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lunedì 24 gennaio 2011

Il vento di Cartagine

Qualcuno mi ha chiesto un commento sulla "rivoluzione del gelsomino" in Tunisia. Non ho commentato finora perché reputo inutile fare i salti di gioia quando non si sa ancora come andrà a finire: saprà, il popolo tunisino, capitalizzare la sua neoconquistata libertà oppure passerà dalla padella di Ben Ali alla brace del caos, del fondamentalismo o del golpe militare? In ogni caso l'esito della sollevazione popolare tunisina sfata almeno tre pregiudizi ben radicati in Occidente: quello secondo cui la tirannia si estirpa con l'aiuto di eserciti importati dall'estero, che i popoli arabi sono geneticamente inclini alla sottomissione e - quello che viene smentito in maniera clamorosa - che le donne arabe sono considerate alla stregua dei "tappettini": è ormai evidente, infatti, che a governare il paese non era Ben Ali ma la moglie. Ma l'aspetto più divertente è che, allo stato attuale, nemmeno dei popoli che vivono in paesi democratici, e che si sono alimentati - politicamente e mediaticamente - dei pregiudizi sopra citati sugli arabi, possono meritatamente vantarsi di ciò di cui si possono vantare oggi i tunisini: essersi liberati di un leader squalificante con la sola discesa in piazza. E senza truppe alleate alle porte della Capitale. Tutti si chiedono se il vento di Cartagine spirerà in altri paesi dell'area: io mi chiedo piuttosto se si spingerà, carico di qualche goccia di dignità, anche verso qualche altro punto cardinale.