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mercoledì 13 aprile 2011

Egitto: rivoluzione o rifo-luzione? (I)

Gli scontri al Cairo tra l'Esercito e un gruppetto di manifestanti irriducibili che intendevano bivaccare permanentemente a Piazza Tahrir dopo aver gridato pesanti slogan contro il Consiglio Militare Supremo, seguiti dalla condanna a tre anni di reclusione inflitta da un tribunale militare ad un giovane blogger che ha messo in dubbio il ruolo garante dell'Esercito affermando che le forze armate e il popolo "non sono affatto una mano sola" sono sviluppi che dimostrano che per parlare d'Egitto bisogna innanzitutto conoscerne a fondo la storia contemporanea. E questa storia non si esaurisce affatto nel trentennale di Mubarak su cui alcuni articolisti in ferie e qualche blogger in trasferta si sono ossessivamente concentrati, "cybereccitandosi" alla vista di un'avanguardia di bloggers che attuava una "Rivoluzione Facebook" (sic) che avrebbe messo sotto sopra il paese.

L'Egitto è un paese di un'ammirevole stabilità politica: negli ultimi due secoli, come ebbe a scrivere Fouad Ajami nel 1995, esso è stato governato da due soli sistemi: la monarchia e il movimento degli ufficiali liberi. Nello stesso periodo, più o meno, la Francia ha attraversato una rivoluzione, due imperi, cinque repubbliche, e una dittattura semi-fascista. Credo sia abbastanza chiaro, ora, perché - nei primissimi giorni d'agitazione - scelsi di dedicare una conferenza proprio a questi due secoli chiave. Oggi possiamo tranquillamente affermare che in Egitto non è in atto né una rivoluzione né una controrivoluzione, ma quella che viene correttamente definita una "Rifo-luzione", ovvero un processo di riforma - estesa e profonda - che in gran parte dipenderà dai tempi e dalle modalità scelte dal Consiglio Militare Supremo. Con il termine "Rifo-luzione" non intendo certo sminuire i risultati raggiunti dalla piazza ma semplicemente sottolineare che tutto quello che essa ha ottenuto (destituzione e arresto di Mubarak padre e figli, decapitazione del Partito Nazional-Democratico, riforme legislative) non sarebbe stato possibile, non può proseguire e non potrà di certo dirsi compiuto senza il supporto imprescindibile dell'istituzione militare. Chiunque pensi di poterne fare a meno, farebbe bene a ricordare che è all'Esercito che va attribuito non solo il merito di aver riconosciuto, sin dal primo comunicato, le richieste e le ambizioni del popolo garantendone l'incolumità ma anche quello di essersi posto, con grande lungimiranza, tre obiettivi primari da realizzare in un ristretto arco temporale, prima di passare i poteri ad un governo civile: le riforme politiche ed economiche necessarie per instaurare una democrazia sana, il ripristino dell'ordine pubblico con il pugno di ferro, il mantenimento della stabilità regionale in un momento di pericolosa tensione geostrategica. (Leggi la seconda puntata)