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martedì 24 maggio 2011

Al Pisapiah e la Zingaropoli islamica

Così come nessuno si aspettava le rivoluzioni dei popoli arabi, che - sviluppi a parte - ne hanno riscattato l'orgoglio e l'immagine, anche il prevalere della coalizione di sinistra alle recenti elezioni comunali a Milano era totalmente imprevisto e inatteso. Sono certo che il candidato sindaco Pisapia e le sigle che lo appoggiano siano rimaste piacevolmente sorprese e un po' spiazzate da questo improvviso - e speriamo durevole - risveglio dei meneghini. Eppure i concorrenti di Pisapia non hanno certo lesinato spese (più di 16 milioni di euro) e promesse agli elettori milanesi, bimbi immaturi in attesa di "piacevoli soprese", ricchi premi e cottillons che spaziano dai ministeri decentrati alla cancellazione delle multe. Ma l'aspetto più demenziale e indegno di questa campagna elettorale è che viene giocata quasi esclusivamente sulla pelle dei musulmani e delle minoranze (immigrati, rom, ecc), con i professionisti delle poltrone che, nel terrore di perdersi la polpetta dell'Expo, non esitano a paventare una "zingaropoli islamica" con annessa proliferazione di "belle moschee" (eppure proprio l'affluenza di un pubblico internazionale richiederebbe la presenza di un luogo di culto dignitoso per gli ospiti di tale fede, non fosse altro che per fare "bella figura" davanti al mondo civile. O forse i musulmani vanno bene solo quando sono soci d'affari milionari e prostitute da quattro soldi?). La destra continua imperterrita ad agitare lo spettro del pericolo islamico e dell'invasione straniera, nella speranza di recuperare con la paura ciò che non è riuscita a costruire in cinque anni di mandato di governo fallimentare. Spero vivamente che il ballottaggio confermi l'inceppamento di questa macchina del consenso che sostituisce i bisogni autentici dei cittadini con attacchi sconclusionati contro i kebabbari. Mi auguro con tutto il cuore che i promotori di questa vergogna patiscano una sconfitta clamorosa pari almeno a quella di Magdi Exmusulmano Allam, che con il suo listino, "Io amo Milano", ha a malapena raccolto lo 0,5%. Eppure questo personaggio, che ama Milano senza viverci e che difende i copti senza conoscerli "Non so nulla dei copti e non ho mai messo piede in una loro chiesa" (non a caso i 7000 copti con cittadinanza italiana non l'hanno minimamente considerato), continua ad implorare la Moratti ad annunciare sin d'ora una giunta costituita da "personalità" capaci "di dominare la scena mediatica" (della serie "Io amo me stesso"). La vittoria di Pisapia a Milano è vitale per evitare che questi trombati entrino dalla finestra dopo essere stati sbattuti fuori dalle urne, per scongiurare il rischio che nella prossima giunta comunale di Milano si accomodino assenteisti incalliti, signorine intraprendenti e figli d'arte vari, per impedire che alla concretezza del buon governo si sostituisca l'aria fritta dei media asserviti e menzogneri. Quella che si svolgerà a Milano, Domenica e Lunedi prossimi, non sarà una semplice consultazione elettorale, ma una battaglia tra il bene e il male, tra la verità e la menzogna, tra la progettualità politica e il vuoto, tra la gente perbene e gli accattoni del potere. Proprio per questo seguirò lo svolgimento delle consultazioni con lo stesso interesse con cui ho seguito quelle di Torino. Perché mentre in quest'ultima città volevamo e dovevamo dimostrare, con l'elezione di Ilda Curti, già Assessore all'integrazione, che stare dalla parte dei diritti civili paga elettoralmente, con quella di Milano vogliamo e dobbiamo dimostrare che prendere per i fondelli la gente, colmando il vuoto di proposta politica con la propaganda di bassa Lega non paga, anzi: genera la rivolta dei cinesi, quella degli egiziani e tutto ciò che oggi si vorrebbe imputare a Pisapia. Di norma scrivo poco di politica nazionale e locale e cerco di tenermene il più possibile alla larga. Ho fatto un'eccezione con Ilda Curti, esortando via email i miei oltre mille contatti torinesi a votarla, e ora faccio lo stesso - da questo blog - per Pisapia. Non so se ce la farà: ha tardato fin troppo nel distribuire i cammelli e le vergini fornitegli da Alqaida. Però so che Torino e Milano hanno la possibilità di inaugurare, unite, la "primavera italiana", di riscattare l'immagine e il prestigio di un'Italia ferita e malridotta nella ricorrenza del suo centocinquantesimo compleanno. Questa opportunità non è mai stata così vicina: mi auguro che i Milanesi non se la lascino sfuggire.