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mercoledì 21 settembre 2011

Egitto: Mamma li turchi!

Il 1 agosto scorso ho scritto: "Molti osservatori, e soprattutto molti egiziani, hanno ingenuamente pensato, in un primo momento, che l'Egitto si sarebbe miracolosamente trasformato in una democrazia "alla turca": laica e moderna ma senza rinunciare all'identità musulmana. Peccato che abbiano dimenticato che ogni paese ha un proprio percorso storico, un proprio retaggio culturale, e una propria situazione economica che ne definiscono mentalità ed evoluzione (...) La democrazia costa e necessita di un'economia più o meno sana che la sostenga e più che altro di una cultura diffusa di base che la protegga, elementi entrambi assenti in Egitto (...) non saremmo in grado di gestire un gabinetto "alla turca", figuriamoci un'omonima democrazia".

Un mese e mezzo dopo, il primo ministro turco Erdogan visita l'Egitto. Al suo arrivo viene accolto solennemente all’aeroporto del Cairo da migliaia di giovani appartenenti al movimento dei Fratelli Musulmani, che sarebbero - secondo qualche osservatore - "riformatori e pragmatici" e quindi perfettamente assimilabili al partito "Giustizia e Sviluppo" di Erdogan. Si trattava di una delegazione selezionata sotto la supervisione dell’Ufficio della Guida suprema per esprimere il sostegno e l’appoggio alle politiche del leader turco. Con bandiere, applausi e ovazioni, grida e invettive, gli hanno chiesto di fondare un califfato islamico sotto la guida della Turchia: “Erdogan, Erdogan, una grande benvenuto dai Fratelli Musulmani”, “Egitto e Turchia, mano nella mano”, “Egitto e Turchia, vogliamo un califfato islamico”.

Durante il secondo giorno della sua visita, nel corso di un’intervista televisiva, arriva la doccia fredda. Dal pulpito mediatico di “Ore 10”, il talk show più seguito nel paese, Erdogan invita a redigere una nuova costituzione per l’Egitto fondata sui principi dello Stato laico, sottolineando che ciò non vuol dire uno Stato senza religione, ma uno Stato che si pone alla stessa distanza da tutte le religioni: “Agli egiziani che vedono il secolarismo come escludente la religione dallo Stato, o come un modo infedele di gestire lo Stato, io dico vi state sbagliando…Il secolarismo turco rispetta gli atei perchè in definitiva la Turchia è uno stato che crede nel governo della legge”. E i suoi fan egiziani che ne pensano? Immediata la replica del portavoce della Fratellanza: quella di Erdogan è "ingerenza negli affari interni dell’Egitto. Gli esperimenti di altri non possono essere clonati".

E io che cosa avevo detto?