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sabato 16 aprile 2011

I Salafiti, l'Egitto e Arrigoni

Per chi fosse ancora convinto che i Salafiti siano pochi soggetti ininfluenti e facilmente manipolabili dal Cattivone di turno per fungere da "spauracchio per l'Occidente" e soffocare la "Primavera araba", basta riflettere sull'esecuzione dell'attivista pro-palestinese Vittorio Arrigoni e sul contesto in cui questo barbaro assassinio si inserisce. Neanche dieci giorni fa, Arrigoni esultava perché decine di detenuti palestinesi erano stati rilasciati dalle autorità egiziane dopo la caduta di Mubarak (molti altri erano fuggiti nei giorni del caos rivoluzionario). L'ironia della sorte vuole però che anche il leader del gruppuscolo che questi terroristi volevano far rilasciare in cambio della vita di Arrigoni fosse di origine egiziana: era stato accusato proprio dai Servizi di Sicurezza egiziani per il suo coinvolgimento negli attentati del 2006 nel Sinai. Purtroppo, come riferiscono i quotidiani egiziani e Padre Luciano Verdoscia, missionario comboniano che da anni vive e lavora al Cairo, sembra che molti altri soggetti che gli rassomigliano stiano tornando in Egitto, di certo non per popolare le prigioni: “circa 3.000 salafiti, estremisti islamici che si richiamano alla ‘purezza’ dell’Islam primordiale. Si tratta di egiziani che erano coinvolti con Al Qaida ed altre organizzazioni estremiste e che sarebbero rimpatriati per indirizzare l’evoluzione della società locale. Questo perché i fondamentalisti sanno bene che l’Egitto influenzerà la situazione di tutto il Medio Oriente. Parlando con le persone per strada mi sembra che la gente sia consapevole del pericolo del fanatismo islamico. Gli egiziani non li vogliono. Il loro messaggio fondamentalista non ha attecchito tra i giovani della rivoluzione, che sanno bene cosa significhi. Le gente vuole vivere. Esiste però - avverte il missionario - un divario tra i giovani della rivoluzione e gli strati più ignoranti della popolazione, che possono essere facilmente influenzati dai predicatori islamici, come si è visto con il recente referendum costituzionale, presentato come una scelta tra ‘essere pro o contro Dio’"(Agenzia Fides).