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venerdì 29 aprile 2011

Le Rivolte arabe e la Coscienza Critica

Sono trattenuto da alcuni impegni quindi non riesco a concludere a breve la serie su Aljazeera. Ci tenevo pero' a ringraziare un paio di persone che hanno scritto qualcosa a proposito di questo blog negli ultimi giorni: la prima è Elisa Ferrero, osservatrice acuta e autrice di un interessantissimo blog dall' e sull' Egitto - ospitato dal sito di Paralleli, l' Istituto Euromediterraneo del Nord Ovest - che mi ha scritto: "Pur essendo, come sai, più ottimista di te sull'Egitto e non concordando con te su diversi punti, trovo le tue osservazioni estremamente utili e giuste, anzi sono un punto di vista assolutamente necessario per bilanciare l'entusiasmo cieco che colpisce alcuni. Un'ottima coscienza critica, insomma! Per questo ti ringrazio e mi dispiace molto che tu riceva insulti e aggressioni per le opinioni che esprimi del tutto legittimamente e civilmente. Davvero non capisco questi attacchi che denunci. Si dovrebbe ribattere con argomenti, come personalmente cerco sempre di fare persino con chi interloquisce aggressivamente solo attraverso stereotipi (in questo caso con un po' di fatica, lo ammetto), ma non si dovrebbero mai liquidare le posizioni altrui sminuendo la persona con insulti o accuse varie. E - tra parentesi - questo è uno dei punti su cui si insisteva molto in piazza Tahrir, ma è già stato dimenticato. Comunque, per parte mia, ancora grazie e buon lavoro". La seconda persona che vorrei invece ringraziare è Miguel Martinez, che gia' conosciamo e che dedica un post alle rivolte in Medio Oriente, dove scrive: "Uno dei blog che seguo con più interesse è Salamelik di Sherif el-Sebaie, un giovane egiziano che abita a Torino. Il blog è una fonte importante per capire le grandi questioni delle migrazioni dei nostri tempi, e anche per cogliere certi aspetti del Medio Oriente. A giorni alterni, mi trovo molto d’accordo e molto in disaccordo con quanto Sherif scrive – comunque i suoi articoli non lasciano mai indifferenti. Quella di Sherif è una delle poche voci critiche sull’entusiasmo con cui un certo Occidente accoglie le grandi (e diversissime) intifada in corso nel mondo arabo. Semplificando, direi che il nostro dissenso fondamentale consiste in questo. Lui nota che per ora le intifada stanno soltanto aggravando le condizioni di una parte del mondo che è già messa assai male; io penso che solo se le intifada si pongono una prospettiva più grande, potranno liberare il mondo arabo proprio dallo stato di sudditanza che lo ha ridotto così male. (...) Però io non sono arabo, e Sherif lo è. E quindi è difficile dargli torto, quando lui critica chi vorrebbe giocare a fare la rivoluzione “con il culo al caldo”, a spese dei suoi parenti, amici e connazionali. Il grande merito di Sherif consiste nel fare una diagnosi di ciò che avviene nei paesi arabi, e in particolare in Egitto, che va oltre i sintomi esteriori. Certo che il Medio Oriente è pieno di dittatori; ma è pieno di dittatori, perché ci sono problemi giganteschi, che i dittatori cercano di tenere sotto controllo, ma che non hanno creato. Dove sono d’accordo con Sherif, e dove mi separo decisamente dagli entusiasti occidentali, è che non trovo nulla di sacro nel fatto che le folle scendano in piazza. (...) “I profeti del Web 2.0 [...] hanno costruito il mito della democratizzazione sfruttando tre ingredienti ideologici: l’antiautoritarismo delle controculture degli anni Sessanta, il liberismo economico degli anni Ottanta e le infatuazioni tecnomistiche degli anni Novanta. (...) Molti di sinistra evitano di pensare le cose logicamente: non si vantano di trascurare le ricadute sociali o la storia, semplicemente fanno come se non ci fossero. E così, quando parlano di Medio Oriente, cadono con estrema facilità in una maniera esaltata e confusionaria di guardare le cose”.