domenica 31 ottobre 2010
Bunga Bunga in salsa islamica
sabato 30 ottobre 2010
Volgare insulto all'Egitto
«È gravissima la telefonata fatta dal premier alla Questura di Milano per esercitare indebite pressioni su organi dello Stato. È grave, inoltre, che abbia mentito spudoratamente tirando in ballo Mubarak. Visto che, come al solito Frattini copre le malefatte del suo dante causa, sentiamo il dovere di chiedere scusa al presidente egiziano per l'indegno comportamento di un indegno Berlusconi». Lo afferma in una nota il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. «Sta emergendo sempre più chiaramente - aggiunge l'esponente del'Idv - la propensione alla menzogna e all'utilizzo spregiudicato delle relazioni internazionali da parte del capo del governo».
Gradite scuse da Gramellini
cc: Dott. Mario Calabresi
Sono un cittadino egiziano residente a Torino, città che mi vede costantemente impegnato nel rinforzare i rapporti bilaterali - soprattutto culturali e scientifici - tra il mio paese d'origine e l'Italia (...) mi lasci dire che sono allibito e costernato dal fatto che, per ironizzare sul suo governo, lei abbia affermato su La Stampa di stamani che "forse solo in Egitto, dove la democrazia affonda nei millenni (i Faraoni della Libertà), il presidente telefonerebbe alla polizia per far rilasciare una minorenne arrestata per furto". Se voleva essere divertente, sig. Gramellini, non lo è stato affatto. Certamente non per un cittadino egiziano. All'offesa recata da chi ha fatto il nome del Presidente Mubarak senza nessun riguardo per il paese che egli rappresenta, lei ne ha aggiunto un'altra, facendo apparire quantomeno come probabile all'opinione pubblica italiana un tale comportamento da parte del nostro Capo di stato. Non è la prima volta che una sua espressione si presta a fomentare la generale ignoranza che riguarda i temi relativi al Medio Oriente in Italia: le ricordo infatti che alcuni anni fa (24/06/2005) ha già definito l'Islam, "la religione dell'undici settembre", definizione – converrà – alquanto offensiva. Mi lasci indovinare: a) le sue parole sono state fraintese b) le sue parole sono state manipolate o c) gli egiziani e i musulmani mancano notoriamente di senso dell'humour? Io propenderei per la d): in quanto a gaffes non ha niente da invidiare agli esponenti politici che la rappresentano.
Cordiali saluti
Sherif El Sebaie
Gentile signor El Sebaie,
Non ricordo il contesto in cui avrei definito l’Islam “la religione dell’11 settembre”. Ricordo invece, e spero anche lei, le decine di volte in cui nei miei articoli e apparizioni televisive ho difeso il multiculturalismo e le ragioni dei musulmani in Europa, polemizzando furiosamente con la Lega. Quello di oggi non era un editoriale, ma un corsivo di satira. E la satira è per sua natura feroce, molesta, contropelo. D’altronde converrà con me che l’Egitto, Paese che adoro e che ho studiato con amore per tutta la vita (posseggo duemila libri sulla vostra storia) è una democrazia particolare, monarchica: c’è un presidente al potere da oltre un quarto di secolo e si parla addirittura di suo figlio come del suo possibile erede. A scanso di equivoci, signor El Sebaie, aggiungo che sono assolutamente convinto che Mubarak non si comporterebbe mai come il nostro premier e immagino che sarà trasecolato nell’apprendere che Berlusconi usa con tanta maldestra superficialità il suo nome. Se ho offeso la sua sensibilità, comunque, le chiedo scusa: a lei, al Presidente ed a tutti i miei amici egiziani. Viva il meraviglioso Egitto, e un caro saluto a lei!
Massimo Gramellini
Gentile Dott. Gramellini,
La ringrazio per la sua attenzione e per la sua sollecita risposta. Voglia scusare il mio risentimento per il suo articolo e i toni forse un po' duri della mia lettera, ma essi sono stati dettati da una crescente preoccupazione per il futuro del multiculturalismo (...).
Voglia gradire i miei più cordiali saluti
Sherif El Sebaie
venerdì 29 ottobre 2010
Integrazione alla Bunga Bunga
giovedì 28 ottobre 2010
Fatti un Lucano...
Magdi "Cristiano" Allam, Io amo l'Italia
"Sapete di che cosa discutono oggi, per che cosa si agitano, parecchi intellettuali della Basilicata, della regione più infelice e più dimenticata d’Italia, dopo la Sardegna? di rimboschimenti? di bonifiche? di sistemi tributari e doganali? di scuole? Oibò! Questi animali si agitano, affinché il nome della Basilicata sia sostituito con quello di Lucania”.
martedì 26 ottobre 2010
Aumentati di 10 volte
lunedì 25 ottobre 2010
Giustizia cieca
L'operaio morto è albanese. Ma la sua vita vale meno di quella di un italiano. Ai suoi familiari, che vivono in Albania, "area ad economia depressa", va un risarcimento di dieci volte inferiore rispetto a quello che toccherebbe ai congiunti di un lavoratore in Italia. Altrimenti madre e padre albanesi otterrebbero "un ingiustificato arricchimento". Questa gabbia salariale della morte, ispirata al criterio del risarcimento a seconda del Paese di provenienza del deceduto sul lavoro, è contenuto in un sentenza shock del Tribunale di Torino. Il giudice civile, Ombretta Salvetti...(Repubblica)domenica 24 ottobre 2010
Il contrappasso
(Corriere) La cognata di Tony Blair si è convertita all’islam dopo «un’esperienza religiosa» in Iran. La giornalista Lauren Booth, 43 anni, sorellastra di Cherie Blair, indossa il velo quando esce di casa, prega cinque volte al giorno e fa visita alla moschea «appena posso». La donna ha raccontato al domenicale britannico Mail on Sunday di aver deciso di convertirsi all’islam durante un viaggio nella città iraniana di Qom, dopo la visita al santuario di Fatima al Masumech. «Era un martedì sera, stavo seduta e sentivo questa carica di spiritualità, solo pura beatitudine e gioia», ha dichiarato. Al suo rientro nel Regno Unito, si è subito convertita: «Oggi non mangio più carne di maiale e leggo il Corano ogni giorno». Booth lavora per Press Tv, l’emittente iraniana in lingua inglese. Negli anni scorsi ha duramente contestato la guerra in Iraq e nell’agosto del 2008 ha raggiunto la Striscia di Gaza a bordo di una nave partita da Cipro per denunciare l’embargo israeliano. Al Mail on Sunday, Booth ha detto di auspicare che la sua conversione possa aiutare Blair a cambiare il suo atteggiamento verso l’islam. (Fonte Apcom) sabato 23 ottobre 2010
No perditempo e no Stranieri
Torino è una città razzista? La StampaE le motivazioni? (da La Stampa)
venerdì 22 ottobre 2010
Oltre la scorta, il Segreto
di Armando Spataro, Procuratore Aggiunto della Repubblica, Il Fatto Quotidiano"Anche altri episodi suscitano le critiche degli accademici e degli osservatori più attenti. Sono forti le preoccupazioni circa la possibile estensione a macchia d’olio del segreto di Stato, già verificatasi in casi di reati comuni. Ci si vuol riferire al processo pendente a Perugia, a carico di due ex funzionari del Sismi, accusati di peculato all’esito di una perquisizione effettuata nel 2006 in una base romana del servizio; a quello pendente a Milano (“processo Telecom”) a carico di varie persone per associazione per delinquere, corruzione ed altro; e perfino al processo pendente a Milano a carico di Magdi Cristiano Allam, accusato di diffamazione nei confronti dell’imam di una moschea di Fermo".
In Italia si svuoterebbero le redazioni
mercoledì 20 ottobre 2010
martedì 19 ottobre 2010
Sorridi, sei in Carcere.
Finalmente vediamo la faccia - lungamente tenuta nascosta dai media - di Alessio Burtone, il violento che ha mandato Maricica Hahaianu incontro alla morte alla stazione di metrò di Anagnina. Finalmente vediamo la faccia del ragazzo "provato e pentito" tanto da spingere Francesco Giro - un politico dalle posizioni coerenti, specie quando commenta fatti di cronaca che coinvolgono romeni e romani - a lanciare "un appello, credo condivisibile da parte di tutti, a vigilare su questo ragazzo date le sue condizioni di profonda prostrazione". La vedete, la prostrazione sulla sua faccia? Sembra che il Burtone stia sorridendo, ma evidentemente mi sbaglio e l'espressione stampata sul suo volto è di autentica disperazione e paura... Ma se non mi sbaglio, perché lo fa? Per la solidarietà di un centinaio di amici e dei vicini del quartiere, radunati sotto casa per applaudirlo e insultare i carabinieri che lo prelevavano? Perché attaccano "Alemanno che è il sindaco di Bucarest. Difende i romeni in qualsiasi occasione", perché hanno rimesso lo striscione di solidarietà "perchè la donna delle pulizie, romena, lo aveva staccato. Pensa che coincidenza" o perché lo esortano gridando "Ammazzane un'altra"? Uno spettacolo che la dice lunga sul clima in cui è maturato questo atto criminale e che dovrebbe far vergognare tutti, perché sappiamo bene che se l'episodio fosse accaduto a parti invertite, invece delle folle solidali avremmo visto folle lincianti. Sorride - forse - perché un commerciante, dicendo tutto il contrario di ciò che si vede nella registrazione della telecamera della stazione, ha dichiarato: "Il giovane si è girato dicendo 'Ma falla finita' e con una mano l'ha colpita involontariamente. Lei è caduta a terra come un sacco di patate. In 60 anni non avevo mai visto una scena del genere: una donna che picchia in quel modo un uomo. La donna se l'è cercata"? Sorride perché sa che gli daranno le attenuanti, i permessi per buona condotta e in men che si dica sarà fuori, molto prima di Doina Matei? Non lo so. So solo che, per aver espresso indignazione relativamente a questo spettacolo vergognoso che ha visto non solo gli amici del criminale, ma anche politici, media e ignoti commentatori fare a gara per spianare la strada all'assoluzione del "ragazzo" violentemente picchiato da quella che poi è caduta come un sacco di patate (ha fatto tutto da sola), alcuni non hanno esitato a darmi del "razzista" e persino dell' "Islamofascista" (se qualcuno sa cosa c'entra l'Islam, per favore me lo spieghi). Infatti anche un altro noto islamofascista, Gennaro Carotenuto, ha scritto: "Se il buongiorno si vede dal mattino si sta preparando un nuovo caso di giustizia razziale in Italia. (...) Per la povera Maricica, lavoratrice e madre di una bambina piccola, non si terranno fiaccolate. Seguire da vicino il processo Burtone sarà un dovere civile". Qui lo seguiremo di sicuro.lunedì 18 ottobre 2010
La grazia per Doina Matei, ventenne pure lei.
Ve la ricordate, vero, Doina Matei? Era romena e aveva litigato con una ragazza italiana sul metrò. Aveva con sé un ombrello e durante la lite l'ha puntato al viso della vittima. E' finito in un occhio e la ragazza è morta. Ora, come scrive un mio lettore: "l'ombrello a punta non è considerato un'arma, altrimenti sarebbe vietato portarlo a spasso e le statistiche mediche - di cui probabilmente i giudici del fatto hanno allegramente ignorato l'esistenza - ci dicono che le probabilità che una persona muoia a seguito di penetrazione di un oggetto assimilato alla punta di un ombrello nell'occhio sono di molto inferiori a quelle a seguito di un violento pugno alla mascella con conseguente caduta a terra e sbattimento del capo sul cemento. Inoltre, di solito chi vuole mandare all'altro mondo un suo simile difficilmente sceglierebbe l'ombrello come arma, a meno che non fosse uno di quegli ombrelli dalla punta avvelenata in uso al famigerato KGB, come abbiamo visto in certi film. Le probabilità che la punta dell'ombrello si ficcasse nell'occhio e poi andasse a scovare lì quell'unica venuzza capace di provocare in pochissimo tempo un'emorragia mortale (questo ha provocato la morte, secondo l'autopsia) erano davvero infime, nonché presuponevano - per poter ragionevolmente appioppare alla Matei l'accusa di "omicidio volontario" - un'accuratissima conoscenza dell'anatomia dell'occhio umano che la Matei sicuramente non disponeva". Eppure la prima accusa rivolta alla Matei dai magistrati era proprio quella di omicidio volontario. Nonostante il rito abbreviato e la derubricazione del reato in omicidio preterintenzionale non le è stata riconosciuta nessuna attenuante in nessun grado di giudizio. Aveva vent'anni, nessun precedente penale e due figli piccoli. Ma diciamocelo, che tanto è inutile girarci intorno: era romena, era una prostituta, ed erano i mesi in cui in tutta Italia si gridava "Al Romeno! Al Romeno!". Non mi risulta che nessuno - dico nessuno - abbia speso una sola parola a suo favore. Nessuno ha dato credito alle sue scuse. Nessuno l'ha descritta come una giovane madre provata e spaventata. Nessuno ha pensato ai suoi bimbi, di cui sente la nostaglia, come ha scritto in una lettera al Presidente Napolitano. Nessuno ha tentato di risparmiarle il carcere. Passano gli anni e si verifica un incidente quasi speculare: Alessio Burtone, un ventenne con precedenti di violenza, manda un'infermiera romena incontro alla morte con un pugno dopo una lite scatenata da quel "Ma al tuo paese la fila non la fai?". Ebbene: è ancora a casa a chattare su facebook con gli amici. Gli stessi che hanno appeso uno striscione con la scritta "Alessio libero!" sotto casa. Ampio risalto è stato dato alla sua lettera di scuse (sic) da parte dei media. La madre è ospite di Mediaset per spiegare le ragioni del figlio: "si è sentito minacciato, mi ha raccontato che questa donna era troppo sicura di sé" (e quando mai si sono visti romeni sicuri di sé? Non poteva che essere armata, ndr). Ora, dopo i media, ci si mettono pure i politici. Per Francesco Giro, sottosegretario ai beni culturali e parlamentare del Pdl "Non credo che sia la soluzione migliore gettare in galera un giovane di 20 anni coinvolto in un episodio seppur gravissimo e dagli effetti devastanti". Ma anche Doina Matei aveva 20 anni. Ha sacrificato il suo corpo per dare un futuro ai suoi bimbi. Anche a lei potevano essere concessi i domiciliari o almeno le attenuanti. Mi aspetto un segnale di coerenza: o Alessio Burtone va in carcere subito, con accuse di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dal pregiudizio razziale, senza dimenticare la negazione delle attenuanti nel corso del processo, o si conceda la grazia a Doina Matei.domenica 17 ottobre 2010
Siamo alle comiche...
"È un bravissimo ragazzo spesso andiamo al pub insieme, stiamo sempre in comitiva a Lucio Sestio e a me mi accompagnava sempre a casa. Non voglio nemmeno pensare che possa essere chiuso in carcere, quello non è un posto per lui".Sono le parole di Alessio, uno dei tre amici di Alessio Burtone.
"Il ragazzo non ha precedenti, non è un violento". Afferma l'avvocato di Burtone. "C'è stata una denuncia che però è finita dal giudice di pace, quindi depenalizzata, dell'altra di cui si è parlato non sappiamo nulla. Pare che ci sia ma non c'è nessuna traccia".
«La pressione mediatica ha contribuito a cambiare le cose? Sì penso proprio di sì che abbia influito sul giudizio del pm. Quando noi lunedì abbiamo fatto la convalida in carcere e questa storia non era ancora uscita hanno deciso con molta serenità il gip ha ritenuto che le esigenze cautelari potessero essere garantite anche restando a casa è chiaro che la pressione mediatica, anche con l'intervento di politici ha influito sicuramente sulla situazione del ragazzo complicandola»
sabato 16 ottobre 2010
Al tuo paese la fila non la fai?
Maricica Hahaianu, l'infermiera romena assassinata con un pugno da pugile da Alessio Burtone, un ventenne pregiudicato con precedenti di violenza, è morta ieri dopo un lungo coma irreversibile. E il mio sospetto iniziale sul fatto che l'intolleranza e il razzismo c'entrassero non solo con il modo con cui questo delitto è stato affrontato dai media ma anche con il fatto che sia proprio accaduto è confermato. Oggi, finalmente, dopo giorni e giorni in cui è andato in onda una specie di "excusatio non petita accusatio manifesta", con esponenti politici che si sbracciavano per assicurarci che "l'intolleranza non c'entra", si viene a sapere che a scatenare la lite era proprio quel "Ma al tuo paese la fila non la fai?" rivolto da Alessio Burtone alla vittima. Eppure - a leggere le testimonianze dei primi giorni riportate dai quotidiani - sembra che sia stato proprio lui, a non rispettarla la fila. Posso solo immaginare quali insulti e quali provocazioni siano seguite a questa frase. E d'altronde lo sputo che il Burtone indirizza alla donna dopo che questa si è allontanata illustra sufficientemente il suo disprezzo e il suo odio, culminato in quel pugno tanto violento da mandarla incontro alla morte. Chi, come il sottoscritto, monitora costantemente gli episodi razzisti sempre più frequenti che accadono in questo paese, sa che spesso e volentieri le "banalissime liti" degenerano non solo quando si ha a che fare con dei violenti, ma spesso e volentieri perché questi violenti si sentono autorizzati ad eccellere in violenza proprio perché di fronte a loro si trova un cittadino straniero. Chissà per quale motivo, ma questi violenti sono convinti che possono fare di tutto ad uno straniero perché tanto l'opinione pubblica capirà e assolverà, anche inconsciamente, la tua violenza nei confronti di questi stranieri arroganti e prepotenti. Non ci sarà bisogno di andare a minacciare i testimoni, bruciare loro la macchina come è accaduto a Milano. Perché l'omertà scatterà volontariamente. I tuoi vicini saranno in prima fila a descriverti "con una sola voce" - come scrive Repubblica - come un bravo ragazzo che non farebbe male ad una mosca (anche se hai precedenti di violenza). Quelli che hanno assistito al litigio daranno la colpa a lei, che si sà che gli stranieri non devono sbottare di fronte all'ennesima provocazione discriminatoria. Tu dirai che hai avuto paura "perché ha messo le mani nella borsa" e - lo sanno tutti - le donne romene girano armate e per difendersi uno non scappa: sputa e poi si avvicina per sganciare un pugno. I media daranno ampio risalto alla tua lettera di scuse indirizzata alla signor Hahaianu Maricica, con il cognome che rigorosamente precede il nome, come se la signora fosse in Questura e non in un ospedale tra la vita e la morte. E questa patetica lettera che hai scritto sicuramente tu e non l'avvocato, "sarà sicuramente valutata dai giudici" perché chiedere scusa "è sempre un fatto positivo". Sindaco, procuratore, marito e fratello della vittima (ma non l'opinione pubblica) chiederanno per giorni la misura cautelare, perché tutto questo sta succedendo mentre te ne stai comodamente a casa, a discutere dell'omicidio su facebook con gli amici (no, non scherzo: è successo davvero). E se qualche "professionista dell'antirazzismo che sfrutta il dolore di una famiglia" come il sottoscritto è stato descritto da qualche lettore (che implicitamente simpatizza con te anche se non osa dirlo) chiederà per te l'aggravante del razzismo, non ci sarà da preoccuparsi, perché nessuno lo prenderà sul serio. Perché adesso - solo adesso, solo ora che è un cittadino italiano il colpevole - sentiremo il Sindaco di Roma affermare "che ci sono tantissimi immigrati che lavorano seriamente e con grande impegno a favore della comunità italiana. Dobbiamo quindi superare ogni pregiudizio perchè la violenza e le buone azioni possono arrivare da qualsiasi parte". Speriamo almeno che se ne ricordino tutti, la prossima volta che un balordo romeno commetterà qualche reato.venerdì 15 ottobre 2010
Sarà sicuramente valutato dai giudici...
giovedì 14 ottobre 2010
Non sono razzista, pagano in contanti.
Si proclama simpatizzante della Lega e il fratello è un politico locale del Carroccio ma ciò non gli ha impedito di affittare un locale a immigrati musulmani per farne una moschea. Mirco Quaggiotto, che dice di essere un ammiratore di Bossi afferma: «Ma non è detto che chi segue una linea politica sposi interamente le tesi del partito. Non sono razzista. Ho affittato il locale a questa società di stranieri che paga regolarmente l’affitto e in contanti. Eticamente sono molto corretti». (Corriere)Meglio tardi che mai
mercoledì 13 ottobre 2010
Romani e Romeni
"Sono costernato, chiedo umilmente scusa". Parola di "pregiudicato ventenne romano". Almeno cosi viene ostinatamente definito dai media. Nel frattempo, l'infermiera romena che ha colpito in stazione con un pugno in faccia per una banale lite sulla precedenza nella fila, è uscita, in gravissime condizioni, dal coma in cui era stata abbandonata dai viandanti. Il colpevole è ora ai domiciliari, e l'accusa è di lesioni aggravate. Ora - se non sbaglio - alcuni anni fa, è successo un fatto simile a parti invertite: una ventiduenne romena, dopo una lite con una coetanea romana sulla metro, la colpì con l'ombrello in un occhio, provocandone la morte. Ancora non si sapeva con precisione la nazionalità dell'aggressore (si presupponeva che fosse dell'Est) e già il nonno della vittima rilasciava dichiarazioni di questo tipo: "Non sono razzista ma quando succedono certe cose, le si pensa tutte, e sono cose che fanno male, fanno tanto male". Il nome della colpevole, una volta arrestata, era su tutti i media per settimane: Doina Matei, prostituta romena, madre di due figli piccoli rimasti a Ploiesti, vicino a Bucarest. Si è beccata ben 16 anni nonostante i suoi legali abbiano provato a dimostrare che l'accaduto non era intenzionale, che era la tragica conseguenza degli insulti e gli schiaffi che la vittima (che aveva nel sangue tracce di metadone e precedenti problemi di droga) avrebbe dato alla Matei. Ma non è servito a niente. Secondo i magistrati, infatti, l'accusa era di "omicidio volontario aggravato" perché "L'indagata non può dire di non essersi resa conto di quello che aveva commesso. Quando indirizzi la punta dell'ombrello verso il volto di una persona non puoi pensare di non aver fatto nulla". Benissimo. Ora spero vivamente che i media facciano nome e cognome del misterioso "pregiudicato ventenne romano" e che allo stesso venga contestato almeno il reato di tentato omicidio. Perché l'indagato non può dire di non essersi reso conto di quello aveva commesso. Quando sganci un pugno da pugile verso il volto di una donna non puoi pensare di non aver fatto nulla. Soprattutto se hai già a tuo carico denunce per lesioni personali. O sbaglio?martedì 12 ottobre 2010
Cattolico violenta cadavere della nipote.
Pare che lo "zio" accusato di aver strangolato la nipote quindicenne per poi abusare del suo cadavere fosse un fervente cattolico. Per ben tre volte sarebbe addirittura tornato di fronte alla buca dove aveva buttato il corpo per pregare, recitare l'Ave Maria e farsi il segno della Croce. Che fosse un cristiano praticante lo si poteva intuire già quando il Corriere riferì che il sospettato aveva ceduto, nel corso dell'interrogatorio, sulla leva religiosa, su quel "la vogliamo dare una sepoltura cristiana alla tua nipotina?" rivoltogli dagli inquirenti. Eppure non vedo titoli allarmistici sull' "emergenza cristiani" e tanto meno riferimenti alla "dissimulazione cristiana" che ben traspare dall'intervista strappalacrime in cui il presunto colpevole raccontava la messinscena del ritrovamento del cellulare della vittima. Non vedo giornalisti roteare come dervisci e parlamentari contorcersi come danzatrici del ventre cosi come hanno roteato e si sono contorti quando si trattava di illustrare la cattiveria degli "islamici che uccidono figlie e mogli". E dire che per interi giorni questi stessi giornalisti e parlamentari ci hanno rotto gli zebedei con la storia del pachistano che, nel corso di una lite scatenata dal rifiuto di un matrimonio combinato da parte della figlia, ha ucciso la moglie con un mattone raccolto in giardino. Giù a discutere dell' "emergenza islamici", a farsi domande sulla loro possibile o meno "integrazione". Hanno tirato in ballo l'Islam, il Corano, Maometto "il pedofilo" e chi più ne ha più ne metta. Si è parlato nientemeno che di "lapidazione" (ma lo sanno cos'è?). Alcuni musulmani, come al solito, sono stati gettati nella fossa televisiva, per essere letteralmente sbranati da quelli che su queste disgrazie campano da anni (senza ottenere risultati, anzi). Hanno rispolverato persino "Cristiano" Allam, manco fossimo a Pasqua. Ora invece che lo "zio" - accusato di sequestro di persona, omicidio volontario, occultamento e vilipendio di cadavere - ci illustra benevolemente il suo profondo rapporto con la fede, nessuno si interroga e indaga su questo curioso fenomeno che spinge al pentimento religioso dopo aver praticato la necrofilia sul corpo di una minorenne strangolata. Eppure ce ne sarebbero, di domande da fare: non sulla religione, certo. Lo so anch'io che non c'entra. Ma anche l'Islam non c'entra con l'infibulazione, con i matrimoni combinati, con i delitti d'onore, con la lapidazione delle adultere, checché ne dicano i media e gli "esperti" allamatriciani. Però io qualche domandina su questa televisione che sparge - volontariamente e consapevolmente - pregiudizi e luoghi comuni, alternando i fatti criminali agli spettacolini e ai concorsi degni del mercato delle schiave dove "basta giudicare l'aspetto fisico e la bellezza, che poi sia trans o altro va bene uguale", me la sarei posta. Ma non mi illudo: non lo farà nessuno. Aspetteranno fiduciosi il prossimo pachistano che ucciderà la figlia per spiegarci che gli islamici sono abituati a trattare le donne "come oggetti". E se questa verrà seppellita rivolta verso la Mecca, ce lo diranno con dovizia di particolari, spiegando per filo e per segno il perché e il percome. Non sia mai che qualcuno pensi che l'Islam non c'entra.lunedì 11 ottobre 2010
Effetto non involontario
In Italia, i fatti criminali occupano uno spazio quotidiano sui telegiornali. Anzi, ogni giorno, in ogni edizione, vengono loro dedicate numerose notizie. Nulla di simile a quanto si osserva nelle altre principali reti europee. Le quali, peraltro, affrontano questi eventi in modo "puntuale" e "contestuale". E, dove è possibile, li tematizzano. In altri termini: l'informazione televisiva, nelle altre reti europee, è limitata, nel tempo, all'evento e ai suoi effetti. Inoltre, se possibile e utile, diviene occasione per affrontare problemi sociali più ampi. L'integrazione degli stranieri, la violenza nelle scuole, l'intolleranza interreligiosa. In Italia ciò avviene raramente. Soprattutto nel caso degli immigrati o di altri gruppi marginali, come i Rom. Con l'effetto (non involontario) di confermare il pregiudizio nei loro confronti. Invece, la regola, nella comunicazione e nei media italiani, è la "serializzazione". Oltre alla "drammatizzazione". (La Repubblica)mercoledì 6 ottobre 2010
L'affronto del Minareto
“In Italia ci sono oltre 900 luoghi di preghiera islamici, la libertà religiosa è ampiamente garantita (...) Stop quindi alla costruzione di nuove moschee fino a che non avremmo la certezza che quelle che già ci sono non operino nel rispetto assoluto dei valori e delle leggi italiane”. Il ritornello, ribadito a Mattino Cinque da Magdi "Cristiano" Allam è diventato ormai patrimonio comune e condiviso. In tanti, inclusi alcuni amministratori pubblici, lo ripetono senza capire di cosa parlano. Non so perché (forse perché lo ha detto per primo Allam) ho la sensazione di essere preso per i fondelli. Tutti sanno, infatti, che i musulmani non chiedono la costruzione di "nuove" moschee, ma semplicemente di spostarsi in spazi più dignitosi e capienti. Ed è evidente che non si temono le prediche (sicuramente monitorate dalle forze dell'ordine) quanto la visibilità dei musulmani nello spazio pubblico. Questo è il motivo per cui, anche quando vengono approvati i progetti delle moschee, si affrettano tutti - a cominciare dagli Imam - a "rassicurare" che non ci saranno cupole o minareti. Qualcuno si è pure spinto ad affermare che questi elementi architettonici sancirebbero la superiorità dei macellai, fruttivendoli, facchini islamici che pregano alla loro ombra. Altri che deturperebbero il paesaggio. E dire che, in un certo periodo storico, edificare costruzioni esotiche in Occidente andava di gran moda. Io sono convinto, ormai, che da queste parti non si vuole accogliere il "bello" dell'Islam, a cominciare dalla sua arte architettonica. In Francia la moschea di Parigi è un vanto, una meta turistica segnata sulle guide. In Italia no, non può essere. Le moschee vanno bene e la "libertà di culto garantita" purché si preghi negli scantinati bui e maleodoranti. Quelli che si oppongono ai minareti hanno probabilmente qualche complesso freudiano. Non si spiega altrimenti questa particolare avversione ad una torretta, presa a modello tra l'altro dai campanili. Oppure, in maniera più subdola, i minareti sono percepiti come segni evidenti di un radicamento, di una scalata sociale. E gli immigrati vanno bene purché siano poveri in canna e disposti ai lavori più umilianti. Che possano pregare in un luogo stabile, visibile e magari decorato invece di peregrinare per garage e per stadi (come quando si celebra il fine Ramadan) a seconda di come gira al Comune di turno, è vissuto - evidentemente - come un affronto.venerdì 1 ottobre 2010
Prima i diritti, poi i doveri
Vengono prima i diritti o i doveri? La domanda non è peregrina, visto che ogni volta che si menzionano gli uni saltano fuori gli altri. A sentire i politici e a leggere i quotidiani - soprattutto quando si parla di immigrati - la risposta è categorica: vengono prima i doveri, poi i diritti. Perché un cittadino che voglia definirsi tale deve prima prestare attenzione alla società che lo accoglie, e solo dopo ci sarebbe il naturale ritorno di un bene comune diffuso. Il ragionamento sarebbe ineccepibile se questa stessa società fosse in grado di dare l'esempio: rispettando cioè in prima persona i doveri che si è assegnata. Sarebbe ineccepibile se i diritti fossero poi davvero corrisposti e non oggetto di mercanteggiamento in quanto percepiti come intollerabili rivendicazioni da assoggettare a concessioni arbitrarie. In realtà, i diritti dovrebbero precedere i doveri, perché solo uno che ha la garanzia di essere tutelato può contribuire di buon grado allo sviluppo della società che lo accoglie. Altrimenti "cerca di fotterla", come ha recentemente affermato Moni Ovadia in un incontro dedicato alla parola "libertà" nell'ambito del festival Torino Spiritualità. E sono perfettamente d'accordo con lui: le rivoluzioni scoppiano, le costituzioni vengono scritte, le convenzioni internazionali ratificate per garantire in primo luogo dei diritti. Non dei doveri. Ovviamente è sacrosanto esigere il rispetto dei doveri. Ma gli immigrati arrivati in Italia regolarmente e che hanno un'occupazione li rispettano già. Quali sono i diritti che hanno avuto in cambio? Qualcuno me lo dica. Certo, usufruiscono del welfare (pensioni, sussidi di disoccupazione e assistenza sanitaria). Ma questo è un "diritto" tra vigolette perché essendo gli immigrati regolari contribuenti, essi sono a tutti gli effetti compartecipi del consolidamento e sviluppo di questo stesso welfare (il tasso di evasione degli immigrati è pari al 2%, dice l’Agenzia delle Entrate: sono considerati i contribuenti virtuosi). Al di fuori di questo, allora, dove sono i diritti? Aspettare il rinnovo di un permesso per una media di dodici mesi e vederselo consegnato già scaduto? E' normale che il 57% degli immigrati che richiedono la cittadinanza affermi di farlo "per non dover più rinnovare il permesso di soggiorno"? Si certo, nel frattempo ci sarebbe la ricevuta che attesta la presentazione della domanda e la regolare permanenza sul territorio. Ma questo lo sanno solo le forze dell'ordine. Vallo a spiegare all'unica vecchietta che ha accettato di affittare un appartamento ad un marocchino che la ricevuta vale come un permesso. E poi: dopo venti, trent'anni di residenza è concepibile che uno debba fare la fila per chiedere il permesso di stare in un paese dove sono nati e cresciuti i suoi figli, che non possa scegliere l'amministratore della propria città, che la sua cultura venga insultata quotidianamente sui media, che gli sia permesso di pregare solo in uno scantinato (parlando dei musulmani)? Siamo proprio sicuri che l'astinenza di diritti sia la strada giusta per l'integrazione auspicata? Non è casuale, dico io, se gli unici immigrati saliti agli onori della cronaca (e non parlo di quella nera) siano autentici vu cumprà specializzati nel dire all'opinione pubblica ciò che vorrebbe sentirsi dire in cambio di poltrone e prebende. Negando i diritti, a cominciare da quelli politici, si uccide l'ingegno e la meritocrazia anche nel bacino - sicuramente richissimo di potenzialità - degli immigrati e dei loro figli. Si impedisce che sangue nuovo scorra nelle vene di un sistema allo sbando. L'astinenza di diritti mantiene lo status quo ma alla lunga tira fuori il peggio delle persone. Il problema è che quando chi di dovere lo capirà sarà - probabilmente - troppo tardi.







