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giovedì 3 febbraio 2011

Egitto. Armiamoci e partite!

Non auguro neanche al peggiore dei miei nemici di trovarsi nella mia situazione oggi. La mia preoccupazione per il mio paese, per la mia gente, per i miei famigliari e per i miei amici non può essere descritta in nessun modo. Davvero, nessuno. L'Egitto sta andando a rotoli sotto i miei occhi increduli in diretta: saccheggiatori e pericolosi fuggitivi che attaccano famiglie inermi, scontri sanguinosi tra manifestanti pro e contro Mubarak con centinaia di feriti e vittime e l'immancabile corredo di accuse e controaccuse, distruzione del patrimonio culturale e storico, un tracollo economico alle porte e solo Dio sa cosa ci riserva il futuro. Non dormo da una settimana, incollato come sono alle varie televisioni, inclusa Aljazeera: la rete tanto brava a buttare benzina sul fuoco del Cairo quanto lo è a non denunciare le satrapie del Golfo da cui trasmette. Leggo decine di analisi, opinioni e commenti sulla situazione egiziana apparsi su media, quotidiani e blog in almeno cinque lingue diverse con la speranza di intravedere un barlume di luce in fondo al tunnel imboccato dal mio popolo: uno qualsiasi, purché si torni alla normalità.

In mezzo a tutto questo caos, condito da altri problemi, mi devo pure sorbire le pasionarie sessantottine del web che - evidentemente incapaci di sfogare il loro ardore rivoluzionario cambiando governi democratici a loro molto più famigliari - si sfogano giocando alla rivoluzione col culo (scusate la terminologia) degli egiziani e, visto che ci siamo, anche con la mia reputazione. E così la mia casella di posta viene inondata ogni tre minuti dalle email di un'articolista che cura un blog da cui lancia accuse a destra e a manca, punta il dito contro questo e quell'altro, incita alla rivolta stando opportunatamente a distanza, tanto ci sono i colleghi di Aljazeera e della Cnn che mandano le segnalazioni da cui scegliere a piacere. Oppure mi tocca leggere un post in cui mi si accusa di "vigliaccheria", "ricattabilità" (?) e persino di "strane voci sui miei rapporti con il Consolato egiziano" (!!!) scritto da Fulvia Maria de Feo, nota anche come Lia di Haramlik, un' insegnante delle superiori residente a Genova (tanto per giocare alla rivoluzione c'è sempre la solita Aljazeera più gli amici spagnoli residenti al Cairo che vanno a manifestare contro un governo che non è nemmeno il loro). La mia colpa? Essere stato, alcuni anni fa, l'involontario testimone degli strascichi giornalistici di un'assurda commedia matrimoniale in salsa italo-islamica che ha coinvolto la suddetta signora, un cittadino italiano convertito all'Islam e nientepopodimeno che il Corriere della Sera. Ma ovviamente la signora si guarda bene dall'esplicitare queste meschinità tragicomiche, quindi si nasconde dietro motivazioni "auliche" come il fatto che - secondo lei - non sono riuscito a esprimere nient'altro che una "vaga" preoccupazione per il paese, la sua economia e in particolare il suo museo egizio (visto che mia sorella, egittologa emigrata all'estero perché il suo posto è stato soffiato dalla figlia del potente di turno è caduta in depressione per i saccheggi) nonché tenere "una conferenzella" (a cui hanno partecipato circa 200 persone) e proiettare qualche film (tra l'altro veri e propri "J'accuse" dei registi simpatizzanti dell'opposizione). Che dire? Mi spiace non essere stato all'altezza delle aspettattive della novella Giovanna D'Arco. Badrona za sicuramente cossa è meglio ber il mio baese.

La domanda a cui queste rivoluzionarie col culo al caldo vorrebbero che rispondessi è una delle più stupide che si siano mai poste in un contesto come quello egiziano. Il che dimostra che non conoscono nulla del paese in cui hanno vissuto, ovviamente come turiste, nonostante tutta la buona volontà che ci hanno messo per "vivere da egiziane" (il che è impossibile per un occidentale per una serie di ragioni): sei con o contro Mubarak? Un tranello illusorio in cui, purtroppo, è caduto anche parte (la maggioranza?) del popolo egiziano che ha individuato in un signore di ottanta e passa anni (prima o poi se ne sarebbe andato comunque) i problemi atavici e strutturali in cui l'Egitto è piombato almeno dagli anni 50. Questo è il vero dramma: credere che cambiare il signore in questione, magari dopo aver bloccato e distrutto il paese per settimane o mesi e senza nemmeno avere un leader credibile per l'opposizione, risolverà tutto: non ci sarà più mafia, corruzione, parentopoli, povertà. Un nuovo Egitto risorgerà con un governo come Dio comanda e prescrive, magari dalle ceneri di una guerra con Israele, visto che il signore in questione è pure "agente degli americani e degli israeliani". Mi piacerebbe tanto crederci, ma non ci riesco perché conosco il mio paese (è permesso?) e la situazione strategica, economica e politica in cui si trova. Sicuramente meglio delle pasionarie che fanno la rivoluzione nei paesi altrui con una parabola puntata sul satellite e il computer connesso a fastweb. E' triste constatare quanto queste mature signore, che magari scrivono pure per i quotidiani italiani in quanto esperte del medio oriente, assomiglino al giovane manifestante intervistato da Lorenzo Trombetta per Limes: "Mi sono sentito come se giocassimo alla Bleistescion (Playstation). Sembrava un gioco. Anche un soldato mi ha detto la stessa cosa". E ora? "Sto male". Perché? "Come perché? Non vedi che il Paese è andato?!". In che senso? "E' andato, khalas (finito, ndr), il paese è andato". Ma tu eri qui stanotte? "Certo, che ero qui". Hai partecipato alle manifestazioni? "Certo. Dall'inizio". Sembra che abbiate fatto ritirare la polizia e la piazza è ora vostra. "Non puoi esser contento quando vedi che il Paese viene distrutto". Lui l'ha capito ma loro?

Sherif El Sebaie
Ed ora, qualche precisazione per la pasionaria genovese:

1 - la mia "prudenza - proprio lui, che ha sempre scodinzolato davanti a qualsiasi microfono" non è "prudenza" (sic). Semplicemente ai media italiani intervistare un egiziano su ciò che succede in Egitto non interessa: preferiscono le "esperte" di cui sopra. Ma è già da tempo che ai democratici media italiani non interessa interpellarmi perché evidentemente quello che dico non piace e perché non sono abituato a "scodinzolare". A quei pochi invece che mi hanno contattato - qualche canale locale e la radio iraniana (che tifa per la rivoluzione egiziana) - ho detto come la pensavo: la mia priorità è che torni la calma nel paese.

2 - viene rispolverata un' accusa relativa ad un mio vecchio articolo in cui ho affermato che sarei onorato di essere governato dal figlio di Mubarak. Il sito che ospitava l'articolo, che non è mio, non c'è più da anni ma questo passaggio è ricopiato tale e quale in una mia vecchia risposta proprio all'accusatrice, quindi non lo nego. Basta infatti rileggere quel passaggio per capire che il mio ragionamento non era cosi babbeo come lo fa sembrare la pasionaria: ne sarei stato onorato se l'avesse scelto il popolo egiziano senza interventi esterni (a suon di bombe o di parole). Ora è chiaro che non è cosi e ne sono felice: mi basta che sia una decisione che viene dal popolo e non dagli sciacalli che guadagnano qualche lettore sulle sue disgrazie.

3 - sembra, ammesso che sia vero, che qualcuno dell'UCOII faccia girare "strane voci" sui miei "rapporti con il consolato egiziano". Mi spiace molto: tengo regolari contatti con più rappresentanze diplomatiche inclusa ovviamente (e ci mancherebbe altro) quella del mio paese. Sono orgoglioso di aver curato iniziative culturali di alto livello assieme alla Biblioteca alessandrina e agli intellettuali (molti dei quali membri di spicco dell'opposizione) ospiti della Fiera del Libro quando l'Egitto è stato l'ospite d'onore. E siccome l'ho fatto gratuitamente, non vedo dove ci sarebbe il rapporto "interessato" insinuato dalla rivoluzionaria de noantri.