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venerdì 11 febbraio 2011

Egitto. Lasciare non (era) una passeggiata.

Pochi giorni fa, di Mubarak scrissi: "Spero e credo voglia dimettersi" ma ero assolutamente incerto sui tempi e le modalità in cui ciò sarebbe avvenuto e per questo sempre più preoccupato degli effetti sociali ed economici del prolungarsi del braccio di ferro tra governo e manifestanti. Personalmente ero abbastanza scettico sull'ipotesi delle dimissioni immediate sia per la formazione militare del personaggio che per come è strutturato il sistema che governa l'Egitto dal 1952 ma non avevo nessun dubbio - e lo ripeto a beneficio di chi mi ha insulsamente dipinto in questi giorni come "Mubarakiano" - sul fatto che fosse finita la parentesi politica di Mubarak, tanto da definirlo "Presidente uscente". Mi sono ricordato però l'altro giorno un'intervista rilasciata ad Alarabiya cinque anni fa in cui Mubarak disse una cosa che mi aveva colpito molto e che si è rivelata assolutamente vera in queste ore: "governare l'Egitto non è una passeggiata. E nemmeno lasciare il governo dell'Egitto lo è". Mubarak era quindi, già allora, ben consapevole delle responsabilità che derivavano dall'abbandono del potere e del fatto che la gestione dei vari punti di vista persino all'interno dello stesso sistema egiziano non sarebbe stata esattamente un gioco. Aveva perfettamente ragione: le pressioni - interne ed esterne - esercitate da più parti sia per obbligarlo ad andarsene immediatamente sia per costringerlo a rimanere fino alla scadenza del suo mandato erano veramente tante, cosi come erano tanti gli sviluppi possibili di una situazione che più osservatori hanno correttamente definito "fluida". Tanto per fare un esempio, proprio l'altro giorno il re dell'Arabia Saudita aveva chiamato Obama per dirgli che nel caso gli Stati Uniti insistessero nel minacciare di tagliare il miliardo e mezzo di aiuti annuali elargiti all'Egitto per ottenere le dimissioni immediate di Mubarak, l'Arabia sarebbe subentrata immediatamente versando quei soldi, di fatti vanificando qualsiasi pretesa di pressione. Specchio di questa confusione politica sono le posizioni contraddittorie dell'amministrazione americana, le notizie contrastanti, i comunicati ambigui che si sono susseguiti, le dimissioni prima annunciate e poi di fatto negate nel discorso notturno di ieri.

Tutto questo la dice lunga su quanto è complesso per un grande paese come l'Egitto svoltare pagina e sul quanto fosse comunque legittima la mia preoccupazione che - vi confesso - non si calmerà fin quando il mio paese non tornerà alla sua pacifica quotidianità. Ieri pensavo che non potevano esserci che due soluzioni: o la strada del dialogo nazionale che i giovani manifestanti hanno rifiutato, impuntandosi su un obiettivo che a me (ma anche a tutti quelli che hanno ascoltato il discorso di ieri) sembrava sempre più lontano oppure l'esercito - la stessa istituzione che ha rovesciato il Re nel 1952, e che ha dato all'Egitto Nasser, Sadat, Mubarak - assumeva il controllo per proteggere "le conquiste e le ambizioni del popolo egiziano" e il bene supremo del paese. Nella pratica, dettagli tecnici a parte, è avvenuta la seconda: ora bisogna vedere se la calma tornerà spontaneamente nel paese o se l'esercito sarà costretto ad applicare in toto o in parte la legge marziale (che non è la legge di emergenza invisa ai manifestanti e applicata dal 1981, poiché la legge marziale normalmente implica il congelamento della costituzione, lo scioglimento delle camere, il blocco di quasi tutti i mezzi di informazione e la formazione di tribunali militari con sentenze immediatamente esecutive). Io spero che la transizione sia morbida e ordinata, che tutto cambi pacificamente e veramente nel paese - perché io continuo comunque a sostenere che non basta togliere Mubarak per risolvere i problemi gravi dell'Egitto - e che gli egiziani, come ho già scritto, tornino a vivere. Dio salvi l'Egitto!

PS: questo post era stato preparato ieri, prima delle dimissioni di Mubarak, con il titolo "Egitto. Lasciare non è una passeggiata". Ho pubblicato per sbaglio la bozza, disponibile nei feed, poi ovviamente adesso l'ho aggiornata alla luce della nuova situazione, ma di fatti struttura e contenuti sono gli stessi.