Notizie

Loading...

giovedì 10 febbraio 2011

Paola Caridi scrive...

Sotto il mio post intitolato "L'Egitto e le sporche coscienze", ripreso anche da Nazione Indiana, in cui ho duramente criticato i "rivoluzionari col culo al caldo" che dai propri blog ci sommergono con analisi affrettate e ideologicamente viziate, spingendo alla contrapposizione ad oltranza invece che alla mediazione fra governo e opposizione per il bene supremo dell'Egitto, è comparso il seguente commento, a firma "Paola Caridi". Lo riporto e rispondo brevemente.

Il blog suppongo sia il mio, invisiblearabs. Il mio ‘culo al caldo’ è a Gerusalemme, città dalla quale mi muovo per andare in giro (a bordo piscina?) tra Israele, Cisgiordania, Gaza, mondo arabo. Ci sto da dieci anni esatti, invece di fare la giornalista ‘di lusso’ in Italia. Parlo e scrivo di quello che so, che conosco e che ho visto con i miei occhi, testimoniati in due libri (“Arabi invisibili” e “Hamas”, entrambi da Feltrinelli) che non sono poi andati malissimo… Sono a Gerusalemme e non al Cairo perché sto scrivendo il mio terzo libro e, purtroppo, mi sto perdendo la rivoluzione dei ragazzi di Tahrir. Che poi il signor Sherif el Sebaie non sia contento del mio blog, libero di esserlo. Per fortuna, l’Italia è una democrazia. I blogger, al Cairo, venivano e vengono arrestati. L’unica cosa, si astenga dai giudizi sulla qualità del lavoro altrui, quando non ha altre armi intellettuali per combattere opinioni diverse dalle sue. E’ la prima regola di un atteggiamento serio dal punto di vista intellettuale e professionale. Ah, racconto un aneddoto della Fiera del Libro di Torino. Alaa al Aswany, Egitto ospite d’onore, partecipò ma non nella delegazione ufficiale, per dimostrare la sua distanza e la sua critica nei confronti del regime. Ecco, questo è il tipo di egiziano, e di intellettuale, che mi piace. Uno che rischia per la sua dignità, e per la sua democrazia. Che al signor Sebaie piacciano altri tipi di persone, è un suo problema. Non certo il mio.

Gentile Signora Caridi,

Sono sicuro che anche il suo prossimo libro non andrà malissimo. Non la invidio: deve essere un libro proprio impegnativo per costringerla a non attraversare un confine e perdersi purtroppo la rivoluzione dei ragazzi del Cairo di cui pur scrive abbondantemente, e con grande ardore, in questi giorni. Dicono però che Gerusalemme sia molto bella e tranquilla in questa stagione. Pensi come sarebbe stato finire un libro a Gaza o al Cairo con l'aria che tira da quelle parti!

PS: riguardo alle mie argomentazioni nonché alle altre accuse e insinuazioni che ne sono conseguite, credo di aver già ampiamente risposto su questo blog.