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sabato 9 aprile 2011

L'Esercito Egiziano: qui non ci sarà un Khomeini (II)


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La premessa sull' escalation del movimento salafita in Egitto è necessaria per capire la presa di posizione del Consiglio Supremo delle Forze Armate che, in un incontro con i caporedattori dei principali quotidiani egiziani, ha testualmente comunicato che "Non saremo governati da un altro Khomeini e l'Egitto non diventerà un altro Iran o un'altra Gaza" esprimendo"l'augurio di non essere costretto a far scendere l'esercito in strada dopo il passaggio dei poteri e la costituzione di uno stato democratico sano". Le nuove modifiche legislative, sollecitate dall'esercito, vietano infatti chiaramente la costituzione di partiti su base confessionale, cosi come vietano scioperi e manifestazioni che possano intralciare l'attività produttiva.

Un decreto, quest'ultimo, che ha suscitato molte proteste, calmierate immediatamente dall'esecutivo che ha prontamente provveduto a cambiare il nome del decreto: ora infatti si chiama "Legge di criminalizzazione delle violazioni del diritto al lavoro e della distruzione delle infrastrutture". La neonata Sicurezza Nazionale non si occuperà più di spiare i cittadini, come l'ormai sciolta Sicurezza di Stato, ma solo di "collezionare le informazioni da passare ad altri apparati dello Stato". Il recente comunicato diramato al rettore e ai presidi delle facoltà presso l'Università del Cairo che ricorda allo staff che "l'organizzazione di conferenze, dibattiti, incontri, feste, discussioni di tesi di laurea e l'invito di relatori esterni deve essere rigorosamente subordinato all'autorizzazione della Sicurezza"suscita però qualche malumore in rete. Eppure tutte queste decisioni sono funzionali per riportare la stabilità nel paese, piegato da un'economia in caduta libera e dal crollo drammatico della sicurezza che ha richiesto l'istituzione di tribunali militari in grado di emettere pesanti sentenze in appena 24 ore.

Sul maggior quotidiano egiziano, Al-Ahram, c'è oggi un lungo elenco di casi criminali dovuti non tanto all'assenza della polizia, quanto alla sua incapacità di riportare l'ordine per le strade, ormai completamente monopolizzate dai Baltaghiya. La figura e l'immagine del poliziotto egiziano è stata infatti letteralmente distrutta dai recenti eventi rivoluzionari e, come riporta il quotidiano, "quando un poliziotto interviene per sedare una lite, i litiganti smettono di litigare tra di loro e se la prendono entrambi con il poliziotto perché si è permesso di interferire". I poliziotti non possono nemmeno sparare quando la situazione lo richiede (uno scambio a fuoco tra criminali in un quartiere del Cairo ha fatto decine di vittime tra i passanti), perché altrimenti verrebbero accusati di aver "sparato contro i manifestanti". I poliziotti non riescono nemmeno a tenere sotto custodia i criminali arrestati perché parenti e complici non esitano ad attaccare i commissariati locali e ad incendiarli per liberarli. La Prof.ssa Samia Khadar, a capo del dipartimento di scienze sociopolitiche presso l'Università di Ain Shams si chiede dove siano finiti i nobili sentimenti dei primi giorni della rivoluzione e arriva alla stessa conclusione anticipata da questo blog: "Purtroppo l'Egitto non è solo Piazza Tahrir". E da più parti si comincia ormai a ritenere che l'emergere di un candidato-presidente di formazione militare rappresenti l'unica via d'uscita per un paese sull'orlo del baratro.

* Questo era, appunto, il titolo della prima pagina del maggior quotidiano egiziano, Al-Ahram. Anche la vignetta riportata qui a fianco è stata pubblicata su Al-Ahram e raffigura l'Egitto (la contadina) che respinge il pensiero salafita (l'uomo barbuto) uscito dalla caverne oscure in cui era costretto sotto il precedente regime.