabilmente non sapete nemmeno dell'esistenza di Magdi Allam: un vero peccato. Da queste parti noi lo conosciamo benissimo. Ho ritenuto quindi opportuno rinfrescarvi la memoria con alcune dichiarazioni del soggetto, a testimonianza della sua coerenza, imparzialità ed obiettività.

Sono sicuro che, se verrà eletto, manterrà le sue promesse elettorali nello stesso modo in cui ha saldamente mantenuto e difeso le sue posizioni, le sue idee e persino le sue conoscenze storico-letterarie in questi ultimi anni (salvo quanto depennato dalle riforme scolastiche, beninteso). Dopotutto un mandato per la guida della Regione dura solo qualche anno: forse sarete beneficati da una politica efficiente di stampo nasseriano: in Egitto ha fatto miracoli.

Anch'io amo la Lucania pur non essendoci mai stato. Forse proprio per questo vi consiglio vivamente di votare il mio (ex) connazionale Magdi Allam.


PS: non sono responsabile di ciò che potrebbe accadere in seguito.

Sherif El Sebaie

"L'idea dell'invasione islamica è del tutto fuori luogo. I musulmani rappresentano meno del 2 per cento della popolazione italiana. La stragrande maggioranza è rispettosa della legge ed è sostanzialmente laica. Basta con queste generalizzazioni, con questa criminalizzazione gratuita. In questo modo si aizza a una guerra di religione le cui conseguenze saranno catastrofiche per tutti".

Magdi Allam, 1 novembre 2003

"Basta sottomissione all'Islam! Il suicidio della civiltà occidentale sta avvennendo per mano dello stesso Occidente, ammalato di quel relativismo cognitivo, etico, religioso e culturale che l'ha portato a mettere tutti e tutto sullo stesso piano (...) Oggi l'occidente si sta di fatto arrendendo agli estremisti islamici"

Magdi Allam, Grazie Gesù, P. 108-110, 2008

"Nel Corano così come nella Bibbia e nel Vangelo, lei potrà trovare dei versetti che incitano all'odio e altri che esaltano l'amore. Dipende da ciò che uno cerca. Dipende dall'interpretazione letterale o scientifica del testo sacro. Se lei è un uomo di pace e persegue la tolleranza tra i popoli e le religioni, troverà sicuramente nel Corano i versetti giusti per legittimare la sua scelta".

Magdi Allam, 1 novembre 2003

"Uno dei luoghi comuni diffusi a livello mondiale è che l'Islam sarebbe una religione di pace e che sarebbero i terroristi e gli estremisti a diffamarla interpretando arbitrariamente i dettami del Corano. Ebbene, io contesto questa tesi e considero che l'incitazione all'odio e l'istigazione alla violenza siano parte integrante dell'Islam dal momento che sono espressamente teorizzate nel Corano"

Magdi Allam, Grazie Gesù, P. 69, 2008

"Le sue conoscenze sulla realtà dei cristiani in Medio Oriente sono sbagliate. I cristiani sono parte integrante della realtà del Mondo arabo e del Medio Oriente. Ovunque godono della libertà di culto, con la sola eccezione dell'Arabia Saudita. Quanto all'emigrazione, è bene che sappia che esiste da quando esiste l'uomo. La storia dell'uomo si identifica con la storia dell'emigrazione dell'uomo. Gli industriali italiani che ricorrono agli immigrati, indipendentemente dalla loro fede, lo fanno per il loro sano interesse. Non condivido il suo catastrofismo".

Magdi Allam, Mercoledi 1 ottobre 2003

"Salviamo i cristiani del Medio Oriente. Stiamo assistendo in modo pavidamente e irresponsabilmente inaccettabile alla persecuzione e all'esodo massiccio di centinaia di migliaia di cristiani che sono i veri autoctoni della regione. (...) Si tratta della prova più eloquente della tragedia umana e dell'imbarbarimento civile in cui è precipitato il mondo arabo-musulmano, in preda al fanatismo ideologico degli estremisti islamici e all'intolleranza religiosa delle dittature al potere".

Magdi Allam, 13 giugno 2007

"Il processo di interazione tra le genti in un mondo sempre più globalizzato rimette in discussioni luoghi comuni, certezze consolidate. E' evidente che l'identità è una realtà flessibile, plurale e che evolve con il tempo. Essere consapevoli di questo processo significa quindi mettersi nelle condizioni di poter sia accettare gli "Altri" sia modificare il "Noi".

Magdi Allam, Mercoledi 1 ottobre 2003

"(L'occidente) è infatuato del modello sociale del multiculturalismo che s'illude sia sufficiente elargiere libertà a piene mani perché essa diventi patrimonio di tutti a prescindere da regole che sostanzino la cultura dei diritti e dei doveri, dalla condivisione di valori fondanti della collettività e dall'adesione ad un comune collante identitario nazionale"

Magdi Allam, Grazie Gesù, P. 108, 2008