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martedì 25 maggio 2010

Cavalieri di Stelle

Ecco perché sono scomparso per un po'. Scusate. Spero di poter riprendere a riscrivere a breve, nel frattempo chiedo gentilmente ai miei commentatori - visto il tenore dello scambio nelle ultime settimane - di darsi una "calmata".

Un’occasione unica per avvicinarsi ad un aspetto inusuale della cultura e dell’arte islamica: gli astrolabi e l’architettura della cupola islamica. Si tratta della mostra “Cavalieri di Stelle. Sotto la Cupola del Cielo”, organizzata sotto la supervisione scientifica della Prof.ssa Anna Marotta (ordinario del Dipartimento per le Scienze e le Tecniche dell’Insediamento, II facoltà di Architettura), e curata da Sherif El Sebaie, esperto di Arte Islamica e docente di Lingua Araba e Civiltà islamica. L’esposizione propone infatti pregevoli riproduzioni dei meravigliosi astrolabi arabi i cui originali sono conservati oggi in diversi musei internazionali quali il Metropolitan di New York, il British Museum e la Biblioteca Nazionale di Parigi. La mostra ha però anche lo scopo di esaltare l’architettura della cupola islamica, frequentemente decorata con motivi geometrici talvolta a forma di stella, come metafora della volta celeste, mettendo in correlazione astronomia e architettura.

In occasione dell’inaugurazione, che si è svolta il 24 maggio alle 18,30 presso l’Aula Magna del Politecnico, un sistema all’avanguardia di proiezione su tre schermi brevettato da CULTNAT (Centro per la Documentazione del Patrimonio e dell'Eredità Egiziana - Biblioteca Alessandrina) ha permesso attraverso le più sofisticate tecniche di proiezione virtuale e di ricostruzione tridimensionale di fare rivivere l’eredità dell’Antico Egitto. Per la prima volta in Italia è stata proiettata un’opera lirica cantata in “lingua geroglifica” tratta dai testi incisi sul celebre Zodiaco del tempio di Dendera, che rappresenta il cielo così come era conosciuto dagli antichi egizi. L’opera lirica concludeva un dettagliato percorso che illustra la storia del tempio e soprattutto i significati nascosti dello zodiaco. La seconda proiezione ha fatto invece rivivere, a tremila anni di distanza, la Festa di Opet, ricorrenza sacra dedicata al Dio Amon, dio Ariete di Tebe, confrontando le raffigurazioni riportate sui bassorilievi del tempio di Luxor ai rituali praticati ancora oggi dagli egiziani musulmani nel corso della festa dello sceicco sufi Abu Al-Hajjaj, seppellito in una moschea risalente al 19esimo secolo e che oggi è parte integrante del tempio.

L’evento, frutto della collaborazione tra il Politecnico di Torino, l’Associazione Culturale Inturin, l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata Egiziana in Italia, l’Ufficio Scientifico dell’Ambasciata Italiana al Cairo, e il CULTNAT - con il contributo della Regione Piemonte e del Politecnico - è stato inaugurato in presenza del Consigliere Culturale e Scientifico dell’Ambasciata egiziana a Roma - che ha conferito al Curatore, al Responsabile scientifico e agli Enti promotori il Certificato di Benemerenza e Gratitudine dell'Ambasciata Egiziana -, dal Direttore del Centro per la Documentazione del Patrimonio e dell’Eredità egiziana, già Ambasciatore dell’Egitto presso l’UNESCO e dall'Assessore all'Istruzione, Turismo e Sport della Regione Piemonte e il Pro-Rettore del Politecnico di Torino. La mostra è stata inoltre visitata in anteprima assoluta da S.E. il Console Generale degli Stati Uniti d'America.

L’inaugurazione della mostra darà il via, a partire da martedì 25 maggio, al seminario internazionale sull’Architettura Islamica promosso e organizzato dalla prof.ssa Anna Marotta e che si svolgerà presso il Castello del Valentino e il Politecnico di Torino. Il seminario, che coinvolgerà esperti di arte e architettura islamica provenienti dall’Università del Cairo e da altre università italiane, affronterà i temi dell’architettura islamica indagando in modo particolare sulle cupole delle moschee e le decorazioni arabescate che caratterizzano tali monumenti.

sabato 8 maggio 2010

Se in questo paese si studiasse...

Certo non aver fatto i conti col proprio passato significa molto. L'Inghilterra ha fatto i conti con il suo passato coloniale, la Germania ha fatto i conti con il suo passato nazista e lo stesso hanno fatto la Francia e altri paesi. In questi paesi è impensabile che un ministro chiami "bingo bongo" i neri. Impensabile. Se un ministro inglese, francese o tedesco lo facesse verrebbe fatto a pezzi dai suoi elettori, sarebbero loro stessi a non accettarlo. Il che dimostra che occorre fare i conti con il nostro passato proprio per non ripeterne gli errori. Se continuiamo a ripetere a noi stessi che gli italiani non sono razzisti ci rifiutiamo di vedere la malattia che poi va in cancrena. Come è già andato in cancrena in passato. (...) Se in questo Paese si studiasse un po' di più e si parlasse un po' meno, vedremmo che la storia è sempre quella. Non c'è niente di sorprendente: se diventa una guerra tra poveri il povero si difende. E se viene spiegato al povero che il suo problema è la concorrenza del marocchino e del cinese che gli porta via il lavoro, lui reagisce in un certo modo. Se invece si spiegasse alle persone che non è così, perché non è così, e che i problemi sono strutturali… Ad esempio che noi abbiamo un problema enorme di portualità: tra due anni il porto di Tangeri movimenterà tanti container come tutti i porti italiani messi insieme: cosa c'entrano gli immigrati? Eppure nessuno parla dei porti, come mai? Perché l'immigrazione è una tigre da cavalcare per fare politica e in questo la Lega gioca sporco. Non mi stupisce per niente che gli operai veneti votino Lega: un po' perché pensano che sia un modo di difendersi dal declino, di arginare il più possibile il declino. Inoltre perché, secondo me, la sinistra non fa il suo mestiere. E poi ultima cosa: se tu fossi disoccupato preferiresti avere al governo Pecoraro Scanio? O si offre un'alternativa oppure meglio i messaggi semplici della Lega: fuori il marocchino, lotta alla criminalità e no a nuove tasse.

(Da un'intervista a Gian Antonio Stella,
su L'Espresso)

domenica 2 maggio 2010

Ora è razzismo consapevole

Spettabile redazione,

mi chiamo Yoon Cometti (in arte Yoon C. Joyce) e sono un attore di origini coreane adottato ancora in fasce da genitori bergamaschi. Ho recitato in film come "Gangs of New York" di Martin Scorsese, "Ti amo in tutte le lingue del mondo" di Leonardo Pieraccioni, "Cemento armato" Marco Martani. Ma stavolta vi scrivo per raccontare un episodio avvenuto all'aereoporto di Orio al Serio (Bergamo) di cui vorrei la gente sapesse, perché fatti del genere sono davvero deplorevoli.

In data 27 Aprile 2010 mi reco in aeroporto con destinazione Roma, dove devo incontrare un produttore. Parto la sera prima dell'appuntamento per sicurezza. Già al metal detector incappo nella prima noia quando la guardia addetta al controllo vedendomi comincia a fare dei versi alla Bruce Lee e a ripetere "Liso, liso, saionara, saionara" a mo' di sfottò. Io infastidito rispondo in bergamasco e lui viene colto di sorpresa.

Alle 21,30 sono in coda per imbarcarmi. Quando giungo al banco, il ragazzo che sta al terminale mi osserva facendo una smorfia, e mentre le altre persone erano state fatte passare senza verifiche scrupolose al biglietto, al mio turno l'addetto prende la mia carta di identità, controlla che la foto corrisponda alla faccia e controlla meticolosamente i dati. Poi mi fa notare che anziché "YOON COMETTI", sul biglietto (emesso dalla Ryanair) c'è scritto "YOON COGNOME". Io non me ne ero accorto, evidentemente al momento della prenotazione il computer ha commesso un piccolo errore, ma da una veloce verifica i dati della carta di identità nonché quelli della carta di credito corrispondevano. Malgrado questo l'addetto dice che non posso salire a bordo, perché nessuno gli garantiva che il tizio il cui nome era riportato sul biglietto, ovvero Yoon Cognome, corrispondesse a me.

Faccio notare che ho un impegno importante, la collega suggerisce di aggiungere il cognome a penna, non avrebbe comportato nulla di grave, ma lui è irremovibile. Mi arrabbio e chiedo di parlare con un direttore o con qualcuno, loro mi ridono in faccia aggiungono che non avrei ricevuto alcun rimborso. Fanno chiudere le porte. Ormai l'aereo parte, io rimango basito, loro mi invitano ad andarmene altrimenti avrebbero chiamato la polizia.

A questo punto me ne vado. Cerco il primo treno e alle 5 parto dalla stazione di Bergamo da cui prendo la Freccia Rossa per Roma e pur non avendo praticamente dormito sbrigo i miei impegni. La sera infine mi imbarco dall'aereoporto di Ciampino con il biglietto di ritorno con la medesima intestazione - "YOON COGNOME" - ma stavolta la ragazza al banco lo guarda e senza dire nulla mi fa salire. Tornato a casa, ho strappato il biglietto, (che era rimasto in mio possesso) preso ancora dalla rabbia, ma poi l'ho ricomposto e ho pensato di allegarlo a questa lettera.

Racconto questo episodio per denunciare il clima di razzismo che c'è nel nostro Paese: quando ero bambino, e ne ero già vittima per il colore della mia pelle (ho subito pesanti pestaggi) si trattava di un razzismo ignorante; adesso è ancora peggiore, perché è diventato un razzismo consapevole. E se la prima volta che mi sono sentito chiamare "sporco muso giallo" avevo 14 anni, ed ero a Bergamo, lo scorso anno è andata peggio: ho cercato casa in affitto in città, ma tutti me l'hanno negata. Pensate che i proprietari mi spiegavano il loro "no" dicendo cose tipo "non vorrei che si formassero dei ghetti cinesi".

Cordiali saluti,
Yoon C. Joyce

(La lettera è stata pubblicata su Repubblica)