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mercoledì 29 dicembre 2010

Criminalità e mandanti.

A organizzare la rapina finita con il pestaggio e lesioni permanenti alla moglie del senatore Marcello Basso, era stato il nipote di secondo grado, appena maggiorenne. I militari di Portogruaro e del nucleo investigativo provinciale dell’Arma sono risaliti al giovane perché solo un parente stretto poteva riconoscere al dettaglio l’abitazione dei coniugi di San Stino, all’interno della quale i rapinatori si erano mossi con sicurezza puntando subito alla cassaforte. Tre i fermi: un albanese e un marocchino di 21 anni, entrambi pregiudicati, esecutori della rapina e del pestaggio della donna. (Il Corriere)

domenica 26 dicembre 2010

Più duri con gli immigrati. Ma non solo.

Nel 2009, in un'intervista al Giornale, Giuseppe Tempini - fidanzato di Hina Saleem, la giovane pachistana uccisa nel 2006 dai familiari perché considerata "di costumi troppo occidentali" - affermava che «Da allora sono diventato molto più duro nei confronti degli immigrati. Credo che si debba essere più severi anche perché nelle loro nazioni d’origine non sono certo teneri». In effetti una sequenza fotografica, clementemente intitolata da Repubblica "la rabbia del fidanzato italiano", lo immortala mentre - trattenuto da un passante - dà "in escandescenze nei confronti di alcuni immigrati davanti a un bar di via Milano a Brescia" ed inveisce "contro immigrati stranieri che passavano per strada", ovvero persone che non avevano nessuna colpa se non quella di essere immigrati. Nel pezzo de Il Giornale si rendeva noto inoltre che il Tempini "si è rifatto una vita: ora ha una nuova compagna, abita nella Bassa Bresciana" e che "Il suo avvocato, Loredana Gemelli, ora assisterà l’Associazione donne marocchine in Italia nella vicenda di Saana", un'altra ragazza (stavolta marocchina) uccisa dal padre nel 2009. L'Associazione, per chi non lo sapesse, è nata "dall’iniziativa della Dott.ssa Souad Sbai", parlamentare PDL-FLI-PDL per contrastare le violenze contro le donne ed ha acquisito una certa notorietà proprio quando ha presentato la richiesta di costituirsi parte civile nel processo per l'omicidio di Hina Saleem. Ebbene, sempre per chi non lo sapesse, lunedi prossimo Giuseppe Tempini sarà processato per direttissima. Perché è lui "l'uomo arrestato per stalking nel bresciano ai danni della ex moglie. Lunedì L'uomo, che già in passato era stato denunciato per stalking, si era presentato sotto l'abitazione della vittima urlando e inveendo contro di lei. Ha quindi iniziato a colpire violentemente l'uscio di casa. La donna si è barricata in casa chiedendo l'intervento dei carabinieri. Tempini però, anche dopo l'arrivo dei carabinieri, ha continuato a urlare minacciando di morte l'ex moglie. Sono quindi stati chiesti rinforzi ed è stato arrestato". Si vede che che il Tempini non è duro solo con gli immigrati. Nel caso siano fondate le notizie sopra riportate, mi appello all'Associazione Donne Marocchine in Italia, che difende le donne - immagino indipendentemente dalla nazionalità e dalla fede religiosa - affinché si costituisca parte civile a fianco della ex-moglie di Tempini minacciata di morte in pieno Natale.

sabato 25 dicembre 2010

E al posto delle renne?

"Al posto delle campane ci ritroviamo i muezzin,
al posto delle minigonne ci ritroviamo il chador,
al posto del cognacchino il latte di cammella"
Oriana Fallaci, La Rabbia e L'Orgoglio
Buon Natale!

giovedì 23 dicembre 2010

L'Uomo Invisibile

di Paolo Di Stefano, Il Corriere
Pensavamo che l'Uomo invisibile fosse una paurosa creatura fantascientifica, come racconta il celebre film eponimo degli anni Trenta tratto da un romanzo ottocentesco di G.H. Wells. Invece no, c'è un Uomo invisibile in carne e ossa che fino all'altro ieri è vissuto come tante persone in carne e ossa, lavorando, probabilmente faticando, amando, sognando, soffrendo come tutti: faceva il trasportatore di vini nei pressi di Frosinone, forse aveva una moglie e dei figli, forse no. È vissuto da invisibile, e allo stesso modo è morto. Non visto. Ecco la dinamica ricostruita dagli investigatori. Martedì, nei pressi di Colleferro, l'Uomo invisibile era fermo sulla corsia d'emergenza dell'autostrada A1, per verificare il guasto era sceso dal suo furgone: probabilmente invisibile pure quello, poiché un Tir carico di frutta l'ha urtato con violenza, facendo volare l'Uomo invisibile sulla carreggiata, dove sopraggiungeva un camion-bisarca, uno di quei mostri a due piani che trasportano auto. L'Uomo invisibile - essendo invisibile - è stato travolto e trascinato per ben 90 chilometri, perdendo pezzi ad ogni metro di strada, e lasciando sull'asfalto una scia di frammenti organici misti a brandelli dei vestiti che indossava. L'Uomo invisibile, infatti, non era l'entità inconsistente o evanescente raccontata da Wells, non era la pura assenza prodotta dagli effetti speciali cinematografici, ma era un uomo in carne e ossa con l'unica differenza, rispetto al resto del genere umano, di non essere visto da nessuno come a volte capita alla gente comune o meno che comune. Così probabilmente ha vissuto. E così è morto e tale è rimasto dopo la morte. Fatto (fato) sta che il suo destino di invisibilità, come la striscia di materia che ha lasciato sulla strada, si è protratto persino in morte. Al punto che la notizia della sua fine atroce - che se fosse accaduta a un rappresentante del Mondo visibile avrebbe avuto lo spazio e l'eco che meritava - nei quotidiani è stata coerentemente ridotta al minimo, quattro-cinque righe, in colonnini non più che marginali. C'è un altro romanzo intitolato Invisible Man: fu scritto nel '53 da Ralph W. Ellison. Era un libro sul razzismo americano di quegli anni. Raccontava di un nero emarginato dalla società, privato della sua identità pubblica: non era invisibile in sé, semplicemente gli altri si rifiutavano di vederlo. Era un Uomo invisibile, ma in carne e ossa, esattamente come il trasportatore albanese travolto due volte sull'autostrada e dimenticato dai giornali.

lunedì 13 dicembre 2010

Musulmani innocenti!


Sbai: "Le vere minacce? Me le ha fatte Fini"

(Il Giornale)

«Mi chiese se volevo andare in un partito che tratta le donne come prostitute – dice Sbai nel suo racconto al Giornale – Poi mi ha trattato in un modo non gentile, senza rispetto». E l’ultima parola che le avrebbe detto il presidente della Camera «è stata orribile». (Qui)

giovedì 9 dicembre 2010

Pogrom rinviato. Ci scusiamo per l'interruzione.

In un paese in cui illustri esponenti politici affermano una cosa e poi la smentiscono nel giro di pochi secondi o addirittura nell'istante stesso in cui la pronunciano (nonostante registratori e telecamere abbiano documentato l'evidenza lampante) certe cose non dovrebbero sorprendere. Eppure la spudorata capacità che hanno, in Italia, certi esponenti del mondo della politica, della cultura, della società civile e del giornalismo di affermare il contrario di ciò che è palese ed è sotto gli occhi di tutti (ciechi inclusi) mi lascia, spesso e volentieri, a bocca aperta. Per esempio bastava leggere i quotidiani o fare "zapping" sui vari canali televisivi, nelle ore e nei giorni immediatamente successivi all'arresto di Mohammed Fikri, il marocchino accusato del rapimento della quindicenne Yara Gambirasio (e poi liberato causa "lost in translation"), per rendersi conto che in Italia è tutto come prima (ovvero come ai tempi di Novi Ligure, di Erba, della Caffarella ecc) se non addirittura peggio. Non appena è trapelata la voce che il presunto sospettato era straniero, per di più marocchino e musulmano, a Brembate (e non solo) si sono scatenati i peggiori istinti italioti: cartelli che inneggiavano alla cacciata in massa dei "marocchiny" (sic), dichiarazioni in cui i bravi abitanti del paesino accusavano "quelli là" di aver rovinato il loro presepe altrimenti pulito e ordinato, titoloni e prime pagine in cui la nazionalità campeggiava in caratteri cubitali, i soliti commenti di esponenti di spicco della Lega, appelli a dir poco discutibili lanciati da Radio Padania: “I lavoratori extracomunitari sono senz’altro persone oneste, ma siccome il sospetto per il diverso è sempre un sospetto radicato, qualcuno di loro si faccia avanti per togliere questi retropensieri”. Nonostante tutto questo - alla facciaccia nostra e dell'evidenza dei fatti - per Claudio Magris, tutto questo sarebbe "un esempio civile oggi mai più che prezioso" e "non sarebbe male se tutta l'Italia assomigliasse a Brembate". E se pensavate che il negazionismo (non saprei come chiamarlo diversamente) fosse circoscritto al Corriere della Sera, che ha annoverato fra le sue firme illustri esponenti dell' "integrazione al contrario" quali Oriana Fallaci e Magdi Allam, vi dovete ricredere. Perché anche Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato per le Nazioni Unite per i Rifugiati, sentenzia sul suo blog, ospitato da Repubblica, che "Non abbiamo assistito alla gratuita criminalizzazione di tutti gli immigrati" e "Vi sono infatti alcune importanti note positive da evidenziare". E allora uno si chiede quali sarebbero, queste "importanti note positive" per cui dovremmo profonderci in sentiti ringraziamenti. Vediamo: "La famiglia Gambirasio che vive questo drammatico momento in completo riserbo, ha preso le distanze anche da talune precipitose reazioni". Ma la famiglia, appunto, ha meritoriamente vissuto questa tragedia in completo riserbo quindi il suo silenzio - più che una presa di distanze vera e propria - non è da considerarsi qualcosa di eccezionale: rientra nel modo, dignitoso, con cui la famiglia sta affrontando l'intera vicenda sin dall'inizio. "Diversi quotidiani non hanno voluto mettere nel titolo la nazionalità del presunto responsabile della scomparsa di Yara". Non so di quali quotidiani parli la signora Boldrini, ma certamente non di quelli più diffusi, a cominciare da Corriere e la stessa Repubblica che ospita il suo blog e che titolava, nell'immediatezza dell'arresto: "Yara. Come si è arrivati al marocchino". E, infine, questa chicca: "Il sindaco di Brembate Diego Locatelli di fronte ai primi cartelli con scritto “occhio per occhio” o “fuori gli immigrati” ha richiamato i concittadini alla calma e ha detto con fermezza che nella sua città non avrebbe consentito nessuna caccia all’uomo". Al di là del fatto che questo intervento del sindaco dimostra che c'era (e c'è) ben più di uno squilibrato con due cartelli in giro per il paese, come vorrebbero far credere i negazionisti, non so se avete capito a quale punto siamo arrivati. Neanche nell'Alabama del Klu Klux Klan si sarebbero sognati di considerare come "nota positiva" il fatto che un sindaco dicesse che "non avrebbe consentito nessuna caccia all'uomo", perché è il minimo che ci aspetta da un sindaco in questa situazione. A Brembate siamo invece arrivati proprio a questo: al punto in cui si deve ringraziare il sindaco leghista per non aver alimentato i peggiori istinti dei suoi concittadini. E' vero che - come dice il detto - "meglio tardi che mai", ma non sarebbe stato preferibile se la Lega o Radio Padania si astenessero in primo luogo dal fare certe battute sugli immigrati? I marocchini scampati al pericolo ringraziano comunque sentitamente per la graziosa concessione comunale, non c'è che dire. E si scusano per l'interruzione: il pogrom è solamente rinviato.

mercoledì 8 dicembre 2010

Claudio Magris, ma dove vivi?

Claudio Magris, sul Corriere ha firmato un pezzo che, nella sua prima parte, mi è sembrato un corsivo di satira. Invece non stava scherzando. La domanda sorge spontanea: ma quello li legge i giornali, a cominciare da quello su cui scrive?

"Sembra incredibile, ma ogni tanto gli uomini, le istituzioni e l'opinione pubblica mostrano anche segni di umana civiltà. Un muratore marocchino che lavora a Brembate di Sopra, presso Bergamo, è stato sospettato di aver assassinato Yara Gambirasio, la ragazza scomparsa da alcuni giorni; sospettato ingiustamente e poi rilasciato in base alla traduzione sbagliata di una sua frase in arabo detta al telefono. Non si è scatenata, come purtroppo è avvenuto in altri casi (lo stupro commesso da un romeno che ha creato una feroce psicosi verso i romeni accusati quasi in blocco d'essere stupratori, l'indiscriminata violenza verso gli zingari), alcuna bestiale caccia al marocchino, non si sono sentiti idioti insulti razzisti rivolti globalmente agli arabi". La comunità di Brembate di Sopra ha dato in generale un esempio civile oggi più che mai prezioso nel clima teso ed eccitato - anche comprensibilmente, per le difficoltà dei problemi legati all'immigrazione e al contatto fra culture diverse - che stiamo vivendo, in cui spesso si sentono risuonare selvagge parole di odio generico e si assiste a violenze gratuite. Non sarebbe male se tutta l'Italia, sotto tale profilo, assomigliasse a questa Brembate".

Vediamo ora quale sarebbe questo "esempio civile" a cui dovrebbe assomigliare l'Italia (in realtà è già cosi) di cui parla Magris:

"Marocchini fuori da Bergamo". "Occhio per occhio, dente per dente”, Sono solo alcune delle eloquenti scritte comparse a Brembate di Sopra (qui)

"Su Facebook i segnali di una rabbia collettiva che ben presto perde di vista l’obiettivo e si riversa come un fiume in piena sull’intera “categoria” degli immigrati" (qui)

“spacciano, fanno casino; questo è un paese di gente che si è sempre voluta bene, ora sono arrivati loro a rovinarlo…”. (qui)

“Sono padre di una tredicenne da quando sono arrivati quelli la’ non la mando piu’ all’oratorio, ho paura”. (qui)

“Quando saremo sicuri di chi e’ stato, metteremo i passamontagna e andremo a punire quel marocchino” (qui)

lunedì 6 dicembre 2010

Non è un paese per razzisti

In Lombardia mancano circa 8000 infermieri, e di italiani se ne trovano sempre meno: la Lega Nord si oppone all'assunzione di infermieri stranieri. Secondo Pietro Giovannoni, consigliere leghista della provincia di Padova, i fondisti africani sono invece degli "extracomunitari in mutande", e quindi non vale la pena di finanziare le maratone, alle quali in fin dei conti partecipano soprattutto loro. Lo stesso aveva dichiarato poco prima, parlando dei rom che "fanno proprio vomitare", "si riproducono come i conigli", "bisogna toglierli alle famiglie appena nati", "alla fine sopprimiamoli: anche i bambini sono zingari piccoli" con un grazioso accenno ai "campi di concentramento". Ma questo era solo uno scherzo, ovviamente. Non è in vena di scherzare, però, Clarissima Lombardi, una collega del PDL (circoscrizione est di prato) a cui degli ignoti - ribadisco il termine "ignoti" - hanno rubato la borsa dalla macchina: «Zingari bastardi, ladri e da mandare a casa». In realtà voleva solo rivendicare di averlo detto per prima. A Brembate di sopra (provincia di Bergamo) l'arresto di un marocchino sospettato - ribadisco il termine "sospettato" (ipotesi di accusa delle ultime ore: il nordafricano avrebbe aiutato a sequestrare e far sparire una quindicenne, violentata e uccisa invece da due italiani) scatena nientemeno che "tensioni razziali" e nel paesino, guidato da una giunta leghista (che però ha preso le distanze), fioccano cartelli e lenzuoli: «Marocchini fuori da Bergamo», «Marocchini fuori dall'Italia», «Padroni a casa nostra», «Occhio per occhio, dente per dente», «È ora di finirla con questa gente». Pochi giorni prima l'Assessore leghista alla sicurezza di Bergamo aveva dichiarato il coprifuoco. Ma in una sola strada, quella dove vivono e lavorano gli immigrati. La proprietaria di un cane che aveva fatto cadere a terra, procurandole un ematoma al volto, una bimba macedone di 4 anni incrociata per strada insieme alla madre si discolpa con gli agenti: «Volete credere ad una straniera bugiarda e non dar retta a me che sono trevigiana?''. Però scanso equivoci lo ribadisco: questo non è un paese per razzisti. Meno male: pensate se lo fosse.

venerdì 3 dicembre 2010

I Talenti del Futuro

Leggo nei cablogrammi dell'ambasciata americana diffusi da Wikileaks che "The Prime Minister commenced the visit by personally conducting a guided tour of his most recent project, a private academy to train Italy's brightest young minds. Berlusconi led Letta and the Ambassador on a personal tour of a newly rehabbed Lombardy estate that will serve as the home of the enterprise. The completely renovated 17th century country mansion, Villa Gernetto, will house a special school set to open in March for one hundred of Italy's most talented young leaders, completely funded from Berlusconi's personal fortune. The Prime Minister intends to choose the students himself and he envisions an environment where Italy's best and brightest live and study, taught by world leaders like Blair and Clinton". Non so perché ma ho il vago sospetto che il prototipo dei "giovani leaders" e "talenti del futuro" destinati a Villa Gernetto (ma anche alle strutture giovanili dei partiti della sinistra) sia totalmente e diametralmente opposto a quello inteso dalle rappresentanze diplomatiche americane in Italia.