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venerdì 8 aprile 2011

L'Esercito Egiziano: qui non ci sarà un Khomeini (I)

Sono fermamente convinto che sia di vitale importanza fornire qualche aggiornamento su ciò che sta accadendo in Egitto, il paese più importante del mondo arabo e della sponda sud del Mediterraneo. Sopratutto ora che i media italiani e occidentali hanno puntato le loro telecamere altrove (Libia, Tunisia, Giappone) e che gli "analisti-dilettanti" si sono dileguati a causa della loro evidente incapacità di reperire informazioni non mediate da Aljazeera e dalla ristretta classe intellettuale egiziana, oramai divisa fra un ottimismo sfrenato e la fifa blu scatenata dalla crescente visibilità acquisita dai movimenti estremisti.

Dopo il famoso "Sermone della Conquista delle Urne" (cosi viene ormai indicato dai media egiziani) in cui un influente Imam salafita ha illustrato la dinamica grazie a cui il "Si" ha prevalso col 77% al referendum per le modifiche costituzionali, i Salafiti hanno alzato il tiro minacciando di radere al suolo nientemeno che la moschea storica di Al-Hussein, resa celebre dai romanzi del premio Nobel Nagib Mahfuz, che sorge nell'omonima piazza sita nel cuore del Cairo storico. Secondo loro infatti la moschea sarebbe "sede di devianza e empietà" poiché al suo interno vi si svolgerebbe un culto eterodosso delle reliquie. Si ritiene infatti che la moschea conservi la testa di Al-Hussein, nipote del profeta Maometto e proprio per questo è, da secoli, meta di pellegrinaggio da tutto l'Egitto e località prediletta per lo svolgimento di una festa religiosa annuale di grande importanza per la corrente sufi egiziana. Dopo questo clamoroso annuncio, fermamente respinto dall'università islamica di Al-Azhar e dalle comunità sufi egiziane, decine di salafiti hanno fatto irruzione in diverse moschee del paese e, dopo aver minacciato i custodi e gli abitanti locali accorsi al rumore delle loro invocazioni, hanno raso al suolo diversi santuari e in alcuni casi hanno sigillato le tombe con una colata di cemento. In altri quartieri del Cairo, invece, i Salafiti hanno distrutto coffeeshop e luoghi di ritrovo in cui veniva servita la birra locale. Per alcune settimane sono inoltre circolate con insistenza voci, poi smentite, che i Salafiti avrebbero provveduto a punire qualsiasi donna non velata si fosse fatta vedere per strada.

Eppure, nonostante l'affermazione "Abbiamo aspettato molto ed è ora di raccogliere i frutti" rilasciata da un esponente salafita ai quotidiani cairoti, tale corrente ha deciso di non esprimere alcun candidato alle prossime elezioni e di invitare i propri seguaci a votare a favore dei Fratelli Musulmani poiché "questi fratelli nella fede sono più organizzati e con più esperienza". Ovviamente gli Imam salafiti hanno anche denunciato "l'accanimento dei media" nei loro confronti, e hanno tranquillizzato i giornalisti e i cittadini cristiani copti ricordando loro "che essi vivono in pace grazie alle loro fatwe. Essi sanno infatti benissimo che cosa potrebbe accadere se gli Imam chiamassero il popolo a raccolta". Relatori salafiti sono stati inoltre ospitati presso le Università statali da alcune associazioni studentesche, che hanno anche provveduto a "organizzare l'ingresso separato del pubblico maschile e femminile", per illustrare il loro ambizioso programma politico riassumibile nello slogan scandito nel corso della loro ultima riunione, svoltasi in una centralissima moschea del Cairo: "Stato teocratico, né civile né laico".(Leggi la seconda puntata)