Notizie

Loading...

lunedì 2 maggio 2011

Bin Laden è morto. Viva Bin Laden.

I retroscena sulla morte di Bin Laden, come quelli sulla caduta - già avvenuta o prossima ventura - di alcuni dittatori del mondo arabo saranno probabilmente resi noti fra qualche decennio o forse mai. Di certo desta stupore, come scrive Andrea Nicastro su Il Corriere della Sera, che "In un Paese sotto minaccia terroristica come il Pakistan, con un’intelligence pervasiva e potentissima, in una società tribale dove il controllo del territorio ha sempre un referente forte in questo o in quel capo famiglia (...) passasse inosservata la presenza di un gruppo di arabi (stranieri quindi) con strane abitudini in una costosa, insolita e misteriosa proprietà (...) in una cittadina turistica". Molti continueranno ad arrovellarsi su questa morte. Qualcuno continuerà ad esempio ad affermare che Bin Laden è ancora vivo e vegeto, magari ospite di un lussuoso ranch texano. Anch'io sono profondamente convinto che Bin Laden sia ancora vivo, benchè non nel senso inteso da quelli convinti che Elvis Presley lo sia tuttora. Bin Laden è vivo nella misura in cui ci sono ancora, in giro per il mondo, migliaia se non milioni di altri Bin Laden, potenziali o già pronti ad invadere il mercato. Vale per Bin Laden lo stesso discorso che feci riguardo ai dittatori del mondo arabo: l'incapacità di distinguere fra Simbolo e Sistema è solo foriera di disastri: guai a personificare i problemi di un'area, a "totemizzare" una sfida come quella posta dall' estremismo di matrice islamista. Il mondo non è "più sicuro" come gongolano i media e i supporters della guerra armata al terrore perchè Bin Laden è semplicemente morto. Morto un Bin Laden se ne farà presto un' altro, anzi dieci, cento, mille. Il pensiero perverso che ha generato il leader di Alqaeda non è nato con lui, e di certo non scomparirà con la sua morte perchè se è vero che è stata vinta la battaglia delle armi, quella delle menti e dei cuori è miseramente fallita. Signori, Bin Laden è morto. Viva Bin Laden.