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sabato 13 agosto 2011

I fatti del Salafita sul Fatto.

L' intervista di Giovanna Loccatelli del Fatto al leader Salafita Mohammed Nour ha - a mio parere - il grande merito di aver rotto per la prima volta sulla stampa progressista di sinistra il circolo vizioso di quella che Lucia Annunziata ha giustamente chiamato, proprio in riferimento alla cosiddetta Primavera Araba, la ''catena totale e globale, che crea un circuito virtuoso perfetto, in cui ogni immagine e idea rimbalza su se stessa, confermandosi a vicenda, e presto siamo tutti lì ad accettare questa rappresentazione come realtà, dimenticando ogni dubbio, ogni dato, conoscenza e studio acquisiti in precedenza''. Nel caso della Primavera Araba infatti gran parte della macchina mediatica è partita in quarta accreditando una versione orientaleggiante in cui un gruppo di giovani laici borghesi muniti di Facebook - e quindi ''simili a noi'' e soprattutto a quella che chiamo la ''Gauche Sardine'' - avrebbe trasformato i disastrati paesi del Medio Oriente in paradisi della democrazia. E questo in barba alla poverta', all'analfabetismo e - soprattutto - al processo di radicalizzazione religiosa di massa che va in scena da anni, ormai.

C'è voluto - pensate un po' - un imam salafita per ricordare l'ovvio: la Twitter-opposizione cara all'occidente è la minoranza perche' nei villaggi - e la popolazione egiziana vive in maggioranza nei villaggi - sono i professionisti della religione a spadroneggiare. L'elite cairota ha candidati improbabili, è scollata dal paese e i suoi giovani credono che i problemi delle baraccopoli saranno risolti da Facebook. Il ''colpaccio'' della rivoluzione, che è effettivamente opera loro, è riuscito solo perche' dopo anni in cui andavano in giro per i quartieri popolari a ''fighettare'' parlando di democrazia e diritti senza che nessuno li degnasse di attenzione e li seguisse in corteo, hanno avuto la brillante idea di urlare ''Chi è al governo mangia il pollo, voi i cetrioli'' (strategia e slogan sono veri, racccontati in seguito con meraviglia da attivisti che - pensate un po' - addirittura non credevano che avrebbe funzionato).

I salafiti - che all'inizio non immaginavano che le masse avrebbero seguito le stesse persone che hanno sempre ignorato - ora recuperano alla grande: sono organizzati, radicati sul territorio dove prestano sostegno sociale, collaborano con i Fratelli musulmani (aspetto molto piu' interessante del sapere da dove reperiscono i fondi, che anche un bambino di tre anni lo sa) e sono esperti di ''brand promotion'' (la giornalista correttamente fa riferimento al ''livido nero in mezzo alla fronte'', segno di devozione che i musulmani più osservanti e desiderosi di accreditarsi in quanto tali si procurano strofinando insistemente la fronte per terra). E' facile capire come andra' a finire senza le garanzie dell'esercito che interloquisce con tutti incluso chi, sondaggi alla mano, ha la certezza di rappresentare la maggioranza della popolazione: s'è visto al referendum per le modifiche costituzionali e da quelle poche centinaia che volevano manifestare a favore dello stato laico l'altro giorno. Verra' il giorno in cui diro', ancora una volta, ''modestamente l'avevo previsto''. Perche' questi sono i fatti, e anche se non corrispondono ai desiderata della ''Gauche Sardine'', non mi sembra un buon motivo ne' per banalizzare l'intervista ne' per ridicolizzare la giornalista (magari perche' in riferimento al livido della preghiera ha scritto ''sbattendo violentemente la testa'' e non ''strofinando insistentemente la fronte''). Ma si sa: c'è sempre chi è incapace di sostenere un dialogo civile che non scada nell'offesa personale.