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lunedì 3 gennaio 2011

Gli squali di Alessandria

Non si può che provare profonda rabbia e vergogna per ciò che è accaduto ad Alessandria la notte di Capodanno. Non c'è niente di più vile e criminale che colpire i fedeli radunati in un luogo di culto in aperta violazione dei dettami islamici che vietano di attaccare i luoghi di culto e i credenti in preghiera persino in caso di guerra al nemico, figuriamoci i propri connazionali in un giorno di festa. E a dimostrazione del fatto che coloro che hanno pianificato e realizzato l'attentato non hanno a cuore nemmeno i propri correligionari, basta ricordare che proprio davanti alla chiesa colpita sorge una moschea, danneggiata sia dall'attentato che dalla successiva irruzione dei manifestanti copti e che otto musulmani sono morti per l'esplosione: le loro parenti velate piangevano assieme ai famigliari dei copti martirizzati. Non c'è nulla di più triste di vedere, in un momento di profondo dolore per la nazione egiziana, cristiani e musulmani pronti allo scontro e a profanare i rispettivi luoghi di culto, trattenuti dalla polizia schierata in tenuta anti-sommossa, in una città che fu culla della civiltà umana per millenni. Le ricadute di questo attacco si faranno sentire ancora a lungo, sia in termini sociali con l'acutizzazione dello scontro fra connazionali cristiani e musulmani sia in termini economici con l'inevitabile calo del turismo, già duramente colpito dagli attacchi degli squali sulle spiagge di Sharm El Sheikh. Ora siamo alle prese con altri squali, ancora più pericolosi e micidiali di quelli del Mar Rosso. La speranza è che il governo egiziano non solo li rintracci al più presto per punirli in modo esemplare ma che metta in atto subito tutte le misure necessarie per sradicare la malapianta del pregiudizio e della discriminazione religiosa che ormai serpeggia nella società egiziana. Perché se è vero che ci sono mani straniere che pianificano o che semplicemente si approffittano di questa situazione è altrettanto vero che esse hanno trovato un terreno molto fertile di pregiudizi religiosi in cui piantare il seme della discordia. Ai connazionali copti, soprattutto coloro che sono residenti all'estero, non posso quindi che porgere le mie (in questo momento inutili) condoglianze, ed invitarli a non prestari alle strumentalizzazioni politiche di esponenti e istituzioni che non solo non hanno nulla da condividere con le loro sacrosante richieste di pace e protezione in patria ma che probabilmente gioiscono segretamente per le loro disgrazie, che sono quelle di un paese intero. La battaglia per la convivenza sul suolo egiziano è una battaglia che dovranno combattere tutti gli egiziani, cristiani e musulmani, senza farsi baciare dai vari Giuda pronti a strumentalizzare tutto pur di guadagnare popolarità o voti, perché come recita lo stesso Corano: "Certo se Dio non respingesse alcuni uomini per mezzo di altri, sarebbero ora distrutti monasteri e sinagoghe, e oratori e templi nei quali si menziona il nome di Dio di frequente. Orbene Dio soccorerà di certo chi soccorre Lui, in verità Dio è potente possente" (Sura del Pellegringaggio, versetto 40).