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venerdì 7 gennaio 2011

Una fatwa per Checco Zalone

Premetto di aver visto solo il trailer di "Che bella giornata" quindi il mio è un giudizio "a pelle" e non di merito. Ma da quel poco che ho visto in giro, la nuova fatica di Checco Zalone sembra intelligente e divertente anche se riprende (e in un certo senso radica nell'immaginario comune) le bufale - quasi sempre successivamente smontate da indagini e processi - relative ai vari attentati che i musulmani avrebbero voluto (o vorrebbero) compiere in Italia. Non a caso il film è stato immediatamente premiato dagli spettatori: 7 milioni in due giorni, record di sempre per il box office italiano, addirittura meglio di Avatar e Harry Potter. A dimostrazione, quindi, che non c'è bisogno di fatwe, minacce, reazioni e polemiche e tanto meno di ribadire a ogni pié sospinto che il film prende in giro gli italiani e non gli arabi, per sbancare il botteghino. Zalone riesce a essere più comico nelle interviste che rilascia ai media, ovvero quando interpreta sé stesso che nel film di cui è protagonista. Non si poteva infatti che provare tenerezza di fronte ad un Zalone evidentemente colpito dai sintomi della Fatwite (termine coniato dal sottoscritto e per il quale venni definito nientepopodimeno che "esponente di un tribunale di inquisizione islamica" su un libro di Magdi Allam), ovvero quella malattia che fa sì che qualunque deputato, giornalista, caricaturista o attore aneli ad essere oggetto di una fatwa - foss'anche del kebabbaro sotto casa - pur di finire sui giornali e moltiplicare la propria fama e quella dei propri disegni di legge, editoriali, caricature o film. Nel caso di Zalone i sintomi di questa simpatica malattia si evincono da affermazioni ingenue come "ci tengo a sottolineare che il terrorismo non mi fa paura" oppure quando dice che "Quando abbiamo scritto la sceneggiatura abbiamo detto che l'arabo ne deve uscire indenne da questa cosa perché anch'io ne devo uscire indenne. C'ho famiglia". Evidentemente - ma non lo biasimo - Zalone non sa che i primi film a prendere in giro fondamentalisti e terroristi islamici sono egiziani. Per esempio "Il terrorismo e il kebab" di Adel Imam, l'attore comico più famoso del Medio Oriente che è addirittura del 1993, quando il mondo occidentale non sapeva neanche cosa fosse il terrorismo islamico, visto che le bombe venivano piazzate sui pullman del Cairo e non su quelli di Londra. Sono contento per il successo del film perché dimostra che non é vero che bisogna "agognare", come ha detto Zalone in un'intervista a Repubblica Tv, "reazioni e polemiche perché sono quelle che tengono vivo un prodotto". A volte basta semplicemente saper fare un buon film.