Notizie

Loading...

sabato 19 febbraio 2011

Le Piaghe d'Egitto.

Prima di riprendere ad occuparmi a pieno ritmo del tema che mi sta a cuore, ovvero quello dei diritti degli immigrati in un contesto che si definisce democratico, mi piacerebbe chiarire alcune questioni da me sollevate nel corso del recente dibattito sull'Egitto.

In particolare avrei qualcosa da aggiungere sull'incredibile spettacolo che hanno dato alcuni (ripeto: alcuni) cittadini occidentali che dalle loro comode postazioni internettiane - e senza capire nulla di Egitto ma forti di una breve permanenza turistica nel paese - pretendevano (e pretendono tuttora) di dettare agli autoctoni le linee politiche e ideologiche da seguire, con annessa distribuzione di patenti di democraticità e onestà intellettuale.

Questo potrebbe suonare come un ragionamento "leghista" (questa è l'accusa che mi è stata rivolta), perfettamente ribaltabile anche per zittire il sottoscritto: ci si potrebbe infatti chiedere perché costoro non sarebbero in grado di partecipare al dibattito pubblico arabo e io invece perfettamente autorizzato a impicciarmi di quello italiano? La risposta è ovvia: perché ci sono differenze sostanziali, di natura sociale, culturale ed economica, che separano verticalmente l'essere un immigrato arabo integrato in un paese europeo che si dice democratico e l'essere un immigrato europeo che non è affatto integrato ma che sfrutta il paese arabo in cui risiede.

La definizione "scandalosa" di sfruttatore è in realtà presa in prestito dal romanzo autobiografico di un intellettuale egiziano il quale, adirato per come la sua neofidanzata francese fosse stata messa in guardia dai suoi concittadini del rischio di essere "sfruttata" dal futuro sposo, elencava come gli stranieri residenti nel paese sfruttassero l'Egitto e il suo popolo. Mi sono limitato a menzionare due di questi ambiti di sfruttamento: il vivere da nababbi grazie alla svalutazione inflazionistica e le comodità garantite dal servilismo endogeno del popolo egiziano nei confronti degli stranieri.

Un servilismo che l'autore su citato ha riassunto benissimo raccontando un breve episodio capitatogli mentre accompagnava in crociera, in qualità di guida, un gruppo di turisti francesi: "una notte i membri del mio gruppo sono venuti a lamentarsi per il volume altissimo che proveniva dalla televisione di una cabina sita nel loro corridoio. Bussai alla porta e l'occupante - egiziano - mi coprì di insulti, rifiutando di abbassare il volume e invocando la sua libertà individuale. Tornai quindi dai francesi e chiesi ad uno di loro di andare a bussare nuovamente. Lui non capiva ma lo convinsi e mi nascosi dietro l'angolo. Trovandosi di fronte il francese, l'occupante che mi aveva appena insultato abbassò immediatamente il volume del televisore profondendosi in mille scuse".

Ora, cosa differenzia uno come il sottoscritto che partecipa attivamente al dibattito pubblico italiano (seppur limitatamente alle questioni inerenti l'immigrazione), da un europeo che pretende di contribuire al dibattito pubblico egiziano (immischiandosi in questioni puramente interne), pur essendo totalmente avulso dalla realtà in cui vive (o in cui ha vissuto) e quindi incapace di valutarne esigenze e aspettative?

1) la lingua: il sottoscritto ritiene modestamente di avere una totale padronanza della lingua italiana (per cui analizza in prima persona le fonti di informazione di ogni tendenza e estrazione ed è in grado di capire cosa dice la gente per strada specie quando nessuno sospetta la sua provenienza). Quelli che si sono espressi in questi giorni sull'Egitto non capiscono invece nemmeno la lingua del paese di cui vorrebbero sviscerare le problematiche. Alcuni europei volenterosi seguono qualche corso di dialetto locale che non portano avanti: a malapena sono in grado di cogliere qualche parola (soprattutto gli insulti) o spiaccicare convenevoli in arabo classico. Di fatto non sono capaci di seguire compiutamente un film in lingua originale, figuriamoci capire cosa pensa la gente. Eppure costoro hanno - con la tipica sicumera neocoloniale - la pretesa di essere in grado di cogliere perfettamente lo spirito più profondo di un popolo leggendo ciò che media e blogger scrivono in inglese, e quindi ad uso e consumo di un pubblico occidentale.

2) Le condizioni economiche:
l'era degli immigrati europei che potevano affermare di essere vissuti a stretto contatto con gli strati più umili del popolo egiziano (seppur godendo di tanti privilegi) è finita tanto tempo fa. Non ci sono più manovali, facchini, camerieri e prostitute provenienti dall'Europa come nei bei tempi andati. Il personale altamente qualificato, i giornalisti, gli insegnanti di lingue straniere e gli studenti di arabo che oggi vivono in Egitto lavorano con stipendi da favola o possono contare mensilmente su alcune centinaia di euro che comunque consentono loro una vita di lusso: la casa in un quartiere d'élite, la piscina dello Sheraton, il tè al Marriott, la palestra all'Hilton... una vita che la stragrande maggioranza degli egiziani non può permettersi né in Egitto col reddito medio egiziano né in Italia col reddito medio italiano.

3) Il trattamento sociale:
Gli europei nei paesi arabi godono di un trattamento di favore e di corsie preferenziali (un trattamento che non viene esteso a coloro che emigrano nei loro paesi, anzi) vuoi perché i governi dell'area sono interessati a mantenere buoni rapporti con l'Occidente da cui dipendono politicamente e economicamente oppure perché il turismo è un pilastro del Pil locale, vuoi perché i popoli arabi sono estremamente ospitali (al limite del servilismo appunto). E così il cittadino europeo, se deve farsi rilasciare un documento, si fa accompagnare da un tuttofare locale che gira per conto suo come una trottola nei fatiscenti uffici pubblici, mentre lui aspetta - bicchiere di tè in mano - nell'ufficio climatizzato del direttore. E al primo problema con un cittadino autoctono il fortunato tira fuori il passaporto rosso e comincia a urlare richiamando l'attenzione della polizia che - invece di chiedergli il "permesso di soggiorno" - ovviamente gli darà ragione, "perché potrebbe coinvolgere l'ambasciata e vorremmo evitare incidenti diplomatici". Un lusso che un cittadino arabo in un paese europeo può tranquillamente sognare.

Ora è evidente che stiamo parlando di due realtà diverse e della vera differenza fra chi è integrato e chi non lo è affatto?