Notizie

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venerdì 27 agosto 2010

Razzismo estivo

Lo hanno circondato mentre si riposava su una sdraio in riva al mare. Poi lo hanno insultato e preso a calci. La vittima è un giovane venditore ambulante bengalese. Gli aggressori, cinque bambini sui 10-11 anni. E' successo sulla spiaggia di Civitanova Marche, in provincia di Macerata, tra le risate dei genitori. (Corriere)

domenica 22 agosto 2010

Al fresco cairota

Ritrovato il Van Gogh rubato:
arrestati due italiani al Cairo



La notizia è stata smentita dall'ambasciata italiana al Cairo. Ne prendo atto, felicemente, e rigiro le accuse qui piovute sul sottoscritto al quotidiano che ha pubblicato la notizia in primo luogo.

venerdì 13 agosto 2010

Buon Ramadan!

Repubblica, di Vera Schiavazzi

«IL RAMADAN? Dal punto di vista culturale e sociale è importante quanto il Natale cristiano, compresi gli aspetti meno commendevoli, come il consumismo... Si è calcolato che in questo "mese del digiuno" si consuma più cibo che nei mesi normali, la sera le tavole sono imbandite con decine di piatti e il periodo viene usato anche per gli inviti di rappresentanza». Sherif El Sebaie, origini greco-egiziane, insegna lingua e cultura araba al Politecnico. È difficile digiunare dall' alba al tramonto? «Sì, soprattutto per chi vive dove le giornate sono lunghe e fa caldo. È un' esperienza che mette a dura prova ma è anche un bel momento di incontro familiare e sociale». Qual è il suo bilancio della convivenza tra religioni a Torino? «Positivo. Dobbiamo ringraziare la lungimiranza di un sindaco che ha creato un assessorato all' integrazione. Il clima generale è di accettazione, le difficoltà non mancano ma non sono pessimista». Quanto è importante la costruzione della prima vera moschea in via Urbino? «Molto. Magari non potrà contenere tutti, magari qualcuno non ci si identifica, ma un luogo riconoscibile è indispensabile non solo ai musulmani ma a tutti i torinesi che lì potranno avvicinarsi alla conoscenza dell' Islam. Senza contare che è urgente dare dignità a chi prega nei garage e così, tra l' altro, rischia di disturbare i residenti». È vero che voi intellettuali musulmani siete più "laici" della gente comune? «Sì e no. Personalmente non frequento alcun centro islamico torinese, ma ho amicizia e partecipazione verso il progetto della nuova moschea».

lunedì 9 agosto 2010

I Sopranos

Non so voi, ma io trovo davvero preoccupante la carriera fulminea di certi giovani senza arte né parte - e il riferimento qui è a un'intera categoria di cui sono emersi svariati esemplari ultimamente - che acquistano visibilità mediatica, accumulano patrimoni ingenti e addirittura scalano i gradini del potere politico grazie agli sculettamenti o ai legami famigliari. Un anno fa scrissi un articolo su questo blog in cui ponevo la seguente domanda: "Secondo voi, a sopravvivere alla crisi saranno gli adulti di domani, ovvero i minorenni drogati, le baby-cubiste, quelli che bruciano i barboni per noia, oppure quelli che parlano almeno due lingue, studiano con profitto, aiutano i genitori al lavoro, mentre i loro compagni griffati dalla testa ai piedi si divertono a prenderli in giro per il colore della pelle, per il cognome strano oppure perché loro padre fa il "kebbabaro"?" . Sembrava una provocazione ma non lo era: il rapporto del Censis, a suo tempo, parlava chiaro: "Solo delle dinamiche minoranze possono trovare la base solida da cui partire e sprigionare le energie necessarie per uscire dallo stallo odierno; si tratta delle minoranze che fanno ricerca e innovazione, giovani che studiano all’estero, professionisti che esplorano nuovi mercati; chi ha scelto di vivere in realtà locali ad alta qualità della vita; chi sa cogliere l'apporto innovativo rappresentato dall'immigrazione vissuta come integrazione, chi crede in un’esperienza religiosa ed è attento alla persona". Poi sono arrivati i dati del Ministero dell'istruzione a conforto: "tra i 630 mila studenti stranieri (figli cioè di genitori stranieri) quelli nati in Italia cominciano ad ottenere risultati migliori dei ragazzi nati da genitori italiani. Ma non è detto che, quando i dati saranno disponibili, ciò non avvenga anche negli altri gradi di istruzione. Desiderio di emergere? Ragazzi più consapevoli o cos'altro?". La logica vorrebbe che questi ragazzi operosi, consapevoli e desiderosi di emergere intraprendano carriere brillanti. Ma invece non è cosi, perché a rubare - letteralmente - loro il futuro è un'intera generazione di aspiranti escort e faccendieri, spalleggiati dalle rispettive famiglie che per l'occasione si improvvisano papponi e protettori. D'altronde, tempo fa, su internet circolava una battuta illuminante, scherzosamente attribuita (spero) ad un noto "figlio d'arte": "Gli studenti immigrati più bravi di quelli italiani" ? Vengono in Italia e ci rubano i voti".

sabato 7 agosto 2010

La Fortuna è cieca? In Italia no.

Apri il sito di Repubblica e leggi questo: "Il giovane ha acquistato un biglietto del "Megamiliardario" al bar tabacchi Montramito, sulla via Sarzanese. Grattando la schedina ha trovato la combinazione vincente da 10 mila euro ma, poco dopo, ha scoperto che la banca non poteva pagargli la vincita. (...) Racconta il titolare della ricevitoria, "gli ha chiesto il codice fiscale. Però lui, non essendo italiano, non può averlo". Interessante il commento di Riccardo Stagliano di Repubblica sulla vicenda: "Gli immigrati devono pagare le tasse ma non possono votare (...) Ora possono giocare, ma non vincere. Se serviva il codice fiscale, che lo chiedessero prima di comprare il biglietto, così si risparmiava l’euro e anche la frustrazione". Poi apri il sito del Tgcom e leggi cose come questa. La Fortuna è cieca? In questo paese ho l'impressione che ci veda fin troppo bene.

martedì 3 agosto 2010

Astenersi perditempo e immigrati



Appartamento affittasi: “astenersi perditempo e immigrati”. Luminosa casa con balcone e terrazza, in affitto: “No animali, no stranieri, no bambini”. Annunci come questi si susseguono a decine, sulla Rete. Riempiono siti di annunci, pagine di riviste specializzate, bacheche di tutta Italia. E mostrano il volto di un Paese che ha paura degli immigrati: anche se (o forse proprio perché) il loro numero non è più trascurabile. Secondo L’Istat i residenti sono almeno 3,9 milioni è il loro contrbuto al Pil (i dati sono del 2007) è del 9,1%. Un dato percentualmente più alto di quello degli italiani. La paura dello straniero degli italiani non trova riscontri neanche nei dati del ministero dell’Interno e della Banca d’Italia. Lo studio “Mandiamoli a casa – razzismo e pregiudizi, istruzioni per l’uso”, mostra che non esiste nessun parallelismo tra aumento dell’immigrazione con quello del tasso di criminalità.

Ciò nonostante molti italiani continuano ad avere paura degli immigrati, o quantomeno a non volerli quando cercano qualcuno a cui affittare una casa. A fornire una prospettiva scientifica all’esperienza quotidiana di centinaia di stranieri che tentano – tra umilianti “no, mi scusi” o “abbiamo già trovato”– di trovare un appartamento in affitto, sono per ora gli studiosi del Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Modena e Reggio. In una ricerca appena pubblicata, dal titolo Ethnic discrimination in the Italian rental housing market, Massimo Baldini e Marta Federici mostrano come gli atteggiamenti discriminatori nel mercato delle case non siano affatto finiti negli anni ’60, quando i cartelli “non si affitta ai meridionali” affollavano le strade delle città del Nord. Al posto del “terrone” oggi c’è l’immigrato. Una forma di razzismo che, secondo lo studio, è più presente nell’Italia settentrionale, colpisce soprattutto gli uomini, maggiormente gli arabi rispetto a chi proviene dall’Europa dell’Est. Un atteggiamento che non viene scalfito nemmeno dalla crisi economica: “piuttosto che affittare casa a un immigrato, la lascio sfitta”.

Per compiere la ricerca, gli studiosi hanno creato 12 identità fittizie: sei maschi e sei femmine, 4 con nomi italiani, quattro arabi, quattro con nomi che suonavano come tipici dell’Europa dell’Est. In tutto sono state spedite circa tremila email in risposta ad annunci di case in affitto: e nel 50% delle lettere veniva dettagliata anche la vita lavorativa e familiare dello scrivente. Per tutta risposta i ricercatori si sono trovati di fronte a “un muro di gomma” anti immigrati: se alle email con nomi italiani si rispondeva positivamente nel 62% dei casi, a quelle provenienti dagli aspiranti inquilini dell’Est europeo, la percentuale scendeva al 49,5% che per gli arabi era il 44%. In altre parole: un proprietario di casa su 5 ha risposto in maniera opposta se la proposta di affitto arrivava da un italiano o da un arabo.

Nelle regioni settentrionali poi, solo uno su quattro rispondeva positivamente a un nome maschile arabo, mentre il 70% con un nome maschile italiano. Questa differenza di trattamento (il 25% di rifiuti per migranti nord africani) cala al 12% al Centro e al 14% al Sud dello Stivale. Forse perchè, scrivono i ricercatori, al Nord i migranti sono di più producendo nei residenti fenomeni di rigetto più forti. O forse dipende dalla vitalità economica di queste regioni rispetto al Mezzogiorno: un padrone di casa del Nord sa che riceverà altre offerte, se dice no a uno straniero.

Quel che è certo è che la discriminazione avviene in due diversi modi. Il più delle volte è implicita: basta chiamare e rivelare poi che a voler affittare non è un italiano, ma uno straniero, per vedere molte agenzie immobiliari e molti privati ritrarsi immediatamente (come testimonia anche un video postato su YouTube dall’attore Saverio Tommasi). Altre volte è esplicita, come nei casi degli annunci “no stranieri” apparsi in Rete. In quest’ultimo caso ad essere responsabile della discriminazione è non solo chi scrive l’annuncio (che comunque non rischia conseguenze penali), ma anche chi lo pubblica (e rischia sanzioni in base al decreto legislativo 215 del 2003). A tale riguardo esiste l’Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali (Unar), che ha creato un numero verde (800.90.10.10). Finora la gran parte delle segnalazioni riguardano le difficoltà nella ricerca di una casa. Ma a farle sono soprattutto italiani. Segno che quei cartelli – “affittasi – non a persone di colore” – seminano non solo rabbia, ma anche paura.