Notizie

Loading...

lunedì 8 agosto 2011

L'Egitto è molto sicuro. Visto dall'alto.

"Ma è sicuro andare in Egitto di questi tempi?". Avrò sentito questa domanda un'infinità di volte, da quando sono in Italia. Ogni volta che capitava un attentato in un luogo turistico o ai danni dei copti, amici e conoscenti che avevano programmato la vacanza in Egitto si fiondavano da me in cerca di rassicurazioni. Ovviamente anche di questi tempi, con il clima teso che si respira al Cairo, non è mancato chi voleva sapere se era il caso andarci o meno, in Egitto. Allora come oggi la mia risposta è stata: "L'Egitto è un paese molto sicuro. Ma solo per i turisti, che lo possono osservare dall'alto della loro condizione economica e dei percorsi turistici". Che lo fosse anche per gli egiziani, che del loro paese hanno anche e soprattutto una visione dal basso, è sempre stato un altro paio di maniche. Una falsa impressione che molti turisti stranieri hanno sempre avuto dell'Egitto è che questo fosse un paese sicuro: nessuno ti importuna, nessuno ti scippa, nessuno osa allungare le mani sulla tua borsa lasciata incustodita. Ma questo è appunto il trattamento riservato ai turisti, in parte dovuto all'innata ospitalità degli egiziani che vogliono evitare la "brutta figura" e in parte al fatto che i delinquenti sanno benissimo che se dovessero scegliere un turista per bersaglio sarebbe la loro condanna, e che quindi è preferibile prendersela con un egiziano. Un turista al Cairo, allora come oggi, è costantemente protetto (sia chiaro: protetto, non sorvegliato, in quanto portatore di valuta forte): sale su un taxi? C'è sempre un poliziotto in divisa o in borghese all'angolo della strada che si segna la targa, caso mai ci fosse una denuncia per furto o un portafoglio venisse dimenticato sul sedile posteriore. Litiga con il tassista per la tariffa da pagare? In cento si fionderanno a dargli man forte nel dar torto al tassista e nel liquidarlo in fretta. Garanzie di cui non gode ovviamente nessun egiziano: me lo ricordo io, il tassista che si è fregato la borsa di mia madre perché non gli aveva pagato la crifra spropositata che reclamava (i tassametri non funzionano mai al Cairo), ed eravamo pure in un quartiere "per bene". Nei quartieri popolari del Cairo invece, per non parlare delle baraccopoli, lo stato non è mai stato presente. Sono a conoscenza del caso di una signora che temeva che alcuni delinquenti le sottraessero un appezzamento di terra di sua proprietà e che per questo si è rivolta alla polizia. Già ai tempi di Mubarak si è sentita rispondere da un ufficiale, che era anche suo amico: "Non ci possiamo fare niente. L'unico consiglio che ti posso dare è di ingaggiare alcuni baltagheya (mercenari) e procedere immediatamente con la costruzione e l'occupazione dell'edificio sotto la loro protezione". Inutile dire che con la deligittimazione della polizia (accusata di aver ucciso i manifestanti di Tahrir a febbraio) e il furto di migliaia di armi da fuoco ai commissariati, il risultato è stato un aumento esponenziale della deliquenza: anche quel poco di deterrente che tratteneva i delinquenti è venuto meno. Oggi come oggi i criminali non esitano a sparare in pieno giorno - anche per tre ore di fila - cosi come non esitano ad attaccare commissariati e tribunali per liberare eventuali arrestati. Dall'altra parte i poliziotti si guardano bene dall'intervenire per paura di essere accusati di usare le maniere forti o addirittura di essere linciati dai delinquenti perché portano la divisa. Nella sola settimana scorsa, al Cairo sono state uccise 13 persone e altre 300 sono rimaste ferite in mega-scontri scoppiati per futili motivi o per faide tra bande in diversi quartieri della capitale: un vero e proprio bilancio da guerra. Per avere un'assaggio del clima che si respira da quelle parti, basta considerare che il comandante del commissariato che compare in questo video amatoriale mentre affronta praticamente da solo, incoraggiato e sostenuto dalla popolazione locale, un' orda di baltagheya che terrorizzava un intero quartiere in pieno giorno, è stato considerato unanimamente un eroe. Ditemi se una città dove accadono cose simili possa dirsi sicura e se gli egiziani che si lamentano della condizione in cui è precipitata la loro vita possano essere definiti creduloni manipolati dai media e dalla giunta militare. In uno dei suoi film-denuncia contro la corruzione, trovandosi all'ultimo piano di un albergo da cui poteva osservare le mille luci scintillanti di una Cairo da sogno, Adel Imam - uno dei più noti attori del Medio Oriente - pronunciò una battuta memorabile, che nessun egiziano si è scordato: "L'Egitto è bello, visto dall'alto". Intendeva non solo l'altezza a cui si trovava, ma anche il valigione pieno di dollari con cui era entrato nella stanza. Oggi, dalla terrazza di un albergo nel centro del Cairo, un turista radical chic lo potrebbe parafrasare dicendo: "L'Egitto è molto sicuro. Visto dall'alto".

* La fotografia - risalente a pochi giorni fa - raffigura alcuni abitanti di un quartiere popolare del Cairo mentre, armati di bastoni, cercano di respingere i delinquenti che vogliono imporre la loro presenza sul quartiere.