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mercoledì 26 gennaio 2011

Qualunquemente italiota

Di certo, come scrive Massimo Gramellini su La Stampa, "non sarà stato facile convincerla a forzare la proverbiale ritrosia per rivelare che la sua vita è un susseguirsi di orchi che la usano e la maltrattano". Stiamo parlando di Ruby Rubacuori, al secolo Karima El Mahroug, e dell'intervista che ha rilasciato a Kalispera! (programma condotto da Alfonso Signorini su canale 5). Intervista in cui - come scrive Francesco Merlo su Repubblica - Karima afferma di essere stata "violentata a nove anni dagli zii, picchiata dal padre che le versa l'olio caldo sulla testa, bambina vittima del medioevo musulmano. Signorini le ha messo in bocca tutti gli stereotipi positivi e politicamente corretti". Un melodramma che si dipana sotto gli occhi dei telespettatori, con dettagli sempre più interessanti: "Quando ne aveva nove (di anni, ndr) era una piccola femminista tra i maschi di Marrakesh: "Mi ribellai perché noi ragazze non potevamo andare a fare il bagno". A dodici abiura Maometto: "Dissi a mio padre che non credevo nella sua religione". A sedici "andavo a scuola di nascosto". Sogna la cultura, l'istruzione, "non mi hanno fatto studiare e dunque mi sono messa a cercare il guadagno facile del mondo dello spettacolo". Conclusione della "Traviata di Arcore" (titolo di Repubblica): "Mi aspettavo, avendo rinnegato la mia di cultura, di essere adottata da questo paese. Ho scelto la sua cultura, la sua religione, la sua gente. Io amo questo paese, e dicevo anche che non ero marocchina, mi dava fastidio". Un video satirico sul sito dell'Unità traduce le su citate dichiarazioni a beneficio dei profani: "Sono molto cattolica. Come la maggioranza dei telespettatori. Empatizzate con me. Sono proprio come voi. Si, e odio anche i marocchini. Mi danno fastidio". Karima, che afferma di aver scelto il nome Ruby da giovane perché "era una ragazza protagonista di un libro, molto intelligente e ambiziosa: volevo assomigliare a lei", ha capito bene quale è il modello che piace da queste parti: 1) affermare di amare l'Italia, quanto e possibilmente più degli italiani. 2) abbandonare cultura e soprattutto religione di origine. 3) rinnegare e prendere le distanza dal proprio paese natìo e dai propri connazionali. Nulla di originale: altri - lo sappiamo bene - hanno inaugurato questa strategia con grande successo, ottenendo in cambio prebende, visibilità mediatica e carriera politica. Fino a poco tempo fa, ero solito affermare che - a differenza di paesi come la Francia, l'Inghilterra, gli Stati Uniti e il Canada - in Italia non esisteva ancora nessun "modello" per l'integrazione. Mi sbagliavo: mentre esperti ed accademici parlavano di modelli, i media avevano già provveduto a plasmarlo e a promuoverlo. Se quello francese è definito assimilazionista e quello inglese pluralista, quello italiano è semplicemente, banalmente e qualunquemente italiota. Rimane solo un dettaglio da perfezionare, una domanda inevasa che la stessa Ruby si pone, che Merlo riporta su Repubblica e a cui gli studiosi forse un giorno potranno rispondere:"Perché una cubista italiana è un ballerina mentre una cubista marocchina è una troiona?".