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mercoledì 15 giugno 2011

I tempi di Piazza Tahrir

Qualcuno di voi si ricorderà che, durante la rivoluzione egiziana, scrissi che "il popolo egiziano non è monolitico come lo vorrebbero dipingere i media e i blog italiani che delineano un quadro in cui si sta "O con la feroce dittattura o con la piazza unita"". (...) C'è quindi anche chi - e qui mi spiace andare controcorrente - Mubarak lo sostiene convintamente o che si è rassegnato ad accettare l'idea che si dimetta "purché non venga umiliato" senza per forza essere "criminali pagati dal regime", "poliziotti in borghese" o gente "interessata" come hanno ingenuamente (?) lasciato intendere i media occidentali". A quei tempi, infatti, un blog che normalmente si occupava di ceretta egiziana e di esotico "amore ai tempi dell'islam" dipinse questi sostenitori in blocco come"poliziotti in borghese, gente assoldata e pagata in denaro e/o cocaina, gente costretta a schierarsi pro-Mubarak dai superiori sul lavoro." Qui sopra un video che mostra questi pericolosissimi cocainomani poco tempo fa, quindi mesi dopo la rivoluzione, con ormai Mubarak in disgrazia e indagato, e con il suo intero gabinetto (figli inclusi) in galera. Ma non era tutta gente pagata e/o costretta per garantire la sopravvivenza del regime? La verità è che alla minoranza che ha fatto la rivoluzione si contrappone un'altra minoranza che difende Mubarak. La stragrande maggioranza del popolo egiziano fa semplicemente da spettatore. E se i primi si fanno chiamare "I giovani di Piazza Tahrir" e gli altri "I figli di Mubarak", scambiandosi ogni genere di accusa, entrambi ce l'hanno con la stragrande maggioranza, che rimane imparziale. Qualcuno di voi si ricorderà inoltre che ero molto perplesso sulla presenza di stranieri che manifestavano contro un governo che non era nemmeno il loro. Lo stesso blog di prima rispose che questo era da intendere come "rispetto, gratitudine, voglia di ricambiare almeno in parte ciò che ci è stato dato da quel popolo", aggiungendo - con riferimento al sottoscritto - "dice che “vogliamo scatenare il caos”, e qui mi verrebbe da ridere". Ebbene, in questi giorni, sui quotidiani egiziani campeggiano le foto di un cittadino israeliano, accusato appunto di essere una spia del Mossad e di aver fomentato il caos e spinto i manifestanti ad attaccare i commissariati durante la rivoluzione. A pagare oggi - in termini di legittimità - le conseguenze della presenza di questo simpatico turista solidale, rispettoso e voglioso "di ricambiare" gli egiziani è Piazza Tahrir e i suoi giovani...