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mercoledì 21 aprile 2010

Se non fossero egiziani

(City) C’è rimasta molto male la ragazzina di 13 anni che ieri mattina a Cascine del Riccio, alle porte di Firenze, si è vista rifiutare il giornaletto per il quale aveva raggranellato i soldi. E c’è rimasto ancora peggio il padre di lei, che è andato a chiedere spiegazioni e ha ricevuto in cambio una spruzzata di spray urticante. L’edicolante che lo ha aggredito, una 58enne, è stata denunciata per porto abusivo di armi. E viene da chiedersi se la reazione della donna sarebbe stata la stessa, se padre e figlia non fossero stati egiziani.

La colpa della ragazzina è stata voler pagare il giornaletto con 15 monete da 10 centesimi, che aveva messo da parte. L’edicolante - a differenza di molti negozianti sempre a caccia di spiccioli - non le ha volute. Per altro è illegale rifiutarsi di vendere un simile prodotto a un cliente che ha i soldi per comprarlo. La bimba, allora, ha raccontato quanto era appena successo a suo padre, un egiziano di 43 anni. L’uomo è andato a chiedere le ragione del rifiuto alla donna. Che però ha tirato fuori una bomboletta di spray urticante, risultata non conforme alle normative vigenti, e ha diretto il getto verso di lui. Lo ha colpito al viso, per fortuna senza raggiungerlo agli occhi., e l’uomo se l’è cavata con un’irritazione alla pelle.

La giornalaia si è giustificata con la polizia dicendo che, quando ha visto l’uomo andarle incontro, ha ”temuto il peggio”: tanto è diffusa l’idea (razzista) degli immigrati come pericolosi criminali. È stato un passante a chiamare sia il 118 che il 113.

venerdì 16 aprile 2010

Dal pulpito del Parroco

La settimana scorsa, a Udine, è morta presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia, una neonata i cui genitori sono musulmani. E' stata sepolta con rito islamico nell'area riservata ai musulmani nel cimitero di Paderno: 200 fosse - concesse dal Comune dopo oltre dieci anni dalla richiesta - orientate sull’asse nordest-sudovest, in direzione della Mecca. Gli oltre 5000 musulmani che abitano in zona, infatti, non erano più in grado di sostenere i costosi rimpatrii delle salme nei paesi d’origine. Ebbene, a dimostrazione che siamo in un paese civile e tollerante, subito dopo la cerimonia, i rappresentanti della Lega Nord e del Pdl hanno protestato: secondo loro la sepoltura della piccola sarebbe "irrispettosa dei sentimenti più intimi della maggioranza della popolazione". Per questo, sabato prossimo, è prevista nientepopodimeno che una raccolta firme contro la tumulazione della neonata (secondo alcuni, chiederanno di disseppellire il suo corpicino per interrarlo altrove) e per chiedere al comune di eliminare dal cimitero l’area destinata ai morti di religione musulmana. Va ricordato, sempre a dimostrazione che siamo in un paese civile e tollerante, che la decisione del comune di concedere un'area di sepoltura ai musulmani, aveva provocato le proteste della Lega, che a suo tempo aveva raccolto 1.700 firme e promosso una fiaccolata contro la concessione dello spazio cimiteriale. Come va ricordato anche che il parroco di Paderno è sceso in campo ed ha affidato a “Il Giornale” le sue lamentele. «Questa gente - disse riferendosi ai musulmani - dovrebbe laicizzarsi un po'..». Cioè, invece di rivolgere un pensiero a quei poveri genitori, a quella bimba, o magari fare penitenza - come ha chiesto il Papa - e prendere atto che la Chiesa è travolta dagli scandali sessuali coperti dalle alte gerarchie, dai preti che trovano cadaveri nei sottotetti delle loro chiese e poi "si dimenticano" di avvertire le autorità, questo prete ci chiede di auspicare la "laicizzazione" degli islamici. E cioè? Dove dovrebbero seppellire la neonata? Nel sottotetto di una chiesa?

mercoledì 14 aprile 2010

Piccoli passi verso il baratro

L'antefatto

"Neanche a pane e acqua, bensì fuori da scuola per due ore. Dove non si sa, non è questione che interessa l'amministrazione leghista di Adro. Siamo in Franciacorta, provincia di Brescia, e la guerra contro i bambini figli di famiglie che non pagano la mensa scolastica vede di nuovo protagonista un sindaco del Carroccio: Oscar Lancini. (...) Lancini è famoso per le sue iniziative contro gli immigrati extracomunitari: anni fa mise una taglia sui clandestini, ad Adro gli extracomunitari sono sistematicamente esclusi dai bonus per le famiglie bisognose. Ma dalla guerra agli immigrati, la politica dell'amministrazione leghista sta virando velocemente verso la guerra contro tutti coloro che si trovano in difficoltà economiche e sociali. L'esempio della mensa scolastica è lampante. La maggior parte di bambini esclusi è di origine straniera, ma non sono stati risparmiati i bambini italiani". (Il Manifesto)

Un anonimo (per scelta) imprenditore di Adro ha saldato il debito contratto con la mensa della scuola. Ed ha scritto una lettera che vale la pena leggere:

"Non sono comunista. Alle ultime elezioni ho votato Formigoni. (...) Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell'Ucraina. Vedo intorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l'insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era una cosa che faceva male. I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l'asticella dell'intolleranza di un passo all'anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? (...) Ma dove sono i miei sacerdoti? Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo? (...) I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L'età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso. (...) Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del «grande fratello».

Quando le ho scritte io, queste stesse cose, la storia dei campi di concentramento che non cominciano dal nulla, delle seconde generazioni che non dimenticheranno facilmente ciò che accade oggi, dei figli degli immigrati che si impegnano e faranno carriera nonostante tutti i tentativi di escluderli, sono stato tacciato di tutto e di più. Pazienza. Il tempo gioca a mio favore.

martedì 13 aprile 2010

Congolesi? No, negri italiani.

«Sporchi negri, tornate a casa vostra». Con questi insulti sei giovani algheresi hanno aggredito all’alba di domenica due fratelli di colore, di 22 e 28 anni, cittadini congolesi, di madre algherese, in possesso anche della cittadinanza italiana. L’episodio si è verificato nella centralissima via Carducci, a due passi da piazza Sulis. Il pestaggio è cominciato con il lancio di pietre, mattoni raccolti dalla pavimentazione stradale, poi con calci e pugni fino a quando qualcuno non ha dato l’allarme e i sei si sono allontanati lasciando i due giovani doloranti a terra. Accompagnati nel pronto soccorso dell’ospedale civile, a entrambi sono stati assegnati dieci giorni di cure per contusioni, sospette fratture, abrasioni al volto e lividi ovunque. (...) I due congolesi (in realtà cittadini italiani, ndr), che per comodità chiameremo George, 22 anni, al terzo anno di medicina nell’università di Sassari, e Vincent, 28, diplomato nell’istituto alberghiero di piazza Sulis e ora cuoco in un noto ristorante in Belgio, sono figli di una signora algherese che ha sposato quarant’anni fa un allievo pilota della Repubblica del Congo, conosciuto ad Alghero dove all’epoca la scuola di volo dell’Alitalia addestrava piloti per l’aviazione civile di Paesi di tutto il mondo e in gran parte del continente africano. Oggi il padre di George e Vincent è il comandante pilota dell’aereo del presidente della Repubblica del Congo. (...) Nei giorni scorsi il giudice di pace di Alghero, Barbara Cossu, ha condannato una ristoratrice algherese, Antonia Salis, titolare del Santa Cruz, a 500 euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali per aver ingiuriato e malmenato un proprio dipendente, un cittadino della Repubblica Dominicana. Si ha quindi la sensazione che nella «civilissima» città di Alghero fermenti razzistici, frutto prevalentemente di grande ignoranza, stiano prendendo piede. (La Nuova)

lunedì 12 aprile 2010

Se fosse italiana...

Rifiutata dall’ospedale perché le era scaduta la tessera sanitaria, una bambina nigeriana di 13 mesi muore poche ore dopo. Il padre, in regola con il permesso di soggiorno, aveva appena perso il lavoro e non poteva rinnovare il documento che forse avrebbe strappato la piccola alla morte. «Uccisa dalla burocrazia», dicono gli amici della coppia, che in 200 hanno sfilato per le vie di Carugate, hinterland di Milano, dove la famiglia vive. «I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», grida ora Tommy Odiase, 40 anni, in Italia dal 1997. Chiede giustizia mentre stringe la mano della moglie Linda, di nove anni più giovane. (...) In mano Tommy Odiase ha un permesso di soggiorno da residente da rinnovare ogni sei mesi ma che scade in caso di disoccupazione. Il nigeriano, per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria propria e delle figlie, doveva presentare una serie di documenti che ne attestassero la posizione, fra i quali la busta paga dell’ultimo mese. Licenziato solo sei settimane prima, la pratica si è trasformata in un incubo. Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso. L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria. Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla» (Repubblica).

PS: Dove sono finiti i "Sostenitori della Vita" sempre e comunque?

giovedì 8 aprile 2010

Intorno a noi solo odio

Tarik Ouarif ha 39 anni ed è maghrebino, nato a Casablanca, la più grande e popolosa città del Marocco. Dieci anni fa è venuto in Italia, a Bologna, dove si è sempre impegnato per vivere onestamente, lavorando sodo e inviando i risparmi alla famiglia rimasta in patria. "Me ne sono andato via dal Marocco," ha spiegato allo scrittore-attivista Roberto Malini, "perché non avevo alcuna opportunità di lavoro. (...) Così un giorno ho deciso di tentare la via dell'Europa e ho scelto l'Italia, quando non si respirava ancora un'atmosfera così ostile agli stranieri". A causa delle leggi anti-immigrazione che in Italia diventavano sempre più rigide e meno attente ai diritti di chi fugge da paesi in crisi umanitaria, Tarik non è sempre riuscito ad avere una residenza e un lavoro regolare. Senza residenza, senza un lavoro "a libri" e senza permesso di soggiorno (le tre condizioni sono purtroppo interdipendenti), Tarik ha vissuto la difficile condizione del "clandestino", divenuta insopportabile dopo l'approvazione del "pacchetto sicurezza": il razzismo, la necessità di vivere nascosto per evitare le retate della polizia, la terribile ipotesi di finire rinchiuso in un Centro di identificazione ed espulsione, la deportazione. Nonostante questo, si è sempre dato da fare per aiutare i fratelli in difficoltà e per provvedere alla famiglia nel suo paese di origine. Un giorno, in preda alla disperazione, Tarik si è messo in contatto con il Gruppo EveryOne. "Aiutatemi. Vivo in una condizione terribile," ha detto a Roberto Malini. "So cosa accade a chi finisce nei Cie italiani, perché i miei connazionali che hanno vissuto quella spaventosa esperienza me l'hanno descritta tante volte. Il terrore, le botte, gli insulti, l'obbligo ad assumere psicofarmaci che ti trasformano in uno zombie, il cibo immangiabile, l'acqua marrone, le malattie, le umiliazioni. Non posso restare in Italia perché intorno a noi c'è ormai solo odio, ma non posso neanche tornare in Marocco, perché l'italia non ha previsto i rimpatri volontari e se desideriamo tornare a casa, dobbiamo passare per l'inferno dei Cie, anche per sei mesi di detenzione. Chiedete a chi ci è rimasto così a lungo, se non ha pensato al suicidio o se non ha tentato di togliersi la vita. Da voi non se ne parla, ma se le associazioni per i Diritti Umani decidessero di intervistare chi è stato nei Cie italiani, sentirebbe cosa incredibili, allucinanti e forse finalmente si farebbe qualcosa per mettere fine a tutto quell'orrore, che colpisce gente che non ha nessuna colpa, se non quella di essere povera". Tarik, che oggi è al sicuro, era uno dei tanti stranieri che vorrebbero abbandonare l'Italia, afferma Roberto Malini, "ma che non possono farlo perché il nostro paese non ha approntato alcun programma di rimpatrio volontario né di rimpatrio umanitario". (Leggi il resto)

lunedì 5 aprile 2010

Rispettare, infrangere. Comunque si ottiene tanto.

Antonia Liskova, l'attrice slovacca che vive in Italia da 15 anni, svela: "Non scherziamo, l'Italia non è per nulla un Paese razzista. Se si viene in Italia a rispettarne la cultura, le leggi, si ottiene tanto. D'altronde a casa d'altri cosa si fa? Si rispettano le abitudini dei padroni di casa". Antonia Liskova, attrice slovacca integrata

"Ci sono le leggi da rispettare - spiega al settimanale 'Diva e donna'- e qualche volta anche da infrangere. Tra un film e l'altro, quando non avevo lavoro, avrei dovuto lasciare l'Italia". Ma, invece, "ho avuto anch'io i miei periodi da clandestina. Ma in definitiva credo che le normative italiane siano anche troppo permissive: una sanatoria, un condono, prima o poi arrivano sempre".

giovedì 1 aprile 2010

Un Arabo impertinente in Padania (VI)

Leggi la prima puntata
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Leonardo Da Vinci raccontava che "le ostriche si aprono completamente quando c'è la luna piena. Quando il granchio ne vede una, lancia una pietra o un'alga dentro la fessura e l'ostrica non si può richiudere, diventando cosi un buon pasto per il granchio stesso. Questa è la sorte di chi blatera e si pone in questo modo alla mercé dell'ascoltatore". Ecco perché, a differenza di chi sgomita per accreditarsi o imporsi come "leader" politico, ideologico o spirituale che sia, preferisco osservare silenziosamente dall'esterno quindi dire lo stretto necessario quando è il momento di farlo. Per lo stesso motivo non ho profili sui social network e ho tracciato delle linee di demarcazione molto chiare riguardo ai temi trattati su questo blog, secondo la massima: "Celate i vostri scopi e progressi, non svelate i vostri progetti fin quando non possono essere incontrastati. Vincete la vostra guerra prima di averla dichiarata".

Coerentemente con questa mia inclinazione, non smanio neanche per scrivere tutti i giorni sui quotidiani o apparire in televisione come sostengono alcuni miei detrattori che hanno erroneamente interpretato i miei interventi pubblici come "ricerca di visibilità giornalistica". L'idea di dover sfornare per forza un articolo o di dare fiato alla bocca quando magari non c'è niente su cui vale la pena esprimersi mi abborre perché non può che portare alla perdita di ogni credibilità. Ho sempre considerato i media come un "quarto potere" da maneggiare con cura soprattutto in un paese che ne abusa abbastanza. E, in effetti, i miei interventi sui quotidiani nazionali (Il Manifesto prima, quindi Repubblica) sono coincisi esclusivamente con tre questioni che mi hanno convinto della necessità di espormi al di fuori di questo blog: la prima consulta islamica, la puntata di Anno Zero sull'Islam a Torino e l'annunciata interrogazione parlamentare sull'origine dei finanziamenti destinati alla costruzione della moschea del capoluogo sabaudo.

A convincermi a scendere in campo nel primo caso era il pericolo insito nell'accreditamento di alcuni personaggi indicati da Magdi Allam quali "rappresentanti" dell'Islam Italiano. Ho condotto, all'epoca, una vera e propria campagna culminata con la mia intervista all'Imam Feras Jabareen, candidato di punta per la prima consulta (che proprio per colpa di quell'intervista finì in disgrazia) che ha contribuito a far crollare il castello di carte innalzato dal novello profeta del Corriere: dopottutto l'Islam moderato non era cosi unito intorno al suo inventore. Cosi come negli scacchi è necessario isolare il Re, queste interviste hanno accelerato le successive, plateali, prese di distanza dal soggetto che - ritrovatosi solo - ha dovuto prendere atto dell'inesistenza del "suo" islam moderato e quindi cambiare registro (e religione). La mia è stata la prima ed unica voce - assai fastidiosa - contro quello che si prospettava come un vero e proprio piano per mettere le mani sulla questione dell'immigrazione in Italia da parte di una piccola lobby aguerrita, alcuni esponenti della quale sono ancora in circolazione, nel tentativo di farsi intestare il monopolio sugli immigrati. Mi consolo pensando che lo strumento "Consulta" risulta comunque oggi enormemente ridimensionato e senza pretese di rappresentatività. Se ciò è successo è anche, in piccolissima parte, merito del sottoscritto.

Negli altri due casi invece sono intervenuto perché avevo (ed ho) a cuore i processi di integrazione portati avanti a Torino, città in cui vivo e che considero un laboratorio vitale per il futuro dell'Italia multietnica. I miei editoriali sulla puntata di Anno Zero sono stati decisivi nel ridimensionare la portata di una trasmissione decisamente discutibile mentre quelli che dimostravano il regolare versamento dei finanziamenti da parte del Ministero degli Affari religiosi del Marocco a favore dell'erigenda moschea hanno vanificato l'atteso, devastante, effetto mediatico dell'annunciata interrogazione parlamentare finalizzata a gettare ombre sulla regolarità delle procedure. Sia chiaro che non rivendico l'esclusività di nessuna di queste azioni, visto che i miei interventi si sono sempre sviluppati in un contesto di scambio e collaborazione con tantissime altre persone. Mi preme però rivendicare la portata pratica e concreta delle mie "chiacchiere", visto che sono percepite da alcuni solo come tali. Quando parlo di piccole azioni destinate a conseguire risultati nel lungo periodo non parlo di "aria fritta" ma di un modus operandi già ampiamente collaudato. Come l'acqua che erode la roccia, anche piccole azioni possono far traballare lo status quo. La domanda è: può un immigrato spingersi in controtendenza alla vulgata popolare autoctona e a coloro che tale vulgata sfruttano sapientemente per il proprio tornaconto? E se la risposta è si, fino a che punto? (Continua)