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lunedì 14 febbraio 2011

Museo Egizio: come volevasi dimostrare.

Come volevasi dimostrare, il Museo egizio del Cairo ha subito danni molto più gravi di quelli che si presupponeva nei primi giorni di agitazione a piazza Tahrir. Quando lo scrissi, Fulvia Maria De Feo, nota come "Lia di Haramlik" - che non sapevo fosse esperta di patrimonio egizio - lo prese come pretesto per sommergermi di contumelie, affermando che ero disinformato: "Se Sherif è tanto bravo con le fonti e tanto preoccupato per le antichità, come mai non era informato del fatto che lo stesso Zahi Hawass, massima autorità del museo, intanto si sgolava a destra e a manca dicendo che i danni al museo erano ridottissimi e rimediabili e che gli stessi manifestanti lo stavano proteggendo? Invece no. La fonte di Sherif sono le agenzie italiane, con buona pace della sua egizianità". All'epoca le risposi: "Aspetto l’inventario completo che in un museo come quello del Cairo non si può fare in una settimana di tensione: mi piacerebbe sapere cosa è successo, per esempio, nei magazzini. In ogni caso, se il museo del Cairo è, grazie a Dio, salvo non lo sono molti altri musei in giro per l’Egitto a cominciare da quello del Sinai completamente svuotato".

Ieri è stato lo stesso Zahi Hawass ad annunciare "Tristi notizie", come recita il titolo del suo allarmatissimo articolo: «Ho detto in passato che se il Museo egizio è sicuro anche l'Egitto è sicuro. Ora sono preoccupato che l'Egitto non sia sicuro». Oltre gli oggetti rotti infatti, sono scomparsi otto reperti di inestimabile valore, di cui due statue di Tutankhamon. Ed è un bilancio destinato ad aggravarsi man mano che si procede nell'inventario, anche nei musei periferici, nei magazzini dislocati lungo l'Egitto e nei luoghi di scavo. Già nei primi giorni di caos la casella di mia sorella, egittologa, era intasata dalle gravissime segnalazioni dei colleghi in tutto il mondo. Philippe Colombert, capo della missione francese a Saqqara aveva per esempio denunciato i danni nel suo sito di scavi non appena atterrato in Francia: "I sacheggiatori si sono riversati in cento, duecento, gran parte ragazzini di 10-15 anni, venuti dai villaggi vicini di Saqqara ed Abusir. Sono piombati in gruppi di dieci. Erano armati di pistole e hanno sparato in aria per far scappare i guardiani. Approfittando del caos speravano di trovare dei tesori. Si sono messi a scavare freneticamente dappertutto: sono ignoranti che pensavano di trovare oro, gioielli, la maschera di Tutankhamon. Ma non hanno trovato nulla che avesse valore ai loro occhi. Ci sono stati danni, i lucchetti dei magazzini sono stati rotti, mummie fracassate, una tenda dove era depositato del vasellame incendiata".

L'ignoranza è tale che alcuni reperti considerati "senza valore" sono stati ritrovati successivamente buttati nel deserto. Il che conferma quanto scrissi pochi giorni fa riguardo ad "una maggioranza del popolo egiziano che è povera e analfabeta. Non facciamoci abbagliare dall'avanguardia di bloggers colti e informati". Certo, se non ci fossero questi ultimi e la loro catena umana intorno al museo cairota, forse oggi sarebbe scomparsa anche la Maschera di Tutankhamon, ma ciò non toglie che il danno al patrimonio archeologico sia - in tutto l'Egitto - disastroso, come correttamente anticipato il 6 febbraio scorso da questo articolo de La Stampa e come adesso conferma lo stesso Hawass. La cosa più grave però è il danno di immagine: chi si occupa di egittologia sa benissimo che in questi giorni sono state montate, in gran parte dei paesi occidentali con cui Hawass aveva delle cause aperte per la restituzione di beni archeologici (Germania e Stati Uniti in primis), ferocissime campagne volte a dimostrare che gli egiziani sono incapaci di proteggere il proprio patrimonio storico. E l'efficientissimo neoministro si è ritrovato a dover respingere anche queste accuse, in un modo o nell'altro. La scomparsa e la distruzione di reperti inestimabili non solo ostacolerà tutte le trattative in corso ma permetterà a molti governi e collezionisti occidentali di chiudere un occhio sulle migliaia di pezzi - specie i meno noti e/o non ancora catalogati - che sono andati persi in queste ultime due settimane e che nei prossimi mesi verranno clandestinamente trafugati dal paese, con buona pace degli "esperti fai da te".

Nella foto, uno degli oggetti rubati dal Museo del Cairo.