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sabato 9 luglio 2011

"Dopotutto Mubarak non era cosi male".

Anche se non c'è affatto da rallegrarsi nel vedere confermati i miei peggiori timori, quando sostenevo che bisognava stare attenti a tirare troppo la corda dell'economia egiziana (in quanto questo avrebbe automaticamente significato il fallimento della rivoluzione), ritengo utile riportare articoli che confermano l'accuratezza delle mie analisi e la stoltezza nonché la malafede di coloro che all'epoca mi insultavano e deridevano.

Mi riferisco ovviamente alle sciurette che liquidavano la mia preoccupazione come "argomentazioni di un mubarakiano" e "mancanza di armi intellettuali". La cosa più interessante è che queste "profonde conoscitrici del popolo egiziano" descrivevano i cosiddetti "mubarakiani" come veri e propri avanzi di galera, se non addirittura "cocainomani pagati dal regime". Ebbene, oggi la Reuters conferma l'ovvietà per la quale sono stato linciato all'epoca: si tratta di cittadini
egiziani medi, gente semplice che simpatizza davvero e spontaneamente per Mubarak. Come dicevo: il tempo è galantuomo e prima o poi le panzane si smentiscono da sole.

Reuters
- La frustrazione
per il ritmo con cui procedono le riforme (democratiche, ndr), più la schiacciante realtà economica, ha fatto sì che alcuni egiziani ritengano che, se proprio non vogliono riportare indietro l'orologio, alcuni aspetti del governo di Mubarak non erano poi così male come sembrava inizialmente.
"Io lavoro nel turismo, e ora la mia vita è in gioco perché tutte queste continue proteste hanno spaventato i turisti," afferma Sweilam Karim, 43 anni, dipendente di un' agenzia turistica. L'industria del turismo è vitale in Egitto ed rappresenta un posto di lavoro su otto, circa il 10 per cento del prodotto interno lordo, ma le settimane turbolenti prima e dopo la cacciata di Mubarak hanno spinto i turisti lontano dalle spiagge e dalle piramidi. La disoccupazione, uno dei fattori scatenanti della rivolta, continua a salire dopo che la sollevazione politica ha frantumato l'economia, un modo sicuro per dissipare i sogni della gente. "Ogni volta che la gente si disillude nei confronti delle rivoluzioni - e questo accade sempre, inevitabilmente - essa tende a guardare al passato con una certa nostalgia" dice Shadi Hamid, direttore della ricerca presso la Brookings Doha Centre. "Se la situazione economica rimarrà stagnante e la gente continuerà ad essere sbattuta fuori dai posti di lavoro o licenziata, c'è il rischio concreto che la gente guardi indietro e dica: "Be', forse le cose non erano così male come si pensava sotto Mubarak". Sempre sicuro e senza tradire una qualsiasi traccia di dubbio, Mubarak amava essere visto come un leader benigno e instancabile impegnato nel proteggere la sicurezza e la stabilità del suo paese, al servizio del benessere della sua gente. Ora, all'età di 83 anni, dovrà affrontare il 3 agosto un processo per l'uccisione dei manifestanti e per abuso di potere. Egli non è apparso in pubblico da quando ha rassegnato le dimissioni ed è ora in un letto d'ospedale nella località di Sharm el-Sheikh sul Mar Rosso, ma ha respinto ogni accusa. I suoi sostenitori affermano che ha salvato l'Egitto dal caos dopo che militanti islamisti avevano assassinato il suo predecessore nel 1981, che ha risparmiato all'Egitto le guerre, restaurando le relazioni con il mondo arabo dopo il trattato di pace del 1979 con Israele e, anche se dopo lunghi ritardi, il suo governo ha permesso di aprire l'economia per stimolare la crescita. "Non dobbiamo dare per scontate la pace e la stabilità di cui abbiamo goduto per 30 anni sotto Mubarak" afferma Sally Milad, 26 anni, graphic designer, troppo giovane per conoscere un qualsiasi altro presidente. "Lui merita un' uscita dignitosa perché ha risparmiato un sacco di vite quando scelse di dimettersi, a differenza di Gheddafi in Libia o Bashar (al-Assad) in Siria la cui ostinazione ha causato la perdita di un sacco di vite innocenti". (...) Mubarak è riuscito nel sopprimere una lunga guerriglia islamista nel sud dell'Egitto nel 1990, che ha causato più di 1.200 morti. Per alcuni egiziani, mettere l'ex capo delle forze aeree sotto processo non è una priorità pressante considerata la lunga lista di richieste di riforme politiche ed economiche in un paese che ha uno dei più alti tassi di inflazione dei prezzi alimentari al mondo. "Per quanto sia felice per il fatto che Mubarak non stia più governando l'Egitto, con tutta la corruzione a cui siamo stati esposti, simpatizzo con lui perché è anziano" afferma Nagwa Hassan, 57 anni, casalinga. Gran parte della pressione per perseguire Mubarak è originata dai movimenti di protesta e dall'opposizione, non necessariamente dagli egiziani medi (...).