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mercoledì 9 novembre 2011

Gheddafi, il leone sdentato (I)

Ho riascoltato poco fa un vecchio discorso di Gheddafi che mi ha colpito per la lucidità dell'analisi proposta. Rivolgendosi ai leader arabi, tra i quali si distingueva un Zinnedine Ben Ali visibilmente divertito, Gheddafi affermava: "Questo mondo cosiddetto civile (occidentale, ndr) è in realtà un mondo aggressivo, barbaro, arretrato, infimo. E' all'origine di tutte le catasotrofi dell'umanità. E' stato quel mondo a provocare la prima guerra mondiale, la seconda, le crociate e sta ancora portando avanti delle guerre per distruggere l'umanità. Chi ha ucciso decine di milioni di esseri umani, nelle precedenti guerre? Proprio questo mondo che si pasce di civiltà. E' un mondo arretrato, dove non comandano i popoli ma le autorità ricattatrici, razziste, che vivono nell'odio. I popoli europei non vogliono fare la guerra. Né in Palestina né in Libia. E nemmeno il popolo francese vuole combattere in Algeria e Tunisia. Ma le sfere del potere che controllano quei paesi, seguendo la teoria della violenza e dello sfruttamento, combattono una guerra contro di voi. Non esiteranno a distruggervi se si rendessero conto che siete deboli, se individuassero in voi una crepa. Loro continueranno a cercare di controllare le nostre risorse, di sfruttarci. Non ci sono strade alternative alla resistenza. Anche la cooperazione, anche il rispetto reciproco non deve prescindere dal principo della forza. Se le nostre azioni sono forti, capaci di danneggiarli, di battere colpo su colpo, con una mano lunga che li può raggiungere ovunque, solo allora saranno costretti a negoziare e a porre un limite alle loro aspirazioni colonialistiche. Solo allora può esserci cooperazione e rispetto reciproco. Ma il rispetto tra uno forte e uno debole, tra uno ricco e uno bisognoso non può affatto essere un principio su cui basarci. Come può esserci una cooperazione tra noi e l'Europa se noi siamo deboli? Loro vogliono che i paesi arabi diventino un mercato che consuma la spazzatura che producono. Non vogliono che ci siano nel mondo arabo fabbriche per la lavorazione del petrolio e dei fosfati cosi potranno farlo nelle loro fabbriche e rivenderlo a noi: vogliono che questa zona resti un mercato consumistico e un'area per le esercitazioni militari. Cosi, non appena ci sono tensioni geopolitiche possono allungare le mani e occupare i punti nevralgici, dallo stretto di Gibilterra al Canale di Suez. Dobbiamo unirci, unire le nostre risorse, le nostre forze prima che ritorni il colonialismo". In parole povere Gheddafi aveva capito l'essenza della frase in cui Huntington afferma: "L'Occidente non ha conquistato il mondo con la superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ma attraverso la sua superiorità nell'uso della violenza organizzata".

La retorica provocatoria e combattiva di quel discorso è coerente con il Gheddafi "vecchio stile", quello che si considerava un erede di Nasser ma che - a differenza di quest'ultimo - aveva i mezzi (petrolio in abbondanza e popolazione esigua) per perseguire le sue smisurate ambizioni (anche se queste sono rimaste frustrate esattamente quanto quelle del suo mentore politico) senza impoverire il paese, anzi. E' il Gheddafi a cui persino Daniel Pipes, uno sfegatato neoconservatore statunitense filo-israeliano, riconosce non solo un peso politico e un carisma di non poco conto, ma anche un importante funzione anti-coloniale in chiave identitaria che ha trasformato la Libia in un paese ricco. Nessuno può negare infatti che il Colonnello "ha avuto un ruolo chiave nell'aumento dei prezzi dell'energia che ebbe inizio nel 1972 e continua ancor oggi. Sfidando il controllo delle compagnie internazionali sulla produzione petrolifera e dei prezzi, il governante libico cominciò a trasferire il potere dalle sale dei consigli di amministrazione occidentali ai palazzi mediorientali. In particolare, le possibilità di successo di Gheddafi hanno contribuito a quadruplicare i prezzi del petrolio nel 1973-74. In secondo luogo, Gheddafi ha dato il via a ciò che allora era conosciuto come il risveglio islamico. In un'epoca in cui nessun altro era disposto a farlo, con orgoglio e in modo provocatorio, lui ha perorato le cause islamiche applicando aspetti della Shari'a, invitando i musulmani di tutto il mondo a fare la stessa cosa e aiutando quegli islamici che erano in conflitto con i non-musulmani". C'è da chiedersi, quindi, come abbia potuto fare quell'orribile fine per mano di un esercito praticamente egemonizzato dagli islamisti libici, reduci dei fronti dell'Irak, dell'Afghanistan e delle celle segrete della CIA. Domanda a cui cercherò di rispondere con questa serie di post...Leggi la seconda puntata