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giovedì 24 giugno 2010

Scappare davanti ad un essere umano.

Sono una (ex?) ragazza italiana, cristiana e cattolica....anche se, vabbè, non pratico tanto le chiese nè i sacerdoti. Fino a poco tempo fa, come tutti, avevo odio e paura nei confronti dei musulmani, anche perchè nel 2005 una bomba bastarda di Al Qaeda fece esplodere un ristorante in Egitto...e la mia amica Rita che era là dentro, morta inutilmente a 25 anni. Poi però ho sentito in TV un intervento delirante di Daniela Santanché....e ho pensato: "Cavolo, non voglio essere come lei!"

Così ho cercato di andare oltre le mie paure e la mia rabbia e mi sono avvicinata a siti e ambienti musulmani. Non certo per convertirmi (vorrei vedere! Scappo dalla mia religione e mi vado a imprigionare dentro un'altra???). Devo dire che PARLANDO, DIALOGANDO coi musulmani...soprattutto con gli italiani di seconda generazione... ho capito che molti di loro sono gente di pace, onesta e altrettanto spaventata dal clima di terrore che ci circonda.

Tuttavia, pure in questa gente moderata, trovo ancora una gran confusione sulle leggi islamiche e coraniche che mi fa capire come non potrà mai esserci pace finché non ci sarà una linea comune da seguire. Ad esempio, trovo incredibile che persone che vivono in Italia da 20 anni parlino ancora di poligamia... o di "divieto per le donne islamiche di sposare un non musulmano"....! Ci sono antiche leggi "medievali" che vanno superate, così come noi cristiani abbiamo superato le nostre leggi assurde per cercare un bene comune possibilmente uguale per tutti.

Insomma, è difficile capire. Ma è terribile scappare davanti ad un altro essere umano. Io non voglio battaglie come quelle di Rosarno....ma non voglio nemmeno l'Italia affidata in mano a pazzi come il padre di Sanaa. Sono una cristiana in cerca di dialogo ... tutto qui. Se volessi aiutarmi anche tu te ne sarei grata.

Grazia, 11 gennaio 2010

Gentile Grazia,

Mi rendo conto che rispondere quasi sei mesi dopo può sembrare fuori luogo, ma i miei impegni e la mole di email che ricevo non mi permettono di soddisfare in tempo utile le richieste di commenti e pareri che i miei lettori mi sottopongono quotidianamente. Ciononostante, se la cosa non è proprio urgente, un mio lettore - anche sei mesi dopo - può ritrovarsi lo stesso, nella casella, una mia risposta alle sue domande.

Che dirle, quindi? Se il suo odio iniziale per i musulmani non era affatto giustificato, Il suo odio per i terroristi lo è pienamente. E, mi creda, gli egiziani - musulmani e cristiani - sono i primi ad aver sofferto le conseguenze degli attacchi dei movimenti integralisti, ai turisti e alla minoranza copta, pagando un altissimo tributo sia in termini di vite umane che in termini economici, considerate le ricadute sul settore del turismo. Le porgo quindi - seppur a distanza di tempo - le mie condoglianze per la morte della sua cara amica, con la consapevolezza intima che questo lutto è condiviso dal popolo egiziano nella sua totalità.

Sono felice che, a differenza di altri, si sia resa conto - ad un certo punto - che gli interventi di taluni esponenti politici e del mondo mediatico contribuiscono ad accrescere l'odio piuttosto che l'armonia nella società. E mi fa ancora più piacere che lei sia arrivata a questa conclusione frequentando musulmani in carne e ossa, specie i giovani di seconda generazione, scoprendo che sono persone pacifiche e operose. Sono sicuro che la strada da perseguire è ancora lunga - lo dimostra il suo riferimento alla necessità di superare certi anacronismi - ma sono fiducioso nel fatto che sarà proprio quella seconda generazione con cui è contatto a raggiungere il traguardo della convivenza pacifica.

Mi auguro che il suo cammino di scoperta dell'altro prosegua, le riservi piacevoli soprese, grandi amicizie e un orizzonte di conoscenze che contribuisca a non farla mai più scappare davanti ad un altro essere umano.

Cordiali saluti
Sherif El Sebaie

lunedì 21 giugno 2010

Un Arabo impertinente in Padania (Ultima)

Ho il brutto vizio di iniziare serie di articoli, come quella che state leggendo, poi interrompere causa impegni inderogabili e riprendere un bel po' di tempo dopo, quando ormai si è perso il filo conduttore. Ma alcuni commenti mi sollecitano comunque a riprendere un discorso che è rimasto sospeso dal 1 aprile scorso. In particolare il commento di un lettore che afferma che "Sherif è persona con cui sono in disaccordo su quasi tutto, che non sopporto per il suo vittimismo e godrei veder rispedito a domicilio". Della serie "Mi batterò fino alla morte affinché tu possa dire il contrario di ciò che penso". Questo ci riporta alla domanda con cui ho concluso la penultima puntata di questa serie: può un immigrato spingersi in controtendenza alla vulgata popolare autoctona? A leggere alcuni commenti di questo blog sembrerebbe proprio di no. Con quale diritto tu, immigrato - per di più proveniente da un paese arabo ed islamico - parli di democrazia e diritti, e che ne sai? Come può succedere che uno straniero giudichi e critichi le leggi, i provvedimenti e la stessa classe politica votata dalla maggioranza dei cittadini di questo paese? E' evidente che si tratta di un immigrato che non serba gratitudine per il paese che lo "ospita", che si comporta da padrone nella "casa altrui".

Sono fermamente convinto che c'è un malinteso di fondo: l'immigrato davvero "integrato", quello che vuole il bene del paese in cui vive è proprio quello che dovrebbe essere pienamente partecipe dell'ambiente che lo circonda e non quello che assiste passivamente, magari covando rancore. Perché "la Democrazia", come scrive Umberto Eco, "non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare. Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia". E dal momento che è sotto gli occhi di tutti che l'attuale minoranza non reagisce (neanche quando è al potere) su una materia delicata come lo è quella dell'immigrazione, è evidente che tale compito è stata delegato ad altre forze politiche e quindi, a maggior ragione, anche ai diretti interessati - gli immigrati - di cui il sottoscritto fa parte.

Credo che si possa tracciare un parallelo tra quello che ho affermato pocanzi e le posizioni assunte dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso dei lavori della direzione del PDL. Diceva Fini: "È una dimostrazione di lealtà, a mio modo di vedere, uscire dal coro di quelli che dicono che tutto va bene. (...) Credo che sia uno stimolo con spirito costruttivo quello di chi dice che su alcune questioni si può fare di più, che su alcune questioni ci può essere anche una linea che non è al cento per cento quella che fin qui è stata seguita. È, credo, un contributo di doverosa chiarezza e lealtà che parte dal presupposto che non sono opinioni personali. Possono essere opinioni minoritarie, certamente sì, possono essere opinioni condivise da una quota non maggioritaria della nostra classe dirigente e quindi dell’elettorato". Allo stesso modo - ideologicamente parlando - io credo che un immigrato leale nei confronti di questo paese abbia il dovere e la responsabilità di dire cose non gradite all'elettorato italiano. Che abbia il coraggio di dire che la linea fin qui seguita in materia di immigrazione è completamente sbagliata e che questa non è un'opinione personale ma l'opinione di una minoranza che è ormai molto consistente in questo paese: quella degli immigrati e dei loro figli, ma anche di coloro che con l'immigrazione hanno a che fare quotidianamente: gli imprenditori che hanno bisogno di mano d'opera, gli anziani che necessitano di badanti, le coppie miste etc etc.

Non a caso la prima questione strettamente politica affrontata da Fini in quel suo discorso è stata quella relativa all'immigrazione: "si dà corso a ipotesi di intervento in materia di immigrazione per le quali un bambino che è figlio di un immigrato che perde il lavoro e quindi il permesso di soggiorno è cacciato dalle scuole come se si trattasse di un bambino serie b. Il rispetto della dignità umana! Non potete dire che non è vero, perché chiudere gli occhi di fronte alla verità non è saggio. E anche qui, chi c’era nell’altro governo ricorderà che ne discutemmo. Ci sarà stata una ragione per la quale all’epoca non passò l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, perché la considerazione non poteva che essere quella che c’è stata. È eretico dire che io non mi ci ritrovo nei valori del Ppe, del rispetto della dignità umana quando sento dire che i medici devono fare la spia, che quando un immigrato clandestino va in ospedale deve essere segnalato ai carabinieri. Amici ve lo dico col cuor in mano, non fate interesse né del Pdl né di Berlusconi dicendo che sono bugie. Perché sono i problemi con i quali si confrontano in tanti casi i nostri amministratori, sono problemi drammaticamente presenti, discutiamone, cerchiamo di correggerli. Alcune questioni sono state poste in modo incauto o se volete senza prevedere tutte le conseguenze".

Il punto è proprio questo: le conseguenze. E non mi riferisco solo alle conseguenze di breve termine, ma quello di medio e lungo termine. I provvedimenti presi in materia di immigrazione in questo paese sono delle vere e proprie mine sapientemente piazzate sotto le fondamenta della società e dell'intero paese. Prima o poi esploderanno senza preavviso, come e peggio di quanto è accaduto in Francia. E' stato uno spettacolo davvero deprimente vedere le facce compunte dei partecipanti ai lavori della Direzione del PDL mentre Fini parlava. In quel momento ho avuto la conferma che la classe politica è dannatamente ostinata a non guardare al di là del proprio naso e cioè al di là delle prossime elezioni. E siccome in questo paese le elezioni ci sono ogni 6 mesi, nessuno vuole assumersi la responsabilità morale di dire e fare cose che possano far perdere le elezioni. Un mio commentatore, l'altro giorno, mi ha sconvolto con le seguenti parole: "Allam è infinitamente meno pericoloso di te. Tu con la tua faccia da bravo ragazzo tenti, e fra le anime belle appollaiate sul pero ci riesci egregiamente, di contrabbandare l'islam per quello che non è. Lui è un peso antipatico, tu sei un simpatico Ulisse, che però tiene per le briglie il cavallo di Troia". Per questo lettore, io sarei "un mistero" che dà adito a tante ipotesi: forse voglio "indorare la pillola dell'infiltrazione islamica, forse ha degli sponsor come Ramadan o come alcuni "islamisti" che operano negli USA, o magari sta lavorando (ed infatti ha sempre pesato accuratamente le sue parole e non si è MAI sputtanato, neanche per sbaglio) per proporsi come futuro leader politico della comunità islamica (votante) in Italia, chi lo sa? Certo è che il primo è un peso inutile, il secondo una presenza che non si sa bene cosa potrebbe nascondere. Tornassero entrambi in Egitto non farebbero una lira di danno". Leggendo queste affermazioni, mi è venuto in mente un altro commentatore, già citato nella prima puntata, che mi scrisse che "c'è bisogno di persone come te. Contro la fuga di cervelli italiani verso l'estero è piacevole pensare che qualcuno venga in Italia nonostante tutto". Evidentemente non tutti sono d'accordo. Dopotutto, chi pensa fa paura. (FINE)

venerdì 18 giugno 2010

Non è un problema di mise

Aisha Mesrar, originaria di Casablanca, mediatrice culturale al commissariato di Rovereto - città dove vive da vent'anni - è stata eletta consigliere comunale. Ha rilasciato un'intervista al Corriere del Trentino che vi propongo qui. Il giornalisa che la intervista osserva: "Molto diversa da Souad Sbai, parlamentare del Pdl, pure marocchina ma con mise occidentali". Senza nulla togliere alla sacrosanta battaglia per l'emancipazione femminile condotta dall' On. Sbai, fa piacere vedere finalmente una musulmana, per di pù velata, che si candida e vince senza ricorrere alla solita tiritera sulla donna musulmana sottomessa e soggetta alle bizze del marito-padre-padrone.

Una donna araba entra per la prima volta in Consiglio. Emozionata?

Sono tranquilla. Mi piace però pensare che la mia elezione possa essere un segnale per le seconde generazioni. Un segnale per chi è deluso, per chi fa fatica e per i ragazzi, perché non mollino e possano sperare in un futuro migliore rispetto a quello dei genitori. Quanto a me, vorrei solo che in Consiglio non mi vedessero diversa.

Si riferisce al leghista Willy Angeli? In campagna elettorale ha annunciato di parlare dialetto in caso di sua elezione.

Non mi ha toccato quello che ha detto. E lo saluterò cordialmente: non lo giudico, perché non lo conosco. Vorrei però che neanche gli altri giudicassero me. Da noi c’è un detto: «Chi frequenta un popolo per 40 giorni, diventa come lui». Io sono qui da vent’anni. Rovereto mi ha dato tante cose, ma tante credo di averle date anch’io.

Però la diffidenza verso gli immigrati permane. Soprattutto musulmani. La Lega dice che voi non volete integrarvi, apprendere la lingua e gli usi locali.

L’integrazione non è assimilazione. Io conosco l’italiano e capisco il dialetto, ma la mia identità è arabo musulmana. È su questo che poggia la mia stabilità. Integrazione è interscambio tra due culture, convivenza e rispetto dell’altro».

Ci sono margini difficile da colmare. Le donne islamiche, ad esempio, sottomesse al maschio padrone.

Le donne, nell’Islam, sono compagne degli uomini cui devono rispetto, ma devono essere trattate come il cristallo. Non usate per il corpo, ma per la mente.

Ci sono figlie sgozzate dal padre e donne massacrate perché senza velo.

E in Italia non ci sono padri che ammazzano i figli? Solo che i casi di immigrati finiscono per avere più risalto.

Se capitasse che suo figlio un giorno si fidanzasse con una trentina e diventasse cattolico, come reagirebbe?

Tutto è possibile. Ma dedicando tempo ai figli, per trasmettere loro la cultura di origine, si evitano sorprese e conflitti generazionali.

In molti Comuni c’è conflitto per le moschee. Voi ne vorreste una?

Noi abbiamo un luogo di preghiera alle Cartiere. Credo che sarebbe bello avere un posto più grande, dove creare un centro culturale in cui insegnare l’arabo e far conoscere le tradizioni nostre anche ai roveretani.

Tanti hanno pensato che le venisse data la delega all’integrazione.

Non la vorrei. A lungo ho rifiutato di candidarmi perché non volevo diventare una specie di “quota rosa”, da tutelare. Io in Consiglio voglio rappresentare le donne che hanno famiglia, che lavorano, che hanno fatto sacrifici per cambiare e migliorare. Voglio parlare di città, della mia città

venerdì 11 giugno 2010

Ultime dall'Europa

Maglia nera dell'assenteista

Tra i più assenteisti (fra i parlamentari europei, ndr) troviamo Ciriaco De Mita (Udc), Vincenzo Iovine (IDV), Alfredo Antoniozzi (PDL), Alfredo Pallone (PDL) e, maglia nera per l’Italia in Europa con il più alto numero di assenze all’ultimo posto Magdi Cristiano Allam (UDC/Io amo l’Italia) con appena il 52% di presenze in plenaria (24 giorni su 46) si colloca agli ultimissimi posti anche nella classifica generale delle presenze di tutti gli eurodeputati (727° posto su 733). Forza Magdi, il 733° posto non è lontano! Per ora è occupato dall’europarlamentare rumeno George Becali che si è recato all’Europarlamento soltanto in 15 occasioni su 46 (32,61%) (AgoraVox)

Famiglia Tradizionale

È la figlia Benedetta, da giugno assistente dell'eurodeputato Magdi Cristiano Allam, altro campione dell'integralismo religioso, giunto a Strasburgo eletto nell'Udc di papà Rocco e per far sì, parole sue, che "l'Europa abbia un'anima che affondi nella certezza delle sue radici giudaico-cristiane". (...) Ora aiuterà il neoeletto a prendere dimestichezza con la macchina europea e anche con quella Commissione libertà pubbliche di cui Allam è membro supplente, la stessa che bocciò la candidatura del padre. L'Udc, non è un mistero, ha al primo posto la difesa della famiglia, quella tradizionale. (L'Espresso, 2009)

Leggere contraddizioni

Sono lieto di comunicarvi che il nostro movimento politico “Io amo l’Italia” è stato riconosciuto dal Parlamento Europeo come soggetto politico indipendente. (...) Si tratta di un importante successo politico che prende atto che Magdi Cristiano Allam è il fondatore e il presidente di “Io amo l’Italia” e che “Io amo l’Italia” è un soggetto politico indipendente presente ed accreditato in Italia. (...) E dal momento che “Io amo l’Italia” non ha i requisiti per essere accreditato come soggetto politico indipendente all’interno del Parlamento Europeo, “Io amo l’Italia” continuerà per ragioni amministrative a far riferimento al gruppo dell’Udc con il quale fui eletto quale indipendente nel Parlamento Europeo nel giugno del 2009. (Magdi Allam, Magdiallam.it)

martedì 8 giugno 2010

Una straniera qualunque

Picchiata da quattro ragazzine perché colpevole ai loro occhi di essere uscita con un loro amico. La vittima del pestaggio è una marocchina di 16 anni, le responsabili sono studentesse italiane tra i 15 e i 17 anni, denunciate per minacce e lesioni personali dai carabinieri. Qualche sera prima la straniera era uscita con il loro amico: questo ha scatenato la gelosia della gang femminile, che ha pianificato la spedizione punitiva. Tutto è successo davanti agli occhi dei pendolari in attesa dei treni, che hanno subito avvisato i carabinieri. La ragazza è stata portata all'ospedale San Lazzaro: aveva una distorsione al collo, un labbro malconcio e diversi lividi sul volto e sulle gambe. Il comandante dei carabinieri di Alba Nicola Ricchiuti precisa: «È stata una questione di gelosia tra amiche che non avrebbe nulla a che vedere con questioni razziali: al posto di quella giovane extracomunitaria poteva esserci una qualunque ragazza italiana». (Il Corriere)

domenica 6 giugno 2010

La Terza Guerra Mondiale?

(ANSA) I Guardiani della rivoluzione iraniani sono pronti a scortare navi che cerchino di forzare il blocco israeliano della Striscia di Gaza se la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, decidesse di dare un ordine del genere.

(APCOM) Il premier turco Recep Tayyip Erdogan sta valutando la possibilità di recarsi nella Striscia di Gaza per "rompere il blocco israeliano". E' sua intenzione chiedere alla marina turca di accompagnare un'altra flottiglia umanitaria verso la Striscia di Gaza.

venerdì 4 giugno 2010

Apriti Sesamo!

Il ministro degli interni francese Brice Hortefeux è stato condannato a pagare una multa di 750 euro per "insulti privati di natura razzista". Era stato ripreso da una telecamera nel momento - pensate un po' - in cui commentava sugli immigrati maghrebini: "Quando ce n'è uno, ancora ancora. Quando sono molti iniziano i problemi". E' la prima condanna di un ministro francese per insulti razziali da oltre 50 anni. Se questo principio venisse applicato in Italia, e facendo le debite proporzioni (la battuta di Hortefeux è da principiante, davvero, ma se ne rende conto solo chi risiede nel Bel paese), alcuni ministri ed onorevoli italiani potrebbero saldare il debito di tutti i paesi del terzo mondo.

martedì 1 giugno 2010

Meritocrazia all'italiana

Su una delle navi cariche di aiuti destinati alla popolazione di Gaza - e per questo assaltate in acque internazionali dalle forze armate israeliane - c'era anche Angela Lano, ora trattenuta in un carcere dello stato d'Israele. Nelle prime ore, di lei non c'erano notizie, il che era assai preoccupante considerato il tragico bilancio di quell'azione sconsiderata. Azione che - come scrive Vincenzo Nigro su Repubblica - "danneggerà innanzitutto la credibilità di tutta Israele e a lungo termine indebolirà il diritto alla sicurezza e la stessa legittimità del popolo dello Stato ebraico". A conferma, quindi, di quanto scrissi già ai tempi della guerra del Libano: "Le sconfitte di Israele non sono né militari né strategiche (...) sono invece di simpatia presso i popoli, di credito presso "l'uomo di strada". (...) E' Israele stesso a danneggiare la propria immagine a livello internazionale. (Quanto è accaduto, ndr) è un ulteriore passo avanti nella totale distruzione dell'immagine e della reputazione dello stato ebraico, messa in atto dallo stato ebraico stesso da quando ha cominciato la sua "rappresaglia", che ormai non conosce più limiti".

Angela Lano è un’orientalista e una studiosa del mondo arabo e islamico. Collaborava con la redazione torinese di Repubblica occupandosi della cronaca mediorientale. Qualche anno dopo decise di lasciare la collaborazione: aveva bisogno di più spazio per trattare la sua materia, la questione palestinese. Nel 2006 nasce quindi l'agenzia online da lei diretta: Infopal. Registrata al tribunale di Genova, ha la redazione in provincia di Torino. Conta una decina di collaboratori, una squadra di consulenti fra studiosi, giuristi e giornalisti, e alcuni corrispondenti da Gaza. Fornisce news, resoconti e reportage sulla situazione in Palestina e, in particolare, sulla Striscia: insomma, tutto quello che non si vede normalmente sui quotidiani. Nel 1996-97 ha aggiornato il «Grande dizionario enciclopedico» della Utet per le voci «letteratura araba» e «letteratura persiana», uscito nel 2003 anche nell«’Enciclopedia di Repubblica». Tra il 1997 e il 1999 ha svolto una ricerca sul fenomeno delle conversioni all’islam e sulla presenza dell’islam in Italia pubblicata a puntate sulla rivista «Missioni Consolata», organo dell’omonimo istituto missionario. Ha scritto saggi sulla condizione femminile, sulla guerra in Iraq, sull’Islam in Italia.

Uno dei suoi libri, Voci di donne in un Hamam (ed. EMI) aveva la prefazione di un ancora sconosciuto Magdi Allam. Già, Allam. Mentre Angela era sulla nave sotto il fuoco israeliano lui era - con tanto di scorta - a... Gela a presentare l'ennesima ramificazione del suo partito-giocattolo. La coincidenza mi ha fatto venire in mente il ritratto al vetriolo del personaggio appena pubblicato da Massimo Fini nel suo ultimo libro (Senz'anima. Italia 1980-2010, ed. Chiare Lettere): "La grande occasione professionale (di Allam, ndr) venne nel 2003, quando gli americani invasero l'Iraq. La "Repubblica" lo mandò a seguire quella guerra. Ma Allam scriveva i suoi pezzi dal Radisson Hotel di Kuwait City. Alle rimostranze del Capo degli Esteri, rispose che era "per un giornalismo di analisi, non muscolare". Aveva paura, come sempre. Alla Repubblica si incazzarono di brutto e lo richiamarono indietro in fretta e furia, sostituendolo con Bonini e D'Avanzo ma intanto avevano perso dieci giorni. Dopo una défaillance del genere un altro si sarebbe dato all'ippica. Per Allam fu invece l'occasione per essere assunto dal Corriere ([...] si parla di 20.000 euro al mese). Un altro contratto sesquipedale lo ha avuto da Mediaset e quando Confalonieri lo presentò ai vari Tg berlusconiani disse "Mi raccomando, utilizzatelo perché ci è costato un patrimonio".

Questo sì che è un paese meritocratico.