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venerdì 26 novembre 2010

L'ingrato immigrato

Anche se le dichiarazioni qui riportate risalgono a circa dieci anni fa, ritengo che siano talmente gravi che non posso esimermi dal segnalarle auspicando un intervento tempestivo delle autorità preposte. Si tratta, infatti, dell'incredibile caso di un immigrato egiziano e musulmano che, facendosi scudo della naturalizzazione ottenuta con modalità già oggetto di un'interrogazione presso il Senato della Repubblica, critica impunemente il governo democraticamente eletto dalla maggioranza degli italiani accusando pubblicamente "I partiti dello schieramento di centro-destra, in particolare la Lega Nord, che strumentalizzano brutalmente e irresponsabilmente le paure degli italiani legate alle problematiche dell’immigrazione e soprattutto quelle legate all’immigrazione islamica, per finalità elettorali o comunque per raccogliere il consenso in modo fazioso e partigiano". L'immigrato in questione (che per inciso non è il sottoscritto, anche se qualche malfidato potrebbe pensarlo), non pago di attaccare le istituzioni che rappresentano gli italiani, accusa persino - pensate alla faccia tosta - "Taluni settori delle forze dell’ordine che possono essere interessati ad amplificare per interessi corporativi la paura dello straniero e in particolare dei musulmani" e incolpa "I media che sono improntati a una accentuata logica del sensazionalismo e dello scandalismo per finalità che possono essere politiche, commerciali o entrambe". Se tutto ciò non bastasse a dimostrare la poca integrazione del soggetto, che non serba nessun rispetto per le istituzioni, le forze dell'ordine e i mezzi di informazione, il medesimo accusa persino "Taluni esponenti della Conferenza episcopale italiana che, con il tacito assenso dei vertici del Vaticano e un’imbarazzata critica delle comunità cattoliche di base impegnate nel sociale a fianco degli immigrati, strumentalizzano la questione dell’immigrazione, in particolare quella di fede musulmana, nel tentativo di ricristianizzare la società italiana che è sempre più laicizzata, elevandosi a paladini di una identità nazionale italiana che si vorrebbe appiattita sui valori e sulla cultura della religione cattolica e che andrebbe difesa dalla presunta minaccia di un’invasione islamica d’Italia". Ciliegina sulla torta: secondo l'ingrato immigrato "la storia e in particolare la storia della migrazione dell'uomo non è la materia di studio prediletta degli italiani". Il caso - incredibilmente tollerato - dell'immigrato in questione mi è venuto in mente quando un mio lettore ha auspicato in un commento che "grazie a Maroni, l'espulsione tocchi anche ad autoproclamati "attivisti dei diritti umani" che tanto rompono i coglioni in casa nostra sputando nel piatto in cui mangiano sottraendosi alla miseria, ma che stanno rigorosamente zitti sullo stato realmente pietoso dei diritti umani nei loro paesi di provenienza". Solo che il lettore è mal informato: invece di chiedere "ai cittadini italiani di continuare a mandare letterine a Maroni, candidando Sherif El-Sebaie al trattamento già riservato a Bouchta e compari!", è cioè l'espulsione, dovrebbe chiedere lo stesso trattamento per l'immigrato egiziano e musulmano (che oggi afferma di non essere né l'uno né l'altro) che ha scritto le gravissime frasi sopra riportate: Magdi Allam.*

* La fonte dei virgolettati sopra riportati, firmati da Magdi Allam, ex vicedirettore del Corriere della Sera, oggi Europarlamentare e Presidente del Movimento politico "Io amo L'Italia", è "I media e l’islam. L’informazione e la sfida del pluralismo religioso", collana mondialità, Emi, Bologna 2001, p. 88-89.

mercoledì 24 novembre 2010

Libertà è Verità

L'altro giorno, Maria Laura Rodotà scriveva sul Corriere - parlando di meritocrazia nella scelta dei referenti politici - "Se nulla cambierà, l'Italia resterà con la mondezza". Pochi giorni prima sostenevo più o meno la stessa cosa anche in materia di immigrazione: se si continueranno a considerare "modelli di integrazione" quelli che lisciano il pelo dell'italiota medio, gli italiani non risolveranno "il problema immigrazione": saranno invece destinati a rimanere per sempre con gli immigrati delinquenti, mentre quelli potenzialmente "utili" - e mi sono messo "di default" in questa categoria - potrebbero cambiare aria. Alcuni commentatori, leggendo questo, mi hanno scritto sfottò del tipo: "Ti ringraziamo commossi per il fatto che, col tuo contributo, intendevi migliorare se non salvare l'Italia" oppure "Tu hai deciso di scendere in Italia per portarci la Luce come il dio Ra" ecc ecc. Evidentemente mi hanno scambiato per Magdi "Cristiano" Allam, l'ex-egiziano, ex-musulmano, ex-esperto di cose turche, oggi europarlamentare che afferma di amare l'Italia al punto di volerla salvare dagli stessi italiani. E siccome ci tengo a non essere scambiato con Allam, ora ridotto a vendere reliquie affermando che sono l'unica risorsa rimasta all'Italia per far concorrenza alla Cina (sic), mi tocca rispondere.

Come diceva Jean de La Bruyère: "La modestia è una forma raffinata di vanità. E' una menzogna", quindi ammetto che la modestia - o meglio la falsa modestia - non è il mio forte: se mi dico convinto di poter dare un contributo positivo alla società in cui vivo lo dico confidando nelle mie capacità, nella mia formazione, nelle mie esperienze. Ma lo sanno anche i miei detrattori, incluso quello che scrisse, tempo fa, che il sottoscritto continua a stare in Italia "perché sei una mosca bianca, parli bene l'italiano e di immigrati acculturati in Italia ce sono pochi". Pensavo fossero "punti a favore" (non è poi questa "la selezione" dell'immigrazione di cui si parla tanto?) e invece mi sbagliavo: il commentatore lo affermava con fastidio e rabbia, vaneggiando candidature politiche e "stipendi pagati dagli italiani". Se la società non riesce a capire quale possa essere il mio contributo o addirittura lo teme, la colpa non è mia ma di una società che, come scrive Marco Revelli, si è unanimamente conciliata con la parte peggiore di sé, preferendo prendere a modello prostitute e "figli d'arte" piuttosto che accettare una partecipazione attiva basata appunto sulla cultura e il merito. Ovviamente tutto questo può essere interpretato come "la volpe che non arriva all'uva". Io preferisco che il concetto venga spiegato da un mio lettore italo-giordano: "all'immigrato non è concessa l'occasione di emergere (...) Una mente cinese, indiana, araba, sa che andando in Canada, USA, UK può diventare qualcuno, può ricevere tanto dando tanto, cosa che non si pensa di paesi come l'Italia (...) Te lo immagini uno che arriva dall'India e diventa ordinario all'università in Italia? Senza spinte nei concorsi e senza le conoscenze giuste? Direi che se lo può scordare. E così in tutti gli altri settori, in Italia ancora oggi il metodo migliore per trovare un lavoro, stando alle statistiche, sono le conoscenze personali, i parenti, gli amici, non il merito".

"Cambia aria, allora" mi scrivono, "dopotutto hai visitato gli Stati Uniti su invito del governo americano, no?". E' un'ipotesi, certo. Forse anche un segnale se non addirittura una prova concreta di quanto ha scritto il lettore citato sopra. Mi chiedo però cosa ci guadagnerebbero, nel mio caso particolare, le persone che me lo chiedono cosi appassionatamente. Poiché è evidente che l'unico motivo per cui costoro si sentono infastiditi è il fatto che leggono su questo sito cose che a loro non vanno a genio, pensano forse che questo risparmierà le critiche alle loro sensibili orecchie? Sbagliano. E di grosso. Non c'è migliore occasione di far venire meno i vincoli di autocensura che quotidianamente mi pongo su queste pagine e non c'è migliore opportunità di togliermi qualche sassolino dalle scarpe, magari citando - en passant - qualche nome e cognome, se non quella di trovarmi in una condizione che mi permetta di farlo. Il fatto che io rinunci, per motivi di opportunità tattica (non c'è niente di male, in ciò, anzi), a scrivere certe cose non significa che io non le pensi o che non abbia intenzione di dirle prima o poi. Sarebbe bene ricordarlo, ogni tanto.

lunedì 22 novembre 2010

Restare con la mondezza


Lo scrivevo l'altro giorno, anche se in riferimento agli immigrati. Oggi uno legge il Corriere e ritrova più o meno le stesse parole: "Se nulla cambierà, se un calendario varrà ancora più di un master e di un intenso attivismo politico e sociale, le migliori (i migliori) rinunceranno o se ne andranno. E noi resteremo con la mondezza"

venerdì 12 novembre 2010

Chi si somiglia si piglia

Alcuni giorni fa ho riportato il commento di una lettrice protonazista che, rivolgendosi "Agli stranieri presenti nel blog", chiedeva "COSA altro deve succedere per convincervi che è meglio andarsene??????". La domanda, in un altro contesto, poteva essere liquidata come una stupida provocazione, ma farlo in un clima in cui molti segnali concorrono effettivamente a dare l'impressione che ci sia veramente una volontà diffusa di convincere gli stranieri che "è meglio andarsene", sarebbe invece molto grave. Secondo me, la lettrice ha avuto tutto sommato il merito e il coraggio di affermare senza ipocrisia - e con candore che definirei cristallino - lo scopo ultimo di centinaia di dichiarazioni, provocazioni, proposte e provvedimenti lanciati da alcuni politici, giornalisti e persone comuni: visto che i processi di globalizzazione, le necessità economiche, le direttive dell'unione europea etc non permettono di prendere quelle che definiscono "le misure adeguate" (un eufemismo per indicare una specie di "soluzione finale" al "Problema immigrazione" e in particolar modo alla cosiddetta "Questione islamica"), tentano di "prendere gli stranieri per sfiancamento": prima o poi - si dicono - questi decideranno a levare le tende da soli. Dalla burocrazia elefantiaca che nel caso delle procedure concernenti gli stranieri diventa dinosaurica alle battute che rieccheggiano a volte sui pullman quando sale una donna velata con due bambini, passando per la certosina applicazione di ogni singolo comma dei regolamenti comunali (ma solo quando è in ballo una moschea), "O' sistema" di fatti si traduce nella "persecuzione" quotidiana degli immigrati per bene: quelli che lavorano, pagano le tasse e rinnovano il permesso di soggiorno o che comunque tentano di mettersi in regola. Tanto verranno sostituiti da altri immigrati, magari più poveri e disposti persino a condizioni peggiori di quelle a cui erano sottoposti i loro predecessori. Da questa implicita "persecuzione" sfuggono ovviamente i delinquenti, ovvero quelli che in teoria sarebbero all'origine dell'insofferenza del "popolo". Perché il delinquente non rinnova permessi e se sale sul pullman, i passeggeri "dalla lingua lunga" lo riconoscono - come per magia - e si guardano bene dal proferire parola. Il fatto stesso che alcuni fra coloro che dicono di essere stufi degli immigrati "perché delinquono" si guardino bene dal confrontarsi con lo spacciatore di turno e vengano invece qui, su questo blog, a chiedere a me cos'altro sto aspettando per andarmene, è alquanto sintomatico. Capisco che uno abbia paura di beccarsi una pugnalata e quindi si guardi bene dal prendere di petto un nerboruto poco raccomandabile, ma non comprendo per niente il fatto che, confidando in un supposto anonimato, alcuni internauti vengano qui ad esplicitare un odio incredibile solo perché leggono articoli che possono risultare "politicamente" sgraditi. La cosa più sconvolgente, però, è che ogni giorno c'è una media di due commenti che, oltre gli insulti, accusano il sottoscritto di "fare politica" o nutrire ambizioni in tal senso. Avete capito bene: in mezzo a sto po' po' di prosseneti ed escort, sono io, a preoccuparli. Voglio tranquillizarli: sono privo di diritti politici e anche se li avessi, nessuno verrebbe a propormi una candidatura. E sapete perché? Sono impresentabile: non corrispondo al modello dell'immigrato che sputa sulle sue origini, seppur in diverse misure, per permettere agli uni di croggiolarsi nella propria superiorità e agli altri di bearsi della propria magnanimità. Ma immaginiamo pure che - incapace di soddisfare le ambiziosissime velleità politiche che mi vengono attribuite - io mi stanchi e me ne vada, e che il giorno dopo lo faccia un altro straniero che legge il blog, poi un altro ancora, tutti poveri ingenui che pensavano di poter fare qualcosa di concreto per questo paese, ebbene: indovinate chi rimarrà in Italia? Eggià. Proprio i delinquenti. Evidentemente l'inconscio popolare apprezza proprio la tipologia che afferma di aborrire mentre prova autentica repulsione nei confronti di persone potenzialmente capaci di contribuire positivamente alla società. E, falsa modestia a parte, penso proprio di appartenere alla seconda categoria. Ma se un giorno avessi la certezza matematica che non sono il benvenuto, niente panico: Ciapum el camel, ciapum la barca, ciapum quel che voerun e turnen indrè. E lo faranno tutti gli immigrati per bene. Sono sicuro che i commentatori anti-immigrazione apprezzeranno moltissimo la compagnia di chi rimarrà. In fin dei conti "chi si somiglia si piglia".

martedì 9 novembre 2010

Italiana DOC

"È il mio opposto: io sono una brava ragazza italiana; vivo a casa e studio".

Noemi Letizia, parlando di Karima Al Mahroug, alias Ruby.

"Oggi sono una donna. E da donna, a Silvio, dico: La vita è come te la fai e con chi te la fai"

lunedì 8 novembre 2010

E adesso...Ammazzateci tutti!

Nella "galleria degli orrori" di questo blog, spuntano spesso e volentieri quelli che mi avvertono di ciò che capiterà agli immigrati in generale ed ai musulmani in particolare - e quindi per estensione anche al sottoscritto - il giorno in cui gli "italiani si sveglieranno". Una lettrice protonazista ha avuto pure il coraggio di porre la seguente domanda: "Agli stranieri presenti nel blog chiedo: COSA altro deve succedere per convincervi che è meglio andarsene??????". Infatti ce lo chiediamo pure noi, cittadini stranieri preoccupati per il clima di montante razzismo egregiamente rappresentato dalla lettrice in questione. Dopo le dichiarazioni xenofobe dei politici, i media grondanti odio che li supportano, la solidarietà dell' "uomo di strada" ai Burtone ("Ammazzane un'altra!") e chi più ne ha più ne metta, cos'altro deve effettivamente succedere per convincere gli stranieri, in particolare i musulmani, a cambiare aria? Diamo a Cesare ciò che è di Cesare, quindi ai movimenti xenofobi ciò che spetta loro: hanno provato tutti i procedimenti, i mezzi e i mezzucci che potessero camuffarsi dietro una parvenza di legalità e democrazia, dai referendum alla "libertà di espressione", eppure gli immigrati non solo restano ma aumentano. Sorge quindi spontanea la domanda: una volta guadagnati i voti necessari per governare, dopo aver dirottato l'attenzione dell'opinione pubblica dai problemi reali, cosa faranno per dirottarla ulteriormente? Sedicenti politologi ed esperti in comunella con politici senza scrupoli si affannano da anni per spiegarci che l'assimilazione non funziona, il multiculturalismo non funziona. E alla domanda "esiste una via alternativa?", scuotono sconsolati la testa. Io una proposta ce l'avrei, invece. Tra assimilazione e multiculturalismo esiste una terza via, una addirittura occidentalmente collaudata: lo sterminio. Sono fermamente convinto che il concetto di tolleranza e rispetto per il diverso sia sostanzialmente un concetto nuovo e non pienamente radicato in Occidente. Perché, a differenza dell'Oriente, da secoli aduso alla convivenza tra innumerevoli fedi, razze e sette (con tutti i problemi ma anche i vantaggi che ne derivano), l'Occidente ha ciclicamente provato a sradicare le comunità che riteneva estranee ad esso. Lo fecero gli spagnoli cattolici con musulmani ed ebrei nel 1492 e nel 1609, lo fecero i nazisti con gli ebrei e i rom negli anni 30 e 40 del 900, lo fecero i serbi con i musulmani negli anni 90. Ma siccome l'Occidente non impara dai propri errori, sono molti quelli che non si sono resi conto che ogni volta che hanno tentato di sbrazzarsi di una minoranza non hanno fatto altro che richiamare la sciagura su di sé. La pulizia etnica pose le basi per l'inquisizione spagnola, e spianò la strada per la distruzione di Berlino e di Belgrado. E, se ci fate caso, con il passare del tempo portare a compimento un'efficiente pulizia etnica diventa sempre più difficile: gli spagnoli c'erano riusciti, i nazisti un po' meno, i serbi ancora meno dei nazisti. Il giorno in cui "si sveglieranno" quelli che vogliono farla finita con "gli estranei" non significa automaticamente che essi prevarranno. Fossi in loro, ci rifletterei un po', prima di fare mosse azzardate...

sabato 6 novembre 2010

Le minacce rafforzano la simpatia

«Le minacce lanciate da al-Qaeda contro i cristiani e la chiesa copta rafforzano la simpatia degli egiziani verso di noi». È con queste parole che il leader dei cristiani copti d'Egitto, il Papa Shenouda III, ha commentato il comunicato diffuso dal gruppo terroristico che dichiarava guerra aperta ai cristiani egiziani. L'esponente religioso, secondo quanto riporta il giornale arabo 'al-Arab online, ha ringraziato lo sceicco dell'università islamica di al-Azhar, Ahmad al-Tayyb, per la netta condanna pronunciata nei riguardi dell'attentato alla chiesa di Baghdad e per aver respinto le minacce lanciate dai terroristi islamici contro i cristiani del paese. «Ho letto con grosso interesse la dichiarazioni dello sceicco di al-Azhar - ha affermato Papa Shenouda III - contro l'attentato alla chiesa di Baghdad e ai cristiani egiziani. Queste azioni vengono respinte da tutto il popolo». Il religioso ha infine sottolineato come «sia arrivata la solidarietà di numerosissime persone nei nostri confronti, in particolare da uomini politici e da religiosi islamici». In occasione di una lezione che il leader copto ha tenuto nella cattedrale del Cairo, la polizia egiziana ha aumentato notevolmente la sua presenza nella zona per difendere il luogo di culto cristiano dopo le minacce di al-Qaeda. I gruppi islamici egiziani più rappresentativi, come la Jamàa Islamiya e i Fratelli Musulmani, hanno preso le distanze dalle minacce lanciate da al-Qaeda contro la chiesa copta d'Egitto. Con alcuni messaggi, apparsi sui loro siti Internet, i due gruppi islamici chiedono ai fedeli di proteggere i cristiani egiziani. Secondo Najih Ibrahim, portavoce della Jamàa Islamiya, considerato il gruppo più estremista dal quale è poi sorta al-Qaeda negli anni Novanta, «gli attacchi alle chiese, l'uccisione di civili o il loro sequestro è vietato dalla sharia islamica». Secondo Ibrahim, citato dal sito Islammemo, «al-Qaeda non rappresenta l'Islam. Molte delle sue azioni mettono in cattiva luce la nostra religione perchè uccidono civili innocenti. Le loro azioni ci mettono sempre a disagio. Non credo inoltre che al-Qaeda in Iraq sia in grado di lanciare minacce contro i copti egiziani». In difesa dei cristiani egiziani si sono espressi anche i Fratelli Musulmani, che con un messaggio apparso sul loro sito web affermano: «quelle di al-Qaeda sono minacce stupide che mettono in cattiva luce l'Islam». Per questo invitano a «proteggere i luoghi di culto. Noi respingiamo queste minacce e diciamo che tutto il popolo egiziano è invitato a proteggere i luoghi di culto di tutte le fedi»

venerdì 5 novembre 2010

Linea di Soccorso

Insomma, non è facile prendere le distanze dal proprio leader di riferimento. Souad Sbai, deputata di origine marocchina, prima tentata da Gianfranco Fini, poi tornata all' ovile del Pdl, ha sviluppato una sua filosofia: «Di Silvio tengo la parte buona, e scaccio quella cattiva». Scusi, la parte buona quale sarebbe? «Beh, soccorrendo Ruby, ragazza in difficoltà, Berlusconi ha dimostrato di essere sensibile e di avere a cuore le persone più deboli, certo soprattutto se belle». Sbai non si indigna ma, semmai, rilancia: «Non ha idea di quante ragazze marocchine io cerchi di aiutare. Mi chiamano, chiedono aiuto e io mi sbatto in quattro per trovare loro una sistemazione. Magari Berlusconi aprisse una linea di soccorso. Qui ho la fila di poverette che cercano un letto in una comunità...». (Fonte:Repubblica)

"Sono rammaricata dalla distorsione delle mie dichiarazioni comparse oggi sulla solita Repubblica. Non si puo’ vivere con il timore che, rilasciando un’intervista, questa venga deformata. Non voglio entrare nel merito del caso di Ruby, su cui la magistratura sta effettuando i suoi accertamenti. Silvio Berlusconi si e’ sempre dimostrato una persona generosa, a prescindere dalle malie dell’avvenenza fisica". Lo ha dichiarato il deputato del Pdl, Souad Sbai, sulle presunte dichiarazioni pubblicate oggi da La Repubblica. "Forse sarebbe necessario che la prossima volta, la giornalista Alessandra Longo ’si sbatta’, parafrasando una parola a lei cara, di piu’ per offrire un’informazione corretta su un giornale che si e’ sempre dimostrato insensibile ai drammi vissuti dalle donne arabo-musulmane segregate e marginalizzate’. Dedicando in questi giorni pagine intere alla vicenda, la testata dimostra una volta di piu’ di essere un giornale abituato all’uso strumentale di certi fatti". (Fonte: Il Popolo della Libertà)

Nulla di nuovo, già la Bibbia offre utilissime istruzioni per l’integrazione delle donne (Numeri, 31, 17-18): “Ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi.” Sherif El Sebaie, su Salamelik, riassume ironicamente lo stesso concetto così: “La prova del Bunga Bunga divenga requisito essenziale per la cittadinanza per i Bingo Bongo.” Ogni impronunciabile Karima el-Mahrouj, ci assicura la civiltà della Jeune Fille, contiene in sé un’emancipata Ruby, la cui libertà è al nostro servizio. (Fonte: Kelebek)

giovedì 4 novembre 2010

Surclassate dalle coloured

di Michel Serra, Repubblica

Lo so che non sta bene ridere delle disgrazie altrui, ma questa bufala della "nipote di Mubarak" è irresistibile. La ragazzaè marocchina, e il Marocco sta all' Egitto come la Svezia al Portogallo. Ma trattandosi di cucirle addosso un' aura di rispettabilità esotica, vuoi mettere l' Egitto? Lo avrebbe fatto anche Totò: "Quella? Ma non lo sai? E' la nipote di Mubarak. La madre è una faraona. Il padre ha almeno un paio di piramidi. E noi la tratteniamo in questura? Brigadiere, mi faccia il piacere. Non facciamoci sempre riconoscere!". Prossimamente sugli schermi di Berlusconia: la regina di Saba, nello splendore del Technicolor, in uno scenario di passione e di fasto. Minneahaha, la principessa Sioux, che cavalca a pelo il suo cavallo bianco (quello di Pino Silvestre Vidal). E naturalmente Gungala, la vergine della giungla, che sfugge alle brame dei suoi spasimanti volando di liana in liana, indossando solo un perizoma di leopardo. La vedo male per le oneste attricette di casa nostra, surclassate da giovanissimee avvenenti coloured. Sarà un nuovo dramma, l' ennesimo, della globalizzazione.

martedì 2 novembre 2010

Un piatto per Karima

Due giorni fa, Karima Muhammad El Mahrough, alias Ruby, dichiarava: "è una questione di mentalità. Qui a 12 anni sei considerata ancora una bambina. Mio padre a 12 anni voleva farmi sposare con un uomo di 49". Oggi invece ci tiene a far sapere che "Non significa molto avere compiuto 18 anni, perché io mi sono sempre sentita donna. Donna e basta, nè bambina, nè ragazza. Donna. E ho sempre badato a me stessa". Repubblica la definisce "senza famiglia, senza documenti, senza casa, senza fonti di reddito accertate". Agenzie e quotidiani parlano di "un'inchiesta della magistratura su un giro di escort in locali vip milanesi in cui comparirebbe il suo nome. Accertamenti tecnici che evidenzierebbero incontri della neodiciottenne, figlia di un ambulante che risiede a Messina, con alcuni imprenditori in un hotel di lusso del centro". Karima spiega: "Di quello che dice la gente non importa nulla. Possono chiamarmi come vogliono, darmi dei 'titoli'. In Marocco si dice: chi pensa a ciò che dice la gente non si riempie il piatto. E io la penso esattamente così". Ebbene, voglio rivolgere un appello alle persone di buon cuore, in particolar modo a tutte le deputate che - impegnandosi così tanto per l'integrazione delle donne musulmane in Italia - hanno conseguito gli importanti risultati di cui parla tutta la stampa internazionale: trovate un lavoro per Ruby. Uno adatto alle sue capacità e doti fuori dal comune. Fate in modo che abbia presto la cittadinanza. Non basta - alla faccia dei proclami sulla sicurezza - tirarla fuori dalla questura dove è finita perché accusata di furto, spacciandola come nipote di Mubarak. Una volta finite le indagini, Karima non potrà giustificare la sua permanenza in Italia. La sua espulsione, in quel caso, sarebbe un atto dovuto. Il sindaco Tosi afferma, e forse non ha tutti i torti, che «Ruby secondo me ora, fra il libro che ha detto che vuole scrivere e le interviste, si farà un pacco di soldi. Magari andrà a lavorare per Mediaset». Mediaset, politica, non importa, fate solo presto. Una volta riempito il piatto, lei sì che non ci sputerà dentro. Mica è come noialtri ingrati...

lunedì 1 novembre 2010

E il buon cuore, sindaco?

Arrestati per furto aggravato. Di rifiuti. Sono infatti finiti in manette due immigrati marocchini di 29 e 32 anni sorpresi a frugare tra i rifiuti della raccolta differenziata di un paesino di 2mila abitanti in Valle Imagna, nel bergamasco. (...) Purtroppo per loro in zona è passato proprio il sindaco del paese, Uberto Pellegrini, che ha avvisato i carabinieri. (Repubblica)